Corn dog a colazione

Dove eravamo rimasti?

Sconfitto il Drago, la Buona Domestica può iniziare la sua missione di Coronamento del Sogno Medio: Casa Famiglia Barbecue. Dove iniziare? Dal barbecue: chi trova un tesoro, trova tanti amici (100%)

Taaac!

   Dopo aver sconfitto il Drago, Ramen si concesse un pomeriggio per prepararsi a quella nuova vita che Ananke, Savras o qualche altra divinità associata al destino, gli aveva imposto.
   Tornò in quel appartamento il mattino seguente, e alle sei precise del mattino svegliò gli inquilini al suono di Dies Irae. Non perché quello fosse davvero il giorno dell’ira, ma semplicemente perché riteneva indegno chiunque a quell’ora si nascondeva ancora nel mondo delle menzogne.
   Il primo a trascinarsi in cucina, vestito ancora con le vesti del giorno prima e un cespuglio fulvo in testa, fu Urhu. In cuor suo l’orco aveva pensato che era stato tutto un sogno, o un effetto allucinogeno per aver mangiato troppo pane ai semi di papavero. E invece no. L’umano era ancora lì, in casa sua, con quel bel grembiule e quello stravagante completo da ufficio.
– Sgrunth.
   Disse e non era stato un brontolio, né una smorfia scontrosa. Ma un vero saluto orchesco. Urhu era un orco educato.
   Al piccolo tavolo rotondo, riesumato magistralmente da Ramen dopo averlo liberato da un’interminabile partita di Warhammer (dove un esercito di Agenti del fisco si batteva contro l’Alleanza delle Risorse Umane); era stata apparecchiata la colazione. E nel osservare la misera tazzina di caffè ristretto, lo shottino d’acqua accanto e il microscopico biscotto insapore poggiato sul piattino, Urhu si chiese se Ramen avesse mai avuto una mamma. O il surrogato robotico di qualcosa di simile ad essa.
– Che cos’è?
Chiese e con l’unghia di una mano tintinnò sulla tazzina del ristretto. Il liquido nero come la notte, e per niente dolce come il peccato, vibrò esalando un fumo ardente. Berlo avrebbe messo a repentaglio non solo le sue papille gustative, ma anche l’intera integrità del suo esofago… e forse anche quella del suo animo.
   Ramen fece finta di non sentire quel commento. Di certo non pensava di riuscire in un solo giorno ad educare quegli zotici scansafatiche. E comunque non ebbe il tempo di ribattere, perché dalla camera del Drago una porta venne aperta con un calcio.
Che è sto fracasso? Urhu! Perdindirindina, che succede?
   Urlò Yu Dao e si presentò in cucina con dei boxer verdi con sopra una fantasia di allegre pesche. La collana di piccole caramelle color pastello era ancora al suo collo, e lì sarebbe stata per sempre. O fino a quando il naga non avrebbe trovato un modo per togliersela.
– Che sgarbatezza.
   Commentò Ramen e con uno schiocco di dita Yu Dao si ritrovò con addosso uno stirato e profumato completo gessato. Al posto della cravatta c’era un farfallino, ed era completo di fazzoletto da taschino e gemelli.
Che è sta roba?
   Urlò il naga saltando per aria terrorizzato e cercando di strapparsi le vesti di dosso.
Che acciderbolina mi hai fatto? E perché non posso più imprecare come si deve?
   Chiese tentando di avvicinarsi all’umano e, se ne avesse avuto la possibilità, fare di lui la sua colazione. Ma a Ramen bastò qualche altro schiocco di dita per renderlo seduto composto al tavolo.
– Il mio dovere è integrare il padrone nella società moderna, salvandolo da questo mondo corrotto dalla fandonia. Il tuo essere tossico mi è d’ostacolo.
   Spiegò Ramen e finalmente spense il registratore. L’unico suono che si udì per qualche secondo era lo schiamazzo d’un venditore ambulante di felicità che passava nella strada accanto.
   Urhu sospirò infelice. Di norma, se non si trattava di qualche giorno festivo dove si poteva eccedere, lui e Yu Dao erano abituati ad una dieta in stile Hobbit. Dunque niente di troppo eccessivo, ma completamente diverso rispetto a quella miseria ritrovata sul tavolo. Ed intuiva che se avesse osato proferir parola al riguardo, il suo Domestico/Carceriere avrebbe tirato ancor di più la cinghia. E lui nemmeno la portava.

   Non passò che una manciata di minuti che alla porta si udì il campanello, o per meglio dire il raglio di un asino. Non era lo squillo più congegnale, Urhu doveva ammetterlo, ma contrastava con quello scelto dai vicini: un bue che muggiva.
   A udire quel suono sia l’orco che il naga si scambiarono un’occhiata interrogativa. Ricevevano tanti di quegli ospiti durante le loro giornate che l’uso del campanello era ormai stato surclassato dalla più pragmatica serratura mai chiusa. Tanto i ladri in quel quartiere li conoscevano tutti e venivano puntualmente a bere con loro il tè delle cinque. Perciò, chi poteva suonare alla loro porta? E per giunta alle sei e cinque del mattino?
   L’acume di Yu Dao gli fece ruotare il capo verso Ramen. Ma non ebbe il tempo di fare domande che la porta dell’appartamento venne aperta e un esercito di umani si riversò nel salotto. Tutti muniti di completo da ufficio, occhiali da sole e bocche serrate. Terrorizzato il naga si avvinghiò alla schiena di Urhu, nel ingenuo tentativo di nascondersi.
Quel fellone ha chiamato i rinforzi!
   Esclamò piantando gli artigli nelle grosse spalle dell’amico.

Incoraggiato dalla Buona Domestica a civilizzarsi, l'orco Urhu a cosa parteciperà?

  • Ad una partita a golf (100%)
    100
  • Ad una gara a chi mangia più bistecche light (0%)
    0
  • Ad un torneo di FIFA 23 (0%)
    0
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83 Commenti

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