Un caso di coscienza

Dove eravamo rimasti?

Nel prossimo capitolo: Rivelazioni (67%)

La balena

Norma, al tavolo di cucina col suo uomo, versava il tè.
– Dai, dimmi della doppia porta – disse succhiando una fetta di limone. – Dopo io ti racconto del doppio pittore.
– Cosa? …E come fai a succhiare il limone?
– Questo? Questo con un po’ di zucchero è tale e quale a te.
“Accidenti a me, questa donna mi sta entrando nelle vene” pensò Saverio, senza replicare. Come la fetta di limone, perso in quell’iperbole amorosa, si arrendeva, si lasciava straziare, e spremere fino all’ultima goccia.
– Uhm, ok. La doppia, o meglio: la seconda porta – tagliò corto riprendendo fiato – è quella che puoi imboccare di corsa quando qualcuno ti insegue; la chiudi con una semplice mossa perché ha un catenaccio, e poi svicolando rapido torni indietro là dove gli inseguitori sono entrati. Così mentre quelli cercano di aprirla, tu alle loro spalle chiudi anche la prima, e li hai fregati. Naturalmente ci vuole allenamento e un vicolo, o un corridoio che ti permetta di farlo.
– E il macellaio ce l’aveva.
– Infatti. Ma dimmi tu: cos’è questa cosa del pittore?
– Ah, dunque: ieri sera, stanotte, al locale ho conosciuto due pittori. Molto simpatici, carini, che mi hanno invitata a visitare il loro studio. Che c’è, non t’interessa?
– Sì, come no, continua – Saverio cominciava a sentire odor di bruciato.
– Pensa che mi hanno perfino proposto di posare per loro.
– Ecco, addirittura! E chi se lo aspettava! E tu?
– Io ho detto, no, grazie. Ora però ne parlo con te, e poi decido. Pensa: io modella per un quadro.
– No, per due: due pittori, due quadri.
– Beh, sì e no, ora ti spiego. Allora, la cosa serebbe così: io starei al centro dello studio, inondata di luce…
Inondata?
– Uff! Sì, non mi interrompere. Uno di loro, Ughetto, mi ritrarrebbe davanti, mentre dall’altra parte dello studio Fefè mi prenderebbe da dietro; capisci? Sarebbe un quadro e due quadri al tempo stesso.
– Ah!, una sorta di stereofonia; sai cosè, immagino.
– Lo so, cosa credi, sei tu che non sai cos’è la stereoscopia.
…Scopia? Che bello! E se venissi anch’io? Immagina: Raffaello, Tiziano e Saverio; loro dipingerebbero l’amor sacro, e io che so cosa c’è sotto i tuoi vestiti l’amor profano.
– E no, qui ti sbagli, infatti mi hanno detto subito che quando un nuovo modello si presenta in studio è obbligatorio che si spogli, perchè l’artista ne deve valutare ogni centimetro di pelle.

Quando poco dopo Saverio uscì di casa era nervoso, confuso dalla gelosia, per la prima volta dopo secoli. Allora cercò di concentrarsi sul lavoro, e quando vide passare il tram dei Castelli per lui fu un segno: era il momento di tornare al Mandrione; lo rincorse, montò; e in breve fu a Porta Furba.
I primi che incontrò furono i poliziotti messi lì da De Martino. Un cenno di saluto e proseguì, solo per pochi metri però, perchè vide una grossa auto scura, una balena arenata nella polvere, tra le baracche, in mezzo a una piccola folla vociante; e volle chiedere lumi alla pattuglia.
– Che succede là, voi lo sapete?
– Sì, abbiamo chiesto: hanno detto che sono quelli delle case.
– Delle case?
– Delle case.
Si avvicinò alla calca. Tutti avevano qualcosa da gridare a due uomini, un autista in uniforme e un tale ben vestito, ben pasciuto, che teneva in mano certe carte, fascicoli rilegati con lo spago; li sbandierava, rabboniva, e aveva l’aria di chi sa quello che fa,
– Quelli che hanno fatto domanda avranno oggi risposta. – diceva – Venite uno alla volta. Piano, piano!
– Che succede? – chiese Saverio a un tipo magro ai margini della gazzarra. Quello prima lo guardò con occhi umidi e vuoti, occhi in cui la luce sembrava smarrita; poi biascicò qualcosa, mostrando una bocca profonda, mobile, senza incisivi:
– Casa, finarmente!
Saverio, non troppo convinto, fece spallucce e proseguì verso il tugurio dove aveva incontrato la madre di Fanalino.
Sulla porta c’era la solita vecchia.
– Brigadie’ – disse quella – Avete visto? In un mese è ‘a terza vorta che vviene. E ogni vorta se porta via un po’ de sòrdi, e le case nu ariveno mai.
– Ma chi è, chi lo manda?
– Nun se sa. Dice er Comune, le Case Popolari.., te fa fa’ domanna e promette, promette, e sempre chiede i sòrdi per alliscià la strada, pe’ questo e pe’ quello… Er poro Fanalino ce s’addannava, diceva che so’ lladri che rubbeno ai poveracci.
– A sì? – disse Saverio – Maria c’è?
– No, è annata pe’ ccicoria; qqua dietro, ai pratoni der Quadraro.
– Ah, bene, grazie, buongiorno.

L’uomo elegante in principe di Galles ora diceva che il nuovo piano regolatore avrebbe presto spazzato via tutti, e chi non aveva fatto domanda per la casa e pagato spese, contributi, e prima mensilità d’affitto non avrebbe avuta un’altra possibilità.
Saverio, determinato, ma non incline ad alimentare una inutile gazzarra, tornò alla pattuglia duecento metri più in là.
– Ragazzi – disse – dobbiamo seguire quella macchina quando si muoverà. Avete una radio?
– Sì, il CTR – disse uno.
– Ah, certo eccola lì; bene. Metti in moto, e avvisiamo il comando, benzina ne avete?
– Il pieno.
Davvero?
…Mezz’ora, e la balena si mosse.

E ora

  • Mal di pancia (33%)
    33
  • Il garage (50%)
    50
  • Passi avanti e scapicolli (17%)
    17
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90 Commenti

  • Ciao, Fenderman.
    mi è arrivata già la notifica del nuovo racconto, non riesco proprio a starti dietro… 😰sto cercando, tra le altre cose (impacchettare tutto per l’imminente trasloco, lavoro e impegni vari) di studiare un po’ di diritto amministrativo con l’intento di prepararmi a un eventuale nuovo concorso in Comune. Difficile alla mia età, ma ci provo. Il tempo per leggere è poco e non sempre riesco a star dietro a tutto e nei tempi consoni.
    Ho letto ieri il nono e oggi, come promesso, torno a commentare tutti e due. Come sempre, non posso che ammirare la maestria con cui racconti le scene. Il povero Fanalino messo in mezzo e fatto fuori da questo personaggio orribile che sfrutta poveracci con il miraggio della casa.
    Ho apprezzato tutto: il pedinamento in auto con l’escamotage dell’affiancamento, le descrizioni chiare del garage e le pennellate amare che mi hanno mostrato i personaggi di questo dramma. Anche la moka, quasi personaggio a sé, che popola i ricordi di tutti in quelle notti, tutti ne abbiamo avute, in cui l’odore del caffè fresco riempie i vuoti lasciati da tristezza, disperazione o anche allegria, perché no?
    Mi dispiace di non essere stata presente come avrei voluto. So che capirai.
    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, anche io come vedi rispondo in ritardo. Vedo che stai attraversando una fase della vita in cui non c’è spazio per nient’altro che vivere… auguri, di cuore. E poi a te, lo sai , perdonerei tutto.
      Grazie per l’apprezzamento e felice Pasqua a te e a quelli che ami. Ciaooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao Giuseppe,
    Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
    Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
    🙋‍♂️

  • Capitolo 10)

    Ciao Fenderman!

    E siamo al finale. Riesci sempre a chiudere il cerchio, e lo fai riuscendo a mantenere l’equilibrio tra serietà e spensieratezza. Ben fatto!
    Ho avuto comunque l’impressione che nella battuta finale non ci fosse abbastanza spazio per l’amarezza di Saverio riguardo la risoluzione del caso. Avendolo trattato meglio in altri capitoli, di certo hai deciso di sfruttare il “silenzio” di Saverio per farne evincere il poco desiderio di conversare circa l’argomento. Ma trovo che forse una battuta, o una linea espressiva, magari già presente nel file privato, avrebbe dato quella stoccata in più al lettore.
    Non fraintendermi, trovo che funzioni alla grande anche così! 😉
    Spesso non dire troppo è il modo migliore per far funzionare le cose.
    Aspetto di leggere la prossima idea! 🙂

    • Ciao Giuseppe,
      Il tuo commento, la tua osservazione è perfettamente centrata. Ho voluto per Saverio ( visto che De Martino è tutto quello che lui non è) colpirlo sul suo terreno, quello della vanità, ma certo che un accenno, qualsiasi fosse, alla vicenda appena conclusa avrebbe funzionato; tuttavia per il fatuo De Martino e il mondo che rappresenta è e resta uno schiaffo, e un punto in più per la gente vera, quella che vive là fuori.
      Per l’ennesima volta mi confermi che quando anche il più piccolo passaggio non mi convince al 100 per cento, lo devo correggere, perché chi “sa” leggere se ne accorge. Grazie, grazie. Ciaooo
      🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    povero Fanalino, che brutta fine! Un po’ tardivo il pentimento di questo Riccardo (perché biasima il suo capo per i suoi comportamenti, ad es. nei confronti della madre di Fanalino, ma poi alla fine partecipa attivamente all’omicidio), giusto in tempo prima di passare a miglior vita.
    Molto bravo, ottimo finale, a presto con la tua nuova storia!

    • Povero Fanalino, che difende sua madre e una dignità spogliata, con il coltello e un insano coraggio; e povero Riccardo: una vita buttata, spesa in avventure fallimentari, conclusa con un plateale pentimento, una assicurazione sulla “vita” eterna che forse gli risparmierà ulteriori umiliazioni.
      Poveri vinti a bravi ai vincitori… è così che va: caso risolto, domani è un altro giorno, e Saverio finalmente può sbeffeggiare De Martino stupido e carrierista.
      Grazie, ciaooo🙋‍♂️🌻

    • …mi domando se Riccardo cuor di leone non avesse avuto quel barlume di lucidità, cosa sarebbe successo…
      A volte è qualcuno lassù che provvede, e risolve in un’ora un dramma troppo complicato.
      Bene per tutti e peccato per chi non può brindare all’ennesimo caso risolto!
      Grazie per tutto, ciaooo
      🌻🙋‍♂️

    • 1959 Roma dei poveracci stava per cedere il passo a quella dei nuovi ricchi, o meglio: arricchiti, palazzinari e traffichini. La Roma del dopoguerra diventava quella delle Olimpiadi e del boom economico, e i poveracci si dannavano, si scannano e lasciavano ai figli il gravoso compito di riscattare le loro miserie con la buona scuola, i buoni sentimenti, e soprattutto i sogni da realizzare.
      Grazie per avermi seguito, ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao Fenderman,
    ottimo capitolo, molto tensivo e con un colpo di scena finale niente male!!
    Devo dire che, però, una cosa mi è sembrata un po’ strana, ossia il fatto che il guardaspalle di Bisegna, temendo che Saverio potesse estrarre una pistola, si arrende subito… insomma, da un criminale, per di più un guardaspalle, mi sarei aspettata un po’ più di coraggio, e, soprattutto, che anche lui fosse in possesso di un’arma.
    Per quanto riguarda la domanda finale, in realtà non saprei rispondere, perché questa è la tua prima storia che leggo. Però Saverio mi è piaciuto molto, quindi voto per un’altra sua indagine.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie del commento. Il “guardaspalle non è esattamente quello che si potrebbe pensare, l’ultimo capitolo spiegherà meglio, e il suo comportamento sarà più comprensibile.
      Se anche dovesse vincere Caramella vedrai che non ti deluderà, perché è una ragazza in gamba circondata da personaggi simpatici, e che affronta con coraggio e humor casi internazionali.
      Ciaoooo🙋‍♂️🌻

  • Capitolo 9)

    Ciao Fenderman!

    Bella battuta di chiusura. Funziona alla grande!
    Nel file privato, quello “specchio di sangue” potrebbe offrire uno spunto su una considerazione morale del nostro Saverio, sebbene ci sia il rischio di smorzare la tensione in un momento importante, ed è di certo a quell’effetto che stavi puntando! 🙂
    Io dico di continuare, anche se cambiare fa sempre bene alla creatività: nel caso mi farò un tuffo nel passato, rispolverando gli avvenimenti precedenti.
    Continua così, sei sempre fortissimo! 😉

    Alla prossima!

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