Teodora e il sonno dell’inverno

Un tempo l’inverno era più freddo

“C’era un tempo in cui nevicava molto durante l’inverno. Il cielo era pallido per diversi mesi e la neve diventava la vera protagonista del paesaggio. Ogni anno, un pupazzo di neve con due occhi sassosi e un naso legnoso, compariva nei pressi di una graziosa casetta…”.

Teodora starnutì, interrompendo il racconto della zia.

“Salute!”, sorrise la donna dalle guance arrossate per il freddo.

Era infatti appena rientrata, dopo aver portato dell’acqua calda alle galline, strette strette nel pollaio per cercare di scaldarsi.

“Non ti starai prendendo un malanno, vero?”, esclamò.

La bambina la fissò con gli occhi storditi dal sonno.

“Dicevamo… a quel tempo faceva molto più freddo che ai tempi nostri… anche se oggi faceva più freddo di ieri, a dire la verità, le galline cercavano di fare il nido come gli uccelli”, disse la zia con una risatina.

“Perché ai tempi nostri fa meno freddo di allora?”, chiese incuriosita la bambina.

“Oh, beh!”, esclamò la zia con un’altra risata, molto più nervosa di prima, “dovresti chiederlo all’inverno”.

“E dove lo trovo?”

“Beh, nella casetta in fondo alla strada… sai quella casa che sembra abbandonata, con le erbacce nel giardino d’estate e il pupazzo di neve d’inverno…”

Teodora stava ora chiudendo lentamente gli occhi.

“Ne parleremo un’altra volta”, sussurrò la zia. “Speriamo solo che il caldo non ci uccida tutti…”

A quelle parole la bambina si destò.

“Che vuoi dire?”, chiese ora con occhi febbrili.

“Ah, non pensavo mi sentissi, credevo ti fossi già addormentata…”, ridacchiò la zia, sempre più nervosa, “non è un discorso per una bambina come te, ci penserai quando sarai più grande”.

“No, io voglio saperlo!”, insisté Teodora mettendosi a sedere.

“E va bene!”. In fondo la donna aveva sempre pensato che tenere i bambini all’oscuro di tutto non fosse una grande idea.

“Da un po’ di anni l’inverno è sempre più breve e mai abbastanza freddo… beh, a parte oggi che le galline non sapevano più come scaldarsi”, rise di nuovo, mentre le guance diventavano sempre più rosse, “e questo con il tempo può diventare pericoloso per noi, i ghiacciai si possono sciogliere, i mari diventare più alti e allagare i paesi e così via”.

La bambina, sempre più spaventata, saltò su dal letto e corse alla finestra. Guardò in direzione della strada, per scorgere la casa dell’inverno. Purtroppo la signora del buio era già passata tra le vie del paese, così non si vedeva proprio niente.

Teodora era buona ed educata, ma anche molto determinata quando si metteva in testa una cosa.

“Domani andrò là, busserò alla porta e chiederò all’inverno il perché di tutto questo”.

La zia scoppiò ora in una fragorosa risata.

“Ammiro il tuo coraggio”, sorrise, “ma nessuno ha mai visto l’inverno, né ha mai osato bussare alla sua porta. E se qualcuno l’avesse fatto, dubito che lui avrebbe aperto”.

La bambina si scoraggiò per un attimo, ma poi ripensando all’acqua che sommergeva i paesi, non si diede pace.

“Io busserò alla sua porta”, ribadì, “e busserò tante e tante volte, finché non mi aprirà”.

“Va bene”, disse la zia, “sai come si dice, tentar non nuoce! Ma ora torna a letto e dormi”.

Teodora ebbe un sonno agitato per tutta la notte. Più volte sognò di essere alla porta dell’inverno, ma di non avere il coraggio di bussare. In uno dei sogni si avvicinava alla casa e qui il freddo aumentava a tal punto da rinchiuderla in un blocco di ghiaccio.

La mattina fu svegliata dalla zia, come sempre verso le otto.

“Oggi è un’altra giornata poco fredda”, si lamentò distrattamente la zia, “beh, almeno non sarà un problema con le galline…”.

Dopo una veloce colazione a base di toast ripieno di barbabietola e cavolo saltato in padella, Teodora si vestì e volò letteralmente fuori.

Quatta quatta, si diresse al fondo della via, dove vide comparire la vecchia casa innevata. A destra un melo secolare allungava i rami scheletrici al cielo e a sinistra alcuni cespugli illuminati dall’interno rivelavano la presenza di piccoli inquilini.

Quella casa dunque era l’abitazione dell’inverno.: pallida e dentata di stalattiti ghiacciate, sembrava uno spettro rabbioso. Del pupazzo di neve menzionato dalla zia nessuna traccia.

Cercando di non ripensare ai sogni fatti durante la notte, Teodora si fece sempre più vicina, finché non si trovò faccia a faccia con la porticina in legno brinata. Fatto un profondo respiro, raccolse tutto il coraggio che aveva in corpo e bussò con cautela. 

Che succede ora?

  • La porta della casa si apre (75%)
    75
  • Arriva il pupazzo di neve alle sue spalle (25%)
    25
  • Una creatura esce dai cespugli e cerca di farla scappare (0%)
    0
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18 Commenti

  • Voto che il cancello semplicemente si apre, anche se ero indeciso con l’orso 🙂

    La Fiaba continua ed è sempre più carina ^_^
    Interessante il soldatino che cambia idea e decide di aiutare. Mi ha fatto ridere il soldatino che trascina la slitta e poi si fa trascinare dalla bimba forse per ripicca che lei aveva riso 🙂

    Ciao 🙂

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