Un caso di coscienza

Dove eravamo rimasti?

Mi riservo il finale e invece vi chiedo: la prossima storia volete: Ancora una indagine di Francesco Saverio Balla (40%)

Il Gelosino

Riccardo Bianco, l’autista ferito da Bisegna, era gravissimo, la prognosi infausta; ma era prezioso, e allora Saverio volle alla porta della sua camera un agente di guardia; era poco, ma era anche tutto quello che un poliziotto potesse fare.
Il giorno dopo però, quando, molto presto, dopo una notte insonne tornò da lui, ad aspettarlo trovò una stanza vuota.
Allora raggiunse l’ufficio della caposala, attratto da un vocio e da un odore diverso da quello onnipresente del disinfettante.
Dentro c’era l’agente Attila Guzzi che insegnava il buon uso della moka-espresso a due infermiere sorridenti, benevole, che se la bevevano, o fingevano, solo perchè era un bel ragazzo.
– Bianco è morto stanotte – disse subito vedendolo entrare. – All’improvviso sembrava stare meglio, ha cominciato a parlare, erano le tre e io ero solo, e allora…
– E allora – disse una delle ragazze – gli abbiamo prestato il nostro Gelosino. Lo abbiamo comprato tutte insieme. Ci registriamo le canzoni, e le riascoltiamo quando le notti sono troppo lunghe.
– …Insomma, capo: era lì, solo, col medico di turno e non smetteva di raccontare, e dopo un’ora avevamo la sua confessione.
– Caspita! – esclamò Saverio – Ed è qui, in questo nastro?
– No, non quello – arrossì l’infermiera Camilla – lì c’è Sanremo… sa: “Ciao, ciao bambina…”
– Ecco il nastro capo – disse Attila cavando la bobina da una tasca – lo monto?

Il racconto di Riccardo Pace, figlio di un professore di latino, ex seminarista, ex partigiano pentito e autista per fame, tra pause, riprese, rantoli e attimi di inusitata chiarezza, si palesò da quel piccolo nastro bruno.
“Eravamo nella baracca di Fanalino al Mandrione. Giuseppe compilava a fatica il modulo della domanda per la casa, mentre Bisegna, seduto al tavolino con lui pensava ad altro. (…) Maria, in piedi, versava il vino, ma era troppo vicina… e lui allungava la mano e frugava sotto la sua gonna; schifoso! (…) Quel viaggio clandestino in mezzo alle gambe della donna era una affermazione di potere, una mancia che concedeva a se stesso, una firma, un marchio sull’infamia che andava perpetrando.
Giuseppe che non è né cieco né fesso, aveva colto sicuramente il turbamento di lei; aveva capito, (…) ma era rimasto indifferente.
Poi è entrato il ragazzo.
Bisegna lo ha guardato con aria di sfida, (…) sorrideva sprezzante. Dopo un lungo momento senza tempo, ha tirato via la mano… con gesto plateale. Una battuta sul vino, e si è messo in piedi; ha raccolto il modulo, e uscendo dalla baracca ha preso il ragazzo sottobraccio e gli ha detto: “Hai visto chi è tuo padre? Chi è peggio, io o lui? In quanto a tua madre non è il mio tipo… Senti, mi serve una mano con questa gentaglia, che tu conosci visto che in questo schifo ci sei cresciuto. Non è un lavoro difficile, e non devi dirmi subito sì o no. Vieni a Monte Savello stasera alle sette e mezza e ne parliamo. Ci conto, e ti conviene: è un lavoro! Non farmi cambiare idea… anche su tua madre.”
“Fanalino alla sera è arrivato puntuale. Bisegna lo aspettava insieme a un’altro uomo, Giuseppe, suo “padre”. Voleva usarlo, per convincerlo a non rovinavargli la piazza; il ragazzo però era fuori di sè, e ha cacciato un coltello. Giuseppe ha tentato qualcosa, ma era mezzo ubriaco ed è caduto, rischiando di finire in acqua. A quel punto Fanalino si è chinato per aiutarlo, e Bisegna ne ha approfittato per colpirlo. (…) È caduto anche lui… Aveva sempre il coltello però, e ha provato ad usarlo. A quel punto Bisegna mi ha chiamato e io, Dio mi perdoni (…) In due è stato facile bloccarlo.
“Il padre intanto, a quattro zampe, come un animale, vomitava l’anima. Ho pensato: “È finita”; ma Bisegna, mentre io tenevo Fanalino da dietro, raccolto il coltello, gliel’ha affondato nel petto e se n’è andato, senza dire niente, come nulla fosse. Il ragazzo era forse morto, forse no, io non lo sapevo. (…) Sono scappato appresso al mio capo: era trasfigurato, rabbioso. Mi ha detto “Idiota, vai a prendere quell’altro stronzo, e bada bene: se parla, se parli, vi stermino tutta la famiglia”. Allora ho raggiunto di nuovo Giuseppe e ho visto che Fanalino stava ormai a faccia in giù nell’acqua, e lui era in piedi, e lo guardava con l’aria smarrita di chi sa che non dormirà più la notte”.

*
Giuseppe fu presto rintracciato e arrestato, e De Martino volle festeggiare.
– Siamo stati bravi o no? – disse a Saverio – sarai contento, quello era il tuo primo sospettato; e anche se in quel garage hai fatto un casino… bravo anche tu. Dai, vieni con Norma a casa mia stasera, il caso è chiuso, e dobbiamo brindare.

– Allora – disse poi la sera stappando uno spumante – ti piace Sofia, la mia ragazza? È la cugina del prefetto. Se riesco a farle perdere trenta chili… e la tua Norma? È splendida; dove l’hai pescata?
– Uh, – disse Saverio – io l’ho letteralmente “pescata” in una vasca da bagno, in una soffitta di via Monserrato. Era nuda, e quando mi ha visto ne è saltata fuori e ha detto: “Commissario, che sorpresa!”

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90 Commenti

  • Ciao, Fenderman.
    mi è arrivata già la notifica del nuovo racconto, non riesco proprio a starti dietro… 😰sto cercando, tra le altre cose (impacchettare tutto per l’imminente trasloco, lavoro e impegni vari) di studiare un po’ di diritto amministrativo con l’intento di prepararmi a un eventuale nuovo concorso in Comune. Difficile alla mia età, ma ci provo. Il tempo per leggere è poco e non sempre riesco a star dietro a tutto e nei tempi consoni.
    Ho letto ieri il nono e oggi, come promesso, torno a commentare tutti e due. Come sempre, non posso che ammirare la maestria con cui racconti le scene. Il povero Fanalino messo in mezzo e fatto fuori da questo personaggio orribile che sfrutta poveracci con il miraggio della casa.
    Ho apprezzato tutto: il pedinamento in auto con l’escamotage dell’affiancamento, le descrizioni chiare del garage e le pennellate amare che mi hanno mostrato i personaggi di questo dramma. Anche la moka, quasi personaggio a sé, che popola i ricordi di tutti in quelle notti, tutti ne abbiamo avute, in cui l’odore del caffè fresco riempie i vuoti lasciati da tristezza, disperazione o anche allegria, perché no?
    Mi dispiace di non essere stata presente come avrei voluto. So che capirai.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, anche io come vedi rispondo in ritardo. Vedo che stai attraversando una fase della vita in cui non c’è spazio per nient’altro che vivere… auguri, di cuore. E poi a te, lo sai , perdonerei tutto.
      Grazie per l’apprezzamento e felice Pasqua a te e a quelli che ami. Ciaooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao Giuseppe,
    Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
    Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
    🙋‍♂️

  • Capitolo 10)

    Ciao Fenderman!

    E siamo al finale. Riesci sempre a chiudere il cerchio, e lo fai riuscendo a mantenere l’equilibrio tra serietà e spensieratezza. Ben fatto!
    Ho avuto comunque l’impressione che nella battuta finale non ci fosse abbastanza spazio per l’amarezza di Saverio riguardo la risoluzione del caso. Avendolo trattato meglio in altri capitoli, di certo hai deciso di sfruttare il “silenzio” di Saverio per farne evincere il poco desiderio di conversare circa l’argomento. Ma trovo che forse una battuta, o una linea espressiva, magari già presente nel file privato, avrebbe dato quella stoccata in più al lettore.
    Non fraintendermi, trovo che funzioni alla grande anche così! 😉
    Spesso non dire troppo è il modo migliore per far funzionare le cose.
    Aspetto di leggere la prossima idea! 🙂

    • Ciao Giuseppe,
      Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
      Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
      🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    povero Fanalino, che brutta fine! Un po’ tardivo il pentimento di questo Riccardo (perché biasima il suo capo per i suoi comportamenti, ad es. nei confronti della madre di Fanalino, ma poi alla fine partecipa attivamente all’omicidio), giusto in tempo prima di passare a miglior vita.
    Molto bravo, ottimo finale, a presto con la tua nuova storia!

    • Povero Fanalino, che difende sua madre e una dignità spogliata, con il coltello e un insano coraggio; e povero Riccardo: una vita buttata, spesa in avventure fallimentari, conclusa con un plateale pentimento, una assicurazione sulla “vita” eterna che forse gli risparmierà ulteriori umiliazioni.
      Poveri vinti a bravi ai vincitori… è così che va: caso risolto, domani è un altro giorno, e Saverio finalmente può sbeffeggiare De Martino stupido e carrierista.
      Grazie, ciaooo🙋‍♂️🌻

    • …mi domando se Riccardo cuor di leone non avesse avuto quel barlume di lucidità, cosa sarebbe successo…
      A volte è qualcuno lassù che provvede, e risolve in un’ora un dramma troppo complicato.
      Bene per tutti e peccato per chi non può brindare all’ennesimo caso risolto!
      Grazie per tutto, ciaooo
      🌻🙋‍♂️

    • 1959 Roma dei poveracci stava per cedere il passo a quella dei nuovi ricchi, o meglio: arricchiti, palazzinari e traffichini. La Roma del dopoguerra diventava quella delle Olimpiadi e del boom economico, e i poveracci si dannavano, si scannano e lasciavano ai figli il gravoso compito di riscattare le loro miserie con la buona scuola, i buoni sentimenti, e soprattutto i sogni da realizzare.
      Grazie per avermi seguito, ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    ottimo capitolo, molto tensivo e con un colpo di scena finale niente male!!
    Devo dire che, però, una cosa mi è sembrata un po’ strana, ossia il fatto che il guardaspalle di Bisegna, temendo che Saverio potesse estrarre una pistola, si arrende subito… insomma, da un criminale, per di più un guardaspalle, mi sarei aspettata un po’ più di coraggio, e, soprattutto, che anche lui fosse in possesso di un’arma.
    Per quanto riguarda la domanda finale, in realtà non saprei rispondere, perché questa è la tua prima storia che leggo. Però Saverio mi è piaciuto molto, quindi voto per un’altra sua indagine.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie del commento. Il “guardaspalle non è esattamente quello che si potrebbe pensare, l’ultimo capitolo spiegherà meglio, e il suo comportamento sarà più comprensibile.
      Se anche dovesse vincere Caramella vedrai che non ti deluderà, perché è una ragazza in gamba circondata da personaggi simpatici, e che affronta con coraggio e humor casi internazionali.
      Ciaoooo🙋‍♂️🌻

  • Capitolo 9)

    Ciao Fenderman!

    Bella battuta di chiusura. Funziona alla grande!
    Nel file privato, quello “specchio di sangue” potrebbe offrire uno spunto su una considerazione morale del nostro Saverio, sebbene ci sia il rischio di smorzare la tensione in un momento importante, ed è di certo a quell’effetto che stavi puntando! 🙂
    Io dico di continuare, anche se cambiare fa sempre bene alla creatività: nel caso mi farò un tuffo nel passato, rispolverando gli avvenimenti precedenti.
    Continua così, sei sempre fortissimo! 😉

    Alla prossima!

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