Corn dog a colazione

Dove eravamo rimasti?

Chi deciderà il nome della bambina? Urhu e la chiamerà Smartis, può esserci qualcosa di più bello? (50%)

Il proprio posto

   Tornare nel quartiere in cui sono nata è sempre emozionante. Nulla qui è cambiato, nemmeno dopo cinque anni d’università. (Oh, salve! Smartis a rapporto!)

   Sono sulla metropolitana che faceva quegli strani rumori all’ora, e gli fa tutt’ora. A papà Urhu non piace che la prendo, preferirebbe che chiamassi un taxy… ma per lui sarebbe facile, chiunque potrebbe vederlo nel traffico. Papà Yu Dao mi rimprovererà, lo so. Per lui è categorico che una fanciulla venga presa direttamente alla stazione. Ma è di vedute vecchie, e poi sono la sua preferita, non terrà il muso a lungo. Papà Ramen invece ha da ridire non perché la prendo, la metropolitana, ma perché nel prenderla non mi fermo a comprare i baklava alla fermata dei Caffè parzialmente stremati.  

   Osservo il mio riflesso dal finestrino e ripenso alla yogurteria dove mi sono fermata prima di partire. Non mi piacciono gli yogurt, mi piace però il ragazzo che li serve. Beh, i miei genitori avrebbero da ridire anche su di lui. E non perché è una mummia. A detta mia, è la mummia più sexy che abbia mai visto. Con uno sguardo tra l’ipnotico e l’inquietante. Ma piuttosto perché è un fan di Peldicarota, l’acerrimo rivale di General Paperella, nelle competizioni di Scacchipugilato. I miei papà ormai si guardano quello show ogni mercoledì sera. E io con loro in diretta su skype.

   La metro si ferma ed osservo sulla banchina un ragazzino equipaggiato di spada sulla schiena, indeciso su che succo prendersi dal distributore automatico. Quando ero bambina anche io volevo unirmi a quel clan di supereroi. Non riuscendo a convincere i miei papà protestavo occupando la lavatrice. Ho letto molti libri lì dentro.

   Sorrido. Un ragazzo con il chiodo si è appena inginocchiato per far toccare le borchie ad un bambino. Poi la metro riparte.

   Una vecchia goblin mi supera, pare star cercando posto per lei e i nove nipotini che le trotterellano intorno. Mi alzo.

   Finisco in piedi vicino alle porte. Un ragazzo mi è accanto, regge un’asta con sopra una bandiera nera. Possiede una bandana rossa che gli copre il volto ed è al telefono. Gli sono così vicino che posso sentire la conversazione. Fa attenzione la fuori, e ricorda: Anarchia non significa caos, ma cura e sostegno della comunità.

– Si mamma.

   La metro è decorata da dichiarazioni.

“Se io sarei sindaco sistemerei le buche delle strade.”
“Fossi.”
“Si, anche i fossi.”

   Inni d’amore.
“Pensami come se fossi il terzo tentativo del Pin.”

   E slogan motivazionali.

“Non lanciar uova, pensa vegan, lancia sassi!”

   Tra le persone sedute, scorgo una monaca, di quelle blu e bianche. Sta leggendo il breviario, il quale è pieno di piccoli postit colorati. Tra le orecchie porta una matita per gli appunti.

   Una volta desideravo farmi suora anche io. E anche per quello i miei papà hanno avuto da ridire. Ma lì lo so il perché. Alcune libertà sono difficili d’accettare.  

   Accanto alla donna vedo un vecchietto sedutogli accanto. Di quelli con il deambulatore. Lo specifico perché è travestito da Batman. A certi piaceri è difficile rinunciare.

   La metro si ferma di nuovo, è la mia fermata. Sono un po’ nervosa, come quella volta al tempio che ho conosciuto Anubis in persona. Ho una cosa molto importante da riferirgli. Devo, voglio, dire ai miei genitori che anche io ho trovato il mio posto. Un posto oltre a Casa. So già cosa mi diranno. Ci vogliono anni prima di trovarlo. Non sono d’accordo. Perché il proprio posto non lo si trova per caso. Piuttosto direi che giunge quando si sceglie di ottenerlo.

Fine

Eeeeeeeeeh grazie a tutti quelli che hanno letto! Un grande grazie anche alla comunità di Pinterest che mi ha fornito un sacco di idee. Alla prossima 🙂

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