Vittime innocenti -II parte

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: Kendra aveva ragione: è stato proprio il fratello di Paolo Scott a rapire Marta e a tenerla in quel capanno. (67%)

Roulette russa.

-Promettimi che non mi accadrà nulla-.

Fu questa l’unica condizione di Paolo quando, in una mattina di inizio inverno, lo convinsi a diventare un mio informatore.

In realtà “convincerlo” non è poi il termine adatto: aveva già scelto di uscire da quel mondo che aveva finito con il divorarlo riuscendo quasi ad uccidere la persona che era un tempo.

La nostra relazione sentimentale non era poi stata molto longeva, ma continuammo a tenerci in contatto prima che scegliessimo due strade opposte che mai si sarebbero dovute incontrare ma, per quanto possiamo sforzarci di programmare ogni singolo evento della nostra vita, ci sarà sempre un ingranaggio fuori posto che renderà vana tutta la nostra fatica.

-E cosa accadrà a Luigi?- continuò formando un pugno con le mani e soffiandoci dentro.

Paolo e il fratello, più piccolo di due di sette anni, avevano vissuto in simbiosi dal giorno in cui la madre decise di valicare la soglia di casa per non farvi più ingresso; il padre si occupò di loro per un po’, poi lasciò che l’alcol e il gioco d’azzardo diventassero i propri migliori amici.

Sapevo quanto i due fratelli fossero legati e ne stavo nuovamente avendo la prova: era a lui che Paolo pensava poco prima di siglare il nostro accordo, a quel fratello che mai avrebbe pensato di abbandonare.

Allora perché era arrivato a compiere quell’estremo gesto?

Avevo lottato affinché la mia mente si rifiutasse di accettare la verità, ma gli avvenimenti delle ultime settimane mi avevano costretta ad abbattere quel muro: era colpa mia se Paolo era arrivato a tanto.

Gli avevo promesso che avrebbe ricevuto la mia assistenza qualora fosse finito dentro, ma il suo ultimo arresto ebbe luogo proprio quando io non ero in servizio, quando quell’auto che mi aveva investita aveva anche fermato il battito di quel bambino che mi aveva lasciato delle ferite ancóra e sanguinanti.

Paolo aveva cercato di contattarmi, ma io lo liquidai con un semplice “ci penserò dopo” che aveva fatto crollare quel rapporto di fiducia tra noi.

Agli altri avevo detto che Probabilmente avesse capito che non sarebbe uscito così velocemente come pensava, ma avevo taciuto che avessi dovuto essere io a farlo uscire da quel luogo come avevo già fatto in precedenza.

Aveva l’impressione che qualcuno si fosse reso conto del suo doppio gioco?

Non saprò mai la verità.

Sapevo cosa sarebbe successo entrando in quel capanno, ma era in ballo la vita di una ragazzina.

Giunsi sul luogo e notai immediatamente la presenza dell’auto del fratello di Paolo e compresi che le mie supposizioni fossero fondate.

Aprendo la portiera dell’auto quasi rimpiansi di non aver permesso alla mia squadra di seguirmi, ma quel pensiero mi abbandonò presto: nessuno, oltre me, doveva essere messo in pericolo.

Con il cuore in gola abbandonai la pistola sul sedile del passeggero e già sapevo cosa avrebbe detto Edoardo quando sarebbe giunto sul posto: mi avrebbe maledetta per essere stata disarmata, ma probabilmente non avrebbe potuto sfogarsi direttamente su di me.

La verità è che volevo punirmi, ed affrontare  disarmata l’uomo al quale avevo portato via la sua intera vita era il modo migliore per farlo.

Camminai sul terreno fangoso portandomi a poche decine di passi dalla porta del casolare, ma questa iniziò ad aprirsi e dall’oscurità sbucò la sagoma di un ragazzo che nella mia mente era ancora un bambino.

Deglutii quando mi accorsi della pistola che teneva stretta tra le mani.

-Sono disarmata- riuscii a dire riprendendo il controllo di me stessa, ma quella pistola era ancora pericolosamente puntata su di me.

Lui rimase fermo prima di rispondermi, ma non smise mai di tenere i suoi occhi fissi su di me.

-Entra- sentenziò poi, ed io iniziai a contare i passi che mi separavano dalla fine di tutto.

Percependo la presenza del fratello di Paolo dietro di me, Fu Marta la prima cosa che vidi quando entrai.

-Stai bene?- riuscii a chiederle, e quando la guardai negli occhi rividi la stessa luce che ero abituata a vedere nei miei.

Intravidi la sua testa spostarsi dall’alto al basso prima di ritrovarmi accanto a lei.

Non potevo permettere che il panico si impadronisse di me: Marta era lì, non potevo deluderla.

-Prometto che ti farò uscire da qui- le sussurrai stringendole la mano, e lei ricambiò la stretta

-Io mi fido di te.- mi rispose poi, e la sua voce mi arrivò dritta al cuore.

Poi l’uomo si avvicinò a noi e il mio corpo venne percorso da dei brividi che non ricordai di aver mai provato in precedenza quando udii quelle parole.

-Hai mai giocato alla Roulette russa?-.

Categorie

Lascia un commento

40 Commenti

  • A me sembra proprio una fine prima parte… a quando la seconda? 🙂

    Immaginavo che doveva essere qualcosa di terribile che era accaduto, ma non mi aspettavo una mancanza così profonda da parte di Kendra. Avrei pensato più ad un qui pro quo.

    Comunque avrei preferito che non fosse stato il fratello da solo 😉

    Ciao 🙂
    PS: ho letto anche il capitolo completo.

    • Ciao!
      Sì, effettivamente l’idea è quella di continuare con una seconda parte, ma non so dirti con certezza quando potrebbe uscire: per il momento non credo di aver il tempo sufficiente per dedicarmi bene a questo “progetto”, quindi preferisco continuare a rimanere qui su TI come lettrice -chissà, magari potrebbe venirmi qualche altra idea in mente 😂-
      A breve, comunque, lasserò sulla tua storia.
      A presto!
      -Ross-

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi