Pensieri liberi

Dove eravamo rimasti?

cambieranno le cose? un evento tragico cambierà il sistema di valori (50%)

GIORNATA AL LAGO

Lidia ha tre figli, cerca di stare aggrappata alla realtà e a volte deve distanziarsi da loro, perché l’essere madre è totalizzante e rischia di non trovarsi più. Il maggiore ha 16 anni, quello di mezzo sette e il più piccolo quattro. Tre carattere singolarmente abissali tra loro. Normale del resto.

Accenno hai figli per poter comprendere la situazione delicata e critica che sta affrontando il nostro personaggio. Il primo figlio, Diego si trova all’estero per motivi che magari chiariremo più avanti e lei si trova ad affrontare una sottile lotta costante con le autorità al fine di farlo rimpatriare. La sua mente diventa quindi terreno di rabbia, paura e impotenza.

Lidia,  infatti, rientrava da un viaggio in auto dopo aver incontrato l’avvocato, qui occorre fare una premessa perché l’episodio è degno di nota.

L’avvocato li ha ricevuti nello studio, al terzo piano di una edificio, in un locale semibuio, con le serrande chiuse per il caldo, una bicicletta poggiata alla parete, odore di chiuso e appena tutti si sono accomodati, ha cominciato a fumarsi una sigaretta come se fosse normale o dovuto. Nel seguito della conversazione ha poi dato un’idea di incertezza poiché nel tentativo di spiegargli la situazione complessa, insisteva come senza rendersene conto, a cambiare discorso. Assurdo.

Lidia andò a questo appuntamento, ovviamente scortata dal padre e dalla sorella. Non guidava più da quando c’era quella cosa.. e vivendo in un paesino di montagna doveva attraversare valichi tra le montagne, in strade con tornanti dove oltre il guard rail c’era il vuoto. Viaggiare per lei era diventato quasi una sfida, un cominciare a recitare mentalmente Ave Maria di seguito, un’ansia che aumentava col passare del tempo e un pensiero ridicolo radicato nella mente che recitava “ti è andata bene fino a adesso, d’ora in poi c’è la possibilità che succeda qualcosa di brutto”.

Il pensiero irrazionale dei freni che potrebbero abbandonare la macchina, di un malore al conducente che faccia precipitare l’auto nel vuoto, di massi che possano cadere dalla montagna, di andare fuori strada perché non si possa evitare qualcuno nella corsia opposta. Così che quando c’erano dirupi e soprattutto quando si accelerava leggermente in discesa, oltre che implorare di rallentare, ora si doveva abbassare la testa e tenere gli occhi chiusi; così da non tormentare chi guidava.

Al momento si trovava quindi a chiamare ambasciate, consolari e l’autorità centrale italiana…neanche sapeva esistesse. Si sentiva in grande vicinanza emotiva con le donne della Siria, visto che l’autorità competente aveva riferito di aver affrontato un caso di rimpatrio di minore dalla Siria. Questa cosa le pizzicava un po’ di ironia.

Questa cornice di sfondo è da tener presente nel seguito del racconto.

Oggi vi porterò con me in una giornata che Lidia trascorre in Svizzera con la madre e le sorelle, loro sono quasi sempre insieme. Ne emerge un ventaglio di spunti, riflessioni, punti di vista. Le sorelle si possono immaginare come le sorelle Bennet in “Orgoglio e pregiudizio”: prevale un grande senso di famiglia, complicità e appoggio incondizionato.

Capisco che il lettore si senta spaesato con sette personaggi introdotti in meno di una facciata, ma non vi preoccupate perché quelli che restano non vanno a superare le dita delle mani.

Il racconto del soggiorno in Svizzera comincia con la storia della fascetta. La sorella di mezzo si era portata uno zainetto di tela, a righe bianche e blu con le fibbie di pelle. Una bretella continuava a slacciarsi e si è cominciata una discussione sul come poteva sistemarla, definitivamente. La sorella voleva cucire ma la mamma disse che con lo spessore di quel materiale si sarebbe rotto l’ago della macchina da cucire. 

Cominciò quindi un buffo discorso sull’idea di Lidia di utilizzare delle fascette e di spiegare cosa fossero alla sorella partendo dalle lucine di Natale fissate alla ringhiera, con appunto delle fascette.

Parcheggiarono la macchina, pagando il biglietto al parcheggio, avevano con sé pranzo al sacco e dopo aver girato nella rinomata Coop svizzera (ci sono prodotti che hanno solo loro e i tessuti dei vestiti, soprattutto quelli dei bambini, sembrano realizzati VERAMENTE in cotone biologico naturale. Sembrano proprio offerti dalla natura).

Poi pranzarono in un parco giochi, elemento considerevole di attenzione e cura dei bambini da parte di chi lo ha realizzato, perché è immerso nella natura e ci sono giochi ben pensati sulla scia del pensiero Montessori. Lì si ammorbidisce Lidia nello sguardo di una bimbetta bionda che spinge l’amica sull’altalena e scambia con lei uno sguardo di complicità e amicizia incondizionata.

Dopo andarono a passeggiare attorno al lago, lì si che Lidia si rifiutò di gettare il mozzicone a terra, perché è tutto pulito in Svizzera, tutto in ordine quindi il sistema ti porta a farti sentire che il rispetto è dovuto. Così si tenne nella mano il mozzicone finchè incontrò il bidone della spazzatura.

accade qualcosa in Svizzera?

  • appare un soggetto sospettoso (0%)
    0
  • non accade nulla (33%)
    33
  • accade qualcosa a Lidia (67%)
    67
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15 Commenti

  • Cara Lunapiena. Ho visto Lidia passare da uno stato di ansia e paura a una maggiore consapevolezza di sé stessa e del mondo intorno a lei. La sua crescita personale e il suo cambiamento di prospettiva sulla bellezza e sulla vita sono aspetti interessanti. Il racconto affronta anche temi come la lotta contro le paure interiori e la ricerca di benessere fisico e mentale attraverso la nutrizione e l’attività fisica. Complessivamente, offre un ritratto affascinante della crescita personale e della consapevolezza di sé. Per il prossimo episodio mi piacerebbe vedere Lidia confrontarsi con se stessa e trovare la forza di affrontare le sfide interiori.

  • Ciao Lunapiena.
    Più che un racconto, per come lo hai strutturato, sembra una sorta di diario scritto sottoforma di flusso di coscienza.

    Come ha detto fenderman, alcune parti sono poco chiare, quindi ti consiglio di rileggere a distanza di qualche giorno per capire se effettivamente quello che hai scritto e comprensibile anche al lettore.

    Voterei per qualcosa che accade e vediamo che ci racconti.
    A presto!

  • Cara Lunapiena,
    Ho letto con attenzione il capitolo e devo dirti che mi ha profondamente toccato. Hai descritto con grande sensibilità le sfide e le paure che affronta il personaggio di Lidia, e hai toccato molti punti importanti riguardo all’identità, alla creatività e alla ricerca di un senso di realizzazione personale.
    Il tuo stile di scrittura è coinvolgente e riesci a trasmettere le emozioni e i pensieri di Lidia in modo molto realistico. La tua analisi sulla pressione che molte donne sentono nel dover svolgere molteplici ruoli e il desiderio di coltivare la propria creatività è profonda e riflessiva.
    È importante riconoscere che ognuno ha il proprio percorso e il proprio ritmo nella vita. Non è mai troppo tardi per scoprire passioni o interessi che possano portare gioia e realizzazione personale. Il fatto che Lidia stia iniziando a sentirsi a suo agio con il suo corpo è un passo positivo verso la crescita personale.
    La tua scrittura evoca una sincera empatia per il personaggio di Lidia e riflette una comprensione profonda delle sfide che molte persone affrontano nella ricerca di sé stesse e della propria identità. Continua a scrivere e condividere le tue riflessioni, hai una voce autentica e significativa.
    Con ammirazione.

  • Ciao!
    Ho deciso di votare per l’evento tragico. Mi ritrovo un po’ in ciò che hai scritto, anche io a volte mi ritrovo in balia degli eventi e mi domando il perché della mia incostanza. Ma per esperienza direi a Lidia che è proprio in questi momenti di smarrimento che troviamo la nostra vera passione, cercandola di portarla avanti tra alti e bassi. Come spero porterai avanti anche questa storia/diario.
    A presto 😊

  • Ciao, benvenuta.
    Io direi “beati gli hobbisti” ché gli artisti al più vivono situazioni tormentate per nulla invidiabili.
    Detto questo hai sviscerato una serie completa di tormenti, di frustrazioni e presunti fallimenti che tali non sono. È solo il prezzo che si paga ad essere giovani, in cerca di un futuro difficile da acchiappare.
    Quello che ti consiglio è di rifuggire dalle banalità scontate, lette e rilette da sempre, concentrati su una problematica, o due, non mettere troppa carne al fuoco, e cura la confezione del capitolo che risulta molto disordinato come fosse scritto di fretta.
    Più avanti potremo entrare in dettagli, per adesso ti consiglio di non demordere. La scrittura può essere un hobby, o un’espressione artistica, dipende tutto dell’umiltà con la quale si affronta, e la voglia, necessaria, di imparare.
    Ciaoooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao Lunapiena be’ che dire, questo capitolo mi rappresenta c’è scritto un pezzo di me per quanto riguarda la creatività, sembra fatto apposta per me, lo trovato interessante, mi rialaccio al commento che ha fatto lichthart bisognerebbe un po’ essere scritto diversamente ti ha dato consigli utilissimi fanne tesoro, rileggi magari quando scrivi anche a voce alta guarda se stona e se ti piace, perché se piace a te ed riesci ad immedesimarti piace anche al lettore, aspetto il proseguo se ti va’ passa a leggere la mia Storia a presto🙋‍♀️🙋‍♀️🙋‍♀️

  • Ciao Luna.
    Il genere Rosa non rientra particolarmente nelle mie corde, ma mi do sempre la possibilità di scoprire qualcosa che inaspettatamente mi interessi.

    Il racconto sembra essere una specie di flusso di coscienza/diario in cui la protagonista racconta la sua sensazione di monotonia, cercando di spezzarla. Ma tutto ciò che vede intorno a se sono solo ordinarietà e altra monotonia.

    La trama è interessante, ma per rendere godibile il tutto devi cercare di curare meglio la scrittura.
    Il testo è sostanzialmente diviso in 3 parti: la prima parla di Lidia (terza persona), nella seconda parli in prima persona, e poi la terza è la domanda per il proseguo del racconto. Già la parte 1 e 2 entrano in contrasto dato che il lettore (io in questo caso) non riesce a capire se la Lidia descritta in terza persona sia la stessa persona della seconda parte (descritta invece in prima persona come un diario).
    Inoltre cerca di andare a capo ogni tanto. Perché scrivendo dei blocchi così grossi di testo e facile perdere il filo e, non avendo appigli, si è costretti a rileggere tutto il blocco, cosa che potrebbe risultare pesante.

    Le premesse ci sono quindi per ora continuerò a leggere i prossimi capitoli. Dato che ci vuole un cambiamento, io voto per il cambiamento.

    Un ultimo consiglio visto che sei nuova è di leggere e commentare le altre storie per farti i tuoi lettori e ricevere continui feedback. Io sto scrivendo un racconto horror/psicologico, se ti va facci un salto e fammi sapere che ne pensi.

    A presto! 🙋‍♂️

    • Wow vado subito a leggere la sua storia! Mi rendo conto del cambio prima/terza persona solo che sono un pò impulsiva a scrivere e veramente tutto il pezzo alla prima persona doveva rientrare nell’introduzione ma erano troppi caratteri, quindi per non buttare ho semplicemente fatto copia incolla.
      Grazie per il feedback, mi fa piacere, temevo invece di ricevere commenti del tipo “…fatti curare”.

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