Teodora e il sonno dell’inverno

Dove eravamo rimasti?

Che succede ora? Theodora prende il libro, decisa a usarlo (60%)

L’inverno affida la prima missione

Con delicatezza, la bambina prese il libro dalle mani gelide e soffici del pupazzo. 

“Grazie”, sorrise, mentre i sassolini gli scivolavano lentamente lungo il viso. 

Respirando a fondo, Teodora spinse con cautela la porta ricoperta di microscopiche decorazione glaciali. A quel punto, con un unico scatto, il piccolo esercito la puntò, pronto a fare fuoco. Il soldatino decorato però fece loro cenno di fermarsi.
Sorpresa da quel gesto, Teodora si affrettò ora ad entrare, mentre il soldatino la seguiva.

L’oscurità all’interno della casa era percorsa dalla timida luce che filtrava dalle finestre. Faceva talmente freddo lì dentro che sembrava di essere al Polo Nord. Sulla destra, una scala portava al piano superiore, ma era sigillata da un’enorme lastra di ghiaccio. A sinistra, una porta aperta dava su un cucinino, mentre dalla parte opposta all’ingresso una finestra guardava sul retro della casa. Lì vicino un armadio dall’aspetto vecchio come il mondo, emetteva suoni simili al canto delle cicale d’estate.

“Devi appoggiare il libro là sopra”, mormorò il soldatino, indicando un leggio, simile a quelli delle chiese, che si trovava davanti alla lastra di ghiaccio.

Senza discutere, Teodora vi appoggiò il libro del buonsenso e afferrò la penna dorata che si trovava lì.

“Se vuoi fare questa cosa è meglio che ti sbrighi”, disse il soldatino, mentre il pupazzo di neve sbirciava dalla porta aperta, “non vorrei che l’addormentata nell’armadio laggiù si svegliasse”.

La bambina rabbrividì a quelle parole. Lanciò uno sguardo timoroso all’armadio da cui provenivano i canti di cicale, poi si affrettò ad aprire il libro. 

“Dovrei scrivere dove preferisco?”, chiese tra sé Teodora, sfogliando le pagine, che sembravano bianche dalla prima all’ultima. 

“Scrivi dove ti pare”, esclamò il soldatino, “basta che ti sbrighi”.

Così, senza ulteriori indugi, Teodora scrisse:
“Caro inverno, spero tu stia dormendo bene. Noi tutti qui siamo preoccupati perché non fa abbastanza freddo. Cosa possiamo fare perché torni il freddo di una volta?”. 

Dopo alcuni istanti, nella pagina di fianco comparve questa risposta, che Teodora lesse a voce alta:
“Nessuno aveva mai osato disturbarmi prima d’ora. Non farò di te una bambola di ghiaccio solo per il coraggio che dimostri. Se vuoi ciò che chiedi, dovrai portare a termine alcune missioni. Ma ti dico già che non sarà affatto facile. Porta con te i miei due aiutanti. Per prima cosa, vai al Collegio dei Bambini Egoisti e convinci almeno tre di loro a seguirti per aiutarti nelle prossime missioni. Poi torna da me a dirmi che ci sei riuscita. Ma se non ci riuscirai, non ti azzardare a tornare a disturbare di nuovo il mio sonno, altrimenti ti ridurrò in cubetti di ghiaccio”. 

Il Collegio dei Bambini Egoisti era un luogo che Teodora aveva già sentito nominare alcune volte. La zia diceva che una sua cugina si comportava in modo talmente egoistico con i suoi fratelli che era stata mandata lì. Nessuno l’aveva mai più vista. 

“Bene”, disse il soldatino, “andiamo allora?”.

“Perché dovresti venire anche tu?”, chiese dubbiosa la bambina.

“Ehi, sveglia! Devi portare con te i due aiutanti dell’inverno!”, esclamò risentito il soldatino, “e chi pensi che siano, se non io e il pupazzo di neve?!”.

La bambina annuì, mentre il soldatino si gettava in un angolo buio della stanza. Uscì dall’oscurità tirando una corda a più non posso, cadendo e ricadendo a terra diverse volte. 

“Sebbene quel coso di neve sia completamente inutile…”, ansimò, mentre continuava invano a tirare, “…ma l’inverno vuole che lo portiamo con noi, quindi…”. 

Teodora dovette coprirsi la bocca con le mani per non ridere. Il soldatino cadde infine a terra stremato.

“Perché non mi aiuti?!”, gridò debolmente, dopo aver ripreso fiato. 

La bambina corse a vedere e si rese conto che il soldatino tirava la corda di uno slittino. 

“Oh, è per trasportare il pupazzo di neve?”, chiese. 

“Ma che intelligente!”, esclamò l’altro, “forza aiutami”. 

Poco dopo il pupazzo e il soldatino si trovavano comodi sullo slittino, mentre Teodora, a fatica, li trascinava lungo la strada. Li accompagnò una melodia creata dal gocciolare delle grondaie. La neve qua e là si stava sciogliendo. 

“La zia aveva detto che oggi faceva meno freddo di ieri”, sussurrò Teodora, guardando il pupazzo di neve con preoccupazione. 

Il breve viaggio fu particolarmente faticoso, perché il Collegio dei Bambini Egoisti si trovava in cima alla collina ai margini del paese. Ed eccolo lì, al di là di un cancellaccio dalle sbarre nere come la pece, un edificio color crema sbiadita dall’aria molto antica. Sulle sbarre una scritta:“Egoismo elevato – Procedere con cautela”.

“Che fatica arrivare fin qui”, sospirò il soldatino, mentre Teodora gli lanciava uno sguardo seccato.

“E adesso cosa dobbiamo fare?”, chiese la bambina. 

Cosa succede ora?

  • Un orso arriva alle loro spalle (0%)
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  • La direttrice compare sulla porta per mandarli via (50%)
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  • Il cancello semplicemente si apre (50%)
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25 Commenti

  • Ciao,
    la storia diventa sempre più carina e avvincente. Questo collegio dei bambini egoisti mette un po’ di tristezza, però.
    Mi piacerebbe che la direttrice andasse con loro, dal momento che non sembra particolarmente felice di stare lì, però le persone che devono unirsi a Teodora sono tre, quindi per il momento voto per il bambino ossessionato dal cibo, perché i pesci un po’ mi inquietano!
    A presto!

  • Ciao, bellissima questa storia! Una bella fiaba semplice ma anche appassionante… mi ricorda un po’ il piccolo principe, anche se il tuo stile è ovviamente diverso. Ho votato un bambino ossessionato dal cibo perché per certi versi questa storia mi ricorda anche Matilda!

  • Voto che il cancello semplicemente si apre, anche se ero indeciso con l’orso 🙂

    La Fiaba continua ed è sempre più carina ^_^
    Interessante il soldatino che cambia idea e decide di aiutare. Mi ha fatto ridere il soldatino che trascina la slitta e poi si fa trascinare dalla bimba forse per ripicca che lei aveva riso 🙂

    Ciao 🙂

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