Vita Da Commissario

Dove eravamo rimasti?

A che pensa il "bravo commissario"? È salito sull'armadio, vede qualcosa, ma non capisce niente. (100%)

Il puzzle

In certi mestieri, quelli in cui persone si occupano di altre persone, la professionalità sovente cede il passo al sentimento, all’umanità, e non sempre quel che ne viene è un bene.
A tal proposito, Francesco Saverio Balla quando Orazio Zaza, il cameriere sparato fu davanti a lui si ripeté il solito comandamento: “Attento, sei un poliziotto, e un poliziotto si deve sempre distinguere dall’uomo, deve scindere la propria natura e ragionare per mestiere.”
Il cameriere, sottratto ai quotidiani adempimenti e convocato d’urgenza, era un onesto cittadino in pericolo, o un mistificatore? A guardarlo gli pareva un pollo spennato, di quelli che in un pollaio si notano subito, per la pena che fanno. Nei suoi occhi vaghi tuttavia c’era un che di indolente e di insolente, che rimandava a certi teppistelli di borgata, ladri e scippatori dall’aspetto fintamente ingenuo, capaci di sembrare innocui, anche se erano efficienti mascalzoni, micidiali come cobra.
Saverio si chiedeva: “Che pensa? Che si aspetta da me; mi teme o vuole infinocchiarmi, vuole aiuto o semina chiodi sulla mia strada?

Balla il poliziotto contro Balla l’uomo: ogni volta era una battaglia poiché là dove la fredda analisi e la concretezza del giudizio sono presidi irrinunciabili si imponeva tecnica e distacco, e lui invece conservava strani tratti di umanità. Abbiamo già capito che il lavoro lo assorbiva ma lo disturbava, che mirava al riposo eppure appena poteva andava in ufficio; che il suo metodo, la via che seguiva era soprattutto quella dell’intuito, dell’istinto, che il suo principale consulente era una compagna-moglie fatta d’aria, confinata da una volontà superiore nei ricordi, una che lui si ostinava a considerare ancor viva e presente, capace di intrufolarsi ancora tra di noi.
Le persone che incontrava durante le indagini erano persone, tali le considerava, stentava a vederle come tessere di un mosaico delittuoso, pezzi inanimati dei quali interessa solo il contorno e l’incastro, e non la sostanza. In più, facilmente dimenticava l’ombrello, le chiavi di casa, i nomi, i cognomi, ma quello che leggeva negli occhi, nelle rughe, nei gesti rivelatori della gente restava.

Orazio Zaza tornò a raccontare dello sparo in caso sua, ma disse anche del notaio Maffei e di Alina, gli costò fatica, anche se non parlò in termini di una possibile relazione con lui o fra loro.
Quello che ne ricavò Saverio fu un’impressione sfocata; quell’uomo dunque li conosceva entrambi, entrava nella trama di una possibile storia, e vi si accomodava facilmente, era la tessera giusta al posto giusto. Insomma, il suo racconto forniva un credibile aggancio per arrivare a una ipotesi investigativa concreta; eppure, non mostrava di avere il passo del cattivo, era una pedina, un satellite, un comprimario; magari addirittura una vittima.
– Ho conosciuto Alina al Torino. – aveva detto quello – Nel vederla, mi creda, mi sono subito detto che il mondo è una vera merda, scusi il termine. Ha visto le sue foto? È bella o no? E quelle non le rendono giustizia.
– Uhm, una merda ha detto – lo aveva incalzato Saverio che sembrava sovrappensiero – una merda perché?
– Come perché? Perché le tocca fare la serva e merita ben altro. Commissario, io non sono nessuno ma le giuro che ho provato per lei un sentimento immediato di amore e rabbia, l’ho frequentata per un pò e, confesso, quando qualcuno che conta, uno che poteva darle molto, si è fatto avanti con lei non mi sono opposto…
– Capito, capito. Dunque lei sarebbe un… come dire: una specie di missionario, giusto?
– Pensi quello che vuole, io non pretendo di essere creduto, ma lei mi ha chiesto la verità e io quella dico.
Saverio guardò al maresciallo Leoni che aveva assistito al colloquio. Quello annuì: s’era fatto un passo avanti… Nulla era spiegato, ma c’erano le tessere, anche se non la soluzione del puzzle.
Un aiuto venne da Norma che, seduta in corridoio aveva spiato l’arrivo del cameriere e lo aveva riconosciuto come un amico di Alina; uno a proposito del quale l’aveva sentita dire una volta: “Devo salvarlo”.
– Salvarlo? – chiese Saverio – Salvarlo da cosa?
– Salvarlo da chi commissario – disse lei – da chi, non da cosa.
– Curioso – ironizzò lui – lui vuole salvare lei che vuole salvare lui… È talmente assurdo che potrei crederci davvero. – Spostò lo sguardo dalla donna al soffitto grigio come in cerca di ispirazione, poi aggiunse a sorpresa:
– Mi dica cosa ne pensa lei.
– Io? Ora che siamo in questa situazione, oltre a quello che le ho già detto direi che nelle vesti di salvatrice Alina non ce la vedo, e nemmeno quell’uomo mi sembra particolarmente attrezzato. Se sentivano la necessità di salvarsi a vicenda, forse era perché avevano un nemico comune…
– Uh, brava, il notaio.
– Il notaio?
– Sì, uno, un tale che conoscevano entrambi. Ma, a proposito: lei non l’ha mai sentita parlare di lui? Si chiama Maffai, Matteo Maffai.
La donna ebbe un attimo di indecisione, poi prese fiato, ingoiò saliva e disse piena di meraviglia:
– Matteo!? Che c’entra Matteo?

E ora

  • Nora spiega, o almeno prova (0%)
    0
  • Gli eventi corrono (33%)
    33
  • E ora tocca al notaio (67%)
    67
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71 Commenti

  • Alla fine, in un tripudio al profumo di soffritto, l’amore trionfa!
    Ottimo finale, Fenderman.
    Tutto torna, tutto si spiega e ho anche collegato gli avvenimenti che, lungo il tragitto, ho letto a distanza e faticavo a mettere insieme. Hai capito Zaza, che delinquente! Ci credo che la poverina si nascondeva. E per la serie: nulla è come sembra, anche il povero Maffai, in fondo, è un povero diavolo che tenta di aiutare, un pasticcione buono, insomma.
    Bene, immagino che tu abbia già in mente una nuova storia. Io sto tentando disperatamente di rimettermi a scrivere, ho già anche la scaletta, ma mi manca l’energia mentale (e non solo) per attaccare sul serio. Temo di fare come a Gennaio, e di impiegare mesi per terminare una storia che richiederebbe al massimo qualche settimana.
    Ma adesso ti saluto e ti auguro il Miglior Natale Possibile! Tanti auguri, con soffritto o senza, a tuo piacimento! 🎄🎄🎄

  • Ciao, che Shakespeare mi perdoni, ma oserei dire “tanto rumore per quasi nulla”!!! Come dice il mio conterraneo Marco Paolini, se ti fermi a osservare la vita è commedia dell’arte pura e a volte quasi inarrivabile!!!
    E a proposito di commedia dell’arte involontaria, cosa significa confudi?
    Alla prossima e se non scrivi prima di Natale, buone feste a te e famiglia.

  • Quindi alla fine era tutto un teatrino ai danni, si fa per dire, di Zaza; per evitare che facesse danni più gravi hanno tirato su mari e monti e fatto un casino ma alla fine hanno raggiunto più o meno l’obbiettivo. Merito anche di Saverio che ha l’istinto giusto e la testa a posto.

    Per il resto continua a stupirmi la tua bravura con i gialli, portando avanti personaggi subito visibili in poche parole.

    A rileggerci alla prossima storia e Buon Natale e Buon Anno.

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    A quanto pare (forse) c’è sotto un giro strano e poco pulito, ma chissà… forse no. Non resta che arrivare alla conclusione per scoprirlo. Magari con un finale surreale…
    Riflessioni di un uomo che ancora può innamorarsi, forse, più che di altro, della vita.
    Buon proseguimento. Se non ci di legge prima: BUON NATALE!💫

    • Eccovi qua col finale, lasciamo gli anni cinquanta e la nostalgia di un tempo sicuramente difficile ma fascinoso e carico di atmosfere.
      Torniamo a oggi, con un sito che era, e rischia di non essere più un luogo di incontri fra amici che credono nella grandezza delle cose costruite insieme.
      Grazie ancora, ti auguro buone feste e spero (davvero) di tornare a combattere con voi, ancora, la guerra dei cinquemila.
      Ciao
      🙋‍♂️🌻

  • Ciao, siamo già alla fine, non ci credo!!! La sorpresa “dietro l’angolo” sembra succulenta, quell’accennare ma non dire stuzzica la curiosità!!!
    Ho votato per il finale surreale, è quello che mi piace di più, spero che qualcuno nel frattempo elimini la parità!!! Alla prossima e buon fine settimana.

  • Ciao, Fenderman.
    letto d’un fiato. Tutto si unisce per creare un concerto di immagini chiare che riportano indietro nel tempo. L’olivare con il secchio verde e i gioielli verdi, sembra una ripetizione e invece è un doppio tocco di colore che rafforza la scena che volevi, immagino, mostrare.
    Il marmittone… mi ricorda i vecchi film all’italiana e mi ha fatto immedesimare in Leoni, avanti con gli anni rispetto ai colleghi giovani, che pedina la donna. Chissà che nascondono tutti, chissà che nasconde anche Norma, che prima pareva strana e non così bella, e ora pare essere ragione di vita per il vecchio commissario.
    Vada per le sorprese, speriamo che servano a riportare a casa la ragazza e che non facciano troppo male.

    Alla prossima!

  • Ciao, scusa il ritardo, ma avevo un progetto urgente e irrimandabile da seguire!!! Non so, c’è qualcosa che mi puzza, nel senso che qualcuna non la sta raccontando davvero giusta!!! Non mi resta che aspettare e vedere…
    Ho votato per le sorprese, quelle sono brave (e soprattutto contente) a complicare la situazione!!! Alla prossima.

  • Ciao, Fenderman.
    Ti è mai capitato di pensare a posti in cui non sei mai stato, in tempi in cui non puoi essere mai stato e sentirli come ricordi? A me capita con le atmosfere degli anni ’60: nei miei “ricordi impossibili” rivedo ambienti arredati proprio come li descrivi tu. Mi pare di esserci pure, di sentire l’aria che doveva esserci allora, che non era la nostra, ne sono sicura. Questo per dirti che hai il dono di evocare ricordi, pensieri e immagini vive, che non sono solo parole, sono storie che paiono vissute.
    Il notaio sa, resterei con Leoni per capire cosa sa.
    Interessante la similitudine con la Cadillac e il fatto che, grazie alla moglie moderna, il notaio volpone si sia subito dotato di una bella segretaria algida che di nome fa Carmela.
    Ottimo, sempre.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, grazie.
      …era proprio quello che volevo fare; ho scelto il crepuscolo degli anni ’50 quelli difficili in cui si era seminato il verde luminoso e forse irripetibile degli anni ’60. La figura romantica un poco consumata del commissario e dei suoi sbirri sono lì a rappresentare il sottile smarrimento di fronte a un mondo che cambia.
      Continuiamo dunque questa linea, il giallo è in fondo un pò un pretesto, e non a caso la storia si intitola “Vita da Commissario”.
      Continuiamo con un altro episodio il nostro piccolo viaggio in un mondo ahimè un pò perso.
      Ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao, la figura del notaio mi è molto famigliare, ce n’è sempre almeno uno in città/quartiere!!! La cosa più interessante del tipo, però, è solitamente la moglie!!! È una donna tutta casa e famiglia che sopporta le corna con stoicità (se si è la premier dame è tutto compreso nel prezzo), o è capace di reagire con violenza anche se in realtà non ce n’è motivo? Chi vivrà vedrà…
    Ah, ho apprezzato molto l’immagine dell’alpenstock scout che punzecchia la vipera!!!
    Ho votato per Saverio e Norma, magari qualcosina cominciamo a capirla!!! Alla prossima e buona domenica.

    • Ciao Isabella, il solito quadretto famigliare con lui arrivato e assente che tiene buona la moglie curiosa di novità, attiva ed esigente, pur di essere lasciato in pace…
      Vedremo come andare a concludere anche con il nostro bravo commissario che ha qualche idea in testa…
      Ciao, grazie!🌻🙋‍♂️

  • Questa volta non lo so: mi interessano tutte quindi faccio scegliere al caso… roll… roll… Saverio e Norma!

    Ciao! Il nostro giallo continua! Mancano tre capitoli alla fine e qualcosa si vede spuntare. Credo di essermi perso qualche indizio per strada ma la cosa continua ad appassionarmi.
    Bella l’idea della “copia siciliana” che sembra svedse: in “tinta” con i mobili 😛

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Uhm, non so se fidarmi di questo benefattore silenzioso che ammira la bellezza e la lascia ad altri così, senza batter ciglio. Qualcosa non torna o forse sono io a essere troppo sospettosa; l’animo umano ha tante sfaccettature e spesso virano al nero.
    Voto gli eventi che corrono, siamo al sesto episodio e ad arrivare in fondo è un niente.
    Buona giornata e alla prossima!

  • Ciao, leggendo mi è venuto in mente il ritornello “Ho visto lei che bacia lui, che bacia lei che bacia me”, come ripetono gli psicologi in questi giorni, è inutile fare la crocerossina, sono solo guai!!! Comunque, vediamo cosa sta combinando questo notaio, e speriamo che il mix uomo-professionista riesca a vederci bene in unla situazione così complicata!!!
    Ho votato per il notaio, anche se ero stuzzicata anche dalle spiegazioni di Nora!!! Alla prossima.

  • E ora? E ora tocca al Notaio 🙂

    Ciao! Dialogo infruttuoso eppure c’è un che di vero. Ho l’impressione che questo cameriere sia sia vittima che carnefice, se mi passi i termini. E Nora, probabilmente, ne sa più di tutti, anche se le manca il quadro completo.
    Il Commissario in lotta tra umano e poliziotto ha sempre il suo fascino e di solito vince quando “le due parti” vanno d’accordo. Od almeno così la penso io 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Devo ammettere che leggendo con ritardo (per colpa mia assolutamente), faccio fatica a tenere traccia degli indizi e, pertanto, mi baso sul capitolo che leggo di volta in volta. Qui trovo quello che spesso sento dire a proposito dell’investigazione e di come sia cambiata nel tempo: oggi si dà molto peso alla tecnologia, alla scienza e, ahimé, ai processi così detti mediatici. Un tempo l’investigazione si basava molto sulle capacità deduttive di chi investigava, sulle “risorse umane” che ruotavano intorno all’indagine (parenti delle vittime, conoscenti, informatori e testimoni). Non starò qui a dire cosa è meglio e cosa no, ma questo capitolo ritrae con accuratezza il metodo investigativo di un tempo. La moglie Anna mi fa pensare (ancora) a Schiavone con Marina, anche se in questo caso si tratta di un ritratto nostalgico di una quotidianità senza clamori, senza fantasmi, solo semplice convivenza con un dolore che si è fatto ricordo dolce e abitudinario. Bravo, cos’altro ti posso dire?
    Voto la visione dall’armadio, perché siamo a metà e non si può sapere tutto, ma forse a guardar meglio…

    Alla prossima!

    • Ciao, grazie. E sì, meglio non farla tanto complicata coi gialli a puntate, ormai ho imparato. Un giallo di settanta o quasi anni fa è una sfida, è una gioia! Se pensi a come il mondo sia cambiato, stravolto in questi anni… il mio modello è ancora più in là e di molto rispetto a Schiavone. Penso a Maigret, e alla sua dolce compagna, penso a Pietro Germi e il suo “pasticciaccio brutto”, e la cosa mi riconcilia col racconto. Peccato che il sito stia veramente ai minimi termini, non ci sono più gli autori che c’erano, nessuno legge, e molte storie sono, purtroppo, (almeno secondo me) illegibili.
      Comunque grazie per esserci ancora nonostante tutto. Ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Devo ammettere che leggendo con ritardo (per colpa mia assolutamente), faccio fatica a tenere traccia degli indizi e, pertanto, mi baso sul capitolo che leggo di volta in volta. Qui trovo quello che spesso sento dire a proposito dell’investigazione e di come sia cambiata nel tempo: oggi si dà molto peso alla tecnologia, alla scienza e, ahimé, ai processi così detti mediatici. Un tempo l’investigazione si basava molto sulle capacità deduttive di chi investigava, sulle “risorse umane” che ruotavano intorno all’indagine (parenti delle vittime, conoscenti, informatori e testimoni). Non starò qui a dire cosa è meglio e cosa no, ma questo capitolo ritrae con accuratezza il metodo investigativo di un tempo. La moglie Anna mi fa pensare (ancora) a Schiavone con Marina, anche se in questo caso si tratta di un ritratto nostalgico di una quotidianità senza clamori, senza fantasmi, solo semplice convivenza con un dolore che si è fatto ricordo dolce e abitudinario. Bravo, cos’altro ti posso dire?
    Voto la visione dall’armadio, perché siamo a metà e non si può sapere tutto, ma forse a guardar meglio…

    Alla prossima!

  • Ciao, la domanda che mi frulla per la testa? I dépliant sono stati portati in commissariato per sviare le indagini o perché veramente Alina se ne è andata visto l’aria pesante? Chi vivrà vedrà!!! E speriamo nel metodo “gatto”!!!
    Ho votato per l’armadio, dall’alto si vede sempre meglio!!! Alla prossima e buon fine settimana.

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