Un caso di coscienza

Dove eravamo rimasti?

E adesso Saverio che fa? Ascolta il consiglio di sua moglie in sogno (100%)

L’incubo

Norma, Saverio, e un pò di tabacco, fuori da un bar in una notte chiara:
– Bugiardo – diceva lei – perché dici “non è il mio caso”? Perché mentisci?
– Perché non lo è, anche se mi tocca.
– Ah, ecco cos’è: il sano cinismo del poliziotto navigato che viene meno.
Saverio non rispose perché quella piccola volpe forse aveva ragione; meglio cambiare discorso.
– Allora? – disse – Che faccio, ti aspetto?

Quando, erano quasi le tre, Norma, finalmente a casa, uscì dal bagno pronta per la notte, trovò il suo bel commissario ancora vestito e già sul letto, addormentato. Allora gli sfilò le scarpe, si accoccolò accanto a lui e provò, senza riuscire, a liberarsi dell’ansia sottile che le aveva trasmessa.
Saverio intanto entrava a grandi passi in un sogno tragico in cui svettava la figura di sua moglie.

Anna, velata di bianco in una notte nera, stava seduta sul ciglio dell’acquedotto sopra le baracche del Mandrione, come un angelo guardiano. I fumi dei braceri accesi là sotto arrivavano fino a lei, così che a guardarla dal basso sembrava a cavallo di una nuvola.
La sua voce scandiva un nome:
– Amore mio – diceva – è un caso di coscienza. Salvalo, che ti costa. Rimedia agli errori, non lasciare che altri ne soffrano. Ti ho mai mal consigliato? Fanalino è una piccola luce persa tra le stelle; quassù ancora non se ne vede traccia. Puoi fare molto per lui, e per sua madre. Aiuta, aiuta.

Intanto i fuochi diventavano un incendio, salivano i lamenti dei dannati là in basso, mentre la sua voce perdeva forza e si distingueva appena.
Eppure le bastò un colpo d’ala per far saltare la cateratte dell’acquedotto. Una cascata gioiosa si riversò sulle fiamme, spense i lamenti, e accese il fragoroso giubilo dei più. Uno solo, un uomo, muto e nudo, restava accasciato a terra, tra i fumi densi in una luce plumbea e nera. Il suo corpo, preda di spasmi, fremeva, si contorceva in strane anse e pieghe; fino a morire, fino a disfarsi.
Attimi: e poi come mercurio, in un rivolo viscido e amaro, rotolavano via la carne e l’anima di Fanalino… di lui restava solo una macchia, una impronta umida sul selciato.

Anna ormai non c’era più. Solo un battito ritmato attirava l’attenzione dello spettatore, e un lieve dolore.
Norma picchiettava sulla sua spalla. Voleva destarlo da quel sogno che lo faceva tremare; si illudeva di poterlo sottrarre al suo incubo senza svegliarlo veramente. Si sentiva compagna e innamorata; si disse che in una coppia prima o poi succede di farsi custodi dei sentimenti e delle fragilità dell’altro, che fosse un cemento, giusto e necessario. Poi di nuovo lo abbracciò: “Domani ne rideremo insieme, e sarà bellissimo”.

*
La mattina dopo alle otto il caffè della vecchia napoletana di Anna era pronto, fumante.
Norma, assonnata, con un maglione rosa sul pigiama blu, cercava i biscotti nella credenza.
– Eccoli! – disse – Ma non ci arrivo.
– Li prendo io, siediti… potevi dormire ancora, che ci fai sveglia a quest’ora?
– Uff, sono una femmina e mi preoccupo del mio maschio dominante.
– Questa è nuova!, non ci credo… ecco i biscotti. Hai dormito male? Anche io. Quel fanalino è un faro puntato negli occhi.
– E tu chiudili, lascia perdere, ci pensa De Mattino…
– …Si chiama de Martino, e non mi fido. E poi c’è una vecchia storia dietro; un vuoto da riempire; e devo farlo io.
– Ah, ecco: una storia. Senti: ti va di raccontarla?
Saverio posò la sua tazza di caffè sulla tavola, e restò a guardarla. Poi cominciò a raccontare.
La “storia” era quella di una rapina di tre balordi a certe prostitute che battevano alle terme di Caracalla. Quella che fu, in realtà, solo una tentata rapina perché finì davvero in vacca. La stessa sera, infatti, la questura aveva organizzato una retata, una delle solite del reparto Celere.
Così si ritrovarono tutti, banditi, prostitute e poliziotti, in un gran casino, in uno schiamazzo totale da faina nel pollaio.
I fuochi accesi dalle lucciole finirono per incendiare un paio di Jeep ereditate dagli americani liberatori, e due poliziotti e una ragazza finirono all’ospedale.
– …In breve – raccontò Saverio – per i balordi finì con un processo per tentata rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Uno di loro era Fanalino, aveva diciotto anni e scontò, tutto considerato, una pena lieve, che tuttavia lo segnò per sempre consegnandolo di fatto al mondo della malavita. Io, vedi, ero quello che lo arrestò. Mi implorava di farlo fuggire, non aveva preso niente, ed era in credito con la vita, visto la condizione in cui versava la famiglia, e dato che per lavorare onestamente a dodici anni ci aveva già rimesso un occhio. Io però ero troppo incazzato in quel momento, e cieco più di lui. Solo in seguito, da commissario, cercai di rimediare, e tentai anche di allontanare quel parassita di Giuseppe Lucidi, che “usava” sua madre e lui per i propri comodi. Un fallimento totale. Questa è la storia che si riapre, come una ferita.
– Una ferita di bisturi…
– Uh? Sì, più o meno… Bisturi? Hai detto bisturi?! Ma certo, cavolo! Devo andare, forse ho una pista.

Ora...

  • Il dubbio dell'onestà (0%)
    0
  • Una utile farsa (25%)
    25
  • De Martino che fa? (75%)
    75
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90 Commenti

  • Ciao, Fenderman.
    mi è arrivata già la notifica del nuovo racconto, non riesco proprio a starti dietro… 😰sto cercando, tra le altre cose (impacchettare tutto per l’imminente trasloco, lavoro e impegni vari) di studiare un po’ di diritto amministrativo con l’intento di prepararmi a un eventuale nuovo concorso in Comune. Difficile alla mia età, ma ci provo. Il tempo per leggere è poco e non sempre riesco a star dietro a tutto e nei tempi consoni.
    Ho letto ieri il nono e oggi, come promesso, torno a commentare tutti e due. Come sempre, non posso che ammirare la maestria con cui racconti le scene. Il povero Fanalino messo in mezzo e fatto fuori da questo personaggio orribile che sfrutta poveracci con il miraggio della casa.
    Ho apprezzato tutto: il pedinamento in auto con l’escamotage dell’affiancamento, le descrizioni chiare del garage e le pennellate amare che mi hanno mostrato i personaggi di questo dramma. Anche la moka, quasi personaggio a sé, che popola i ricordi di tutti in quelle notti, tutti ne abbiamo avute, in cui l’odore del caffè fresco riempie i vuoti lasciati da tristezza, disperazione o anche allegria, perché no?
    Mi dispiace di non essere stata presente come avrei voluto. So che capirai.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, anche io come vedi rispondo in ritardo. Vedo che stai attraversando una fase della vita in cui non c’è spazio per nient’altro che vivere… auguri, di cuore. E poi a te, lo sai , perdonerei tutto.
      Grazie per l’apprezzamento e felice Pasqua a te e a quelli che ami. Ciaooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao Giuseppe,
    Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
    Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
    🙋‍♂️

  • Capitolo 10)

    Ciao Fenderman!

    E siamo al finale. Riesci sempre a chiudere il cerchio, e lo fai riuscendo a mantenere l’equilibrio tra serietà e spensieratezza. Ben fatto!
    Ho avuto comunque l’impressione che nella battuta finale non ci fosse abbastanza spazio per l’amarezza di Saverio riguardo la risoluzione del caso. Avendolo trattato meglio in altri capitoli, di certo hai deciso di sfruttare il “silenzio” di Saverio per farne evincere il poco desiderio di conversare circa l’argomento. Ma trovo che forse una battuta, o una linea espressiva, magari già presente nel file privato, avrebbe dato quella stoccata in più al lettore.
    Non fraintendermi, trovo che funzioni alla grande anche così! 😉
    Spesso non dire troppo è il modo migliore per far funzionare le cose.
    Aspetto di leggere la prossima idea! 🙂

    • Ciao Giuseppe,
      Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
      Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
      🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    povero Fanalino, che brutta fine! Un po’ tardivo il pentimento di questo Riccardo (perché biasima il suo capo per i suoi comportamenti, ad es. nei confronti della madre di Fanalino, ma poi alla fine partecipa attivamente all’omicidio), giusto in tempo prima di passare a miglior vita.
    Molto bravo, ottimo finale, a presto con la tua nuova storia!

    • Povero Fanalino, che difende sua madre e una dignità spogliata, con il coltello e un insano coraggio; e povero Riccardo: una vita buttata, spesa in avventure fallimentari, conclusa con un plateale pentimento, una assicurazione sulla “vita” eterna che forse gli risparmierà ulteriori umiliazioni.
      Poveri vinti a bravi ai vincitori… è così che va: caso risolto, domani è un altro giorno, e Saverio finalmente può sbeffeggiare De Martino stupido e carrierista.
      Grazie, ciaooo🙋‍♂️🌻

    • …mi domando se Riccardo cuor di leone non avesse avuto quel barlume di lucidità, cosa sarebbe successo…
      A volte è qualcuno lassù che provvede, e risolve in un’ora un dramma troppo complicato.
      Bene per tutti e peccato per chi non può brindare all’ennesimo caso risolto!
      Grazie per tutto, ciaooo
      🌻🙋‍♂️

    • 1959 Roma dei poveracci stava per cedere il passo a quella dei nuovi ricchi, o meglio: arricchiti, palazzinari e traffichini. La Roma del dopoguerra diventava quella delle Olimpiadi e del boom economico, e i poveracci si dannavano, si scannano e lasciavano ai figli il gravoso compito di riscattare le loro miserie con la buona scuola, i buoni sentimenti, e soprattutto i sogni da realizzare.
      Grazie per avermi seguito, ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    ottimo capitolo, molto tensivo e con un colpo di scena finale niente male!!
    Devo dire che, però, una cosa mi è sembrata un po’ strana, ossia il fatto che il guardaspalle di Bisegna, temendo che Saverio potesse estrarre una pistola, si arrende subito… insomma, da un criminale, per di più un guardaspalle, mi sarei aspettata un po’ più di coraggio, e, soprattutto, che anche lui fosse in possesso di un’arma.
    Per quanto riguarda la domanda finale, in realtà non saprei rispondere, perché questa è la tua prima storia che leggo. Però Saverio mi è piaciuto molto, quindi voto per un’altra sua indagine.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie del commento. Il “guardaspalle non è esattamente quello che si potrebbe pensare, l’ultimo capitolo spiegherà meglio, e il suo comportamento sarà più comprensibile.
      Se anche dovesse vincere Caramella vedrai che non ti deluderà, perché è una ragazza in gamba circondata da personaggi simpatici, e che affronta con coraggio e humor casi internazionali.
      Ciaoooo🙋‍♂️🌻

  • Capitolo 9)

    Ciao Fenderman!

    Bella battuta di chiusura. Funziona alla grande!
    Nel file privato, quello “specchio di sangue” potrebbe offrire uno spunto su una considerazione morale del nostro Saverio, sebbene ci sia il rischio di smorzare la tensione in un momento importante, ed è di certo a quell’effetto che stavi puntando! 🙂
    Io dico di continuare, anche se cambiare fa sempre bene alla creatività: nel caso mi farò un tuffo nel passato, rispolverando gli avvenimenti precedenti.
    Continua così, sei sempre fortissimo! 😉

    Alla prossima!

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