Un caso di coscienza

Dove eravamo rimasti?

Perché Saverio è così coinvolto? C'è il rimando a una vecchia indagine. (75%)

Il Mandrione

Il commissario Francesco Saverio Balla sperava di sbagliarsi, ma quel giovane morto, deturpato dal fiume poteva anche essere davvero Angelino, il ragazzino sfortunato incontrato anni prima in circostanze davvero drammatiche.
Un bussare discreto alla porta dell’ufficio venne a riportarlo al tempo presente. Era il maresciallo Leoni, ansioso di mettersi in moto.
– Capo, che facciamo? Ci sono ordini?
– No, vieni. Ordini per adesso no.
– Lei però ha un’idea.
– Un’idea dici. Sì ce l’ho, e non mi piace; non mi piace per niente. Dimmi: da quanto sei qui?
– Io? Sei anni… dal sette marzo…
– Allora non hai mai sentito parlare di Fanalino.
– No. Chi è?
Saverio non rispose. Come ogni volta quando un pensiero era piu forte di lui, con grande senso scenico si alzò, prese il suo tempo, e andò alla finestra per studiare il traffico indifferente di via dei Serpenti.
– Ci siamo scelti proprio un bel mestiere amico mio – disse. Poi, dopo un’altra breve pausa: – Conoscerai Fanalino; prendi la giacchetta e le chiavi della millecento. Abbiamo da fare.

– Pronti: dove si va? – disse Leoni poco dopo, in auto, con la mano sul pomello d’accensione.
– Porta Furba, al tuscolano. Quanto ci vorrà?
– Uhm, là? Venti minuti, spero.
– Ok, prendila comoda, devo raccontarti una storia.
– …Fanalino?
– Già.
– Chi era? – Leoni mise in moto e partì senza fretta.
Il commissario sembrava molto scosso, addirittura triste; non c’era altra parola per descriverlo.
Iniziò a raccontare una storia di dieci anni prima, o più; quella di un ragazzo ancora minorenne e già segnato.
– …perse l’occhio per una scheggia di saldatura, a dodici anni…
Il racconto di quella vita era lo stesso di tante piccole misere esistenze condotte tra le baracche di porta Furba, in via del Mandrione.
Quello era il luogo dove la via costeggiava antichi acquedotti, si insinuava sotto i loro archi millenari, dove una moltitudine di poveracci, si contendeva ogni più piccolo spazio. Per lo più si trattava di famiglie di immigrati non ancora integrati; gli uomini lavoravano come manovali nei cantieri della ricostruzione, le donne si arrangiavano a fare i “servizi”, cucivano asole e orli di pantaloni, raccattavano, aggiustavano e riutilizzavano qualsiasi cosa.
Tutte erano sempre incinte, e madri di bambini magri, svelti, inconsapevoli, dai grandi occhi sempre pieni di domande.
Erano bambini che abitavano un mondo fatto di pochi metri quadri, tutto compreso fra il tugurio sotto l’arco dell’acquedotto e la polvere della strada, chiuso da una rete da pollaio. Eppure su quei piccoli visi ogni tanto un altro mondo s’accendeva, risplendeva coi suoi colori. Una fila di piccoli dentini bianchi rivelava un sorriso, che col moccio si mescolava, dipingendo un’innocente, inconsapevole resa; toccante, eppur lontana da una vera infelicità.
Quelle creature cacciavano i topi, acchiappavano le mosche, giocavano e si sporcavano col fango, o si accalcavano quando capitava, in canottiera i maschi anche d’inverno, le femmine coi ricci tenuti da ingenui fiocchetti di cotone, attorno al carrettino dei gelati; per guardare, senza osare chiedere nulla, perché nulla era dovuto.
Il gelataio ogni volta preparava coni sempre più piccoli, da venti, dieci lire, che però non erano mai piccoli abbastanza; ogni lira spesa, là, era sprecata; tutto ciò che non era ottenuto per nulla costava troppo, e allora ciao, se ne faceva a meno.
Un gelato, due, e mille a guardare… Per fortuna poi uno di quei ragazzini scappava e innescava un nuovo gioco: via di corsa tutti dietro a lui! Addio gelato, che sapore hai?

La 1100 nera della polizia avanzava lenta tra pozze d’acqua, macerie e immondizia.
– Cazzo, capo, dove siamo?
– Guarda là, ecco la casa di Fanalino.
– Uhm, c’è gente.
– Certo, la notizia s’è diffusa. Ferma qui, vedi c’è anche un comitato di accoglienza.
– Capo io… – disse Leoni mettendo mano alla pistola.
– Buono, stai buono. Ferma. Io scendo.
Saverio scese dalla macchina. I due ragazzi nervosi, ostili che si stavano avvicinando disarmarono e lo lasciarono passare limitandosi a fulminarlo con lo sguardo.
Davanti alla baracca della madre di Fanalino molte persone si agitavano; piovigginava ma nessuno se ne curava. Tutti erano lì per un motivo, lo stesso: dare e ricevere notizie sulla fine di un ragazzo predestinato a una brutta fine, un innocente, un perdente, e chissà che altro.
“Uno di loro!” pensava Leoni dietro il sipario del parabrezza, e un crampo gli aggrediva lo stomaco. Era nella città dei morti: vecchi, adulti e bambini, e il suo commissario era un povero illuso.
Saverio giunto sulla soglia della casa ne scostò la tenda fatta di un lenzuolo tagliato in large strisce, ignorò persone e sguardi interrogativi vagamente minacciosi, ed entrò togliendosi il cappello.
Fuori, Leoni, sotto la pioviggine che andava crescendo continuava ad interrogarsi. Dietro il vetro del finestrino a un nulla dal suo naso si palesò il volto di una bimba dai grandi occhi neri e i capelli arruffati; porgeva sorridendo un piccolo fiore, un ciclamino col capo chino.

Che cosa accade?

  • Qualcuno è curioso e decide di seguirlo (20%)
    20
  • Saverio incontra chi non s'aspetta (60%)
    60
  • Saverio conforta e raccoglie indizi (20%)
    20
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61 Commenti

  • Capitolo 8)

    Ciao Fenderman!

    La facilità con cui riesci a buttarci dentro e fuori dall’indagine, al punto da rendere il lettore indeciso sul dove voler proseguire la scoperta della storia, è di sicuro uno dei tuoi punti forti, uno di quelli da invidiare. Come dicevo nell’ultimo video, benché si trattasse di horror, il concetto è lo stesso: se i personaggi riescono a creare un legame empatico e di interesse con il lettore, allora l’opera è sulla strada giusta. Credo di voler sapere di più su come andrà a finire questo discorso lasciato in sospeso tra i due, e quali effetti sortirá nello sviluppo della trama, magari fornendo al nostro protagonista una nuova chiave di lettura del caso. 😁
    Funzioni, come sempre, e già mi dispiace che dietro l’angolo ci sia il finale!
    Appena ho un attimo in più di tempo vado a scovare il passato del nostro Saverio 😁 Sembra che sia destinato a scoprire i tuoi bei personaggi sempre alla stessa maniera, un po’ come iniziare una sarà dal secondo libro, scoprire che funziona lo stesso, e allora decidere di tornare indietro. 😁
    Ho scelto il Mal di Pancia, ma non credo vincerà. 😞

    Sono contento che Canneva sia riuscito a colpirti, nonostante lo scempio fatto con la lingua. Mi consolo di aver messo le mani avanti, però, rendendo questo mio limite (facendolo suo) per sottolinearne il paradosso emotivo. In verità, quel dettaglio è più basato sul mio modo di parlare il dialetto: non ho mai imparato davvero a esprimermi bene con quello della mia città, e in alcuni momenti mi escono delle espressioni senza un senso logico, magari nei momenti di rabbia o nei quali mi “credo simpatico” 😂
    Le prossime volte che mi verrà in mente di ambientare qualcosa nei dintorni di Roma, ti chiederò qualche dritta! 😁

    Aspetto il prossimo!

    • Ciao carissimo,
      La seconda storia di cui Saverio è protagonista si intitola “Vita da commissario” proprio perché ho inteso con questa operazione non tanto focalizzare il giallo in sè. (Nella prima storia si dice perfino più volte esplicitamente di un “giallo che non c’è” anche se c’è un morto e la ricerca del suo assassino). Quello che più mi preme è mostrare la vita di un uomo che fa il commissario, lo fa anche bene, ma vive una vita che da sola merita d’essere raccontata. Da qui l’andare a braccetto dei due temi: la professione e il privato, tutti e due immersi in quel teatro meraviglioso di una città che rinasce dopo trent’anni di orrori e che, anche lei, si racconta.
      Spero di riuscire nell’intento, e mi lancio verso il finale, che, ti confesso, non so ancora quale sarà.
      Ciao, grazie.

  • Ciao, d’effetto cominciare con un bel po’ di gelosia, un po’ di pepe fa sempre bene!!! Ma sto faccendiere riccone chi è? Scommetto che lui e i suoi traffici c’entrano con la morte di Fanalino, anche perché siamo ormai quasi alla fine!!!
    Ho votato per il garage, è il luogo perfetto per i traffici sporchi!!! Buona domenica e alla prossima.

  • Ho votato il garage, anche se sinceramente non sapevo che votare.

    Bella la questione della doppia porta; strano la questione doppio pittore… e Saverio si è ingelosito…
    Invece abbiamo un altro scorcio di quello che capita sempre quando poveracci chiedono casa: qualcuno che ci marcia sopra. Chissà qual’è l’idea del commissario per evitare gazzarre ma mettere il sale sulla coda al tipo…

    Ciao 🙂

  • Ciao Fenderman,
    non so se sia l’aggettivo giusto, ma trovo il tuo racconto molto “cinematografico”, nel senso che mi sembra proprio di vedere le scene che descrivi. Sei molto bravo, ti rinnovo i complimenti.
    Voto l’opzione per cui Saverio ricomincia da zero.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie.
      Mi cogli nel momento in cui sto pubblicando il seguito.
      Io scrivendo cerco di mettermi sempre nei panni del lettore che in poche righe deve essere con me, vedere quello che vedo io, sentire quello che sento. Se le mie parole raggiungono l’obiettivo sono contento, e il tuo giudizio mi conforta.
      Dunque adesso andiamo a vedere cosa si rivela a Saverio…
      Ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao, Fenderman.
    Credo che dovrà ricominciare da zero. I trucchi, il vecchio poliziotto, li conosce bene, i suoi e quelli degli altri, quelli dall’altra parte della barricata. Chissà quanto ci resta in ospedale il facocero…
    Te lo dico sempre, leggerti è come vedere un film tra realismo e bella vita.
    Complimenti a te e al tuo Saverio che ne sa una più del diavolo e presto troverà le risposte che cerca.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, siamo all’ottavo capitolo. Stavolta forse si imbocca una strada che non solo un vicolo cieco.
      Saverio ha una sorta di premonizione, quante volte capita a tutti noi?
      Sono contento che il mio film immaginario ti piaccia, ora troviamo un buon finale.
      Ciaoooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    sto leggendo la tua storia, sono al terzo capitolo. Mi piace come scrivi, usi delle espressioni molto particolari, come “un pezzo di carne avvolto in carta di giornale, nella pagina di cronaca nera.” Mi è piaciuta parecchio, rende bene l’idea.
    Ti seguo.

  • Ciao, in effetti il tuo Luigi Canneva avrebbe bisogno di qualche picolissimissima correzione ( esempio qui: ma nun ce l’ha ‘ u no- me? ” Ma n’ ce l’ha ‘n nome?”..😉 e comunque anche per me è difficile. I dialetti sono molto complessi , difficili da rappresentare.
    A proposito del tuo racconto mi è piaciuta tanto tutta la seconda parte, quella più importante, davvero bella.
    In quanto a Francesco Saverio Balla è vero, non ama il protagonismo spesso sgangherato di certi “detective”, in particolare qui dove il titolare dell’inchiesta è De Martino, e non si distacca mai da una solida vita normale, l’unica vera e valida in un contesto come quello del ’59 a Roma quando cominciava l’abbaglio della vetrina americana con tutto ciò che ne derivava.
    Vorrei anche dire che in tua “negligente” assenza 🙃 Saverio è giunto ormai al terzo racconto. Nel primo incontra gli errori-orrori di una Italia pseudo-rinascimentale e il tema della donna abusata e corrotta; nel secondo conosce Norma (anche se lì si chiama Nora) e si innamora indagando su un’amica scomparsa. Fedele a se stesso sempre, è già per me un amico indispensabile.
    Grazie. Ciaooo🙋‍♂️

  • Capitolo 7)

    Ciao Fenderman!

    Trovo interessante il comportamento del nostro protagonista, questo cercare sempre di tenersi fuori dalla scena pur essendone inevitabilmente parte. Trovo che dia un senso di voler mettere a posto i casini degli altri, di nascosto, senza fare troppo casino. Apprezzo anche il rapporto con Norma, questo raccontarsi “interessato”, e non per routine. Bel rapporto.
    Mi hai fatto ripensare al modo in cui, in certe storie, ho provato a rappresentare il parlato romano. Direi che non ci sono andato molto vicino, se non finendo per ricalcare lo stereotipo che di certo mezza Italia ha del gergo. Dovrò lavorarci su! 🙂
    Aspetto il prossimo! 😉

    • Ciao, in effetti il tuo Luigi Canneva avrebbe bisogno di qualche picolissimissima correzione ( esempio qui: ma nun ce l’ha ‘ u no- me? ” Ma n’ ce l’ha ‘n nome?”..😉 e comunque anche per me è difficile. I dialetti sono molto complessi , difficili da rappresentare.
      A proposito del tuo racconto mi è piaciuta tanto tutta la seconda parte, quella più importante, davvero bella.
      In quanto a Francesco Saverio Balla è vero, non ama il protagonismo spesso sgangherato di certi “detective”, in particolare qui dove il titolare dell’inchiesta è De Martino, e non si distacca mai da una solida vita normale, l’unica vera e valida in un contesto come quello del ’59 a Roma quando cominciava l’abbaglio della vetrina americana con tutto ciò che ne derivava.
      Vorrei anche dire che in tua “negligente” assenza 🙃 Saverio è giunto ormai al terzo racconto. Nel primo incontra gli errori-orrori di una Italia pseudo-rinascimentale e il tema della donna abusata e corrotta; nel secondo conosce Norma (anche se lì si chiama Nora) e si innamora indagando su un’amica scomparsa. Fedele a se stesso sempre, è già per me un amico indispensabile.
      Grazie. Ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao, bella la scena dei tre prigionieri “coatti” de nome e de fatto!!! Comunque… mi sbaglierò, ma il nostro macellaio non c’entra, anche se innocente non lo è proprio, a meno che non sia coinvolto indirettamente per altri giri loschi!!!
    P.S. Il cinghialone irsuto si è mangiato la “n” di sangue!!!
    Ho votato per le rivelazioni, ormai è ora di darne qualche assaggio!!! Alla prossima.

  • Capitoli 2-6)

    Ciao Fenderman!

    Temo di averti mandato in pari le opzioni! Lo svelto, il furbo e il pasticcione, sembra il titolo di un film! 😀
    La storia è bella coinvolgente, e riesci sempre a dipingerci la città in modo dolce e crudele allo stesso tempo. Questa è proprio una di quelle cose che non posso che invidiarti, nonché quel particolare gusto di inserire nella narrazione qualche cenno storico che esprime il senso di città eterna. Bello!
    Il mio capitolo preferito, per ora, è il 3°, ma aspetto di leggere il seguito.
    Leggerti è sempre interessante! 😉

    Al prossimo!

    • Ciao, non preoccuparti in questo settimo c’è posto per tutti, furbi, furbacchioni, stupidi deficienti e svelti, ingenui e scafati. Sono i mille volti, le tante facce di ognuno di noi in diverse circostanze.
      Purtroppo non abbiamo ancora assassino e movente. Che succederà?
      (Anche io amo il terzo capitolo… grazie)
      Ciao.🙋‍♂️

  • Voto il furbo e lo svelto.
    Ciao, Fendeman.
    Il medico Segato mi ha fatto tornare in mente Girolamo Segato e un documentario che parlava della sua arte dell’imbalsamazione, non ricordo molto, ma mi è tornato in mente.
    Il racconto viaggia, come sempre, su binari perfetti, non ci sono sbandate o brusche frenate, solo vita che prosegue tra caffè con la moka e tuffi nel delinquere comune. Non posso che proseguire la “visione” e attendere il prossimo capitolo. Perdonami: ritardo, ma ci sono.

    Alla prossima!

  • Capitolo 1)

    Ciao Fenderman!

    Il nostro narratore riesce bene a buttarci dentro la storia, ma soprattutto nei personaggi. Saverio è subito amico del lettore, e quel sigaro non può che darci un senso di sospetto celato. Mi piace.
    Riesco a tornare dopo tanto su The Incipit, ed è sempre un piacere leggerti.
    Volevo fare un episodio, ma temo di non riuscire ancora a reggere con il fiato, ma conto di recuperare entro il finale. 🙂
    Cerco di rimettermi in pari!

    Alla prossima!

    • Ciao, beh, certo, con le tue letture ci siamo divertiti parecchio…
      In questo episodio ritroverai un pò di romanesco ( che per te è un pò come saltare un muro coi cocci di vetro, e che però ti riusciva neanche tanto male, non come il sardo che parlerei io ).
      Ciao, grazie🌻🙋‍♂️

  • Ciao, il coltello da macellaio mi inquieta un po’, ma in un posto come il Mandrione penso si possa paragonare a uno stuzzicadenti!!! Ma non è ancora detta l’ultima parola, vediamo se la pista è veramente quella, con te mi aspetto sempre un colpo di scena!!!
    Ho votato per il pasticcione, di solito è quello più divertente… per i lettori!!! Alla prossima.

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