Oltre il confine

Il coprifuoco

-Ricordiamo che il coprifuoco avrà inizio tra dieci minuti, pertanto vi invitiamo a rientrare. Grazie-

“Grazie un corno” mimai maledicendo quella voce metallica proveniente da uno dei tanti altoparlanti del mio settore, ma evitai di pronunciarlo: il Governo aveva fatto un buon lavoro con la sua politica antirivoluzionaria.

In un’altra occasione avrei dovuto lottare contro me stessa per velare il mio disappunto, ma quel giorno ero troppo stanca per farlo.

Percepii delle goccioline di pioggia atterrarmi sul viso e tracciare dei sentieri lungo le guance già bagnate dalle lacrime che sembravano non volersi fermare.

Avanzai con le mani all’interno delle tasche del cappotto; ero quasi arrivata quando la voce metallica parlò nuovamente: adesso i minuti mancanti erano cinque. 
 I pochi  rimasti si affrettavano a far ritorno, e io mi fermai ad osservarle: per la maggior parte erano donne, alcune trascinavano dei bambini che pregavano di rallentare il passo, altre stringevano le buste con i viveri assegnanti dal Governo -era Mercoledì, il giorno della distruzione delle provviste-, altre ancora mettevano fine alle conversazioni per rispettare l’ ordine.

E poi c’ero io che ero rimasta al centro di quella che era stata la strada principale del paese immobile, fissando un qualcosa di invisibile.
Due minuti, captai poi, e mi aggregai alla folla riuscendo ad arrivare a casa -un appartamento con due camere, un lusso nel mio settore- poco prima del suono stridulo delle sirene: da quel momento in poi vagabondare per strada sarebbe stato un atto di disobbedienza, ad esclusione dei lavoratori del settore C che possedevano un permesso per eludere il coprifuoco.

-Ti è andata bene?- chiese retoricamente Igor continuando a leggere l’unico giornale ancora autorizzato dal Governo

-Anche io ti voglio bene- gli risposi sfilandomi le scarpe, e lo baciai sulla guancia dopo aver tolto il cappotto

-Che notizie ci sono?- gli chiesi sedendomi accanto, ma lui sbuffò e voltò pagina prima che potessi leggerla.

Mio fratello, più piccolo di me di cinque anni, era sempre stato un tipo solitario, e l’adolescenza aveva sicuramente amplificato quel tratto.

Mia madre sbucò dalla cucina con il suo solito grembiule malconcio e saturo di rammendi, e mi strinse forte non appena si accorse di me

-Credevo che questa volta…- disse quando ci staccammo, ma non riuscì a continuare

-Ho preparato il polpettone- comunicò dopo aver mandato via quel presagio, e tutti prendemmo posto

-Un polpettone senza carne, davvero squisito- protestò Igor, sbuffando come suo solito

-Non è semplice trovarla-

-Era molto più semplice prima che…-

-Non è sicuro- mi interruppe lei, e tornò a gustare la sua porzione mentre Igor non smise di fissarmi: lui era nato quando il Governo aveva già preso piede, non ricordava molto di come si svolgesse la vita prima e aveva un disperato bisogno di apprenderlo, ma mia madre aveva ragione: meglio non rischiare.

-Abbiamo finito l’acqua- cambiò subito discorso mia madre, e anche questa volta mio fratello si intromise

-Cazzo, sono andato pochi giorni fa a prenderla-

Non aveva tutti i torti: l’acqua potabile veniva distribuita a giorni alterni in taniche da sette litri per ogni membro famigliare nei pressi del vecchio cinema che da noi distava non poco.

Mia madre lo riprese subito e lui protestò, ma l’ultima parola spettò a lei

-Finchè vivrai qui, dovrai aiutarci-

Accennai un sorriso pensando che quella frase accumunasse le madri di tutte le epoche.

-Ci sono novità dal settore D?- chiesi, e percepii lo sguardo di mia madre su di me.

Dopo che il Governo salì al potere, il Paese venne suddiviso in quattro settori: nel settore A vivevano i rappresentanti politici; il settore C conteneva l’ospedale ed era prevalentemente abitato da anziani o infermi; il settore D, quello in cui dilagava la criminalità, era composto da gente che viveva di espedienti.

E poi c’era il mio settore, il B, dove si trovava la classe intermedia.

Era permesso spostarsi tra i settori, ma non dopo il coprifuoco; ed ovviamente era proibito visitare il settore A, tranne se si possedeva uno specifico lascia passare  controllato dalle guardie che proteggevano l’entrata del settore A.

Per alloggiare in un settore bisognava soddisfare dei requisiti che venivano modificati spesso, dunque era frequente che qualcuno fosse costretto a spostarsi da un giorno all’altro.

Era estenuante vivere in quel modo e in quel mondo, ma opporsi avrebbe significato mettere a repentaglio non solo la propria vita, ma anche quella dei propri cari.

Si vociferava dell’esistenza di alcuni furgoni con i quali sarebbe stato possibile eludere le guardie e valicare i confini territoriali entro i quali il Governo esercitava il proprio potere per giungere in un paese democratico e libero, ma nessuno aveva le prove di ciò e chiedere informazioni sarebbe stato pericoloso.

Con quel pensiero mi infilai sotto le coperte, bacia la foto di mio padre e pregai per ricevere la sua protezione, poi chiusi gli occhi e mi lasciai cullare dalla braccia di Morfeo.

Nel prossimo episodio visiteremo uno dei settori . Quale sarà il primo?

  • Il settore D (43%)
    43
  • Il settore C (29%)
    29
  • Il settore B (29%)
    29
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

92 Commenti

    • Ciao!
      Ho dato un finale aperto non precludendo l’ipotesi di scrivere un continuo, ma non ho ancora delle idee chiare al riguardo dunque non so se ci sarà effettivamente una seconda parte (anche se, lo ammetto, mi piacerebbe dar un continuo a questa storia).
      Per i tagli, invece, credevo che fosse il capirlo al quale ne avessi apportati di meno, invece dei ricredermi 😂
      Fino alla fine non sapevo a quale personaggio dare più “importanza”, infatti, oltre a questo capitolo, un altro continua a giacere tra le bozze, e lì il focus era più sul padre che su Liam (effettivamente potrei utilizzare come primo capitolo nel caso in cui decidessi di continuare).
      Ti ringrazio per essere passato e aver continuato a seguire questa storia nonostante non sia stata granché costante, a presto!
      -Ross-

  • Capitolo nono

    Territori liberi, sei mesi dopo.
    La gelida temperatura invernale aveva da alcuni giorni lasciato il posto al mite clima primaverile e la neve sulla cima delle montagne aveva già iniziato a sciogliersi.
    Durante la notte era finalmente possibile attardarsi fuori dalle tende più a lungo ad osservare le stelle, divertirsi a trovare quante più costellazioni possibili, pensare a cosa ognuno avesse abbandonato durante quella rivoluzionaria notte -ribattezzata dai più giovani, che probabilmente non avevano capito la storicità di quell’evento, “delle fiaccole” perchè quelle vennero utilizzate per orientarsi in quelle tenebre che ci condussero verso la tanta agognata libertà- e cosa, invece, tutti stessimo andando incontro.
    Guardavo la stessa luna che mandava la sua luce ad illuminare la piccola cella all’interno della quale era stato rinchiuso il giorno della quasi totale liquidazione del settore D quando, credendo di scorgere il dolce volto di mio figlio tra quello di alcuni bambini seduti sul resto di un camion, mi esposi troppo e venni riconosciuto come appartenente del settore da asserragliare, ma prima fui comunque in grado di mettere in salvo il neonato che la madre mi aveva affidato affinchè potesse, unico tra i membri della sua famiglia, avere una speranza di assaporare della emancipazione della quale tutto parlavano.
    Almeno lui sarebbe stato libero.
    Era trascorso molto tempo da quando, riuscito ad eludere le poche guardie che avrebbero dovuto sorvegliare la mia cella in attesa di venire trasferito oltre confine ed imprigionato come oppositore, mi finsi un semplice membro del settore D e, stringendo la mano di una bambina che aveva perduto i genitori durante la reclusione, fui in grado di fuggire dal Luogo Prevenzioni Crimini e a ricongiungermi con alcuni dei membri del GRI che non avrei creduto di rivedere.
    Quanto tempo era passato da quel giorno?
    Mesi, forse cinque o sei.
    La tensione regnava sovrana quando oltrepassammo l’imponente portone di legno massiccio che fungeva da entrata a quel luogo di detenzione.
    Tutti stringevano i propri cari, i bambini venivano trasportati dai genitori che cercavano di non far trapelare quella paura che sembrava divorarli dall’interno, alcuni provarono -seppur invano- a corrompere le guardie che ci scortavano per ottenere delle informazioni riguardo il luogo verso il quale eravamo diretti; nell’aria si diffondeva tacita una domanda: perché ci lasciano andare?
    Era questo il principale dubbio al quale era impossibile dare una risposta perché, se qualcuno avesse rivelato qualcosa in merito, a quel punto avremmo anche intuito il luogo di destinazione.
    -Ivan, hai sentito qualcosa mentre eri dentro?- chiese uno dei membri del GRI che mi aveva riconosciuto sapendo che la cella degli oppositori si trovasse nelle vicinanze del luogo in cui le guardie erano solite dialogare durante i momenti di pausa, ma non potetti far altro che ammettere la mia ignoranza in materia
    -Credi che…- continuò lui, ma lasciò a mezz’aria il discorso nonostante entrambi avessimo capito perfettamente cosa intendesse dire: la maggior parte non militava nel GRI, non era abituata a combattere e non avrebbe retto ulteriori supposizioni circa la futura sorte che sarebbe toccata a loro e ai loro cari per la sola colpa di aver vissuto all’interno di un territorio ostile alla libertà personale e che aveva totalmente annientato ogni aspetto ad essa connesso.
    Se vuoi distruggere qualcuno, d’altronde, inizia con il far a pezzi l’ identità propria e del proprio popolo di appartenenza.
    -Ci sono notizie dei membri del GRE?- chiese poi sottovoce, quasi sussurrando un altro: era stato uno degli ultimi a venire arrestato, dunque aveva avuto modo di coordinare l’arrivo degli uomini dai territori liberi.
    Pensai ad Igor e a sua sorella, a quella ragazza che, in così poco tempo, era riuscita a tirar fuori la forza necessaria per ribadire che non tutti si fossero abbandonati all’apatia imposta da quel terribile governo, a ribaltare le sorti di un destino che sembrava essere stato scritto.
    Sapevo che il suo fidanzato fosse tra quelli uomini e speravo vivamente che, insieme, fossero riusciti ad oltrepassare il confine
    -Lei non è una che molla- obiettò il mio interlocutore come leggendomi nel pensiero, e dovetti concordare con lui: qualsiasi cosa accada non fuggirebbe mai lasciando qualcuno indietro, come aveva fatto con quei bambini rischiando la propria vita per salvarli.
    Da uno dei balconi del terzo piano di affacciò un uomo con indosso una divisa che dimostrava la sua appartenenza ai membri decisionali del Governo, quelli dai quali proveniva ogni deliberazione.
    Protessi gli occhi con le mani prima che gli occhi riuscissero ad abituarsi alla luce del sole -aveva trascorso pochi giorni in cella e non nella totale oscurità ma, probabilmente complice anche la tensione, impiegai alcuni secondi prima di mettere bene al fuoco quella figura, accorgendomi dopo della pergamena che teneva aperta tra le mani, una teneva il bordo superiore e una quella inferire.
    Poi guardai meglio con la convinzione di averlo già visto da qualche parte.
    Possibile che avesse preso parte al GRI per poi tradirci?
    No, eravamo molto attenti e non avremmo ammesso nessuno senza prima aver indagato sul suo conto.
    D’improvviso, un’illuminazione: Igor mi aveva mostrato una sua foto in braccio al padre, e quell’uomo gli somigliava terribilmente tenendo conto che fossero trascorsi anni.
    Possibile che paura, la tensione l’adrenalina mi stessero giocando degli scherzi?
    Poi lesse il contenuto della pergamena: il Governo aveva deciso di concederci la propria clemenza, saremmo stati liberi di oltrepassare il confine pur con solo ciò che avevamo con noi in quel momento
    -Vi verranno consegnate delle scorte alimentarti che basteranno per dieci giorni- continuò poi e, facendo un rapido calcolo, mi chiesi se potesse essere vero.
    Probabilmente le guardie si aspettavano grida di gioia e gemiti di felicità, invece restammo tutti impassibili ad ascoltare il resto dello scritto
    -Ma alcuni dei membri della resistenza dovranno rimanere qui- decretò poi l’uomo.
    Ci guardammo e decidemmo in silenzio: non avremmo ottenuto delle condizioni migliori.
    Scambiammo i membri del GRI con alcuni membri del settore C che i parenti, figli o nipoti, non volevano abbandonare, e a tutti parve uno scambio equo.
    Stavo per registrarmi anch’io, ma un ragazzo mi precedette fornendo alla guardia le mie generalità
    -Hanno ancora bisogno di te- riuscii a sussurrarmi prima di essere portato, ma non fui più in grado di vederlo perché una donna mi trascinò lontano
    -È mio figlio- mi rivelò poi -Prenderà il tuo posto, mentre tu manterrai il tuo fuori da qui. Un giorno torneremo a prenderli-.
    Un giorno torneremo a prenderli.
    Continuavo a ripetere questa frase quando sollevai nuovamente gli occhi verso il balcone, e fu allora che la vidi: no, non poteva essere lei.
    I nostri sguardi si incrociarono e sembrò come se avesse sorriso, e allora capii: si era consegnata per salvare noi.
    Ho sempre saputo fosse una vera guerriera.
    E un giorno sarei tornato a riprenderla.

  • Ciao Rossella. Un capitolo ricco di rivelazioni.
    Il padre nasconde qualcosa e sicuramente qualcuno l’ha coperto per tutti questi anni (trovo difficile che sia riuscito a inscenare da solo un suicidio gettandosi da una parete rocciosa).
    Spero non sia il classico personaggio “talmente tanto buono da fare la parte del cattivo”. Lo voglio un traditore che davvero rinuncia anche alla sua stessa famiglia per il proprio bene (e forse ci starebbe meglio visto che diventando un oppressore può riavere e mantenere la libertà che ha sempre avuto e che, se fosse stato tra gli oppressi, avrebbe perso).

    Credo proprio che la protagonista cercherà di salvare Liam.

    • Ciao!
      Se devo dire la verità, neanche io ho davvero inquadrato alla perfezione il personaggio del padre: davvero buono o il vero “cattivo” della storia?
      La storia non era stata prevista per avere un seguito, dunque mi sono concentrata più sulla caratterizzazione dei personaggi principi lasciando “di lato”, se così si può, gli altri, e non pensavo che il padre potesse oltrepassare questo confine😂
      Non so se riuscirò a chiudere l’ultimo capitolo rispondendo alle mille domande che precedenti hanno fatto trapelare -in caso contrario non so neanche se ci sarà un seguito, è tutto un “work in progress…. Vedremo come andrà.
      A presto e grazie ancora per essere passato e aver votato!
      -Ross-

  • Ciao Rossella,

    Il tuo episodio è pieno di tensione e rivelazioni. La scoperta di Liam e l’incontro con il padre hanno aggiunto ulteriori complicazioni alla trama. Mi piace come hai descritto i pensieri e le emozioni dei personaggi, specialmente di Elizabeth. La tua scrittura continua a tenermi con il fiato sospeso e non vedo l’ora di scoprire come si svilupperà la storia. Continua così!
    Vorrei leggere nel prossimo episodio “Salvare Liam”. La trama sembra essere molto coinvolgente e questa richiesta aggiunge una dimensione personale e emotiva alla storia, che potrebbe portare a sviluppi interessanti. Sono curioso di vedere come Elizabeth affronterà questa sfida e come influenzerà la trama complessiva.

    A presto!

  • Voto Salvare i membri del settore D ma a caso perché sarebbero da fare tutte e tre. E qui sorge la domanda: ma cosa pensi di fare in caso di pareggio? Sì, te la sto tirando 😛

    Ho letto anche la versione completa ma mi rimangono impresse ancora due domande:
    1) se è vero che l’hanno visto buttarsi tra le rocce, come mai invece è vivo? Se non l’hanno visto, allora chi glielo ha raccontato? Cosa si nasconde in realtà dietro la “sparizione” del padre
    2) che facendo davvero il padre? Perché è evidente che aveva tutta l’intenzione di fuggire. Ma essendo agli altri vertici, cosa sta succedendo in realtà?

    Oh insomma: ho mille domande ed un capitolo non basta a risponderci; voglio il seguito! 😛

    Ciao 🙂

    • Ciao Red!
      Sono felice che questa storia, nata con Lo scopo di uscire dalla mia zona di comfort, stia continuando ad intrigare; personalmente, non lo immagino.
      Siamo praticamente arrivati alla fine e sì, moltissime domande non hanno ottenuto un’adeguata risposta, ma posso rispondere alla prima: alla famiglia è stato solo comunicato che il padre si fosse lanciato in mare, ma si era comunque ipotizzato che le correnti avessero portato il corpo a largo -o almeno, questa è la versione presente nella mia testa😂-, per il resto stavo già pensando ad un sequel, ma non era nei piani e sto cercando di organizzare le idee (in realtà pensavo ad un sequel riguardante la storia precedente, quella di Kendra, ma dovrò rivedere il tutto).
      Come al solito ti ringrazio per la visita e il commento, a presto!
      -Ross-

  • Capitolo nono:

    -C’è una qualche possibilità che sia vostro padre?- continuò Ivan spingendo gentilmente delle foto verso mio fratello affinché anche lui potesse esternare i propri pensieri in merito ed entrare attivamente nel vivo di quella discussione che mai avrei pensato di intrattenere.
    Fino a pochi secondi prima gioivo della venuta di Ivan, lo tenevo stretto a me, mi lasciavo inebriare dalla sua presenza e provavo qualcosa di molto simile alla felicità, ma quelle fotografie avevano come avuto il potere di rompere quella bolla all’interno della quale avevo deciso di ripararmi momentaneamente per provare a credere che la disfatta del Governo fosse sempre più vicina, come fossi una balena che, prima di discendere nelle profondità marine, sentiva la necessità di riemergere dalle acque per riempire d’aria fresca i propri polmoni e continuare la propria traversata.
    A seguito di vari studi scientifici è stata appurato che l’aspettativa di vita di questi meravigliosi cetacei si aggiri intorno ai quaranta-settanta anni; a me non importava godere di una longeva esistenza, l’unica cosa che contava era sopravvivere tanto a lungo da poter brindare con i membri dei vari di resistenza, sia interni che esterni, per la definitiva caduta di quel Governo che ci aveva oppressi per tanto, troppo, tempo.
    Vidi Igor continuare ad osservare quelle foto cercando di individuare un particolare grazie al quale sarebbe stato in grado di dare una risposta a quelle infinite domande che, esattamente come era accaduto a me, avevano preso a fluttuare all’interno della sua testa, ma ben presto si rese conto dell’inutilità della cosa: mio padre era andato via -o forse sarebbe meglio dire “mio padre ci aveva abbandonati”, dal momento che quelle prove sembravano incriminarlo- quando mio fratello non aveva compiuto il suo primo anno di vita, dunque per lui era sempre risultato quasi impossibile ricordare il suo volto, il suo sorriso, le sue parole di conforto quando avevamo bisogno che lui ci proteggesse, quasi fosse un supereroe, dalla malvagità del mondo e degli abitanti di esso; da bambina, infatti, ero dell’opinione che il mondo si dividesse fondamentalmente in due grandi e contraddistinte categorie di essere umani: da una parte c’erano i buoni, quelli che avrebbero fatto di tutto pur di aiutare una persona in difficoltà, e dall’altra vi erano i cattivi, i quali, invece, erano la causa principale della sofferenza provata da tutti coloro che cercavano un minimo di conforto negli uomini che appartenevano al primo gruppo.
    In sostanza per me esistevano solo il bianco e il nero, mentre l’esistenza del grigio non veniva contemplata dalla mia mente di bambina; ma poi sono cresciuta, e allora ho compreso che sia impossibile effettuare questa differenziazione alla perfezione: tutti gli esseri umani, infatti, anche coloro che non lo ammetterebbero mai, hanno un lato oscuro che aspetta solo l’occasione giusta per poter fare ufficialmente la propria comparsa e smettere di vivere recluso nell’inesplorato regno delle tenebre, facendoci scoprire aspetti del nostro carattere che non sapevano di possedere e, spesso, trasformandoci proprio in quei soggetti che fino a poco tempo prima detestavamo.
    Mio padre si era ritrovata nella stessa situazione: l’uomo che avevo da sempre considerato un martire si era invece lasciato corrompere da quel Governo che tanto diceva di odiare, disprezzando la segregazione da esso imposta ma trasformandosi in un oppressore.
    Era stato davvero stato lui, come Ivan affermava, a progettare la feroce rappresaglia contro gli abitanti in età da armi del settore D?
    Davvero aveva sulla coscienza così tanti innocenti?
    Dalla strada una folata di vento primaverile portò le voci acute di alcuni bambini impegnati in un qualche gioco che avevano appena inventato, e furono proprio quelle voci a riportarmi alla realtà.
    In me era in atto una guerra tra la razionalità e l’irragionevolezza, un conflitto tra la mente e il cuore che non cessava: l’affetto per mio padre mi faceva dubitare delle parole di Ivan, ma quei nei a forma di triangolo sulla guancia non lasciavano alcun dubbio e, alla fine, fu la ragione a prevalere.
    -Da queste foto sembra anche che abbia come delle macchie sul braccio- continuò Ivan mostrandomi altre fotografie, e fu allora che il cuore dovette definitivamente farsi da parte
    -Quelle sono delle discromie, non delle macchie- lo corressi -È la rimozione dei tatuaggi a provocarle, e in quel punto nostro padre aveva tatuato i nostri nomi- terminai dirigendomi verso la finestra, e vidi mio fratello tenersi la testa tra le mani mentre respirava affannosamente.
    Se quella conversazione era stata difficile per me, per mio fratello lo fu mille volte tanto: da bambino chiedeva sempre a nostra madre quanto lontano fosse il luogo in cui si trovasse papà, e adesso aveva scoperto che lui fosse sempre stato più vicino di quanto potesse immaginare.
    -Quindi è lui che dirige tutto?- ebbe poi la forza di chiedere mentre i suoi occhi si velarono di lacrime che non si sforzò di trattenere, ed ebbi un sussulto pensando che stesse così a causa dell’unica persona che avrebbe dovuto evitare ciò
    -Non sta al vertice della piramide, ma gioca comunque un ruolo importante- lo informò Ivan dopo avermi rivolto un rapido sguardo con il quale volle chiedermi se fosse il caso di continuare a renderlo partecipe: dopotutto aveva già molte notizie da assimilare.
    La prima reazione di mio fratello fu scagliare un destro sul tavolo che sembrò barcollare, ma riuscì comunque a rimanere in piedi
    -Ci ha abbandonati, ci ha abbandonati al nostro destino!- continuava a gridare mentre la rabbia gli colorò il volto di un rosso scuro e il respiro diventava sempre più affannoso
    Venni raggiunta da nuovo pensiero: mia madre conosceva la verità?
    Sapeva che mio padre fosse ancora in vita ed aveva accettato di convivere con quel segreto rinchiudendolo dei meandri più oscuri della sua mente?
    Non potevo parlarne con mio fratello, dunque deciso di non dar voce ai quelli assillanti dubbi.
    Venimmo interrotti dal suono del woki toki che i membri venuti dai territori liberi si erano divisi per tenersi in contatto una volta aver oltrepassato il confine nel senso opposto e la voce di Peter, il riferimento del gruppo di Ivan, annunciò qualcosa di terribile: non solo il comandante della nave che avrebbe dovuto regalare la libertà a molti era stato arrestato, ma alcuni giuravano di aver visto Liam sul retro di uno di quei furgoni della destinazione ignota.
    -È fatto, hanno vinto loro- esclamò rassegnato Igor -Bella giornata di merda-.
    I due si lasciarono prendere dallo sconforto, ma io sapevo di dover tentare il tutto per tutto: era necessario incontrare mio padre e sperare che, forse per l’ultima volta, fosse dalla parte di quei figli dei quali, probabilmente, non ricordava più i volti.
    Alcuni membri del GRI avevano scavato un tunnel che collegava il settore B ai sotterranei del palazzo del Governo e, se le informazioni di Ivan erano corrette, mio padre doveva trovarsi lì.
    Come avrebbe reagito incontrandomi per la prima volta dopo anni di lontananza?
    -Non se ne parla- sentenziò Igor quando esposi il mio piano
    -È troppo pericoloso- gli fece eco Ivan, ma non potevo mollare: sapevo di avere in mano la vita di molte persone, compresa quella dei bambini dei quali ci stavamo prendendo cura e che non si erano mai mostrati timorosi.
    -Dobbiamo arrivare al vertice della piramide e, per farlo, è necessario partire dal basso- cercai di farli comprendere, e alla fine ottenni la loro benedizione con la clausola di portare con me il woki toki di Ivan da utilizzare in caso di pericolo.
    Mentre percorrevo il tunnel che mi avrebbe condotta per la prima volta nel settore A continuavo a pensare a come lì tutto fosse rimasto immutato, a come la vita andasse avanti come se nulla fosse mai accaduto.
    Noi dovevamo razionare l’acqua, loro si rallegravano alla vista di imponenti fontane.
    Loro viaggiavano in auto e avevano dei cellulari, noi dovevamo accontentarci di biciclette e woki toki rudimentali.
    “Vivono nel lusso a spese nostre” non smisi di pensare, ma andai comunque avanti fino a raggiungere la fine dell’angusto cunicolo.
    Provai a mettermi in contatto con Ivan e Igor per metterli al corrente della riuscita della prima parte del piano, ma c’era qualcosa che impediva le comunicazioni.
    Se mi fosse successa qualcosa, mi trovai a pensare, non sarebbero mai riusciti a perdonarsi.
    L’idea era di addentrarmi ai piani superiori, ma da una porta lasciata aperta veniva fuori una flebile luce.
    Mi avvicinai e vidi un uomo di spalle, in alta uniforme, estrarre una valigetta da un nascondiglio mentre continuava a ripetere qualcosa del tipo “Sapevo che sarebbe finita così”.
    L’uomo ne rivelò il contenuto: denaro, denaro ancora valido nei paesi oltre confine.
    Mi fu tutto chiaro: stava cercando di fuggire. Quindi neanche il Governo si trovava in una bella situazione?
    La vista di una ratto mi fece sussultare prima che riuscissi a portare una mano alla bocca per nascondere uno strillo.
    L’uomo si voltò -era più incuriosito che spaventato- e fu allora che lo riconobbi: aveva qualche capello grigio e delle rughe in più sul volto, ma era lui, era mio padre.
    Ci scrutammo in silenzio mentre lui lasciò cadere il denaro che teneva in mano.
    Il mio cuore battè all’impazzata e percepii il suo fare lo stesso.
    Dopotutto, forse non ci aveva dimenticati.
    Dopo quello che mi parve un secolo, fui io la prima a prendere la parola
    -Hai visto un fantasma?- chiesi retoricamente per poi correggermi -Aspetta, il fantasma dovresti essere tu-.
    Mio padre continuò a rimanere in silenzio forse cercando le parole giuste per portare avanti quella discussione, ma sembrò non trovarne -e, d’altronde, dove avrebbe potuto recuperarle?-
    Poi fece un passo verso di me, ma lo fermai con un gesto repentino della mano: non reggevo la sua presenza, figuriamoci la sua vicinanza
    -Stavi per abbandonarci di nuovo?- gli chiesi poi indicando il denaro, e dal suo silenzio compresi la tacita risposta.
    -Non è come…- fece per dire prima che lo interrompessi
    -Penso solo che hai sempre scelto te stesso,
    Oggi ti chiedo di anteporre la salvezza di più persone alla tua-.
    Gli raccontai di Liam, del capitano della nave e della mia appartenenza al GRI non sapendo come avrebbe reagito, ma lui non si scompose
    -In fondo ho sempre saputo che anche tu avresti combattuto- mi rispose poi guardandomi dritta negli occhi, e in quel momento vidi davvero mio padre.
    -Io scelgo di aiutarti, ma posso soddisfare una sola richiesta-
    Lo guardai perplessa: davvero mi stava mettendo nella posizione in cui salvare una vita avrebbe significato condannarne un’altra?
    -Ogni azione comporta delle conseguenze, e forse solo in questo modo riuscirai a capirmi-

  • Ciao Ross 😉
    Letto il capitolo integrale e devo dire che questa storia sta diventando sempre più bella e intrigante e con il fatto che hai tutto lo spazio di esprimerti sta avendo il giusto respiro che aiuta il lettore appunto a empatizzare con i personaggi 🙂
    Devi solo prestare più attenzione agli errori di battitura perché sono un bel po’ ma sono facilmente individuabile con una rilettura prima di premere quel fatidico tasto 🙂 però ciò non toglie nulla alla qualità del racconto che ci stai portando 🙂
    E così il dolce papà in realtà è uno dei maledetti al governo? Questo si che è un colpo di scena 🙂 infatti voto subito per sapere più di lui 🙂
    Riuscirai a chiudere il tutto in due capitoli? Sono molto curioso 🙂
    A presto 🙂

    • Ciao e, come sempre, grazie per essere passato e continuare a seguire questa storia che, lo spero vivamente, non abbia smesso di piacerti.
      Purtroppo sono ormai schiava degli errori, sembra che sfuggano sempre nonostante ricontrolli numeroso volte il capitolo prima della sua pubblicazione (molto probabilmente il mio cervello “trasforma” gli errori facendomeli apparire come corretti, altrimenti non saprei proprio come giustificare ciò 😅).
      Per quanto riguarda la -quasi- rivelazione sul padre: credevo che alla storia servisse un po’ più di dinamicità e di brio, dunque ecco il colpo di scena immancabile nei mei scritti.
      Grazie ancora per essere passato e a presto!
      -Ross-

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi