NULLA È COME SEMBRA

PROSPETTIVISMO NICCIANO

Ste suona al citofono che sono le nove passate, poi sento mio padre che bestemmia a denti stretti dal salotto. Lo lo visualizzo nel buio della stanza, col portacenere sul bracciolo della poltrona e il telecomando in grembo. Il nostro salotto, dalle venti e trenta in poi, diventa il suo regno. Il fumo delle sue sigarette ha già incominciato ad appestare tutto l’appartamento.
Per arrivare al citofono sono obbligato a passare davanti alla porta della cucina, e sono costretto a vedere mia madre. È seduta sulla solita sedia, tra le mani ha una calza. Forse è mia, forse no. Comunque la sta rammendando, e per la prima volta nella mia vita faccio caso a quanto piccoli diventano i suoi occhi mentre cuce.

«Sì?»

Un rutto esplode nella cornetta del citofono.

A volte mi viene da pensare alla sottile linea che separa la confidenza dal rutto, cioè, com’è la storia? Un anno fa c’era Stefano, un tipo qualunque: pettinatura qualunque, occhiali da vista qualunque, personalità qualunque. E ora c’è Ste, quello che quando chiedo chi è? al citofono mi risponde con un rutto. Cioè…

Schiaccio il pulsantino unto dal grasso di anni e anni di cucina tradizionale romagnola, apro il portoncino e attendo sul pianerottolo che Ste sbuchi dalla penultima rampa di scale.
Ste deve avere mangiato pesante, perché ogni due gradini squarcia il silenzio con un rutto.
Gradino gradino rutto. Gradino gradino rutto. Gradino gradino rutto.

«Sei pronto?», dice la sua voce. Probabilmente si è fermato sul pianerottolo del secondo piano per accendersi una sigaretta, e infatti riconosco il cick-cick del suo accendino.

«Sali dai, che finisco di prepararmi.»

«Non sarai mica ancora in mutande?», dice lui dal pianerottolo del secondo piano. Colgo del disappunto, nella sua voce. Forse anche un po’ di delusione.

Abbasso lo sguardo. I miei piedi nudi nelle pantofole, le mie gambe nude, quasi glabre. Le mie mutande bianche.

«No, Ciccio, dai! Ti devi ancora vestire?», dice Ste che finalmente ha imboccato l’ultima rampa di scale.

«Mi faccio una doccia veloce. Faccio presto!», dico io rientrando in casa e lasciando il portoncino socchiuso.

Mi infilo nel bagno che sa di vecchio, apro l’acqua calda nella doccia e mi guardo allo specchio: nell’attesa che l’acqua si scaldi mi potrei fare comodamente un paio di seghe, una dietro l’altra, ma stasera non mi va. Mi passo le mani tra i capelli troppo lunghi/troppo sporchi/troppo fuori moda, mi sfilo le mutande e entro nella doccia emettendo urletti e grugniti. Cazzo, oh: l’acqua a casa mia ci mette un’eternità a scaldarsi.

Doccia veloce veloce, giusto una sciacquata per mandare via la negatività della giornata e il muschio sotto le ascelle.
Valuto se farmi lo shampoo. Penso che oggi è sabato e che l’ultimo shampoo l’ho fatto… quando l’ho fatto?… vabbé: lo faccio la prossima volta, ché stasera è tardi.
Chiudo l’acqua, raccatto il mio accappatoio giallo, m’infilo le ciabatte e mi catapulto nella mia stanza.

Ste è seduto sul letto, portacenere in mano. Guarda lo stereo.

«Non ti ricordi più come si accende?», gli dico mentre mi asciugo.

«No», dice lui.

«Schiaccia power, no?»

«Ah, già», dice lui schiacciando il tasto power.

Lo stereo si accende e il jingle di Radio Riviera esce fuori dalle casse da 100 watt sistemate sulle mensole che mio fratello mi ha montato.

«Ma che merda ascolti?», dice Ste. «Come si abbassa il volume?»

«Giri la manopola del volume. Tu come fai, col tuo?»

Ste sbaglia verso e la voce del tizio alla radio ci fa esplodere le orecchie.

«Dall’altra, cretino!», gli urlo senza pietà.

Ste gira la manopola dall’altra parte, mi guarda. Poi il suo sguardo scende.

«C’hai l’accappatoio aperto.»

«Sei proprio un finocchio», gli dico con voce da finocchio.

Faccio il giro del letto, finisco di asciugarmi e apro l’armadio. Sento Ste che smadonna con la custodia di una musicassetta. Dopo diversi tentativi riesce a infilare la cassetta nello stereo.
Riconosco la batteria elettronica di Space Monkey dei Placebo.

«Oh! Bella. Questa mi piace!», dico io indeciso tra una camicia e una felpa col cappuccio. «Non è quella della scimmia spaziale?»

«Già», dice lui. Poi sento le molle del mio letto che gemono. Mi giro e Ste se ne sta sdraiato a guardare il soffitto mentre la voce di Brian Molko sta cantando di un razzo, della luna e dell’aumento della popolazione.

«Cioè», dice Ste mentre fissa il soffitto, «l’ermetismo di Brian Molko mi sbarella.»

Mi volto tirandomi su i jeans: «L’ermetismo di Brian Molko ti sbarella?»

«Questa è una canzone manifesto del Prospettivismo Nicciano», dice.

Lo guardo preoccupato:

«Prospettivismo Nicciano? Cosa ti sei mangiato per cena, un trattato di filosofia?»

«Non conosci il Prospettivismo Nicciano?»

«No, e a essere onesti non sono sicuro di volerne conoscere il significato.»

«Di cosa parla questa canzone?», mi chiede. C’è qualcosa di subdolo nella sua espressione.

«Di una scimmia spaziale obbligata a stare nel suo posto, di razzi, di luna, di aumento della temperatura, di…»

«Non hai capito niente. Prospettivismo Nicciano, cioè nulla è come sembra.»

Ste mi svela il vero significato della canzone, ovviamente, ma poi che succede?

  • La faccenda degenera, ovvio. (0%)
    0
  • Si vorrebbe uscire ma non si esce, ovvio. (60%)
    60
  • Si esce, ovvio. (40%)
    40
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93 Commenti

  • Ciao, Massimo.
    Ho letto il nono episodio un paio di giorni fa, ma non sono riuscita a commentare e ora, non solo chiudi la storia, ma ne cominci un’altra (che, peraltro, ho già letto e andrò subito a commentare).
    Bravissimo, riesci sempre a mettere i puntini sulle “i” giuste e non manca nulla alle tue storie. Un po’ di Ai Confini della Realtà, una spruzzata di Minority Report e qualche goccia di Atto di Forza a condire una storia particolare, intrigante e ben scritta. Il moscone alla fine mi ha un po’ spiazzato: siamo ancora nel trip oppure è solo un rimasuglio del covo fetido del dottor Katayama?
    Alla prossima e ancora complimenti!

  • Ciao Massimo 🙂
    Come finale a un racconto dove nulla è come sembra direi perfetto, dove in realtà quello che credevamo Ciccio in realtà era Stefano che in una realtà virtuale sognava di essere Ciccio 🙂
    Diciamo che se si volesse fare una satira alle realtà virtuale proposte al giorno d’oggi, io direi che tu ci sei riuscito al pieno, con un paragone agli anni 80 dove questi viaggi virtuali li facevano utilizzando gli acidi (da cui l espressione, essere ancora in botta)
    L’ unica cosa rimasta concreta alla fine è quel maledetto moscone 🙂 naggia a lui 🙂
    Comunque complimenti per aver concluso anche questa storia 🙂
    A presto 🙂

  • Ciao Massimo. Mi è piaciuto molto il finale che hai voluto dare alla storia. Come da titolo “Niente è come sembra”, anche nel finale che, se da un lato ha dato delle risposte, dall’altro ha aperto nuovi scenari e altre domande. Mi piace.
    Hai inserito citazioni a Black Mirror, pubblicità occulta, AI in bettole da quattro soldi. Cose che adoro e che mi hanno fatto piacere ancora di più questa storia, che già partiva molto molto bene. Complimenti davvero!

    Appena ho un po’ di tempo vado a leggere la tua nuova storia tema Halloween.
    A presto 🙋‍♂️

  • Bella la Xenuus e la pubblicità subliminale. Dove va il mondo? Boh, meglio non farsi domande, sputare il moscone, quella sorta di inviato speciale della sfiga e ricominciare a vivere finalmente, o morire per sempre.
    Storia complicata, tossica, molto intelligente, e lo humor non manca per fortuna.
    Una storia che consiglio, anche a me stesso, di rileggere daccapo, tutta di fila; credo ne valga la pena.
    Sei già in campo con un’altra sfida, vado a leggerla😉🙋‍♂️

  • Beh, tra “struttura consona” e “EG” io non saprei cosa scegliere.
    Ci sono le ragazze nella consona struttura? E in EG come si mangia?
    Aiuto Katayama, pensaci tu, o manda qualcuno!
    Affascinate tourbillon molto colorato, un pò alla Kandinsky… bisogna saper leggere, e io devo imparare ancora molto.
    Ci vediamo al gran finale!
    🙋‍♂️

  • Ciao Massimo 🙂
    Bel capitolo, non ci resta che la risoluzione finale e scoprire quali sono i crimini commessi dal nostro povero Ciccio 🙂
    E chissà magari un nuovo colpo di scena per il finale, in fin dei conti stiamo leggendo nulla è come sembra 😉
    Voto easy peasy lemon squeezy my friend 😉
    E ti aspetto al finale 🙂
    A presto 🙂

  • Ciao Massimo. Questo capitolo mi ha ricordato molto l’episodio White Christmas di Black Mirror.

    La scrittura è come al solito molto buona, riesci a descrivere le situazioni in modo talmente scorrevole che riesci a farle immaginare facilmente al lettore.

    Questi assistenti entrano nella psiche di criminali che si sono chiusi nel loro blocco mentale per farli confessare oppure condannarli a vita. Ciccio quindi è un criminale visto che la scena di questo capitolo presumo sia quella tra Ciccio e la sorella gemella.

    Sono curioso di vedere dove andrai a parare.

    Easy peasy e al prossimo capitolo 🙋‍♂️

  • Ciao, Massimo.
    Il moscone mi dà fastidio, con quel suo ronzare intorno al povero occupante della postazione 6, quindi, non lo voto e voto l’auto, per capire perché in un esperimento del genere si cerchi in tutti i modi di fare pubblicità occulta.
    Devo dirti che il tutto risulta inquietante. L’assistente è anche un esaminato, fa le cose come crede (si siede al 6 anziché al 5) oppure è una vittima del volatile e del professore matto? Non resta che arrivare in fondo per scoprirlo. Sono sicura che saranno due episodi rivelatori e ho paura di leggere… scherzo!

    Alla prossima!

  • Io voglio sapere del moscone perché Nulla è come sembra! 😀

    Capitolo molto interessante; giusto segnalo che nell’ultima riga invece che poltrona numero 5 hai scritto poltrona numero 6; non so se è un errore o se era voluto!

    Ci sono ancora molti dubbi e perplessità: ad esempio, cosa intende per “trasferimento”? Perché l’assistente dice che non è “programmato”? Quali sono le intenzioni col paziente 6 che ormai abbiamo capito che sei tu?
    Ed in tutto questo che c’entra il moscone? 😛
    Chissà se riusciremo a dare una risposta a tutte le domande prima del decimo capitolo o se andrai ad un seguito 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Massimo 🙂
    Sempre sul pezzo 🙂 chissà perché ma la sorella gemella mi ha ricordato qualcuno 🙂 🙂 è per caso un amante di zombies? 🙂
    Comunque visto che è il sommo protagonista di questo e forse anche degli ultimi due capitoli voglio votare per la logica del moscone solitario 🙂
    Vediamo cosa ci porti 🙂
    A presto 🙂

  • Ciao Massimo.
    Il capitolo è molto scorrevole ed interessante. Continui richiami ai capitoli precedenti tra moscone, nulla è come sembra e Xenuus.

    Tante domande da chiarire e infiniti scenari aperti. Vedremo cosa ci racconterai negli ultimi capitoli.

    Voto per il destino dell’assistente e alla prossima 🙋‍♂️

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