Hai mai factor un capodanno senza luci?

Dove eravamo rimasti?

il corno rilasciò una potenza tale da...? venire cataputlato nuovamente in un altro periodo storico (50%)

Mamma li turchi!

Evodio fece come il generale gli disse: lo suonò ed in seguito lo ruppe, ma al momento della rottura il corno rilasciò una potenza tale da generare un vortice, imponente, che attirò Evodio portandolo al suo interno.

La forza del vortice era immensa ed Evodio si ritrovò in pochi secondi avvolto dalla corrente travolgente del vortice, che lo portò ad una pagina di caricamento glichata, dove vide tutti gli avvenimenti storici antecedenti a quel momento fino al 4 aprile del 1453.

Evodio dopo lo strano caricamento si trovò immerso in un panorama, quasi desertico, in una giornata afosa e calda. Per rinfrescarsi Evodio aprì l’inventario ma non trovo nulla all’interno di esso. Il ragazzo  assetato e con un effetto di nausea lv. 5 che lo rese debole, lento e con visibilità limitata, si mise a camminare per cercar aiuto e capire dove fosse finito.

Dopo numerosi passi e molta fatica Evodio, inciampò nelle corde di una carovana cadendo nella calda sabbia, attirando così l’attenzione del capo carovana che lo aiutò ad alzarsi. Il capo carovana si presentò dicendo di chiamarsi  Giorgio e di essere in viaggio dalla sua città Merotropia, che  stava affrontando una brutta crisi economica, verso una maestosa città, poco lontano da loro.

Giorgio notò le pessime condizioni di Evodio, per aiutarlo gli diede un potente medicinale che gli fece passare velocemente gli effetti che acquisì durante il teletrasporto. Dopo che Evodio guarì dagli effetti, chiese a Giorgio le indicazioni per la maestosa città citatagli poco prima. Giorgio spiegandogli che la tratta per arrivare alla città era pericolosa, gli propose di unirsi a lui, per arrivare sano e salvo alla meta.

In lontananza Evodio avvisto la città di cui Giorgio parlava, aveva mura altissime tanto che se riuscivi ad arrampicarti sulle tipiche sporgenze a forma di zoccolo di gnu, non riuscivi né a scendere e né a salire.

Era la maestosa città di Costantinopoli.

Arrivò sera, Evodio e Giorgio stanchi per il lungo viaggio, entrarono finalmente nelle mura della città di Costantinopoli decisero di trovare ristoro in una locanda nella famosa città, dove trovarono un clima sereno e festoso.                                                  

Gli abitanti della città e clienti della locanda, come segno di benvenuto, iniziarono a portare doni e cibo in grandi quantità al ragazzo, che ne approfittò per riempire il suo l’inventario.

Evodio attiro l’attenzione di tre ragazzi con i quali divenne subito amico di quest’ultimi: Eldra, un’aspirante tessitrice, Bramwell figlio di una famiglia di potenti intellettuali e Zelthar, un’artigiana. I quattro amici passarono la notte e tutto il giorno seguente a mostrare a Evodio, la città, ogni piccolo vicolo, pertugio, che la essa offriva. Lo portarono anche a vedere la cattedrale di Santa Sofia, una struttura architettonica e religiosa invidiata da tutto il mondo antico.

Il giorno seguente gli amici, una volta svegliati notarono un clima diverso dai giorni precedenti, un clima di terrore, di angoscia. Le strade erano deserte, l’unica parte popolata della citta erano le mura e i torrioni che brulicavano di soldati bizantini.

Prima che i quattro avventurieri potesse capire la situazione porgersi delle domande, vennero fermati da un drappello di soldati, che gli ordinarono di andarsi a rifugiarsi in un luogo sicuro.

Bramwell, chiese ai soldati perché le strade fossero deserte e perché dovessero trovare un luogo sicuro. Il capitano del drappello, lo fisso con aria perplessa, e disse che vennero avvistati dei turchi che si dirigevano verso la città, con l’intenzione di conquistarla, Bramwell, Evodio e Eldra impauriti decisero di scappare per cercare rifugio, ma furono fermati da Zelthar che con aria orgogliosa chiese al capitano cosa potessero fare per aiutare. Il capitano pensò bene alla proposta fatta dalla ragazza, e con un po’ di angoscia, accettò, disse ai quattro amici di andare a est della città, dove avrebbero trovato una capanna, dove all’interno di essa c’era uno strano osso, che in seguito avrebbero dovuto infiammare con una torcia, per far apparire delle armi leggendarie.

I ragazzi si recarono a est della citta entrarono nella capanna e diedero fuoco allo strano osso, una vertebra di moffetta.

Un bagliore gli avvolse e davanti ai loro occhi apparve Pdor, l’antico saggio della città. Il saggio appena evocato mostrò ai ragazzi le tre armi leggendarie, che avrebbero potuto usare per difendere Costantinopoli.

L’arco dorato, un’arma usata da molti generali, con una forza micidiale, la spada templare utilizzata durante le crociate per liberare la terra santa e il mitico fuoco greco.

I ragazzi stavano per armarsi quando però Pdor li fermo e disse di scegliere solo una di queste armi e di sceglierla bene perché alcune di esse potevano arrecare danni enormi.

I ragazzi dopo essersi confrontati decisero di prendere…

Quale arma leggendaria i quattro amici sceglieranno?

  • Il fuoco greco, utilizzandolo si creava una fiamma perpetua che non poteva essere spenta. (0%)
    0
  • La spada templare, utilizzandola risuscitava tutti gli eroi caduti in battagli durante le crociate. (100%)
    100
  • L’arco dorato, utilizzandolo toglieva punti vita al possessore, ma generava un ciclone che spazzava i nemici. (0%)
    0
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