Amori Primitivi

Dove eravamo rimasti?

Alt. Ovviamente a scegliere sarete voi. E non il nostro protagonista. Dove andranno i due? Sull'Isola misteriosa (60%)

Quella volta sull’Isola misteriosa

“Ma sì, andiamo sull’Isola misteriosa”.

“Ottimo! Verso l’ignoto!” urlai tutta felice.

Per sicurezza prima di partire io e Kona controllammo le nostre borse per vedere se avevamo preso tutta l’occorrenza. Sia io che lui tenevamo: una borraccia da riempire al fiume, un sasso con la lama e un frutto.

Usciti dal villaggio camminavamo allegramente verso la nostra direzione. L’Isola misteriosa.

Kona stava di schiena e guardandolo notai le sue cicatrici. E in quel momento mi tornò in mente un fatto del giorno precedente.

“Che hai detto, Hatty?” chiese Maya, mia sorella maggiore, sorpresa quando per sbaglio mentre parlavo mi sfuggì che il giorno dopo sarei uscita con Kona.

“Lo sai che se papà lo viene a sapere si arrabbierà molto?”.

“Capirai. Papà è sempre arrabbiato. Non ricordo di averlo mai visto sorridere”.

“È fatto così, Hatty, non lo fa apposta. È un tipo che non mostra i suoi sentimenti”.

“Tanto con me ne mostra uno solo, la rabbia! Quindi non m’interessa, domani andrò a fare un giro con Kona!”.

“Ah sì?” quando sentì la sua voce ebbi un brivido lungo la schiena e voltandomi vidi proprio mio padre con la solita espressione accigliata.

“Papà, io…”.

“Scordati di andare in giro con il figlio di Rudar”.

“Andiamo, papà, lui non è come il capo cacciatore, Kona è…”.

“Maledetto! Maledetto dal giorno che Goeid lo ha graffiato sulla schiena! Un giorno la tigre lo ucciderà!”.

A quelle parole mi venne un groppo alla gola. Per quando fosse esagerato, mio padre era pur sempre lo sciamano del villaggio, e difficilmente si sbagliava su queste cose.

“Non ho detto niente a nessuno per non creare inutili allarmismi o che la gente lo isolasse. Ma Kona ogni volta che esce rischia la vita! Perciò non voglio che ronzi vicino a lui, altrimenti Goeid oltre alla sua carne non ci penserà molto a volere anche la tua!” e così dicendo uscì di casa.

Rimasi ferma immobile spaventata dalle sue parole.

“Hatty, tutto a posto?” alla domanda di Kona tornai nel presente. Ero così sovrappensiero che non mi ero accorta neppure che eravamo arrivati alla riva del fiume più vicina dell’Isola misteriosa.

Per quanto la chiamavamo isola in realtà era più un pezzo di terra in mezzo al fiume.

“Secondo te sarà profondo?” chiese Kona. Dalla riva l’isoletta era distante molti metri, e dopo la disavventura delle rapide non avevamo voglia di correre altri rischi.

“Guarda laggiù!” urlai indicando un capriolo tra la vegetazione dell’isolotto. L’animale doveva aver sentito il mio urlo perché subito saltellò via attraversando il fiume.

“Se un capriolo è arrivato fin laggiù vuol dire che non abbiamo nulla da temere” disse Kona mettendo i piedi in acqua per poi allungare la mano verso di me “Forza, dammi la mano”.

Rimasi sorpresa dell’invito.

“Ops, scusa, forse non ti serve…”.

“Ma che dici, andiamo” risposi stringendoli la mano. Lui sorrise leggermente imbarazzato. È troppo carino quando lo fa.

Attraversammo il fiume. Per nostra fortuna l’acqua ci arrivò solo fino alle caviglie. E dopo pochi passi arrivammo sull’Isola misteriosa.

Non ricordo perché la chiamavamo “misteriosa”. Alla fine oltre a qualche albero non c’era mai stato niente di che sopra quell’isoletta. Ma sarà che quando si è bambini tutto sembra più bello. Tanto che ricordo che appena arrivati presi dei sassi pensando fossero pietre mistiche.

“Guarda Hatty, ci sono dei fiori che non conosco” mi disse Kona indicando dei fiorellini.

Erano bianchi e con l’interno giallo molto grosso.

“Non ricordo di averli mai visti da mio padre, e lui ne ha di piante strane a casa”.

“Mi piacerebbe vederle”.

“Non ti credevo amante dei fiori”.

“Diciamo che sono curioso, a casa mia per lo più ci sono solo animali morti”.

A volte dev’essere pesante essere il figlio di un cacciatore. Ovviamente non lo dissi, anzi risposi: “Da me invece è un casino. A volte se non faccio attenzione tocco qualche ossa o pitture che toccati potrebbero far venire l’ira degli dei”. E subito ridemmo.

Passammo tutto il pomeriggio a esplorare l’isolotto, a una certa ci sfidammo a far saltellare sull’acqua i sassi, dove ovviamente vinsi io. Poi Kona salì sull’albero più alto per vedere se dà lassù si vedeva il nostro villaggio.

Stava calando il sole, i nostri padri avrebbero smesso di lavorare e sarebbero tornati a casa.

“Aspetta Hatty, segniamo che siamo stati qui” disse Kona che tirando fuori il suo coltellino incise sopra l’albero più robusto due croci.

“Cosa sarebbero?”.

“Che domande, siamo io e te”.

“Sarai una scimmia ad arrampicarti, ma a disegnare sei proprio negato, Kona” dissi ridendo. Anche se sotto sotto apprezzai quel gesto.

Non m’importa cosa dice papà, adoro stare con Kona. E lui adora me.

Tornammo a casa.

“Ciao Kona, a domani”.

Per mia fortuna papà non mi scoprì, anche perché avevo chiesto a Maya di coprirmi inventando una scusa. Peccato solo che avrei dovuto fare un lavoro ingrato al posto suo. Domani mattina avrei dovuto raccogliere un cesto di ortiche che servivano a papà per uno dei suoi rimedi.

Uffa, il prezzo di una buona amicizia a volte è davvero fastidioso.

Dopo questo piacevole episodio facciamo un altro salto temporale. Oggi è festa nella Valle di Rauss. Ma quale?

  • La fondazione del villaggio? (25%)
    25
  • L'arrivo della primavera? (25%)
    25
  • Il solstizio d'estate? (50%)
    50
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42 Commenti

  • CLAP! CLAP! CLAP! Ottima storia. Devo dire che te la sei cavata egregiamente. Anch’io di solito trovo le storie Rosa noiose, ma questa mi ha abbastanza appassionato.
    Kona e Hatty sono due personaggi che mi rimarrano impressi per un po’ di tempo e questa è una buona cosa.

    Ho già letto l’incipit della storia che scriverai. A quanto pare questa volta ti dai al crimine. Secondo me, sono storie molto difficili da scrivere perché riuscire a far sì che i protagonisti siano “quelli per cui tifare” invece che “essere uguali ai loro nemici o persino peggio” è una cosa molto complicata, specie se non si vuole fare che questi criminali siano in realtà dei “novelli robin hood”. Vedremo come te la caverai.

    Ciao 🙂

  • E con questo abbiamo finito. Come prima storia rosa mi posso considerare soddisfatto, all’inizio m’imbarazzava l’idea, già non mi considero neppure un tipo affermato in questo campo. Ma come si dice “chi si accontenta, gode”. Poi non lo nascondo questa storia era da anni che ce l’avevo in mente. Ha avuto però un processo molto particolare. Per farla breve: da sempre avevo nella testa questa storia ambientata nella preistoria, un’epoca che mi ha sempre affascinato e che trovo sia poco sfruttata a livello narrativo. La bozza iniziale parlava di Cona (con la C e non con la K), un giovane ragazzo con un complesso d’inferiorità che entrava in contatto con un mecha proveniente dallo spazio. Già, inizialmente doveva avere un stampo fantascientifico e molto alla “Gundam”. Ma capendo che forse sarebbe stata una storia troppo “esagerata” da portare avanti abbandonai l’idea, optai a mettere un visitatore dallo spazio che diventava amico di Cona. Ma anche lì non mi piacque e alla fine optai per buttar via l’idea. Ma non la storia. Anche nella bozza originale Cona aveva come amica Hatty. Inizialmente doveva essere marginale lei come suo fratello Cip (nome che scartai perché un po’ troppo stupido in favore di Ikki), ma mi affezionai così tanto al personaggio che decisi di creare una storia d’amore tra lei e Kona. Provai ad informarmi leggendo qualche racconto di genere rosa, ma personalmente li trovai noiosi. In compenso però scoprii un’altra cosa simile che si avvicinava di più alla mia idea. Ovvero i film di Bollywood. Vidi qualche pellicola girata in India e personalmente non mi dispiacquero, ok avevano dei momenti senso senza, ma trovavo trasmettevano più il senso di amore. Fui come folgorato dall’India, tanto che decisi di chiamare i miei personaggi (tranne due) con nomi indiani, presi dall’unico libro ambientato in quel luogo che lessi. Ovvero “Il Libro della Giungla”. Così nacquero: Rudar e Chipin (ovvero il nome dell’autore), Suan (da Messua la madre adottiva del cucciolo d’uomo), Ikki (dalla mangusta Rikki-Tikki-Tavi) e Hatty (da Hathy l’elefante). Kona invece viene da Conan il barbaro (in quel periodo ero fan delle sue opere) mentre Goeid è preso da Diego la tigre de l’Era Glaciale. Spero che il racconto vi sia piaciuto. Forse è stato un po’ troppo “sdolcinato”, c’era l’idea di mettere un rivale in amore, ma come detto questa era la mia prima volte e volevo andare su una storia semplice. Se ci sarà di nuovo l’occasione di scrivere un’altra storia d’amore potrei mettere un rivale. Ma ci vorrà un po’. Mi spiace solo che nei capitoli finali ho avuto problemi a pubblicarli in tempo. Un po’ per l’esame per essere assunto all’ASL e persino per la malattia. Ma almeno sono riuscito a finirlo prima della fine dell’anno. Dopo questo mi farò una lunga pausa e ricomincerò a scrivere forse a febbraio. Con questo buone feste a tutti, ed eccovi il trailer della prossima storia che ho già buttato giù il primo capitolo. Alla prossima.

  • “Che leggi? Un porno?” chiese un uomo al suo giovane compagno di cella.
    “No. È una storia d’amore, ambientata nella preistoria”.
    “Particolare, di solito l’ambientazione arriva fino al 1900. Ma ci sono scene hot?”.
    “No. Perché come ti ho detto non è un porno, ma una storia d’amore”.
    “Andiamo. Non si può dire storia d’amore senza un po’ di pornografia, non trovi?”.
    Il lettore guardò male il suo compagno.
    Poco dopo arrivò una guardia che aprì le porte della cella.
    “Avanti, Cyrus, la tua condanna è finita, puoi andare”.
    L’uomo chiuse il libro intitolato “Amori Primitivi”, prese le sue cose e poi andò via.
    “Che sonno il tuo compagno di cella, sembra bello che morto” scherzò la guardia chiudendo la cella, non notando però che da sotto le lenzuola stava colando del sangue.
    Appena fuori dal carcere Cyrus si guardò in giro, e notò una donna bionda che teneva in mano un cartello giallo con una scritta nera che diceva “Cyrus”.
    L’uomo sbuffò e si avviò verso l’auto.
    “Vicky, suppongo?”.
    “Supponi giusto, salta su”. Appena dentro Cyrus trovò nella zona passeggeri un altro uomo.
    “Piacere Isaac” disse lui stringendogli la mano.
    Subito partirono, e poco dopo cominciarono a suonare le sirene del carcere.
    “Che succede?” chiese Vicky.
    “Sospetto hanno trovato il mio compagno di cella morto”.
    “Hai ucciso il tuo compagno?” chiese Isaac.
    “Era un tipo fastidioso, non mancherà a nessuno”.
    “Ottimo, questo è un monito Vicky, cerca di non dar troppo fastidio” alle parole di Isaac la bionda Vicky sbuffò.
    “Allora Isaac, sono ancora interessato, parlami del colpo”.
    “Bene Cyrus, è tutto scritto qui” disse porgendogli una cartella.
    Cyrus l’aprì trovandoci dentro varie foto di una giovane donna.
    “Lei è Jane Whiteson, e se giochiamo bene le nostre carte, diventeremmo ricchi”.
    L’uomo guardò prima Isaac e poi Vicky. Nei loro occhi brillava una luce. Una luce folle ma allo stesso tempo lucida. Segno che era in corso un crimine ben architettato.

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