Vita Da Commissario

Dove eravamo rimasti?

Scegli una espressioni seguenti: Certe coincidenze fanno pensare che le cose non accadano per caso (100%)

Nora

Il primo passo nella casa di Nora fu per Saverio il più significativo e doloroso.
Tante volte si era ritrovato varcando certe soglie, a confrontarsi con la morte o la vita di qualcuno, con tutto quello che ci stava in mezzo. Era un professionista, era corazzato di un superiore arbitrio certificato da un distintivo, era al sicuro, ma che colpo, che frustata era per l’uomo, per l’essere umano, cogliere, a volte, così, a freddo di un suo simile un’intima tragedia, per tradurla all’istante in pubblica miseria!
La padrona di casa cercò di entrare chiamando “Signorina Nora, signorina…” ma lui, doverosamente sgarbato, la chiuse fuori.
L’appartamento era dignitoso, meglio di quel che s’aspettasse. C’erano la luce di finestre aperte, e voci da un cortile, insieme a un insolente odore di fritto che saliva, senza invito. Non chiamò la ragazza, si augurava che la casa fosse vuota, anche se proprio quelle finestre aperte lo scoraggiavano.
Ispezionato alla meglio dappertutto si ritrovò davanti a una porta chiusa, l’ultimo diaframma che lo separava dalla verità; e allora senza star tanto a pensare l’aprì, e finalmente fu finita.
Nora stava, immobile, nella vasca da bagno. Era immersa nell’acqua fino al collo, inerme, e aveva gli occhi chiusi; lui, temendo il peggio, fece un passo; poi in un secondo… quelli si spalancarono come animati da una molla, lei cacciò un grido, e saltò su aggrappandosi alla tenda della doccia con la grazia al fulmicotone di un gatto; Saverio ebbe un colpo, tanto che girò le spalle, e reagì gridando più di lei: – Ehi, cazzo, buona!, sono un poliziotto!
Poi per un tempo immisurabile furono solo respiri, battiti di cuori accelerati, e rumori lontani dalla casa.
Lei non parlava, mentre lui, paziente, ne percepiva il movimento e il calore del corpo che usciva dalla vasca.
Il tempo normale riprese a scorrere solo quando Nora s’affacciò al suo fianco fasciata di un asciugamano che non bastava per coprirla tutta.
– Commissario!, che paura!
Sorrideva, ed esibiva sfrontata nel palmo della mano dei tappi di cera turgidi, modellati per le orecchie, che venivano a sciogliere nel banale, nel ridicolo, la tensione di un dramma.

Quello fu il loro primo vero incontro. Ne sarebbero venuti altri, anche se meno esplosivi.
Nora raccontò di sé; disse che era guardarobiera all’Artist bar di via Veneto, che lavorava dalle sette alle due, ogni sera, e condivideva l’alloggio con la sua amica scomparsa che invece, essendo impiegata in un albergo, usciva la mattina, molto presto.
– Ci siamo conosciute qui, per caso. Cercavamo un posto dove stare, e avevamo pochi soldi, così la signora ci ha proposto di condividere l’appartamento.
– Mi dica della scomparsa – disse Saverio.
– Eh, niente, non lo so. È uscita alla solita ora e non è più tornata. Non ha portato via niente…
– A parte il gatto…
– Il gatto? Oh no, Lillo è qui, è tornato. Era rimasto chiuso fuori, chissà come, e oggi è tornato.
– E dov’è adesso?
– Adesso? – disse lei guardandosi intorno – di sicuro si è nascosto: lo fa sempre quando in casa c’è qualcuno.
– Uhm, vero, lo fanno. E, succede spesso, sì insomma, ricevete delle visite…?
– Commissario! Certo che no! Che visite? Che sta pensando?
– Nulla, io non penso nulla. – E invece non le credeva del tutto. La donna emanava un pungente fascino selvatico, forse per via della testa e degli occhi troppo grandi visti così da vicino… Era attraente, bella, ma forse anche bugiarda. – Come si chiama la sua amica, e in che albergo ha detto che lavora?
– Non gliel’ho detto; lei si chiama Alina, Alina Correa, e l’albergo è il Torino Hotel.
– Ah, quello. È a un passo dal commissariato. Bene, ci farò un salto.
– Sì, la prego, a me non dicono nulla.
– È il loro dovere. Ma con me sarà diverso. Altro da aggiungere?
– Sì – disse lei – una cosa c’è, un poco strana. Quando è sparita Alina aveva con sé una pelliccia; era strappata nella fodera in un punto. “È stata colpa mia” mi ha detto, “devo farla riparare prima che la cliente la noti.”
– Una pelliccia? Uh! Altro?
– No.
– Bene. La lascio; tra poco deve andare…
– Sì, mi venga a trovare all’Artist bar. Lo sa che girano un film importante? “La Dolce Vita”.
– Ah, ancora Fellini! Ma ci crede che lui stesso mi ha invitato sul set? Ora a quanto pare ho un motivo in più per accettare.
*
Saverio uscì, voleva andare al Torino, prima però passò in ufficio. Sentì i suoi, e poi…
– Tu non vai in villa stasera – disse a Zaccaria – è una stronzata! E anche voi – intimò a Leoni e Attila Guzzi – niente trattoria. Interrogate piuttosto i vicini di casa del cameriere.

Riprese in mano le denunce, e stavolta le studiò per bene, visto che per scapicollarsi a salvare una donna che faceva il bagno non aveva letto niente.
Vide degli strani incroci di traiettorie, coincidenze… che però a guardar bene fanno indizi, e gli indizi fanno prove, e così via.
Uscì in strada. Faceva buio. Aggiustò il borsalino, accese il mezzo toscano, e andò con la mente a Nora.
“Avrei potuto guardarla, vederla nuda…, ora però di certo starei peggio!”

Saverio sceglie la sua strada

  • Obbedire al suo istinto (67%)
    67
  • Sorvegliare, provocare qualcuno (17%)
    17
  • Seguire le coincidenze e pazienza (17%)
    17
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56 Commenti

  • Ciao, Fenderman.
    Ti è mai capitato di pensare a posti in cui non sei mai stato, in tempi in cui non puoi essere mai stato e sentirli come ricordi? A me capita con le atmosfere degli anni ’60: nei miei “ricordi impossibili” rivedo ambienti arredati proprio come li descrivi tu. Mi pare di esserci pure, di sentire l’aria che doveva esserci allora, che non era la nostra, ne sono sicura. Questo per dirti che hai il dono di evocare ricordi, pensieri e immagini vive, che non sono solo parole, sono storie che paiono vissute.
    Il notaio sa, resterei con Leoni per capire cosa sa.
    Interessante la similitudine con la Cadillac e il fatto che, grazie alla moglie moderna, il notaio volpone si sia subito dotato di una bella segretaria algida che di nome fa Carmela.
    Ottimo, sempre.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie.
      …era proprio quello che volevo fare; ho scelto il crepuscolo degli anni ’50 quelli difficili in cui si era seminato il verde luminoso e forse irripetibile degli anni ’60. La figura romantica un poco consumata del commissario e dei suoi sbirri sono lì a rappresentare il sottile smarrimento di fronte a un mondo che cambia.
      Continuiamo dunque questa linea, il giallo è in fondo un pò un pretesto, e non a caso la storia si intitola “Vita da Commissario”.
      Continuiamo con un altro episodio il nostro piccolo viaggio in un mondo ahimè un pò perso.
      Ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao, la figura del notaio mi è molto famigliare, ce n’è sempre almeno uno in città/quartiere!!! La cosa più interessante del tipo, però, è solitamente la moglie!!! È una donna tutta casa e famiglia che sopporta le corna con stoicità (se si è la premier dame è tutto compreso nel prezzo), o è capace di reagire con violenza anche se in realtà non ce n’è motivo? Chi vivrà vedrà…
    Ah, ho apprezzato molto l’immagine dell’alpenstock scout che punzecchia la vipera!!!
    Ho votato per Saverio e Norma, magari qualcosina cominciamo a capirla!!! Alla prossima e buona domenica.

    • Ciao Isabella, il solito quadretto famigliare con lui arrivato e assente che tiene buona la moglie curiosa di novità, attiva ed esigente, pur di essere lasciato in pace…
      Vedremo come andare a concludere anche con il nostro bravo commissario che ha qualche idea in testa…
      Ciao, grazie!🌻🙋‍♂️

  • Questa volta non lo so: mi interessano tutte quindi faccio scegliere al caso… roll… roll… Saverio e Norma!

    Ciao! Il nostro giallo continua! Mancano tre capitoli alla fine e qualcosa si vede spuntare. Credo di essermi perso qualche indizio per strada ma la cosa continua ad appassionarmi.
    Bella l’idea della “copia siciliana” che sembra svedse: in “tinta” con i mobili 😛

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Uhm, non so se fidarmi di questo benefattore silenzioso che ammira la bellezza e la lascia ad altri così, senza batter ciglio. Qualcosa non torna o forse sono io a essere troppo sospettosa; l’animo umano ha tante sfaccettature e spesso virano al nero.
    Voto gli eventi che corrono, siamo al sesto episodio e ad arrivare in fondo è un niente.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Ciao, leggendo mi è venuto in mente il ritornello “Ho visto lei che bacia lui, che bacia lei che bacia me”, come ripetono gli psicologi in questi giorni, è inutile fare la crocerossina, sono solo guai!!! Comunque, vediamo cosa sta combinando questo notaio, e speriamo che il mix uomo-professionista riesca a vederci bene in unla situazione così complicata!!!
    Ho votato per il notaio, anche se ero stuzzicata anche dalle spiegazioni di Nora!!! Alla prossima.

  • E ora? E ora tocca al Notaio 🙂

    Ciao! Dialogo infruttuoso eppure c’è un che di vero. Ho l’impressione che questo cameriere sia sia vittima che carnefice, se mi passi i termini. E Nora, probabilmente, ne sa più di tutti, anche se le manca il quadro completo.
    Il Commissario in lotta tra umano e poliziotto ha sempre il suo fascino e di solito vince quando “le due parti” vanno d’accordo. Od almeno così la penso io 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Devo ammettere che leggendo con ritardo (per colpa mia assolutamente), faccio fatica a tenere traccia degli indizi e, pertanto, mi baso sul capitolo che leggo di volta in volta. Qui trovo quello che spesso sento dire a proposito dell’investigazione e di come sia cambiata nel tempo: oggi si dà molto peso alla tecnologia, alla scienza e, ahimé, ai processi così detti mediatici. Un tempo l’investigazione si basava molto sulle capacità deduttive di chi investigava, sulle “risorse umane” che ruotavano intorno all’indagine (parenti delle vittime, conoscenti, informatori e testimoni). Non starò qui a dire cosa è meglio e cosa no, ma questo capitolo ritrae con accuratezza il metodo investigativo di un tempo. La moglie Anna mi fa pensare (ancora) a Schiavone con Marina, anche se in questo caso si tratta di un ritratto nostalgico di una quotidianità senza clamori, senza fantasmi, solo semplice convivenza con un dolore che si è fatto ricordo dolce e abitudinario. Bravo, cos’altro ti posso dire?
    Voto la visione dall’armadio, perché siamo a metà e non si può sapere tutto, ma forse a guardar meglio…

    Alla prossima!

    • Ciao, grazie. E sì, meglio non farla tanto complicata coi gialli a puntate, ormai ho imparato. Un giallo di settanta o quasi anni fa è una sfida, è una gioia! Se pensi a come il mondo sia cambiato, stravolto in questi anni… il mio modello è ancora più in là e di molto rispetto a Schiavone. Penso a Maigret, e alla sua dolce compagna, penso a Pietro Germi e il suo “pasticciaccio brutto”, e la cosa mi riconcilia col racconto. Peccato che il sito stia veramente ai minimi termini, non ci sono più gli autori che c’erano, nessuno legge, e molte storie sono, purtroppo, (almeno secondo me) illegibili.
      Comunque grazie per esserci ancora nonostante tutto. Ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Devo ammettere che leggendo con ritardo (per colpa mia assolutamente), faccio fatica a tenere traccia degli indizi e, pertanto, mi baso sul capitolo che leggo di volta in volta. Qui trovo quello che spesso sento dire a proposito dell’investigazione e di come sia cambiata nel tempo: oggi si dà molto peso alla tecnologia, alla scienza e, ahimé, ai processi così detti mediatici. Un tempo l’investigazione si basava molto sulle capacità deduttive di chi investigava, sulle “risorse umane” che ruotavano intorno all’indagine (parenti delle vittime, conoscenti, informatori e testimoni). Non starò qui a dire cosa è meglio e cosa no, ma questo capitolo ritrae con accuratezza il metodo investigativo di un tempo. La moglie Anna mi fa pensare (ancora) a Schiavone con Marina, anche se in questo caso si tratta di un ritratto nostalgico di una quotidianità senza clamori, senza fantasmi, solo semplice convivenza con un dolore che si è fatto ricordo dolce e abitudinario. Bravo, cos’altro ti posso dire?
    Voto la visione dall’armadio, perché siamo a metà e non si può sapere tutto, ma forse a guardar meglio…

    Alla prossima!

  • Ciao, la domanda che mi frulla per la testa? I dépliant sono stati portati in commissariato per sviare le indagini o perché veramente Alina se ne è andata visto l’aria pesante? Chi vivrà vedrà!!! E speriamo nel metodo “gatto”!!!
    Ho votato per l’armadio, dall’alto si vede sempre meglio!!! Alla prossima e buon fine settimana.

  • È salito sull’armadio, vede qualcosa, ma non capisce niente. Voto questa perché mi ha fatto ridere 🙂

    Ls vicenda si infittisce ma il bandolo della matassa è ancora lontano. Vediamo dove ci portano le indagini 🙂

    Ciao 🙂
    PS: la “comparsa” di Anna è stata molto carina 🙂

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