Degli amori e dei morti

Dove eravamo rimasti?

Adesso per Saverio: Un aiuto (57%)

Un testimone: meno male!

Diretto al commissariato Saverio si interrogava sulla opportunità di dar seguito alla sua indagine; la voglia c’era, un piccolo riscontro anche, tuttavia per un momento volle pensare ad altro, e allora si guardò intorno.

La città, ormai del tutto sveglia, si andava colorando di persone. Erano tutte molto giovani; e non se lo aspettava. Erano ragazze con le camicette bianche, le gonne a fiori, lunghe, ampie, dalla vita stretta. Donne di fretta, come sempre sembrano essere le donne; impiegate, operaie, o studentesse, a due, a tre, coi capelli raccolti tenuti da un cerchietto, e il tacco basso per sbrigarsi, su e giù dai marciapiedi, senza inciampare.
L’aria maggiolina era gentile, anche per gli uomini, così che addirittura, qua e là occhieggiavano i primi pettorali dalle canottiere di operai al lavoro, e di facchini al mercato rionale.
Le strade si andavano popolando di quelle nuove utilitarie dai nomi che erano solo numeri, 500, 600, 1100; perché fosse chiaro a chi erano destinate. “Il commendatore con il 1400, l’impiegato con la 600″, mentre fino ieri anche la Vespa era per molti un sogno.
Il paese correva; Roma ottimista, Roma lucente, era pervasa di una sensualità diffusa, palpabile;
e lui cominciava a sentirsi solo un vecchio poliziotto inadeguato.

In ufficio trovò ad accoglierlo uno Zagaria in ambasce.
– Che c’è? – borbottò.
– C’è una, una signora, si chiama Susy ed è un problema.
– Ah! Meno male, non vedevo l’ora. E dove sta?
– Attila le sta tenendo la mano. È di là con lui ed è molto spaventata.
– Ok. Portamela qua.

Poco dopo la “testimone” a tu per tu col commissario…
– Fijo mio bello, sapessi! Stava lì, era tornato sul luogo del delitto. Girava, e riggirava, chissà che s’era perso. È stato lui, sicuro.
Saverio davanti a lei con solo la scrivania di mezzo, si avvicinò quanto poté perché lo vedesse bene in faccia. – E, mi dica: lo saprebbe riconoscere?
– E come no, era brutto, sapessi che paura!
“Ecco fatto” pensò deluso “ci mancava la nonna visionaria”. Doveva arrendersi; quella l’aveva visto un paio d’ore prima, e adesso vis-à-vis nemmeno lo riconosceva… eppure…
Nella sua testa si accese una lucetta.
– Zagaria! – chiamò – verbalizziamo. La signora è una testimone oculare, e questo significa che il caso non è chiuso.
Insomma la Susy era preziosa; come testimone, beninteso, non valeva nulla; ma gli dava il “La” che gli serviva per mettere in scena una Traviata. Ora lui doveva solo convincere il questore e, o il giudice ad aprire un’indagine, anche se non era facile.
– …ma lo sa, cara signora, che anche mia madre si chiamava Susy?
– No, io che ne so. E poi io mi chiamo Susanna, Susanna Iodice, vedova Panelli.
– Appunto! Come lei, che meraviglia! Adesso racconti bene-bene tutto al brigadiere, e poi, una firmetta, e alla sua sicurezza, tranquilla, ci pensiamo noi.
– Noi chi, tu o loro? – disse lei guardandosi intorno preoccupata.
– Ah, io, naturalmente. Come fosse la mia mamma! – disse Saverio con simpatia e compassione: quella povera ingenua donna si affidava a lui, quello che aveva scambiato per un delinquente e che ora chiamava “Fijo mio bello.”
La deposizione proseguì per una mezz’ora, tra tazze di thè e aneddoti risalenti all’altra guerra.
Susy era davvero poco attendibile, (ma quello a Saverio e al brigadiere adesso importava relativamente); tuttavia il suo racconto della mattina del fattaccio era interessante. Pare che il morto fosse arrivato al bar ancora vivo(!), da solo. Appena alzata la saracinesca però erano spuntati due altri uomini coperti da un ombrello perché pioveva, che si erano intrufolati appresso a lui e poco dopo erano riusciti, un po’ di fretta. Solo dopo era arrivata la cassiera, e aveva cacciato un urlo.

– Che antipatica! – disse Susy – sembrava ‘na gallina!
Zagaria, condiscendente, sorrise d’un sorriso amaro; era giusto quello che stavano facendo?

*
La morte di Giulio Corsi aveva gettato nella disperazione suo padre Cesare, tanto che dal quel giorno l’uomo s’era chiuso in casa, una grande villa sul Gianicolo. Guardava Roma dall’alto, carezzava i suoi bull terrier, e si stringeva a Giulia, sua figlia, e a Lorena la giovane compagna. Temeva che l’altro figlio, Umberto, avesse fatto una sciocchezza, ed era troppo, perfino per uno come lui. Gli aveva insegnato tutto, soprattutto a vincere, ma forse aveva esagerato, perché Umberto davvero non guardava in faccia a nessuno, e adesso voleva prendersi tutto. Unica speranza Giulia: solo lei possedeva l’arma capace di frenarne l’impeto; bisognava, però, convincerla ad usarla.

– Giulia, tesoro mio, vieni vicino a me, vieni da tuo padre… Consolazione mia.
– Eccomi, di che hai paura?
– Credi che la polizia si farà viva?
– Perché dovrebbero? Parlavano di infarto, e dunque…
– Sì, ma tu che pensi?
– Io? Non ha importanza. Ho perso un fratello, come pensiero mi basta.
– Già. Poveri noi… Lorena non c’è, perché non mi abbracci?
– Lorena? Lei tace quando abbraccio mio padre, non è stupida: sa qual è il suo posto, e quale il mio. Eccomi, sono qua, sono con te, come sempre.

E adesso

  • Perché ancora il vicus sceleratus? (43%)
    43
  • Una costruzione fantasiosa (14%)
    14
  • Giulia (43%)
    43
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122 Commenti

  • Capitolo 10)

    Ciao Fenderman!

    Arrivi alla conclusione, e ammetto che sulle prime mi aspettavo un suicidio, ma non in combinazione con la fine di Leo. Ho trovato la storia scorrevole e piacevole, e mi accodo un po’ al commento di Red: noi, come il nostro protagonista, abbiamo perlopiù indagato lo svolgersi degli eventi per permettere alla trama di sbrogliarsi, consentendole di rivelarci una verità umana. Ben fatto! 😉

    Aspetto la tua prossima storia! Se non ne hai già iniziata una!
    Ultimamente mi sta riuscendo difficile seguire con costanza il sito, ma torno sempre volentieri a leggerti! 🙂

  • Ciao, cosa dire? Un finale acquietante e non inquietante, come se tutte le tessere del puzzle fossero andate al loro posto!!! Lo so che la cosa è davvero assurda, perché pensandoci degli omicidi non sono mai positivi, ma è come se i protagonisti più deboli (le vere vittime) fossero state liberati!!!
    Buona domenica e alla prossima storia, sperando che il caldo ci lasci presto.

  • Complimenti per il finale! Nero al punto giusto. Non mi ha soddisfatto completamente, come immaginavo, ma almeno il “caso che non c’era” si è concluso invece che rimanere aperto. In questo caso Saverio mi ha ricordato un po’ Dylan Dog: al centro delle vicende, con la sua presenza indispensabile per muovere le cose, ma il suo intervento è pressoché inutile.

    Ciò detto, che fine hanno fatto le due ragazze che in casa non si trovano? 😛

    Noi ci leggiamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

  • Finale nero nero, complimenti.
    Ciao, Fenderman.
    E anche questo racconto lo hai portato a casa e lo hai fatto come al solito al meglio.
    Avevo intuito che Leo potesse essere morto, ma è quell’intuizione che necessita della conferma dell’autore, proprio poco prima della conclusione.
    Bene, immagino che ti ritroveremo presto con un’altra storia, perciò, aspetto e ti saluto.

    Alla prossima!

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