Amori Primitivi

Quella volta che ci siamo persi

Salve a voi lettori, il mio nome è Kona. Vivo nella valle di Rauss, una ricca vallata piena di vegetazione attraversata da un fiume. Ovviamente non ci vivo da solo. Ci sono: mio padre, mia madre, mio fratello Ikki, altra gente e assieme formiamo una tribù. Siamo dediti alla caccia, al raccolto e alla coltivazione. E per volere dei nostri Dei cerchiamo di vivere in pace e in armonia tra noi.

Ma adesso vi voglio parlare del mio grande amore, Hatty.

Per cominciare vi racconterò di quando siamo diventati amici.

Successe molto tempo fa. Io avevo da poco compiuto 8 primavere e quel giorno, come d’abitudine, mi apprestavo ad andare nella giungla a raccogliere frutta e piante insieme al mio fratellino Ikki.

Tra me e Ikki ci sono 3 primavere di differenza, e a quel tempo era un bambino molto vispo e pieno d’energia.

“Ciao mamma, ci vediamo dopo!” gli dicemmo uscendo di casa.

“Va bene ragazzi, occhio però a non allontanarvi troppo” ci rispose.

Ci incamminammo verso la vegetazione, in direzione di una zona dove crescevano quelle che noi chiamavamo “Erbe dolci”.

Ricordo che era un giorno meraviglioso, il sole splendeva alto e forte, ma soffiava una brezza d’aria che ci dava conforto.

Io oltre alla pelle d’animale che mi copriva l’intimo, lo stesso per Ikki, portavo una borsa a tracolla.

Dopo una lunga camminata ci venne sete e andammo verso il fiume che era lì vicino per dissetarci.

E fu allora che vidi Hatty.

Non che fosse una cosa strana. Hatty era una mia coetanea e la vedevo spesso camminare nel nostro villaggio, e a volte ci salutavamo o parlavamo. Ma quel giorno tutto fu diverso.

Inizialmente credevo fosse venuta a prendere l’acqua da portare a casa, invece era intenta a lanciare con rabbia dei sassi nel fiume.

Più avanti scoprii che quel giorno aveva pesantemente litigato con suo padre, Chipin lo sciamano. E vi informo che non sarebbe stata né la prima né l’ultima volta che sarebbe capitato. E per questo era uscita di casa per sbollire la rabbia.

“Ciao” le disse.

“Ah, ciao Kona”.

“Che fai?” chiese Ikki.

“Oh niente, uff… passo il tempo”.

“Noi invece stiamo andando a raccogliere tanta erba dolce, yum”.

“Davvero, Ikki? Posso venire con voi?” ci chiese tirando un sorriso.

Io e Ikki senza pensarci troppo rispondemmo di sì.

Fu così che Hatty si unì a noi. Anche lei portava una borsa a tracolla e indossava un vestito di pelle senza spalle che arrivava fino alle ginocchia.

Ci avventurammo dentro la vegetazione, ricordo che l’erba quel giorno solleticò i nostri piedi nudi da quanto era alta, e arrivammo ai cespugli di “Erba dolce”.

Cominciammo subito a raccoglierla. Cioè, io e Hatty la raccoglievamo, Ikki invece cercava di riempirsi la bocca il più possibile.

“Occhio a non ingozzarti, non vorrai ricapiti come l’altra volta?” gli dissi in memoria di quando aveva fatto indigestione stando male per giorni. “Fatto, ora possiamo tornare”.

“Di già? Ehi, che ne dite se vi porto a raccogliere dei manghi?” propose Hatty.

“Cosa sono?” chiese Ikki.

“Sono frutti ricchi di polpa. Mio padre gli usa nei suoi intrugli”.

Incuriositi decidemmo di seguirla. E vi dirò, fu una pessima idea.

Hatty sì, era stata una volta con sua padre a quell’albero di mango. Ma era passato così tanto tempo che non si ricordava la strada.

E fu così che ci perdemmo.

“Hatty, sarà meglio tornare indietro” dissi innervosito per via che eravamo in un luogo sconosciuto, ma soprattutto perché il sole era calato da molto da quando eravamo usciti. Di sicuro tutti gli adulti saranno stati preoccupati.

“Suvvia Kona, abbi fiducia in me, con tutti quei manghi i nostri genitori non si arrabbieranno!” mi disse lei. Ed era la sesta volte che lo diceva!

“Uffa sono stanco!” urlava il mio fratellino che per la stanchezza lo portavo sulle spalle.

A un certo punto sentì un rumore.

Dimenticavo di dirvi che io e Ikki siamo i figli di Rudar, il capo cacciatore della nostra tribù, e come tale ci insegnò tutto quello che serviva per cacciare. E uno dei primi insegnamenti era proprio distinguere i rumori intorno a noi. E quel rumore lo ricordo ancora oggi come uno dei più spaventosi.

Afferrai il braccio di Hatty “Uffa ti ho detto che…!” subito le tappai la bocca intimandole di far silenzio.

Mi guardai in giro e appena vidi un grosso tronco caduto ci nascondemmo lì dietro.

“Che succede?” chiese Ikki svegliandosi.

Cercando di rimanere nascosto guardai verso la vegetazione. I miei timori erano fondati, si stava avvicinando una tigre. Ma non una qualsiasi. Prima di quel giorno non l’avevo mai vista, ma mi bastò notare la sua stazza e le sue cicatrici per riconoscerla. Era Goeid.

Goeid è una tigre dai denti a sciabola, la più grossa e la più feroce di tutta la vallata. I cacciatori la temevano più di un branco di Iene affamate, anche perché si pensava fosse il dio della caccia Huret o uno dei suoi figli.

“Ci ha visti?” chiese Hatty spaventata.

Riguardai di nuovo la tigre e notai che stava fiutando l’aria, per poi guardare nella nostra direzione.

“Ci ha notato” non feci in tempo a dirlo che la trovammo sopra di noi!

“SCAPPATE!”.

Bene, la storia ha già preso una brutta piega, nella fuga chi punterà per primo la tigre Goeid?

  • Ikki? (50%)
    50
  • Hatty? (17%)
    17
  • Kona? (33%)
    33
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42 Commenti

  • CLAP! CLAP! CLAP! Ottima storia. Devo dire che te la sei cavata egregiamente. Anch’io di solito trovo le storie Rosa noiose, ma questa mi ha abbastanza appassionato.
    Kona e Hatty sono due personaggi che mi rimarrano impressi per un po’ di tempo e questa è una buona cosa.

    Ho già letto l’incipit della storia che scriverai. A quanto pare questa volta ti dai al crimine. Secondo me, sono storie molto difficili da scrivere perché riuscire a far sì che i protagonisti siano “quelli per cui tifare” invece che “essere uguali ai loro nemici o persino peggio” è una cosa molto complicata, specie se non si vuole fare che questi criminali siano in realtà dei “novelli robin hood”. Vedremo come te la caverai.

    Ciao 🙂

  • E con questo abbiamo finito. Come prima storia rosa mi posso considerare soddisfatto, all’inizio m’imbarazzava l’idea, già non mi considero neppure un tipo affermato in questo campo. Ma come si dice “chi si accontenta, gode”. Poi non lo nascondo questa storia era da anni che ce l’avevo in mente. Ha avuto però un processo molto particolare. Per farla breve: da sempre avevo nella testa questa storia ambientata nella preistoria, un’epoca che mi ha sempre affascinato e che trovo sia poco sfruttata a livello narrativo. La bozza iniziale parlava di Cona (con la C e non con la K), un giovane ragazzo con un complesso d’inferiorità che entrava in contatto con un mecha proveniente dallo spazio. Già, inizialmente doveva avere un stampo fantascientifico e molto alla “Gundam”. Ma capendo che forse sarebbe stata una storia troppo “esagerata” da portare avanti abbandonai l’idea, optai a mettere un visitatore dallo spazio che diventava amico di Cona. Ma anche lì non mi piacque e alla fine optai per buttar via l’idea. Ma non la storia. Anche nella bozza originale Cona aveva come amica Hatty. Inizialmente doveva essere marginale lei come suo fratello Cip (nome che scartai perché un po’ troppo stupido in favore di Ikki), ma mi affezionai così tanto al personaggio che decisi di creare una storia d’amore tra lei e Kona. Provai ad informarmi leggendo qualche racconto di genere rosa, ma personalmente li trovai noiosi. In compenso però scoprii un’altra cosa simile che si avvicinava di più alla mia idea. Ovvero i film di Bollywood. Vidi qualche pellicola girata in India e personalmente non mi dispiacquero, ok avevano dei momenti senso senza, ma trovavo trasmettevano più il senso di amore. Fui come folgorato dall’India, tanto che decisi di chiamare i miei personaggi (tranne due) con nomi indiani, presi dall’unico libro ambientato in quel luogo che lessi. Ovvero “Il Libro della Giungla”. Così nacquero: Rudar e Chipin (ovvero il nome dell’autore), Suan (da Messua la madre adottiva del cucciolo d’uomo), Ikki (dalla mangusta Rikki-Tikki-Tavi) e Hatty (da Hathy l’elefante). Kona invece viene da Conan il barbaro (in quel periodo ero fan delle sue opere) mentre Goeid è preso da Diego la tigre de l’Era Glaciale. Spero che il racconto vi sia piaciuto. Forse è stato un po’ troppo “sdolcinato”, c’era l’idea di mettere un rivale in amore, ma come detto questa era la mia prima volte e volevo andare su una storia semplice. Se ci sarà di nuovo l’occasione di scrivere un’altra storia d’amore potrei mettere un rivale. Ma ci vorrà un po’. Mi spiace solo che nei capitoli finali ho avuto problemi a pubblicarli in tempo. Un po’ per l’esame per essere assunto all’ASL e persino per la malattia. Ma almeno sono riuscito a finirlo prima della fine dell’anno. Dopo questo mi farò una lunga pausa e ricomincerò a scrivere forse a febbraio. Con questo buone feste a tutti, ed eccovi il trailer della prossima storia che ho già buttato giù il primo capitolo. Alla prossima.

  • “Che leggi? Un porno?” chiese un uomo al suo giovane compagno di cella.
    “No. È una storia d’amore, ambientata nella preistoria”.
    “Particolare, di solito l’ambientazione arriva fino al 1900. Ma ci sono scene hot?”.
    “No. Perché come ti ho detto non è un porno, ma una storia d’amore”.
    “Andiamo. Non si può dire storia d’amore senza un po’ di pornografia, non trovi?”.
    Il lettore guardò male il suo compagno.
    Poco dopo arrivò una guardia che aprì le porte della cella.
    “Avanti, Cyrus, la tua condanna è finita, puoi andare”.
    L’uomo chiuse il libro intitolato “Amori Primitivi”, prese le sue cose e poi andò via.
    “Che sonno il tuo compagno di cella, sembra bello che morto” scherzò la guardia chiudendo la cella, non notando però che da sotto le lenzuola stava colando del sangue.
    Appena fuori dal carcere Cyrus si guardò in giro, e notò una donna bionda che teneva in mano un cartello giallo con una scritta nera che diceva “Cyrus”.
    L’uomo sbuffò e si avviò verso l’auto.
    “Vicky, suppongo?”.
    “Supponi giusto, salta su”. Appena dentro Cyrus trovò nella zona passeggeri un altro uomo.
    “Piacere Isaac” disse lui stringendogli la mano.
    Subito partirono, e poco dopo cominciarono a suonare le sirene del carcere.
    “Che succede?” chiese Vicky.
    “Sospetto hanno trovato il mio compagno di cella morto”.
    “Hai ucciso il tuo compagno?” chiese Isaac.
    “Era un tipo fastidioso, non mancherà a nessuno”.
    “Ottimo, questo è un monito Vicky, cerca di non dar troppo fastidio” alle parole di Isaac la bionda Vicky sbuffò.
    “Allora Isaac, sono ancora interessato, parlami del colpo”.
    “Bene Cyrus, è tutto scritto qui” disse porgendogli una cartella.
    Cyrus l’aprì trovandoci dentro varie foto di una giovane donna.
    “Lei è Jane Whiteson, e se giochiamo bene le nostre carte, diventeremmo ricchi”.
    L’uomo guardò prima Isaac e poi Vicky. Nei loro occhi brillava una luce. Una luce folle ma allo stesso tempo lucida. Segno che era in corso un crimine ben architettato.

  • Sull’Isola Misteriosa, dove tutto è iniziato!

    Comunque è palese che Chipin se l’era inventato, visto che, il serpente prima e Goeid dopo, sono interventui per evitare una finaccia a Kona. La libellula doveva essere bella grossa per potare la bisaccia di Hatty.

    Commenti finali, dopo l’ultimo capitolo 🙂

    Ciao 🙂

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