Cane Pazzo

Dove eravamo rimasti?

Chi se lo sarebbe immaginato? Lui (100%)

Tracce di lei!

E poi BANG le pareti tremarono, fuori un tizio per strada scivolò su qualcosa di viscido, cadde e si ruppe una caviglia e noi sgusciammo via come vermi in due direzioni opposte e lei rimase ferma lì facendo: “oooooh oooooh oooooh mi è piaciuto, mi è piaciuto, mi è piaciuto, brutto sporco schifoso” poi fece dietro-front e corse in bagno chiudendo la porta. Andai in cucina, presi lo strofinaccio dei piatti, mi pulii. Trovai altre due birre. Mi accesi una sigaretta. 

Lei uscì, più bella che mai, riluceva, era incandescente, era bella per davvero, potevi dirlo forte, era bella sul serio. Bevevo la birra e la guardavo mentre nessuno dei due spiccicava parola. Le accesi una sigaretta. Poi mi scappò da pisciare. Andai in bagno, chiusi la porta, piasciai, tirai la corda, mi lavai le mani, andai di là, e lei era… sparita. In un lampo. Nemmeno un saluto. Niente. Guardai la sedia dove si era seduta. La bottiglia di birra sul pavimento. No, era successo davvero. Sì, poi trovai un suo orecchino. Verde. Solo uno. Se ne trova sempre solo UNO. Chissà perché? Ma mai un orecchino come quello. 

Scolai la birra, uscii. Faceva freddo. In tutta San Vitale era sempre la solita storia. Gente barricata in casa. Dietro le porte, dietro le finestre. Tutti con i loro averi, le loro famiglie, le loro follie, i conti bancari, le chiavi della macchina, con le facce da coglioni, e le loro belle costipazioni.

Guardai verso nord dove mi immaginavo vivesse con qualche bravo tizio intellettuale che usava solo parolone dense di significato; certi tipi si beccano automaticamente quel genere di pupe, invece il massimo che poteva succedere a uno come me era di vederne una in video sul telefono. Presi l’orecchino, l’orecchino verde, e lo scagliai verso nord, con rabbia, in alto, nel cielo buio, scomparve oltre il cono di luce al neo di Lungadige un isolato più a nord e dissi: “Ecco piccola, ti restituisco il tuo orecchino e la tua vita e tutto il resto, piccola, piccola. Ma ti ringrazio per la splendida scopata da dieci e lode”. 

Poi ritornai in casa, trovai la sua birra ancora intonsa, la presi, e la bevvi bevvi bevvi. Cercai il telefono mi sedetti sulla SUA sedia e cominciai ad analizzare le mie notifiche, e poi trovai un lungo capello rosso, un capello lunghissimo sul bracciolo della sedia e lo raccolsi e ne avvicinai l’estremità alla sigaretta, sfrigolava e si ritraeva fumando molto delicatamente. Spinsi la sigaretta in alto fino a quando non fu del tutto bruciato eccetto che per un pezzetto che avevo tra le dita che poi misi nel posacenere e bruciai come il resto.

Bernardo Sòla. Scrittore intramontabile. Amatore intramontabile. Non puoi più tornare indietro. Ormai è troppo tardi. Mi diedi da fare con la birra.

Quale genere ti aspetti nella prossima storia?

  • Poesie (0%)
    0
  • Drammatico (50%)
    50
  • Eros (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

7 Commenti

  • Ciao Sola,
    woah mi piace tantissimo il tuo ripetere nello scrivere, catapulta il lettore nell’estasi del personaggio, nel suo stupore più puro.
    Molto brutale il racconto, la si percepisce perfettamente quella ruvida barba e l’odore di birra.
    Per questo ho optato per il drammatico. Il tuo personaggio è un uragano, secondo me è su delle note drammatiche che può sprigionare il suo potenziale. Ma è una mia opinione.
    Buon lavoro 🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi