Un caso di coscienza

Dove eravamo rimasti?

Ora che accade Saverio interpreta un insolito ruolo (100%)

Il guercio

Un morto nel Tevere.., sai che novità! Eppure ogni volta scatena un brivido.
Il fiume, il fiume a Roma, come dappertutto quando taglia i quartieri, è protagonista della vita di tutti, non è solo acqua che scorre, è un luogo: “il luogo”; e quando è suggestivamente contaminato da una morte, nell’acqua o sulle sponde, assume una sempre nuova tragica forma che disturba, respinge e suscita un penoso disgusto.
Il fiume è il ventre della città, inghiotte e sputa gli avanzi; quello deve fare e quello fa: il ventre partorisce e dà la vita, ma è pure la cloaca di ogni cosa.
Un cadavere ritrovato in giro può far impressione, ma resta pur sempre solo un cadavere, un corpo anonimo senza rango, e senza identità; un pezzo di carne avvolto in carta di giornale, nella pagina di cronaca nera. È materia per cacciatori di notizie spicciole che alimenta chiacchiere da bar. Ma se è dal fiume che viene, cambia tutto. In quel caso riguarda ognuno personalmente, trasformandosi in un più umano “morto”, e più umanamente ogni volta viene considerato.
E fu così che il giorno in cui miseri anonimi resti gonfi e squassati dalla gelida corrente andarono a incagliarsi in un canneto, duemila e passa anni dopo la serpe di Esculapio, nello stesso posto, a mezza strada fra Ponte Rotto e l’Isola Tiberina, per tanti, e per Saverio Balla fu un giorno di quelli che non si scordano.
Il commissario si era svegliato presto. Faceva freddo; Norma stava tutta infagottata come un criceto nella tana, e lui per non svegliarla per un po’ non aveva mosso un muscolo. Poi, però, s’era arreso, e piano piano, patendo le pene dell’inferno di ghiaccio, s’era alzato, e in cucina s’era preparato un caffè bello forte sperando che la strana ansia che lo aveva colto sparisse con l’alba del nuovo giorno.
Dietro il vetro appannato della finestra, a est, verso Tivoli, ne poteva vedere la promessa e la premessa: quella sarebbe stata una limpida, livida e fredda giornata di gennaio.
Stava vuotando la seconda tazza, tremava e guardava l’orologio, e si chiedeva se stare in due fosse meglio o peggio che stare solo, quando Norma avvolta nell’imbottita rosa, entrando a fatica dal vano dalla porta, lo fece ridere, e gli suggerì la giusta, ovvia, risposta.

Due ore dopo arrivò in ufficio accolto dalla bella novità.
– Chissà chi è – disse il maresciallo.
– Di sicuro un ubriacone – disse il brigadiere.
– Un barbone di quelli di ponte Sisto – disse l’agente.
– Bene, ora che lo sappiamo andiamo a vedere – disse lui, e non si levò nemmeno il cappello.
Arrivarono sul posto, la prua sud dell’isola Tiberina, e c’era un sacco di gente. Già da ponte Fabricio si potevano riconoscere gli agenti della mobile; la fluviale; i pompieri; la scientifica; carabinieri, agenti e funzionari della procura; e un gruppetto di camici bianchi sortiti dal prospiciente ospedale Fate-Bene-Fratelli, che chiacchieravano e assideravano senza apparente disagio.
Un lenzuolo bianco, bagnato, copriva il responsabile di tutto quel teatro. Non si muoveva, non diceva niente, lui era già lontano.
– Quanti sono! Non hanno meglio da fare – sentenziò Zaccaria.
– Siamo in ritardo — ribattè teso Saverio – e siamo qui per farci prendere per il culo.
A due passi dal corpo la prima cosa che udirono fu:
– Eccoli a questi!
– …gli imboscati.
Saverio, accigliato, visto il commissario De Martino della mobile, tirò dritto verso di lui.
– Buon giorno. È roba vostra o nostra? – chiese.
– Buon giorno. È cosa mia – disse quello schiacciando la cicca sul selciato. – Ti avrei informato, più tardi. Forse lo conosci.
– Chi, quello? – Saverio guardò il fagotto sotto il lenzuolo.
– Quello. Guardalo e dimmi qualcosa di illuminante.
Saverio si voltò, si avvicinò al morto. Un agente ne scoprì il volto. Era un uomo sui trent’anni, malmesso sicuramente anche da vivo. Il commissario inorridì, e non si sentì di dire nulla più di un laconico:
– Non so chi sia. Roma è grande.
– Ha un occhio solo – disse De Martino – non l’hai notato?
– Sì, l’ho visto. È un elemento utile. Ti terrò informato – concluse; e si allontanò senza aggiungere altro.
Già sulla via del ritorno, a piedi per digerire la rabbia, il commissario si interrogava su quella faccia sconvolta e su quello che avrebbe portato. Adesso sarebbe arrivata la telefonata del questore che avrebbe imposto una stretta sulla occupazione delle banchine sotto i ponti, un bel lavoro di ramazza per respingere i poveracci nei loro lerci tuguri di periferia finché il “guercio” come lo avrebbe chiamato, non fosse dimenticato.
Una volta in ufficio volle restare solo.
Essere commissario in centro, dove ogni evento che non sia banale routine merita altre, più alte attenzioni, è frustrante. Stavolta però era diverso. Lui quel povero ragazzo lo conosceva, e conosceva la sventurata madre che ora lo stava aspettando o forse lo piangeva già. Di certo De Martino avrebbe fatto il suo lavoro, ma Francesco Saverio Balla fu subito certo che per capire cosa fosse davvero capitato doveva indagare in prima persona. 

Perché Saverio è così coinvolto?

  • Il "guercio" era un suo confidente. (0%)
    0
  • C'è il rimando a una vecchia indagine. (75%)
    75
  • La ragione è nella sua famiglia. (25%)
    25
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61 Commenti

  • Capitolo 8)

    Ciao Fenderman!

    La facilità con cui riesci a buttarci dentro e fuori dall’indagine, al punto da rendere il lettore indeciso sul dove voler proseguire la scoperta della storia, è di sicuro uno dei tuoi punti forti, uno di quelli da invidiare. Come dicevo nell’ultimo video, benché si trattasse di horror, il concetto è lo stesso: se i personaggi riescono a creare un legame empatico e di interesse con il lettore, allora l’opera è sulla strada giusta. Credo di voler sapere di più su come andrà a finire questo discorso lasciato in sospeso tra i due, e quali effetti sortirá nello sviluppo della trama, magari fornendo al nostro protagonista una nuova chiave di lettura del caso. 😁
    Funzioni, come sempre, e già mi dispiace che dietro l’angolo ci sia il finale!
    Appena ho un attimo in più di tempo vado a scovare il passato del nostro Saverio 😁 Sembra che sia destinato a scoprire i tuoi bei personaggi sempre alla stessa maniera, un po’ come iniziare una sarà dal secondo libro, scoprire che funziona lo stesso, e allora decidere di tornare indietro. 😁
    Ho scelto il Mal di Pancia, ma non credo vincerà. 😞

    Sono contento che Canneva sia riuscito a colpirti, nonostante lo scempio fatto con la lingua. Mi consolo di aver messo le mani avanti, però, rendendo questo mio limite (facendolo suo) per sottolinearne il paradosso emotivo. In verità, quel dettaglio è più basato sul mio modo di parlare il dialetto: non ho mai imparato davvero a esprimermi bene con quello della mia città, e in alcuni momenti mi escono delle espressioni senza un senso logico, magari nei momenti di rabbia o nei quali mi “credo simpatico” 😂
    Le prossime volte che mi verrà in mente di ambientare qualcosa nei dintorni di Roma, ti chiederò qualche dritta! 😁

    Aspetto il prossimo!

    • Ciao carissimo,
      La seconda storia di cui Saverio è protagonista si intitola “Vita da commissario” proprio perché ho inteso con questa operazione non tanto focalizzare il giallo in sè. (Nella prima storia si dice perfino più volte esplicitamente di un “giallo che non c’è” anche se c’è un morto e la ricerca del suo assassino). Quello che più mi preme è mostrare la vita di un uomo che fa il commissario, lo fa anche bene, ma vive una vita che da sola merita d’essere raccontata. Da qui l’andare a braccetto dei due temi: la professione e il privato, tutti e due immersi in quel teatro meraviglioso di una città che rinasce dopo trent’anni di orrori e che, anche lei, si racconta.
      Spero di riuscire nell’intento, e mi lancio verso il finale, che, ti confesso, non so ancora quale sarà.
      Ciao, grazie.

  • Ciao, d’effetto cominciare con un bel po’ di gelosia, un po’ di pepe fa sempre bene!!! Ma sto faccendiere riccone chi è? Scommetto che lui e i suoi traffici c’entrano con la morte di Fanalino, anche perché siamo ormai quasi alla fine!!!
    Ho votato per il garage, è il luogo perfetto per i traffici sporchi!!! Buona domenica e alla prossima.

  • Ho votato il garage, anche se sinceramente non sapevo che votare.

    Bella la questione della doppia porta; strano la questione doppio pittore… e Saverio si è ingelosito…
    Invece abbiamo un altro scorcio di quello che capita sempre quando poveracci chiedono casa: qualcuno che ci marcia sopra. Chissà qual’è l’idea del commissario per evitare gazzarre ma mettere il sale sulla coda al tipo…

    Ciao 🙂

  • Ciao Fenderman,
    non so se sia l’aggettivo giusto, ma trovo il tuo racconto molto “cinematografico”, nel senso che mi sembra proprio di vedere le scene che descrivi. Sei molto bravo, ti rinnovo i complimenti.
    Voto l’opzione per cui Saverio ricomincia da zero.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie.
      Mi cogli nel momento in cui sto pubblicando il seguito.
      Io scrivendo cerco di mettermi sempre nei panni del lettore che in poche righe deve essere con me, vedere quello che vedo io, sentire quello che sento. Se le mie parole raggiungono l’obiettivo sono contento, e il tuo giudizio mi conforta.
      Dunque adesso andiamo a vedere cosa si rivela a Saverio…
      Ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Credo che dovrà ricominciare da zero. I trucchi, il vecchio poliziotto, li conosce bene, i suoi e quelli degli altri, quelli dall’altra parte della barricata. Chissà quanto ci resta in ospedale il facocero…
    Te lo dico sempre, leggerti è come vedere un film tra realismo e bella vita.
    Complimenti a te e al tuo Saverio che ne sa una più del diavolo e presto troverà le risposte che cerca.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, siamo all’ottavo capitolo. Stavolta forse si imbocca una strada che non solo un vicolo cieco.
      Saverio ha una sorta di premonizione, quante volte capita a tutti noi?
      Sono contento che il mio film immaginario ti piaccia, ora troviamo un buon finale.
      Ciaoooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    sto leggendo la tua storia, sono al terzo capitolo. Mi piace come scrivi, usi delle espressioni molto particolari, come “un pezzo di carne avvolto in carta di giornale, nella pagina di cronaca nera.” Mi è piaciuta parecchio, rende bene l’idea.
    Ti seguo.

  • Ciao, in effetti il tuo Luigi Canneva avrebbe bisogno di qualche picolissimissima correzione ( esempio qui: ma nun ce l’ha ‘ u no- me? ” Ma n’ ce l’ha ‘n nome?”..😉 e comunque anche per me è difficile. I dialetti sono molto complessi , difficili da rappresentare.
    A proposito del tuo racconto mi è piaciuta tanto tutta la seconda parte, quella più importante, davvero bella.
    In quanto a Francesco Saverio Balla è vero, non ama il protagonismo spesso sgangherato di certi “detective”, in particolare qui dove il titolare dell’inchiesta è De Martino, e non si distacca mai da una solida vita normale, l’unica vera e valida in un contesto come quello del ’59 a Roma quando cominciava l’abbaglio della vetrina americana con tutto ciò che ne derivava.
    Vorrei anche dire che in tua “negligente” assenza 🙃 Saverio è giunto ormai al terzo racconto. Nel primo incontra gli errori-orrori di una Italia pseudo-rinascimentale e il tema della donna abusata e corrotta; nel secondo conosce Norma (anche se lì si chiama Nora) e si innamora indagando su un’amica scomparsa. Fedele a se stesso sempre, è già per me un amico indispensabile.
    Grazie. Ciaooo🙋‍♂️

  • Capitolo 7)

    Ciao Fenderman!

    Trovo interessante il comportamento del nostro protagonista, questo cercare sempre di tenersi fuori dalla scena pur essendone inevitabilmente parte. Trovo che dia un senso di voler mettere a posto i casini degli altri, di nascosto, senza fare troppo casino. Apprezzo anche il rapporto con Norma, questo raccontarsi “interessato”, e non per routine. Bel rapporto.
    Mi hai fatto ripensare al modo in cui, in certe storie, ho provato a rappresentare il parlato romano. Direi che non ci sono andato molto vicino, se non finendo per ricalcare lo stereotipo che di certo mezza Italia ha del gergo. Dovrò lavorarci su! 🙂
    Aspetto il prossimo! 😉

    • Ciao, in effetti il tuo Luigi Canneva avrebbe bisogno di qualche picolissimissima correzione ( esempio qui: ma nun ce l’ha ‘ u no- me? ” Ma n’ ce l’ha ‘n nome?”..😉 e comunque anche per me è difficile. I dialetti sono molto complessi , difficili da rappresentare.
      A proposito del tuo racconto mi è piaciuta tanto tutta la seconda parte, quella più importante, davvero bella.
      In quanto a Francesco Saverio Balla è vero, non ama il protagonismo spesso sgangherato di certi “detective”, in particolare qui dove il titolare dell’inchiesta è De Martino, e non si distacca mai da una solida vita normale, l’unica vera e valida in un contesto come quello del ’59 a Roma quando cominciava l’abbaglio della vetrina americana con tutto ciò che ne derivava.
      Vorrei anche dire che in tua “negligente” assenza 🙃 Saverio è giunto ormai al terzo racconto. Nel primo incontra gli errori-orrori di una Italia pseudo-rinascimentale e il tema della donna abusata e corrotta; nel secondo conosce Norma (anche se lì si chiama Nora) e si innamora indagando su un’amica scomparsa. Fedele a se stesso sempre, è già per me un amico indispensabile.
      Grazie. Ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao, bella la scena dei tre prigionieri “coatti” de nome e de fatto!!! Comunque… mi sbaglierò, ma il nostro macellaio non c’entra, anche se innocente non lo è proprio, a meno che non sia coinvolto indirettamente per altri giri loschi!!!
    P.S. Il cinghialone irsuto si è mangiato la “n” di sangue!!!
    Ho votato per le rivelazioni, ormai è ora di darne qualche assaggio!!! Alla prossima.

  • Capitoli 2-6)

    Ciao Fenderman!

    Temo di averti mandato in pari le opzioni! Lo svelto, il furbo e il pasticcione, sembra il titolo di un film! 😀
    La storia è bella coinvolgente, e riesci sempre a dipingerci la città in modo dolce e crudele allo stesso tempo. Questa è proprio una di quelle cose che non posso che invidiarti, nonché quel particolare gusto di inserire nella narrazione qualche cenno storico che esprime il senso di città eterna. Bello!
    Il mio capitolo preferito, per ora, è il 3°, ma aspetto di leggere il seguito.
    Leggerti è sempre interessante! 😉

    Al prossimo!

    • Ciao, non preoccuparti in questo settimo c’è posto per tutti, furbi, furbacchioni, stupidi deficienti e svelti, ingenui e scafati. Sono i mille volti, le tante facce di ognuno di noi in diverse circostanze.
      Purtroppo non abbiamo ancora assassino e movente. Che succederà?
      (Anche io amo il terzo capitolo… grazie)
      Ciao.🙋‍♂️

  • Voto il furbo e lo svelto.
    Ciao, Fendeman.
    Il medico Segato mi ha fatto tornare in mente Girolamo Segato e un documentario che parlava della sua arte dell’imbalsamazione, non ricordo molto, ma mi è tornato in mente.
    Il racconto viaggia, come sempre, su binari perfetti, non ci sono sbandate o brusche frenate, solo vita che prosegue tra caffè con la moka e tuffi nel delinquere comune. Non posso che proseguire la “visione” e attendere il prossimo capitolo. Perdonami: ritardo, ma ci sono.

    Alla prossima!

  • Capitolo 1)

    Ciao Fenderman!

    Il nostro narratore riesce bene a buttarci dentro la storia, ma soprattutto nei personaggi. Saverio è subito amico del lettore, e quel sigaro non può che darci un senso di sospetto celato. Mi piace.
    Riesco a tornare dopo tanto su The Incipit, ed è sempre un piacere leggerti.
    Volevo fare un episodio, ma temo di non riuscire ancora a reggere con il fiato, ma conto di recuperare entro il finale. 🙂
    Cerco di rimettermi in pari!

    Alla prossima!

    • Ciao, beh, certo, con le tue letture ci siamo divertiti parecchio…
      In questo episodio ritroverai un pò di romanesco ( che per te è un pò come saltare un muro coi cocci di vetro, e che però ti riusciva neanche tanto male, non come il sardo che parlerei io ).
      Ciao, grazie🌻🙋‍♂️

  • Ciao, il coltello da macellaio mi inquieta un po’, ma in un posto come il Mandrione penso si possa paragonare a uno stuzzicadenti!!! Ma non è ancora detta l’ultima parola, vediamo se la pista è veramente quella, con te mi aspetto sempre un colpo di scena!!!
    Ho votato per il pasticcione, di solito è quello più divertente… per i lettori!!! Alla prossima.

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