La piuma e l’abisso

Il compleanno

«… Tanti auguri a tee!» L’applauso di famiglia e amici circonda Celine, che sorride compiaciuta. Sta per soffiare le candeline sulla torta al cioccolato, quando suo marito Marian la ferma con un gesto della mano.

«Esprimi un desiderio.» Si affretta a prendere la polaroid già sul tavolo per scattarle una foto.

Celine cerca una posa attraente, scosta una ciocca di capelli ramati dal volto per portarla dietro l’orecchio, sfiorando così i diamanti pendenti dal lobo. La foto ricordo esce con un wup, poi Marian la agita e la ripone dentro l’astuccio, capovolta.

Nel punto opposto della circonferenza del tavolo, Paul sorride con malizia mentre comincia a pulire la propria pipa. «È facile indovinare cosa desideri.» Tutti ridono, tra un boccone e l’altro. La luce soffusa della sala da pranzo sembra quasi accendersi di una tonalità più calda, intima.

«Quale sarebbe? Sentiamo.»

«Vedi,» inizia lui ostentando un tono sicuro, «Potrei giurare di aver sentito una vocina sussurrarmi che vorresti esporre al Grand Palais Immersif la prossima primavera. Ma, in quanto curatore della prossima mostra, vorrei essere certo di avere al mio fianco solo gli artisti migliori… bisogna vedere se sarai all’altezza.» Si accarezza la barba bionda, poi estrae dal taschino della giacca la sua scatola di tabacco.

«Non ti è bastato il tutto esaurito per la mostra di Ottobre?»

«Sai che sono esigente. Bisogna… alzare la posta per tenere vivo l’interesse dei compratori. Pensalo come un gioco di seduzione, se vuoi.»

Paul accende la pipa, e lo scintillio della fiamma ne illumina per un attimo gli occhi azzurri, intensi. Celine non sorride più: il suo volto è di sale. 

Marian si schiarisce la voce con un tono appena più alto del normale, infrangendo quella bolla soffusa. «Celine è straordinaria.» Si porta dietro di lei, sfiorandole le spalle per poi trattenere il contatto. «È come un capolavoro di astrattismo. Tutti la ammirano, tutti la vogliono.» Scivola alla sua sua destra, in penombra. I capelli e gli occhi scuri di Marian brillano nell’ombra, onice su ossidiana. «Tutti pretendono di capirla, ma lei è un enigma che non va compreso o spiegato. Va solo amato.» Questa volta tocca a lui estrarre un involucro dalla giacca: è un pacchettino di velluto blu, stretto da un fiocco di raso dello stesso colore, ma di una tonalità più chiara.

Glielo porge insieme a una busta di carta bianca, sigillata con ceralacca dorata.

I presenti si stringono attorno a lei in un silenzio carico di anticipazione. Con la coda dell’occhio destro, Celine si immerge tra le luci sfuocate di Parigi che baluginano nel buio piovoso di gennaio; con la coda dell’occhio sinistro, si accorge che Paul la sta osservando mentre le sue dita sfiorano carta e velluto con maestria. In quell’istante, lo odia. 

Quando apre il regalo, Celine spalanca gli occhi e trattiene un sospiro emozionato. Le mani tremano incredule quando scopre un ciondolo forato a forma di ippopotamo. È un ippopotamo in turchese, di fattura antica, molto antica. L’ha già visto. 

«Come hai fatto?» Celine chiede a suo marito.

Marian fa un passo in avanti, emerge dall’ombra; uno strano sguardo deluso si posa sul viso di lei, tanto tenero quanto triste.

«Niente è impossibile, per chi ama davvero.»

Davvero. La rossa guarda per un attimo suo marito, senza capire per un attimo chi ha di fronte. Com’è riuscito a trovare l’amuleto di Ammit?

No, si deve trattare per forza di cose di una riproduzione. Un’ottima riproduzione. Quel gesto, quello specifico regalo, l’hanno turbata. Suo marito sa bene che il suo pittore preferito è Arion D’Alecy, padre e massimo esponente del surrealismo, ma non può conoscere il suo quadro più misterioso: Giardini della quinta dimensione, 1874. L’ultimo prima della sua inspiegabile scomparsa.

Marian non è mai stato un appassionato di pittura: per lui, solo calcio e orologi costosi, passioni di un banchiere la cui arte è melodia di fruscii, e tintinnii di carta e metallo.

Celine si alza dalla sedia, stretta nel suo tubino nero, e abbraccia il marito. «Nessuno mi conosce come te. Grazie.» Il profumo di lui si mescola col suo, ma è un odore diverso, più pungente e ferale. È lo stesso profumo di Paul. Marian non ama quel profumo.

Celine lo fissa perplessa, ma lui risponde con un sorriso innocente.  

Nora prende una bottiglia di Champagne. «Un brindisi per Celine e Marian, a questa splendida coppia e a tutti i loro successi!» Un terzo applauso si unisce al suono dello stappo. Spuma frizzante cola nei flute di cristallo, sguardi d’onice e lapislazzuli si intersecano, mentre Celine li spia dietro un velo di bollicine.

C’è qualcosa che non va.

Sono di nuovo tutti seduti al tavolo. I suoi amici riprendono a chiacchierare, ma lei osserva prima Paul, poi Marian e infine, il biglietto di carta che giace ancora abbandonato accanto al piatto da dessert.

Mentre gli altri sono immersi ciascuno nelle proprie conversazioni, Celine apre la busta, ma le parole del biglietto la stordiscono.

Che cosa c'è scritto nel biglietto?

  • Un indirizzo (20%)
    20
  • «Sei in pericolo. Vattene di qui, subito.» (60%)
    60
  • «So che mi tradisci.» (20%)
    20
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34 Commenti

  • Un risveglio impegnativo !!!
    Personalmente io , al suo posto , non compirei nessuna delle tre opzioni ( mi documenterei su internet , non penserei di andare in una galleria d’arte e ….sicuramente non andrei a comprarmi un paio di scarpe 😛 ) MA dato che non è prevista un’opzione “aperta” direi che la più sensata è sicuramente documentarsi …. 😉
    Capitolo assolutamente degno dei precedenti . ti rinnovo tutti i miei più sinceri complimenti !!
    A presto

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