Prologo
Nel freddo e cavernoso abisso del Vortice Glaciale, dove gli echi spettrali di civiltà dimenticate sussurravano nel vuoto, il Comandante Eira Velasco fluttuava tra i detriti di un’astronave frantumata. I resti della nave, un tempo maestosa, ora ridotti a una danza contorta di rottami, giravano pigramente nello spazio intorno al capitano. Stando a quanto l’IA della sua tuta le comunicava, quella doveva essere proprio la leggendaria Nebula Nera.
Gli occhi di Eira, potenziati da impianti neurali, scansionavano i detriti alla ricerca di segni di vita. I frammenti fratturati delle piastre corazzate brillavano come cristalli di ghiaccio, e la luce lontana di una stella morente gettava un bagliore etereo su quella desolazione.
Il suo respiro risuonava nel freddo silenzio del vuoto mentre si muoveva tra i rottami, legata ai resti di una trave. Come veterana ufficiale della Flotta Espansionista del Pantheon, Eira aveva attraversato gli spazi oscuri della Via Lattea, mappando molte delle regioni inesplorate dello spazio. Eppure, questo angolo remoto del Vortice Glaciale celava segreti che nemmeno la sua mente esperta poteva comprendere. I registri della nave, corrotti da un errore del nucleo quantico, non offrivano indizi sulla catastrofe che aveva colpito la Nebula Nera.
Il vuoto, sempre indifferente alle lotte degli abitanti che custodiva, si estendeva in tutte le direzioni. In quel momento, Eira avvertì un brivido scivolare lungo la schiena, un senso inspiegabile che il Vortice Glaciale custodiva più di semplici resti di navi frantumate. Vi albergava un enigma, un mistero intessuto nella trama dello spaziotempo stesso.
Mentre si addentrava più a fondo nell’abisso ghiacciato, la mano guantata di Eira tracciò i resti di un pannello di controllo, ora congelato in uno stato di eterno malfunzionamento. Le dita fredde del tempo sembravano allungarsi tra i rottami, intrecciandosi con i tentacoli del suo passato. La nave, un tempo viva con il ronzio dei motori e il chiacchiericcio di un equipaggio, ora amplificava solo il silenzio di un cimitero cosmico.
Eira premette una mano contro i resti di un oblò, guardando nell’oscurità lontana. Le stelle, come sentinelle remote, osservavano la tragedia cosmica. L’abbraccio freddo del Vortice Glaciale teneva non solo i rottami di una nave, ma i frammenti di innumerevoli vite che erano terminate per un qualche motivo che Eira doveva scoprire.
Una luce fioca illuminò i detriti, attirando la sua attenzione su una console parzialmente intatta. L’IA compromessa della nave lottava per ricostruire frammenti di dati. Linee di codice scorrevano attraverso il display olografico, tentando disperatamente di comunicare con chiunque fosse riuscito a raggiungere quel punto nel Vortice Glaciale.
‘Le sabbie ricordano’, sussurrò la voce sintetica attraverso il sistema di altoparlanti fratturato.
Eira, incuriosita dal messaggio, portò la mano guantata verso il pannello di controllo della sua tuta spaziale. Premendo uno dei pulsanti, un sibilo di gas si sarebbe diffuso nella direzione opposta a quella in cui voleva muoversi, spingendola verso il suo obiettivo. Spinse quel pulsante, e subito il getto di gas, fino a quel momento immagazzinato in uno dei serbatoi della sua tuta, fu rilasciato attraverso piccoli ugelli posizionati su tutta la superficie posteriore. Il flusso controllato le consentiva di manovrare in modo delicato la sua traiettoria, senza fare affidamento sui propulsori della tuta, con cui avrebbe rischiato di andare a sbattere contro uno dei detriti che aveva intorno, creando una pericolosa perdita di pressione che l’avrebbe lasciata senza vita nel giro di poche ore. Ormai era a pochi metri dalla console. Eira aumentò la potenza dell’emissione, sentendo il leggero impulso che la stava facendo avanzare più rapidamente in direzione dell’unico punto luminoso nel Vortice Glaciale. 20 metri. Il gas, sebbene invisibile, creava una scia di cristalli ghiacciati dietro di lei. 5 metri. Eira si accorse dei cristalli. In silenzio maledì se stessa, mentre un tremore sottile attraversava la sua tuta. Il tremore fu seguito da un guizzo di luce improvviso e un’esplosione silenziosa.
Tutto ad un tratto, si ritrovò diverse centinaia di metri dalla console. La sua tuta si illuminò di rosso, mentre decine di allarmi diversi le risuonavano nella mente.
L’esplosione aveva causato un’apertura vicino al serbatoio di gas. Si stava lentamente trasformando in un altro dei trofei congelati del Vortice Glaciale.
Prima di svenire, una frase tornò nella sua mente, accompagnata questa volta da tutti gli allarmi.
‘Le sabbie ricordano.’
Che cosa accade?
- Una nuova storia viene introdotta (50%)
- Eira sopravvive e scopre qualcosa riguardo la frase enigmatica (50%)
- Eira non sopravvive, ma qualcuno o qualcosa la trova (0%)

29/12/2023 at 23:49
Eira Velasco si salva grazie all’intervento di un altro sopravvissuto
Ciao! La storia è molto appassionante ma stai pubblicando troppo velocemente, così impedisci alla gente di votare la propria opzione. Dai un po’ di respiro tra un capitolo e l’altro. Il sito consiglia due o tre giorni, io una settimana 🙂
Mancano tre capitoli alla fine: mi sa che vedremo un seguito 🙂
Ciao 🙂
25/12/2023 at 19:59
Ciao! Non so da quanto hai iniziato questa storia, ma sei già al 4* Capitolo. Finora la situazione è tesa ed interessante, ma naturalmente a me piacerebbe sapere anche di Eira.
Lo Sciame, allo stato attuale, mi pare una pessima scelta ed i Drox hanno fatto bene a non fondersi ad essa; tuttavia sappiamo ancora troppo poco.
Vediamo come prosegui 🙂
Ciao 🙂
24/12/2023 at 15:32
Eira Velasco fluttua tra i rottami di una nave distrutta nello spazio freddo. C’è un’enigmatica frase da una console malfunzionante, tipo ‘Le sabbie ricordano’. Ma poi, boom, un’esplosione, e Eira diventa un trofeo congelato dello spazio. Insomma, mistero, azione, e un bel po’ di confusione cosmica. Che inizio! #Opzione2