Un caso di coscienza

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: c'è Un pasticcione (50%)

La chiave

Leone Leoni osservava il terzetto della mobile diretto, sparato verso la macelleria: missione compiuta, si godeva lo spettacolo.
Saverio invece, accanto a lui, era assorto, e piuttosto attratto dal parapetto oltre il quale scorreva il fiume.
– Capo, che c’è?
– Uh? Mi chiedevo: e se noi, se io avessi sbagliato indirizzo? Se Fanalino è morto davvero in quella macelleria e l’hanno buttato nel Tevere da qui, come è arrivato all’isola Tiberina quasi cinquecento metri a monte?
– Uhm, me lo sono chiesto anch’io e…
–E..?
– E mi sono detto: barca, macchina, o tram.
– Tram? Che fai lo spiritoso?
– No, capo – disse Leoni, sicuro di sé, spingendo con forza le mani nelle tasche dei pantaloni, e sollevando due, tre volte i tacchi – dico che può anche essere stato ammazzato là dove è stato trovato.
– Uhm, certo, una lite…
– …una esecuzione. Ehi!, ma che succede?
Davanti ai loro occhi, come a teatro, di colpo la scena era cambiata: Claudio Sciarrone, il macellaio, un cinghialone irsuto fasciato del grembiule d’ordinanza lordo di sague, era fuori dal negozio e abbassava la saracinesca.
Un cenno d’intesa, e subito i due poliziotti mossero verso di lui con “manovra a tenaglia”.
– In campana Leoni: io lo chiamerò e lui scapperà dalla tua parte – disse Saverio come riepilogando un’azione già concordata.
Pochi passi e lo raggiunsero, mentre stava chinato per chiudere a chiave. Saverio da sinistra lo chiamò per nome, e lui, il facocero, si girò sorpreso, e subito scappò dalla parte sbagliata, quella del Leone che, pronto, svelto lo placcò, lo atterrò, e cavalcandolo gli gridò addosso:
– Bestia!, Che hai fatto là dentro? Dove sono quei tre?
– Me vonno ammazza’, mortacci loro; stavo a ffa’ er sanguinaccio… e voi chi ssete?
– Ammazza’?, quelli so’ colleghi, cretino!
– Colleghi de che?
– Siamo la Polizia, Sciarro’, mi pare chiaro.
– Davero? Porca pupazza! E mmo’?
– E mo’ mi dai la chiave e loro ti arrestano… ma che gli hai fatto furbacchione?
– Ggnente. L’ho cchiusi. Ma la chiave no!
Sciarrone aveva fatto una grossa fesseria, e adesso era pronto per la seconda. La chiave che teneva in mano se la ficcò in bocca e, arrivederci: la inghiottì.
E intanto che quella iniziava il viaggio nei gironi danteschi del suo apparato digerente, dalla saracinesca partì un concerto di scossoni. Evidentemente i tre prigionieri, usciti da una sorta di limbo inoperoso, si davano da fare.
– Sei un deficiente – lo apostrofò il maresciallo. – Ti faccio aprire come una sardina. Ti apro io con le mie mani.
– Ah, e er deficiente sarei io!? Me voi aresta’?, Arestame! Ma io a qquei tre nun te li libbero.
– Sei nei guai lo sai Sciarrone Claudio? – disse Saverio accendendo il mezzo toscano – E non per quei tre, no, quello è il meno.
– Ma che è ppe’ qqu’a storia dei vitelli da latte?
– No, è per Fanalino, quello che hai ammazzato. Perché sei stato tu no?
– Ahó, ma mmo’ cchi è ‘sto Fanalino? Ma chi, er guercio der Mandrione? Anvedi chi mme state a ricorda’, porca mignotta! L’hanno fatto fori?! Poraccio!
– Si, va be’ anima innocente. Leoni ammanettalo al palo del divieto di sosta.
– Subito capo!, ma che facciamo poi, con quelli?
Tutti e tre guardarono alla saracinesca che continuava a urlare inascoltata. Saverio non disse nulla, e tirò dritto a tagliare la piccola folla curiosa e divertita che si era raccolta intorno a loro.
Pochi passi in mezzo a quegli spettatori in attesa del finale ed ecco l’idea. Subito appresso al bar c’era una bottega di fabbro. “Ecco un’occasione unica per liberare i tre colleghi e uscire di scena fra gli applausi” pensò congratulandosi con se stesso.

Poco dopo il fabbro con le arti e le armi del mestiere ridacchiando sotto i baffi metteva fine alla prigionia di De Martino e i suoi. Poi, come d’accordo col tipo che gli aveva pagato il disturbo con mille lire, e dopo era sparito, consegnava a quello che dei tre sembrava il capo ed era certamente il più incazzato, la chiave delle manette per liberare anche il povero Sciarrone dal palo a cui era assicurato.
– Gli dica – gli aveva detto Saverio salutandolo – che se lo porti via subito, prima che prenda anche la multa per divieto di sosta.

– E insomma – raccontava il commissario a Norma poche ore dopo – quando sono usciti dal negozio, Leone e io spiavamo da lontano, è scattato un applauso; e un altro quando si sono portati via quell’orso di Sciarrone. Così abbiamo, anzi: hanno arrestato il più imbranato dei delinquenti, quello che in pochi minuti è riuscito a mettere in fila due o tre stupidaggini perfette per non dormire a casa stanotte.
– E ora? Cosa gli succederà?
– Beh, intanto è in ospedale dove dopo mille storie gli diranno solo di farla nel vasetto fino a quando non sentirà un rumore metallico; e poi dovrà fare i conti con De Martino.
– Ma come è riuscito a infinocchiarli, a chiuderli dentro?
– Io lo so, non è difficile. Si chiama “svicolo” o magia della doppia porta… Si impara vivendo in certi quartieri dove la fuga spesso è l’unica possibilità. Ci vuole allenamento, ma, ripeto, non è difficile. Te la spiego?

Nel prossimo capitolo:

  • Tafferugli (0%)
    0
  • Rivelazioni (67%)
    67
  • Saverio ricomincia da zero (33%)
    33
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90 Commenti

  • Ciao, Fenderman.
    mi è arrivata già la notifica del nuovo racconto, non riesco proprio a starti dietro… 😰sto cercando, tra le altre cose (impacchettare tutto per l’imminente trasloco, lavoro e impegni vari) di studiare un po’ di diritto amministrativo con l’intento di prepararmi a un eventuale nuovo concorso in Comune. Difficile alla mia età, ma ci provo. Il tempo per leggere è poco e non sempre riesco a star dietro a tutto e nei tempi consoni.
    Ho letto ieri il nono e oggi, come promesso, torno a commentare tutti e due. Come sempre, non posso che ammirare la maestria con cui racconti le scene. Il povero Fanalino messo in mezzo e fatto fuori da questo personaggio orribile che sfrutta poveracci con il miraggio della casa.
    Ho apprezzato tutto: il pedinamento in auto con l’escamotage dell’affiancamento, le descrizioni chiare del garage e le pennellate amare che mi hanno mostrato i personaggi di questo dramma. Anche la moka, quasi personaggio a sé, che popola i ricordi di tutti in quelle notti, tutti ne abbiamo avute, in cui l’odore del caffè fresco riempie i vuoti lasciati da tristezza, disperazione o anche allegria, perché no?
    Mi dispiace di non essere stata presente come avrei voluto. So che capirai.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, anche io come vedi rispondo in ritardo. Vedo che stai attraversando una fase della vita in cui non c’è spazio per nient’altro che vivere… auguri, di cuore. E poi a te, lo sai , perdonerei tutto.
      Grazie per l’apprezzamento e felice Pasqua a te e a quelli che ami. Ciaooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao Giuseppe,
    Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
    Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
    🙋‍♂️

  • Capitolo 10)

    Ciao Fenderman!

    E siamo al finale. Riesci sempre a chiudere il cerchio, e lo fai riuscendo a mantenere l’equilibrio tra serietà e spensieratezza. Ben fatto!
    Ho avuto comunque l’impressione che nella battuta finale non ci fosse abbastanza spazio per l’amarezza di Saverio riguardo la risoluzione del caso. Avendolo trattato meglio in altri capitoli, di certo hai deciso di sfruttare il “silenzio” di Saverio per farne evincere il poco desiderio di conversare circa l’argomento. Ma trovo che forse una battuta, o una linea espressiva, magari già presente nel file privato, avrebbe dato quella stoccata in più al lettore.
    Non fraintendermi, trovo che funzioni alla grande anche così! 😉
    Spesso non dire troppo è il modo migliore per far funzionare le cose.
    Aspetto di leggere la prossima idea! 🙂

    • Ciao Giuseppe,
      Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
      Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
      🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    povero Fanalino, che brutta fine! Un po’ tardivo il pentimento di questo Riccardo (perché biasima il suo capo per i suoi comportamenti, ad es. nei confronti della madre di Fanalino, ma poi alla fine partecipa attivamente all’omicidio), giusto in tempo prima di passare a miglior vita.
    Molto bravo, ottimo finale, a presto con la tua nuova storia!

    • Povero Fanalino, che difende sua madre e una dignità spogliata, con il coltello e un insano coraggio; e povero Riccardo: una vita buttata, spesa in avventure fallimentari, conclusa con un plateale pentimento, una assicurazione sulla “vita” eterna che forse gli risparmierà ulteriori umiliazioni.
      Poveri vinti a bravi ai vincitori… è così che va: caso risolto, domani è un altro giorno, e Saverio finalmente può sbeffeggiare De Martino stupido e carrierista.
      Grazie, ciaooo🙋‍♂️🌻

    • …mi domando se Riccardo cuor di leone non avesse avuto quel barlume di lucidità, cosa sarebbe successo…
      A volte è qualcuno lassù che provvede, e risolve in un’ora un dramma troppo complicato.
      Bene per tutti e peccato per chi non può brindare all’ennesimo caso risolto!
      Grazie per tutto, ciaooo
      🌻🙋‍♂️

    • 1959 Roma dei poveracci stava per cedere il passo a quella dei nuovi ricchi, o meglio: arricchiti, palazzinari e traffichini. La Roma del dopoguerra diventava quella delle Olimpiadi e del boom economico, e i poveracci si dannavano, si scannano e lasciavano ai figli il gravoso compito di riscattare le loro miserie con la buona scuola, i buoni sentimenti, e soprattutto i sogni da realizzare.
      Grazie per avermi seguito, ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    ottimo capitolo, molto tensivo e con un colpo di scena finale niente male!!
    Devo dire che, però, una cosa mi è sembrata un po’ strana, ossia il fatto che il guardaspalle di Bisegna, temendo che Saverio potesse estrarre una pistola, si arrende subito… insomma, da un criminale, per di più un guardaspalle, mi sarei aspettata un po’ più di coraggio, e, soprattutto, che anche lui fosse in possesso di un’arma.
    Per quanto riguarda la domanda finale, in realtà non saprei rispondere, perché questa è la tua prima storia che leggo. Però Saverio mi è piaciuto molto, quindi voto per un’altra sua indagine.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie del commento. Il “guardaspalle non è esattamente quello che si potrebbe pensare, l’ultimo capitolo spiegherà meglio, e il suo comportamento sarà più comprensibile.
      Se anche dovesse vincere Caramella vedrai che non ti deluderà, perché è una ragazza in gamba circondata da personaggi simpatici, e che affronta con coraggio e humor casi internazionali.
      Ciaoooo🙋‍♂️🌻

  • Capitolo 9)

    Ciao Fenderman!

    Bella battuta di chiusura. Funziona alla grande!
    Nel file privato, quello “specchio di sangue” potrebbe offrire uno spunto su una considerazione morale del nostro Saverio, sebbene ci sia il rischio di smorzare la tensione in un momento importante, ed è di certo a quell’effetto che stavi puntando! 🙂
    Io dico di continuare, anche se cambiare fa sempre bene alla creatività: nel caso mi farò un tuffo nel passato, rispolverando gli avvenimenti precedenti.
    Continua così, sei sempre fortissimo! 😉

    Alla prossima!

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