La piuma e l’abisso

Dove eravamo rimasti?

A cosa dovrà rinunciare Celine? Alla sua giovinezza (50%)

Occhiali turchesi e tailleur rosa

Celine si risveglia circondata dalla morbidezza delle proprie coperte in raso, dal familiare profumo di pulito e dal piacevole tepore del letto al mattino, quando tutto il resto del mondo è immerso nell’abbraccio impietoso dell’inverno.

Apre gli occhi, ma l’ambiente le appare sfocato. Si stiracchia e strofina gli occhi, ma gli arti pesanti e indolenziti non vogliono collaborare. La pelle delle mani a contatto col viso ha una strana consistenza: flaccida e sottile. Accanto a sé ode il respiro ovattato di Marian, che ancora russa. Si gira per osservarlo, ma tutto ciò che vede è l’ombra scura del suo capo e il profilo del busto che le dà le spalle. Ha un gran mal di testa. Ha fatto sogni strani, impazziti.

Era il suo compleanno: Marian le aveva regalato una spilla, forse un gioiello, poi un terzetto di ladri e assassini aveva fatto irruzione dalle vetrate del soggiorno. Era caduta e si era trovata al cospetto di… Anubi.

Si mette a sedere, ancora stordita. Sente il suo corpo fragile, malmesso, come se fosse stato rimpiazzato da quello di qualcun altro. Con gran fatica si alza in piedi, barcollando sul parquet per trovare l’equilibrio. A passi stentati e con l’aiuto delle mani raggiunge il bagno padronale interno alla stanza: una volta entrata e chiusa a chiave la porta, si guarda allo specchio e sbianca.

Di fronte a lei c’è il volto della dea egizia Taueret, imponente e maestoso, circondato da un cielo scuro in cui brillano migliaia di stelle lontane: i suoi occhi scuri scintillano benevoli, e il muso tozzo da ippopotamo è ingentilito da un sorriso pietoso.

«Celine, ben ritrovata. Non sprecare il tempo che ti è stato concesso, perché i poteri dell’amuleto che il destino ha posto nelle tue mani hanno un limite, e si acquisiscono con grande sacrificio. Avvicinati.»

Nonostante l’aspetto mostruoso, Celine è mossa da un insopprimibile senso di appartenenza, come se la dea fosse nient’altro che sua madre. Muove un passo fino al bordo del lavabo ovale, e avvicina il volto allo specchio.

Da un lembo interno della veste, Taueret estrae un paio di occhiali in turchese a goccia; la tozza e bluastra mano fuoriesce dalla superficie dello specchio, che si increspa di onde leggere come fosse fatto d’acqua. Apre le stanghette e le appoggia con delicatezza al suo posto. Per un attimo, le dita di lei toccano quelle di Celine, e così…

«Ricorda» un sussurro riempie la sua mente. Ora sa. «Trova il gemello e conducilo da me.»

Di colpo, la visione scompare e Celine sta guardando il suo riflesso invecchiato nel bagno di casa sua. Il respiro le manca, così si siede sulla tazza del gabinetto per riprendersi; si guarda le mani. Ora riesce a vederle: sono lunghe e ossute, le dita scosse da leggeri tremiti. La pelle è rugosa e sottile, coperta di macchie scure.

Quando il respiro e i battiti del cuore rallentano, trova il coraggio di rivedersi allo specchio e notare che, a parte i lunghi capelli bianchi e l’aspetto rinsecchito, è sempre lei. Celine.

Torna poi a guardare il lavabo in marmo nero: ora riesce a vedere l’orologio digitale appoggiato a sinistra, che lampeggia le ore 06:15 del giorno 27 gennaio. Gli dei hanno riavvolto il tempo, riportandolo alla mattina del suo compleanno.

In quel momento si accorge che nella tasca del suo pigiama c’è qualcosa di pesante: infila la mano ed estrae l’amuleto turchese da cui tutto ha avuto inizio, sfiorandolo con i polpastrelli.

Trova il gemello… che cosa può mai significare una frase così enigmatica?

Le è immediatamente chiaro che non è solo merito dell’amuleto se ha ottenuto questa grazia: quegli dei antichi, dimenticati da molti, vogliono che lei faccia qualcosa. Ma cosa?

Ciò a cui Celine pensa è che non può farsi vedere da Marian in quello stato. Rientra in punta di piedi in camera: per fortuna suo marito ha il sonno pesante. Apre l’armadio e, tra i vestiti eleganti che ora non può più indossare, trova per miracolo un vecchio tailleur rosa cipria con bottoni oro, appartenuto a sua madre. È ancora avvolto da un sacchetto trasparente, con l’etichetta dell’ultima lavanderia.

Una volta raccolto il necessario, si veste: maglia bianca, giacca e gonna coordinate, calze coprenti color carne. Raccoglie i capelli in uno chignon, e già solo la fatica di prepararsi, la sfianca.

Mette l’amuleto nella tasca interna della giacca, sopra il seno destro.

Quando esce dalla stanza, dà un’ultima occhiata a suo marito, sperando di poterlo ritrovare, vivo. Si dirige in cucina con passo strascicato: individua la borsa, fruga e prende con sé soltanto il portafogli.

Prima di uscire indossa cappello, cappotto e sciarpa, ma le mancano le scarpe. Non ha trovato da nessuna parte un modello che non faccia soffrire i suoi piedi gonfi. Infila perciò con orrore un paio di vecchie ciabatte e con estrema lentezza scende le lunghe scale a chiocciola che la separano dal pianterreno.

Chiude infine dietro di sé il pesante portone di casa, stringendosi dentro al cappotto e indecisa sulla sua prima meta di quell’insolita mattina.

Scegliete dove si dirige Celine

  • Va alla galleria d'arte dove sono esposti i quadri di D'Alecy (14%)
    14
  • Va a documentarsi in biblioteca (43%)
    43
  • Va a comprare un paio di scarpe! (43%)
    43
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34 Commenti

  • Un risveglio impegnativo !!!
    Personalmente io , al suo posto , non compirei nessuna delle tre opzioni ( mi documenterei su internet , non penserei di andare in una galleria d’arte e ….sicuramente non andrei a comprarmi un paio di scarpe 😛 ) MA dato che non è prevista un’opzione “aperta” direi che la più sensata è sicuramente documentarsi …. 😉
    Capitolo assolutamente degno dei precedenti . ti rinnovo tutti i miei più sinceri complimenti !!
    A presto

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