Un caso di coscienza

Dove eravamo rimasti?

Ora... De Martino che fa? (75%)

Petrosino

– Balla! Sei tu!? – il commissario della squadra mobile Ottavio De Martino, al telefono, in piedi, imbrillantinato, tirato, nell’inossidabile doppio petto di un novello Petrosino, era furibondo. – Hai qualcosa per me? – tuonò da dietro i baffoni neri – Qualcosa che non sia la solita fregatura? Lo sai che al Mandrione ci hai messi in un casino? Ma sì, certo che lo sai! Parla, giustificati! 
Saverio, bloccato con la bocca aperta per dire “buongiorno” tacque un momento, e poi, semplicemente riattaccò; restando appeso al filo di un pensiero misterioso. Così sembrò al brigadiere Zaccaria che a sua volta pendeva dalle sue labbra dall’altra parte della scrivania.
– Al-lora? – chiese inciampando.
– Allora… Mi viene voglia di un caffè. Scendiamo al bar.
– Al bar? Non c’è bisogno. Lo sa che abbiamo l’agente Attila Guzzi con la passione della moka.

Il caffè di Attila era buonissimo.
– Beato te – gli disse il commissario – hai una seconda possibilità, non sei come noi poveri poliziotti senza qualità.

Poco dopo, rimasto solo, risollevò la cornetta del telefono. Quasi temendo di ritrovarci la voce di De Martino la guardò di traverso, mentre lo immaginava, livido, incazzato, ridicolo. Scosse la testa, e finalmente compose il numero del dottor Segato, medico legale.
Quello rispose al quinto squillo.
– E lo sapevo che eri tu – disse – proprio adesso?! Ho le mani occupate, che ti serve?
– Occupate da che? No, non importa, non dirmelo. Dimmi solo e-sat-ta-men-te con che tipo di arma hanno ferito a morte Angelino Di Santo, detto Fanalino.
– Quello? Un coltello molto affilato, lama stretta, da quindici-diciotto centimetri, affondato una volta sola, dritto nel cuore.
– …da mano esperta?
– Direi di sì, chirurgica no; ma esperta di sicuro.
– Un macellaio?
– Diciamo che lo hai detto tu e non io…
– Uhm, “diciamo, direi, dico, dici…” insomma: può trattarsi di un coltello da disosso?
– Balla, amico mio, mi sorprendi.., dico, ehm, sì; anche se non escluderei un serramanico. Va bene? Ah, guarda che De Martino mi ha fatto la stessa domanda.
– Ah! E tu?
– Invitami a cena e te lo dico.
– Vieni a casa mia, ho dell’ottimo veleno per topi; me ne avanza, e non so che farne.
*
De Martino non aveva simpatia per Saverio; non sopportava chi invece di aiutare si metteva di traverso, e lui stavolta con la storia del Mandrione lo aveva fatto incazzare davvero. Era andato lì per portarsi via quel Giuseppe Lucidi, convivente della madre di Fanalino, ma quello, ovviamente, era sparito, e così si era solo sporcato le scarpe e la giornata per dare retta a uno stronzo che gli aveva appena sbattuto il telefono in faccia. Doveva riferire al questore. Prima però voleva affrontarlo di persona; così si presentò in commissariato senza annunciarsi; ma…
– È appena uscito – gli disse il piantone. – Per dove? Boh!
Era deluso, irritato. Non poteva sapere che Saverio aveva cominciato a inseguire una lama di coltello. Non sapeva che uno dei tre che anni prima avevano tentato la rapina alle prostitute, un certo Claudio Sciarrone, in galera aveva lavorato nelle cucine, e una volta libero aveva rimediato un posto da aiutante di macelleria al mattatoio di Testaccio.
Per Balla trovare quell’uomo era difficile, e magari non c’entrava col delitto, tuttavia era qualcosa; mentre il povero De Martino era bloccato, costretto a una estenuante ricerca di indizi tra sbandati e pescatori che bivaccavano sulle sponde del Tevere, o a piazzare spioni in giro, come la camionetta fissa a Porta Furba, per controllare chi entrava e usciva dal Mandrione. Era nervoso, e avrebbe volentieri mollato tutto a quello là; quello strano tipo era più pratico di certa malavita di quartiere. Avrebbe voluto dedicarsi ad altro, ai casi ben più solidi e “remunerativi” di un’altra Roma… Ma era anche orgoglioso, e non voleva dare l’impressione di arrendersi.

Intanto Saverio, con Leoni, visitava tutte le macellerie di Testaccio e dintorni, e interrogava le massaie in giro per la spesa, con discrezione, come se quelle non li sgamassero al primo sguardo.
A momenti il maresciallo sembrava sfiduciato, ma lui sapeva quello che faceva: Testaccio; il fiume lì accanto e il coltello; il mattatoio e la macelleria; l’antico legame dei piccoli delinquenti che si ritrovano; si aiutano; si compattano, e al primo sgarro si accoltellano. C’erano ragioni sufficienti per crederci.
Continuarono, finchè il commissario vide qualcosa, o qualcuno che lo indusse a entrare in un bar per telefonare. Al primo squillo passò la cornetta a Leoni.
– Tieni; è De Martino – disse. – Digli che io ho le mani occupate; che venga qui, e che non dimentichi le manette.

De Martino-Petrosino arrivò di corsa con due sottufficiali.
– Guarda là – gli disse Saverio – in quella macelleria ho visto un uomo, un tal Sciarrone. Può essere pericoloso, ma voi siete bravi, è vostro.
– Andiamo – recitò l’altro rancoroso – ma se mi prendi per il culo stavolta la paghi. – E partì.
– Forse è stato lui, o forse no… Ci pagano per scoprirlo – gli gridò dietro Francesco Saverio Balla.

Nel prossimo capitolo: c'è

  • Uno svelto, e un'altro furbo (50%)
    50
  • Un pasticcione (50%)
    50
  • Qualcuno che stavolta finisce al fresco (0%)
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90 Commenti

  • Ciao, Fenderman.
    mi è arrivata già la notifica del nuovo racconto, non riesco proprio a starti dietro… 😰sto cercando, tra le altre cose (impacchettare tutto per l’imminente trasloco, lavoro e impegni vari) di studiare un po’ di diritto amministrativo con l’intento di prepararmi a un eventuale nuovo concorso in Comune. Difficile alla mia età, ma ci provo. Il tempo per leggere è poco e non sempre riesco a star dietro a tutto e nei tempi consoni.
    Ho letto ieri il nono e oggi, come promesso, torno a commentare tutti e due. Come sempre, non posso che ammirare la maestria con cui racconti le scene. Il povero Fanalino messo in mezzo e fatto fuori da questo personaggio orribile che sfrutta poveracci con il miraggio della casa.
    Ho apprezzato tutto: il pedinamento in auto con l’escamotage dell’affiancamento, le descrizioni chiare del garage e le pennellate amare che mi hanno mostrato i personaggi di questo dramma. Anche la moka, quasi personaggio a sé, che popola i ricordi di tutti in quelle notti, tutti ne abbiamo avute, in cui l’odore del caffè fresco riempie i vuoti lasciati da tristezza, disperazione o anche allegria, perché no?
    Mi dispiace di non essere stata presente come avrei voluto. So che capirai.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, anche io come vedi rispondo in ritardo. Vedo che stai attraversando una fase della vita in cui non c’è spazio per nient’altro che vivere… auguri, di cuore. E poi a te, lo sai , perdonerei tutto.
      Grazie per l’apprezzamento e felice Pasqua a te e a quelli che ami. Ciaooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao Giuseppe,
    Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
    Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
    🙋‍♂️

  • Capitolo 10)

    Ciao Fenderman!

    E siamo al finale. Riesci sempre a chiudere il cerchio, e lo fai riuscendo a mantenere l’equilibrio tra serietà e spensieratezza. Ben fatto!
    Ho avuto comunque l’impressione che nella battuta finale non ci fosse abbastanza spazio per l’amarezza di Saverio riguardo la risoluzione del caso. Avendolo trattato meglio in altri capitoli, di certo hai deciso di sfruttare il “silenzio” di Saverio per farne evincere il poco desiderio di conversare circa l’argomento. Ma trovo che forse una battuta, o una linea espressiva, magari già presente nel file privato, avrebbe dato quella stoccata in più al lettore.
    Non fraintendermi, trovo che funzioni alla grande anche così! 😉
    Spesso non dire troppo è il modo migliore per far funzionare le cose.
    Aspetto di leggere la prossima idea! 🙂

    • Ciao Giuseppe,
      Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
      Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
      🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    povero Fanalino, che brutta fine! Un po’ tardivo il pentimento di questo Riccardo (perché biasima il suo capo per i suoi comportamenti, ad es. nei confronti della madre di Fanalino, ma poi alla fine partecipa attivamente all’omicidio), giusto in tempo prima di passare a miglior vita.
    Molto bravo, ottimo finale, a presto con la tua nuova storia!

    • Povero Fanalino, che difende sua madre e una dignità spogliata, con il coltello e un insano coraggio; e povero Riccardo: una vita buttata, spesa in avventure fallimentari, conclusa con un plateale pentimento, una assicurazione sulla “vita” eterna che forse gli risparmierà ulteriori umiliazioni.
      Poveri vinti a bravi ai vincitori… è così che va: caso risolto, domani è un altro giorno, e Saverio finalmente può sbeffeggiare De Martino stupido e carrierista.
      Grazie, ciaooo🙋‍♂️🌻

    • …mi domando se Riccardo cuor di leone non avesse avuto quel barlume di lucidità, cosa sarebbe successo…
      A volte è qualcuno lassù che provvede, e risolve in un’ora un dramma troppo complicato.
      Bene per tutti e peccato per chi non può brindare all’ennesimo caso risolto!
      Grazie per tutto, ciaooo
      🌻🙋‍♂️

    • 1959 Roma dei poveracci stava per cedere il passo a quella dei nuovi ricchi, o meglio: arricchiti, palazzinari e traffichini. La Roma del dopoguerra diventava quella delle Olimpiadi e del boom economico, e i poveracci si dannavano, si scannano e lasciavano ai figli il gravoso compito di riscattare le loro miserie con la buona scuola, i buoni sentimenti, e soprattutto i sogni da realizzare.
      Grazie per avermi seguito, ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    ottimo capitolo, molto tensivo e con un colpo di scena finale niente male!!
    Devo dire che, però, una cosa mi è sembrata un po’ strana, ossia il fatto che il guardaspalle di Bisegna, temendo che Saverio potesse estrarre una pistola, si arrende subito… insomma, da un criminale, per di più un guardaspalle, mi sarei aspettata un po’ più di coraggio, e, soprattutto, che anche lui fosse in possesso di un’arma.
    Per quanto riguarda la domanda finale, in realtà non saprei rispondere, perché questa è la tua prima storia che leggo. Però Saverio mi è piaciuto molto, quindi voto per un’altra sua indagine.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie del commento. Il “guardaspalle non è esattamente quello che si potrebbe pensare, l’ultimo capitolo spiegherà meglio, e il suo comportamento sarà più comprensibile.
      Se anche dovesse vincere Caramella vedrai che non ti deluderà, perché è una ragazza in gamba circondata da personaggi simpatici, e che affronta con coraggio e humor casi internazionali.
      Ciaoooo🙋‍♂️🌻

  • Capitolo 9)

    Ciao Fenderman!

    Bella battuta di chiusura. Funziona alla grande!
    Nel file privato, quello “specchio di sangue” potrebbe offrire uno spunto su una considerazione morale del nostro Saverio, sebbene ci sia il rischio di smorzare la tensione in un momento importante, ed è di certo a quell’effetto che stavi puntando! 🙂
    Io dico di continuare, anche se cambiare fa sempre bene alla creatività: nel caso mi farò un tuffo nel passato, rispolverando gli avvenimenti precedenti.
    Continua così, sei sempre fortissimo! 😉

    Alla prossima!

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