La fossa

Dove eravamo rimasti?

Ora anche Samuel è nella fossa. Che forma hanno le pareti della grotta? è una grotta molto antica, le pareti sono nere come la pece. (50%)

Oscurità

Ero scivolato per diversi metri sulla superficie obliqua della cavità prima di toccare il fondo. A darmi il benvenuto erano stati l’odore rancido e stantio del sottosuolo, una totale assenza di suoni e l’oscurità più profonda. Immerso in un’atmosfera sepolcrale, come un uomo che ha appena perso la vista, procedevo a tentoni mentre pregavo che Francesco fosse ancora vivo. Ero tutto così strano laggiù. L’oscurità mi aveva avvolto, dando seguito ad una serie di sensazioni dal mio punto di vista inspiegabili. Ero lì da meno di venti secondi, eppure i miei occhi si muovevano già con disinvoltura nel buio pesto. Gli odori penetranti del sottosuolo erano subito diventati familiari, come se fossi già stato laggiù (in realtà era la prima volta che mi addentravo in una grotta). Inoltre percepivo ogni vibrazione del terreno soprastante, riuscendo a individuare con esattezza la posizione degli altri due rimasti fuori dalla fossa. I miei sensi sembravano improvvisamente amplificati e il pensiero del cielo soleggiato, sotto cui ero stato poco prima, balenava nella mia mente alla pari di un ricordo remoto. Mi sentivo così distante da tutto il resto, dal mio passato, dai miei legami, dai miei pensieri: quella grotta sembrava avermi trasformato in un’altra persona o, semplicemente, aveva favorito la manifestazione di una parte di me finora silente. Laggiù tutto sembrava andare a rilento: il tempo, nel modo in cui l’avevo percepito prima di calarmi in quella fossa, non era altro che il risultato di un insieme di sensazioni illusorie, una sorta di allucinazione che solo ora riconoscevo come tale. Il mondo come io l’avevo conosciuto lassù, lì dove splendeva il sole del mattino, mi pareva un ologramma di quello vero che ora percorrevo con così tanta intensità d’animo. Ma non ero felice di ciò: mi mancavano i miei amici, la mia famiglia, e il pensiero di non poter tornare lassù mi rabbuiava. Volevo solo trovare Francesco, metterlo in salvo e tornare a casa. Ma ora, forse, non sapevo nemmeno più che cosa significasse casa.

Per molto tempo avevo proseguito nelle profondità della caverna, urlando continuamente il nome dell’amico disperso: “Francesco! Francesco!” Poi ho visto quel disegno sulla parete e dai miei occhi sono cominciate a scendere le prime lacrime. Era magnifico, al di là di ogni aggettivo. A lungo ho contemplato i particolari di quell’antico dipinto: sotto c’erano centinaia di teste di ogni forma e colore con lo sguardo rivolto al cielo, un cielo limpido nel quale era sospeso in volo un enorme essere angelico dal corpo piumato e dallo sguardo spiritato; il suo corpo emanava raggi di luce celesti che, ricadendo sulla superficie, davano vita ad un fiume dove altre teste si abbeveravano. La profondità di quel disegno aveva riempito d’oro i sentieri del mio cuore: come fiumi in piena, le mie emozioni correvano verso nuove mete; gli occhi rilucevano di nuove visioni; il mondo, per quanto potesse apparire brutto e insignificante in superficie, nascondeva nelle sue oscure profondità inestimabili tesori che brillavano di una luce redentrice. L’oscurità non era più così spaventosa.

Poi, voltandomi, ho visto Francesco.

Francesco è stato ritrovato. Ma quello di fronte non sembra essere la stessa persona che conoscevo da una vita. Perché?

  • Perché io ho sbattuto la testa e ho una commozione cerebrale. (0%)
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  • Perché Francesco, in realtà, non è la persona che pensavo di conoscere. (50%)
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  • Perché, mentre scendeva, Francesco ha sbattuto la testa. Ora il ragazzo ha una commozione cerebrale. (50%)
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5 Commenti

  • Il classico inizio di un horror. Dei deficienti che cercano la morte!
    Capitolo molto veloce, forse anche un po’ troppo. Mi sarebbe piaciuto avere più dettagli dei nostri “cercatori di morte”, ma specialmente di come hanno trovato questa fossa, non credo passi in osservato, specialmente in quello che sembra un sentiero battuto.
    Ma è il primo capitolo. Perciò c’è ancora tempo.

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