Teodora e il sonno dell’inverno

Dove eravamo rimasti?

Che succede ora? La porta della casa si apre (75%)

Il pupazzo di neve e le sue inaspettate risorse

Con un rumore secco la porta si aprì. La bambina trattenne il respiro e allungò il collo per sbirciare dentro, ma una nebbia fumosa usciva dallo spiraglio e non permetteva di vedere niente.

“Posso entrare?”, bisbigliò la bambina.

“No, non puoi!” gridò una vocina alle sue spalle.

Voltatasi di scatto, Teodora non vide anima viva.

“Via di qui!”, urlò ora la voce, proveniente dal manto innevato.

A due passi da lei, una personcina alta non più di due palmi la fissava con aria furibonda. Osservando meglio, si poteva notare che si trattava di un ometto vestito come un soldato inglese, con la giubba rossa, il cappello e gli stivali neri. Lungo il fianco teneva stretto un fucile delle dimensioni di uno stuzzicadenti. Sul petto una decorazione al valore a forma di croce, visibile quasi per miracolo.

Ripetuti fruscii provennero improvvisamente dal lato destro della casa. Senza badare minimamente al soldatino, Teodora lasciò perdere la porta, e si diresse ad esplorare la fonte di quei rumori. L’omino la seguì cautamente, puntandola con il minuscolo fucile.

Al di là della staccionata che cingeva il giardinetto della casa, qualcuno stava frugando nella spazzatura, sommersa dalla neve. La bambina fece ancora qualche passo e lo vide: il pupazzo di neve, con movimenti lenti era intento a cercare qualcosa tra i rifiuti.

Teodora stava per aprire bocca, ma si fermò ad ammirarlo, affascinata. Il pupazzo di neve afferrò l’estremità di un tessuto irrigidito dal freddo e lo tirò a sé. Si trattava di una vecchia sciarpa blu, che il pupazzo con la lentezza di una lumaca indossò elegantemente.

“Sei tu l’inverno?”, chiese con un filo di voce la bambina.

Il pupazzo di neve ruotò la testa e la fissò. I suoi occhi erano due sassolini incolore e il naso un rametto di acero con un’unica foglia carminio su un lato. Era privo di bocca e l’unica cosa che indossava era la sciarpa appena estratta dall’immondizia.

“Oh!”, esclamò la bambina, “non puoi parlare perché ti manca la bocca forse?”.

Così si guardò forsennatamente attorno per cercare qualcosa che potesse avere la forma di una bocca. Trasalì, nel vedere ora decine e decine di soldatini come quello di prima, serrati in ranghi, che la fissavano.

“Cosa volete?”, chiese preoccupata.

Nessuno di loro rispose. Tutti seguivano i suoi movimenti in un unico concentrato sguardo. Teodora fece un profondo respiro e tornò al suo proposito. Ed ecco finalmente un legnetto dalla forma arcuata. 

“Ecco”, disse raccogliendolo, per poi premerlo delicatamente contro il viso del pupazzo di neve.

“Puoi parlare ora? Sei tu l’inverno?”.

Il pupazzo continuava a fissarla, inespressivo. Il rametto cadde dal suo viso, perdendosi nella neve.

“Credeva che il pupazzo di neve avrebbe parlato!”, esclamò il soldatino dalla giubba decorata, indicando la bambina, “che sciocca!”.

L’intero minuscolo esercito si unì a lui in una prolungata risata. Tutti i soldatini indicavano la bambina con il dito indice, facendosi beffe di lei.

“E credeva che quel coso ridicolo fosse l’inverno”, continuò a schernirla il soldatino decorato. 

Teodora incrociò le braccia, alquanto offesa.

“Non ho tempo da perdere con voi!”, dichiarò, vagamente sprezzante, “quindi, se l’inverno è in casa devo andare a parlare con lui”.

Senza più badare a loro, ritornò alla porta. I soldatini le stettero alle calcagna, puntandola ora tutti quanti con i mini fucili. Una volta di fronte alla casa circondarono la bambina.

“Ma si può sapere cosa volete?”, esclamò Theodora.

“Noi veniamo dai cespugli qui vicino”, spiegò il soldatino decorato, “viviamo qui a protezione della casa. Nessuno può entrare”.

“Ma quando ho bussato la porta si è aperta”, spiegò Theodora, “quindi qualcuno voleva che entrassi”.

Il soldatino si pietrificò, come se ragionasse sotto il cappellino nero.

“Devo parlare con l’inverno, per avvertirlo che se non farà più freddo moriremo tutti dal caldo… e questo riguarda anche voi!”,  aggiunse per cercare di ingraziarsi il piccolo esercito.

Mentre parlavano, lentamente il pupazzo di neve era strisciato fin lì e ora fissava il gruppo con la solita espressione vuota.

“L’inverno sta dormendo, ha molto sonno e non si sveglierà certo per te”, ghignò il soldatino.

“E l’unico modo per parlargli mentre dorme è fargli delle domande, scrivendole nel libro del buon senso, che però nessuno sa più dove si trovi”, aggiunse. 

Theodora chiuse gli occhi, scoraggiata. In quel momento il pupazzo raccolse con le grosse braccia di neve alcuni sassolini e se li posò sulla faccia a formare un sorriso.

“Sembra che il pupazzo di neve abbia avuto un’idea!”, rise beffardo il soldatino, mentre tutti gli altri si unirono alla risata.

Sotto lo sguardo attonito della bambina e dei soldatini, il pupazzo di neve infilò un braccio dentro il proprio corpo. Dopo aver rimescolato per un po’ ne estrasse un libro dalla copertina argentata e nel fare questo divenne leggermente più piccolo. Quindi, con la consueta lentezza porse l’oggetto luccicante a Theodora. 

Che succede ora?

  • Interviene la zia di Theodora (20%)
    20
  • Theodora prende il libro, decisa a usarlo (60%)
    60
  • I soldatini si prendono il libro e scappano nei cespugli (20%)
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47 Commenti

  • Ciao,
    Bravissimo, questa conclusione mi è piaciuta molto. In realtà credevo che tu scegliessi la strada del sogno, perché nel primo episodio Teodora era a letto con la febbre.
    Sarebbe bello che l’inverno si risvegliasse per davvero, perché gli ultimi sono effettivamente stati meno freddi ma purtroppo non tutti hanno a cuore l’argomento “clima”, perciò la strada è ancora in salita.
    Purtroppo, qui sul sito, i caratteri a disposizione sono limitati, dunque non hai potuto sviluppare a sufficienza tutti i personaggi che hai introdotto, ma ti consiglio comunque (se non lo hai già fatto) di scrivere una versione estesa di questa storia.
    Sei bravo, spero di rileggerti presto qui sul sito, con una nuova fiaba o una storia di altro genere.
    A presto!

    • Ciao Flavia, sono onorato di ricevere un commento così positivo! In realtà mi rendo conto di aver introdotto davvero troppi personaggi >) Proprio perché, come dici tu, i caratteri sono limitati, sarebbe stato meglio forse puntare di più sui gesti e sul percorso della protagonista. Però in effetti si potrebbe estendere e in parte ci avevo già pensato. Vedremo 🙂 A presto allora!

  • Ciao,
    Bravo, mi è piaciuto il modo in cui hai raccontato il moto di coscienza di Lilia, Erica e Flora (tre nomi legati alla natura, che bello!) che, di fronte al pericolo di non poter più mangiare né vivere lì, decidono di riutilizzare alcuni oggetti.
    Per quanto riguarda il sondaggio, se la signora del buio ha fatto “un sorriso quasi malvagio”, direi che non è il caso di chiederle un suggerimento. Tra le altre due opzioni, mi piace di più quella del pupazzo di neve che fa la magia.
    A presto!

  • Ciao!! Sono arrivata tardi, purtroppo non sono riuscita a essere presente per i capitoli precedenti… devo dire che la storia è sempre molto avvincente, riesci a trasmettere dolcezza anche quando racconti i dettagli più inquietanti. La direttrice, da testarda com’è, non ha voluto imbruttirsi e alla fine questo le è costato caro.
    Sono stata molto indecisa se scegliere Lilia chiama le sue amiche, o Il soldatino congela Lilia col fucile. A dir la verità mi piacerebbe che si potessero sviluppare entrambe le ipotesi 🙂

  • Ciao,
    Povera direttrice, che non ha voluto seguire il consiglio di imbruttirsi e ora si ritrova sopra il camino dei due giganti!
    Vedo che sta vincendo l’opzione “amiche” ma io voto per “Il soldatino congela Lilia con il suo fucile”, perché il prossimo sarà già il capitolo 9 e non mi sembra il caso di introdurre altri personaggi, altrimenti ti resta poco spazio per il finale. Così, dopo una prima parte in cui il soldatino neutralizza Lilia (e, se possibile, la direttrice viene liberata), potresti già mettere le basi per l’ultimo capitolo.
    A presto!

  • Ciao Storie del baule,
    che bella l’espressione riguardante il Libro del buon senso, mi è piaciuta. E anche che Teodora cerchi di comunicare con l’inverno rievoca qualcosa di profondo.
    Trovo che scrivere Fiabe sia estremamente difficile, io non ci riuscirei. È un mondo molto simbolico, che può essere sia ovattato che brutale. Il tuo mi piace molto. Ha il sapore delle favole balcaniche 😉
    Ho scelto la strega perché mi ha fatto ricordare una Baba Yaga
    Buon lavoro 🙂

  • Ciao,
    capitolo a mio avviso un po’ cupo questo. La scena del marito che diventa un maiale mi ha un po’ inquietato perché mi ha ricordato la scena di Pinocchio in cui Lucignolo e gli altri bambini si trasformano in asini che per me, quando ero piccola, è stata abbastanza traumatica!
    Povero anche il signore bendato che pensava di mangiare polpette di cavoli!
    Voto per il folletto.
    A presto!

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