Teodora e il sonno dell’inverno

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? Il pupazzo di neve fa una magia per suggerirle la risposta (67%)

Il risveglio dell’inverno

Lo sguardo di Teodora fu improvvisamente attratto da un bagliore proveniente dalla porta d’ingresso. Era il pupazzo di neve, che sembrava avvolto in una lieve luce azzurra. I due sassolini che aveva come occhi brillarono e la bambina non vide più nulla se non una nebbia luminosa a ricoprire ogni cosa. Nessuno, a parte lei, pareva accorgersi di quanto stava accadendo. In quella nube, lentamente comparve il sole, all’inizio debole, poi sempre più splendente. Ma certo, pensò Teodora, chi è fatto di fuoco e non incontra mai la signora del buio? E muore presto d’inverno perché le giornate sono corte, ma ha una lunga vita perché è molto antico!

“Il sole”, disse Teodora, rivolta alla signora del buio, mentre tutta quella visione di colpo svaniva.

La perfida espressione della donna si trasformò immediatamente in un sorriso, dolce come il suono delle cicale d’estate nei campi di grano.

“Ciò che hai chiesto sarà fatto”, sussurrò.

Quindi, mentre all’esterno la luce era sempre più scarsa, la signora del buio abbandonò l’armadio e uscì dalla finestra per avviarsi al suo giro notturno.

Il soldatino aveva un’espressione felice, come mai prima di allora, mentre tutti gli altri continuavano a sbirciare dalla porta.

“Il freddo sta già aumentando”, disse il soldatino poco dopo, “la signora del buio starà già portando il messaggio agli addormentati”.

Ed ecco che un rumore secco squarciò il silenzio della casa. La lastra di ghiaccio che bloccava il passaggio verso il piano di sopra era attraversata ora da una crepa. Lentamente, la parete si frammentò in un’infinità di briciole ghiacciate, come una nevicata dentro casa. Incuriosita, Teodora si diresse con cautela al piano di sopra, seguita dal soldatino e dagli altri, che nel frattempo erano entrati.

Al primo piano, oltre una porta ricoperta di decorazioni ghiacciate, c’era una camera da letto. Tuttavia il letto era completamente vuoto.

“Sembra che l’inverno si sia già alzato”, disse la bambina.

“Non è proprio così…”, osservò il soldatino.

Alzato lo sguardo al soffitto, Teodora notò un grosso bozzolo bianco, avvolto in ragnatele ghiacciate. L’involucro iniziò a muoversi e a ridursi in briciole, come era accaduto alla parete di sotto. Ne uscì un braccio pallido e ossuto. Poi fu il turno di una gamba scheletrica. Infine, l’inverno emerse, annaspando lungo la parete. Era un essere bianco e spettrale, dalla vaga parvenza di un vecchio. Strisciò lentamente fino alla porta, sotto lo sguardo ammutolito dei bambini, che tuttavia lo seguirono a distanza. Scese quindi al piano di sotto e, una volta riacquistate leggermente le forze, uscì a sua volta dalla finestra.

Il gruppetto andò in giardino, dove aveva iniziato a nevicare. Il pupazzo di neve sembrava già rinvigorito e si muoveva ancora più lentamente di prima a causa del freddo.

“Cosa farete ora?”, chiese Teodora ai suoi amici.

“Penso potremmo cercare un nuovo posto in cui vivere, dove ci sia meno egoismo”, sorrise la direttrice.

“Grazie a tutti voi per l’aiuto”, disse la bambina con le lacrime agli occhi.

Tutti si commossero e abbracciarono. Infine, Cerauno uscì per la prima volta dalla sua tenda per guardare la neve. Delfina promise a se stessa di andare al mare a guardare i pesci, invece di tenerli chiusi in un acquario. Abbondanzio perse temporaneamente l’appetito. E il soldatino se ne tornò insieme al piccolo esercito tra i cespugli del giardino, ma non prima di aver detto: “comunque potevamo anche non tirarla così per le lunghe con queste inutili smancerie”.

Grazie al messaggio portato nella notte dalla signora del buio, in molti cominciarono a fare le cose proposte dall’inverno a Teodora. Alcune persone, i bambini in particolare, divennero meno egoisti. In tanti smisero di mangiare le salsicce e dopo un po’ di tempo la villa dei maiali illusionisti fu costretta a chiudere. La signora Verronica, che nel frattempo era diventata un maiale a sua volta, se ne andò per il mondo a scoprire nuove pozzanghere. Nella foresta degli oggetti scialacquati, molti degli abitanti seguirono l’esempio di Lilia, riutilizzando gli oggetti sparsi fra gli alberi.

Con il passare degli anni, l’inverno tornò ad essere freddo come ai vecchi tempi e Teodora si ritrovò insieme alla sua nipotina, intenta a raccontarle storie per farla addormentare.

“Che cosa mi racconti questa volta nonna?”, chiese la nipote.

Sistematasi i cappelli argentei, Teodora si accomodò sulla consueta sedia a dondolo.

“Allora”, esordì, “stasera voglio raccontarti una storia particolare”.

“Quella del bambino che va a trovare la nonna defunta in un borgo lontano?”, chiese la nipote, accoccolandosi sotto le coperte.

“Non proprio. C’era un tempo in cui non nevicava molto durante l’inverno. All’epoca si temeva che il caldo avrebbe reso la vita difficile a tutti. Ma un giorno, una bambina decise di farci qualcosa, così si diresse alla casa dell’inverno in fondo alla via, dove ogni anno un pupazzo di neve con due occhi sassosi e un naso legnoso faceva la sua comparsa”.

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47 Commenti

  • Ciao,
    Bravissimo, questa conclusione mi è piaciuta molto. In realtà credevo che tu scegliessi la strada del sogno, perché nel primo episodio Teodora era a letto con la febbre.
    Sarebbe bello che l’inverno si risvegliasse per davvero, perché gli ultimi sono effettivamente stati meno freddi ma purtroppo non tutti hanno a cuore l’argomento “clima”, perciò la strada è ancora in salita.
    Purtroppo, qui sul sito, i caratteri a disposizione sono limitati, dunque non hai potuto sviluppare a sufficienza tutti i personaggi che hai introdotto, ma ti consiglio comunque (se non lo hai già fatto) di scrivere una versione estesa di questa storia.
    Sei bravo, spero di rileggerti presto qui sul sito, con una nuova fiaba o una storia di altro genere.
    A presto!

    • Ciao Flavia, sono onorato di ricevere un commento così positivo! In realtà mi rendo conto di aver introdotto davvero troppi personaggi >) Proprio perché, come dici tu, i caratteri sono limitati, sarebbe stato meglio forse puntare di più sui gesti e sul percorso della protagonista. Però in effetti si potrebbe estendere e in parte ci avevo già pensato. Vedremo 🙂 A presto allora!

  • Ciao,
    Bravo, mi è piaciuto il modo in cui hai raccontato il moto di coscienza di Lilia, Erica e Flora (tre nomi legati alla natura, che bello!) che, di fronte al pericolo di non poter più mangiare né vivere lì, decidono di riutilizzare alcuni oggetti.
    Per quanto riguarda il sondaggio, se la signora del buio ha fatto “un sorriso quasi malvagio”, direi che non è il caso di chiederle un suggerimento. Tra le altre due opzioni, mi piace di più quella del pupazzo di neve che fa la magia.
    A presto!

  • Ciao!! Sono arrivata tardi, purtroppo non sono riuscita a essere presente per i capitoli precedenti… devo dire che la storia è sempre molto avvincente, riesci a trasmettere dolcezza anche quando racconti i dettagli più inquietanti. La direttrice, da testarda com’è, non ha voluto imbruttirsi e alla fine questo le è costato caro.
    Sono stata molto indecisa se scegliere Lilia chiama le sue amiche, o Il soldatino congela Lilia col fucile. A dir la verità mi piacerebbe che si potessero sviluppare entrambe le ipotesi 🙂

  • Ciao,
    Povera direttrice, che non ha voluto seguire il consiglio di imbruttirsi e ora si ritrova sopra il camino dei due giganti!
    Vedo che sta vincendo l’opzione “amiche” ma io voto per “Il soldatino congela Lilia con il suo fucile”, perché il prossimo sarà già il capitolo 9 e non mi sembra il caso di introdurre altri personaggi, altrimenti ti resta poco spazio per il finale. Così, dopo una prima parte in cui il soldatino neutralizza Lilia (e, se possibile, la direttrice viene liberata), potresti già mettere le basi per l’ultimo capitolo.
    A presto!

  • Lilia chiama le sue amiche, semplicemente perché voglio vederle 🙂

    Interessante la cosa come si sta sviluppando: questi che buttano via di tutto di più e non si rendono conto nemmeno che si stanno autoavvelenando… cosa che capita anche nella realtà, ma non diciamolo in giro 😉

    Mi chiedo come risolvano la questione 🙂

    Ciao 🙂

  • Ciao Storie del baule,
    che bella l’espressione riguardante il Libro del buon senso, mi è piaciuta. E anche che Teodora cerchi di comunicare con l’inverno rievoca qualcosa di profondo.
    Trovo che scrivere Fiabe sia estremamente difficile, io non ci riuscirei. È un mondo molto simbolico, che può essere sia ovattato che brutale. Il tuo mi piace molto. Ha il sapore delle favole balcaniche 😉
    Ho scelto la strega perché mi ha fatto ricordare una Baba Yaga
    Buon lavoro 🙂

  • Ciao,
    capitolo a mio avviso un po’ cupo questo. La scena del marito che diventa un maiale mi ha un po’ inquietato perché mi ha ricordato la scena di Pinocchio in cui Lucignolo e gli altri bambini si trasformano in asini che per me, quando ero piccola, è stata abbastanza traumatica!
    Povero anche il signore bendato che pensava di mangiare polpette di cavoli!
    Voto per il folletto.
    A presto!

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