ALL HALLOWS’ EVE

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo, tra le altre cose, io e Elsa... curioseremo nel "casotto del guardiacaccia". (67%)

Risveglio

Il giorno dopo, quando poggiai i piedi nudi sullo stuoino, avvertii immediatamente qualcosa di strano.
Mi alzai dal letto, il cuore in gola, e tremante di sgomento raggiunsi la porta di camera mia.

Restai in ascolto del silenzio supremo che regnava nella casa.
Dov’erano i suoni che solitamente provenivano da dabbasso? Che fine avevano fatto i passi del signor e della signora Tennent, che a quell’ora erano intenti a preparare la colazione? Perché non sentivo il chiacchiericcio di Lisbeth e Isobel?
Mi feci coraggio, abbassai la maniglia resa gelida dalle ore notturne, e attraversai la soglia. E la mia mente fu invasa dalle parole della canzonetta che usavamo canticchiare nel periodo precedente a Ognissanti:

La soglia hai varcato
La Vita hai lasciato
La Morte hai trovato
Perché non m’hai ascoltato?

Scacciai quelle frasi sciocche, mi strinsi nella vestaglia e m’incamminai verso la stanza di Elsa.
Bussai, gli occhi stretti e le labbra serrate, pervasa da una sensazione inspiegabile di angoscia. Silenzio.
Abbassai delicatamente la maniglia, che mi rispose emettendo un lungo e sottile cigolio che non fece altro che aumentare i miei timori. Entrai nella stanza buia, ritrovando le parole di quell’orribile canzone.

Non dovevi entrare
Dovevi a me scoltare
Ma tu non fai attenzione
Meriti punizione

Potevo intravedere i contorni della figura di Elsa, sdraiata e con le coperte tirate sulla testa.
Esitai, la mia mano bianca tastò infine il tessuto della coperta. Attesi con ansia crescente di avvertire il respiro di mia sorella. O il calore emanato dal suo corpo.
Quello che trovai fu lo stupido ritornello della canzone.

Se vuoi ballare balla
Se vuoi aiutare aiuta
Tanto la Morte è storpia
Tanto la Morte è muta

«Elsa», balbettai nell’oscurità.

«Elsa», ripetei con voce ferma, scuotendo il suo corpo nascosto dalla coperta. «Elsa!»

«Che ore sono?», disse il coretto alle mie spalle facendomi drizzare la schiena dallo spavento.

Mi girai. Lisbeth e Isobel erano sulla soglia, vicine vicine. La luce timida di ottobre, che filtrava da una delle finestre del corridoio, le illuminava da dietro, nascondendo le loro espressioni.

«È indisposta?», chiesero preoccupate.

Mi sforzai di apparire calma, e dissi loro di stare tranquille, ché probabilmente Elsa aveva preso freddo.
Dissi queste parole con voce troppo alta, inconsciamente volevo riempire il tremendo silenzio che abbracciava la stanza, e tirai le pesanti tende.
La luce timida del mattino, resa grigia dalla nebbia che come al solito danzava attorno a casa nostra, irradiò il pavimento e il letto.

«Elsa, cara, ti senti bene?», dissi con voce materna. Abbassai le coperte trattenendo il respiro, con le parole di quella canzonetta che s’agitavano nel mio cervello.

Non lo dovevi fare
Non dovevi entrare
La soglia hai varcato
La Morte hai trovato

Elsa dormiva profondamente, il respiro quasi inconsistente.
Le sfiorai la fronte, era gelida.
Le mie mani si ritrovarono a stringere il tessuto delle coperte, le mie braccia lo trascinarono facendolo frusciare lungo il corpo immobile di mia sorella.
La luce smorta evidenziò la camicia da notte sporca di terra, le caviglie lerce e i piedi coperti da uno strato di fango.

Portai le mani alla bocca, strozzando un grido, feci un passo indietro.

Le gemelle accorsero, tutte premurose. Lisbeth mi abbracciò mentre con occhi sbarrati osservavo Isobel che accarezzava le spalle di Elsa. Poi le sue carezze acquistarono forza, fino a diventare scossoni.
Infine Elsa si destò: guardandoci con curiosità ci disse che aveva tanto freddo.
Sentire le sue parole mi rincuorò, e in un attimo ci ritrovammo tutte ai piedi del letto, a riempire la piccola di casa di baci e di frasi premurose.

Poi mi alzai: se il signor e la signora Tennent non l’avevano ancora fatto, dovevo preparare la colazione.
Arrivata alla porta mi girai, sorridendo, grata per quel quadretto affettuoso.
Poi il sorriso mi morì sulle labbra: le vestaglie di Lisbeth e Isobel erano sporche di fango.

*

Dopo colazione – non mangiai nulla, ma cercai comunque di trasmettere un po’ di buonumore – mi recai al casotto del guardiacaccia.
Era strano non sentire i suoni che si ripetevano ogni mattino: la pompa esterna dell’acqua, il tonfo del secchio, lo strascichio del piede del signor Tennent.
Solo la nebbia era sempre la solita nebbia, tutto il resto mi appariva diverso.

Bussai alla porta, aspettandomi una signora Tennent col raffreddore o un signor Tennent con i postumi dell’ubriachezza, ma nessuno venne ad aprire.
Abbassai la maniglia, ma trovando la porta chiusa a chiave feci il giro del cottage e sbirciai alle finestre.

Quella della camera da letto aveva le tende tirate, che dormissero ancora?

Prosegui verso quella del soggiorno, e sbirciai all’interno: là, dove ricordavo esserci un tappeto, vi era qualche bottiglia di liquore, e mozziconi spenti di candele.
Qualcuno aveva dipinto col carbone una sorta di stella sul pavimento, e proprio al centro giaceva una tavola di legno che recava incise le lettere dell’alfabeto.
Poi un grido mi raggelò il sangue.

A chi appartiene il grido?

  • Signora Tennent (50%)
    50
  • Signor Tennent (13%)
    13
  • Elsa (38%)
    38
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69 Commenti

  • Voto la signora Tennent.
    Qui si entra nel vivo dell’orrore, ragazzine che si sporcano a loro insaputa (?) in preda a crisi che sembrano possessioni e filastrocche che farebbero rizzare i peli sulla nuca al più truce degli acchiappafantasmi… la tavoletta OuiJa artigianale, che aspetta solo di essere messa alla prova. Sempre meglio, sempre meglio!

    Alla prossima!

  • Questo episodio è davvero avvincente! La tensione e il mistero si stanno approfondendo, e l’uso delle canzonette per creare atmosfera è davvero efficace. Non vedo l’ora di scoprire cosa accadrà dopo questo momento di sospensione! Continua così, è una storia intrigante. 😊 Se il grido fosse di Elsa potrebbe portare a nuove svolte nella storia e fornire ulteriori dettagli sul mistero che sta attorno a ciò che è successo.

  • Ciso Martha, guarda, ti dirò: mi pareva di aver colto una sorta di “timida incertezza” nel racconto nella parte iniziale (cosa davvero difficile da spiegare). Poi andando avanti quella stessa sensazione mi è sembrata la reale traduzione della inadeguata capacità di vivere la situazione da parte della protagonista. Le ragazze, il fango, i silenzi, sono segnali destabilizzanti, che piegano, e meritano spiegazioni. Non credo che verranno ma almeno uno dei Tennent mi piacerebbe ascoltarlo. ( Facciamo lui?)
    Brava, ciao.🙋‍♂️🌻

  • Voto la Signora Tennet: non l’ho ancora vista e voglio vederla 🙂

    Sonnabulismo, possessione od ipnosi? Sono le tre ipotesi che mi vengono in mente per la condizione delle tre ragazze (a propostio, non ricordo più, ma quanti anni hanno)?
    Il mistero del pentacolo invece è qualcosa di preoccupante: saranno stati davvero i Tennet o c’è qualcun altro? E se c’è qualcun altro, come ha fatto ad entrare ed agire senza che nessuno se ne accorgesse?

    Tensione e mistero conditi dalla canzonetta di Halloween: questo capitolo mi è piaciuto 😀

    Ciao 🙂

  • Ciao Martha! Recupero ora questa storia. Ma che inizio con il botto, ho adorato le entry da diario con l’angoscia che aumenta. Davvero davvero ben fatto, l’ho trovato originale e mi ha preso moltissimo. I personaggi dei capitolo successivi, poi! escono dalla pagina! Brava brava, mi piace un sacco. A prestissimo,
    Emma

  • curioseremo nel “casotto del guardiacaccia”!

    Questo capitolo l’ho trovato molto interessante, sia perché finalmente vedo le due gemelle come sono, sia perché viene descritto la festa che dovrebbero fare. Il fatto che Elsa sia ancora sconvolta da quanto è successo, è indice che non è finita.

    Ciao 🙂

  • L’atmosfera di mistero e tensione che permea questa scena è davvero coinvolgente. Mi fa venire voglia di sapere cosa accadrà dopo, come affronteranno le sfide e come le dinamiche tra le sorelle si evolveranno. Sembra che ci siano segreti e paure nascoste sotto la superficie che stanno emergendo lentamente. Attendo con impazienza di scoprire come la storia si svilupperà ulteriormente!

  • Ciao Martha, mi hai destabilizzato con le rape, io ero rimasto alle zucche…
    A parte questo la scena chissà perché mi ha ricordato “Piccole donne” e le mie sorelle che lo rileggevano fino a consumarlo…
    Brava Martha, a presto.
    🌻🙋‍♂️

  • Ciao, Martha.
    Ti ho mandato in parità le opzioni con Tennent e la moglie, chissà chi la spunta…
    Capitolo in pieno stile horror, possessioni e sogni malsani, bello, mi piace.
    Forse qualche “presi a” di troppo, ma per il resto tutto perfetto. Attendo il quarto e ti saluto.

    Alla prossima!

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