Tra miti e leggende

IL PIRATA SERPENTE

Nell’estremo lembo italico, inconsapevoli del proprio destino, le candide coste messapiche erano divorate dalla furia spietata degli elementi. Schiuma che ribolliva delirante penetrando le ampie fenditure di roccia calcarea.

Sbigottita e tremante, la bella principessa d’Ydrous se ne stava immobile in cima alla scogliera di Roca Vecchia. Aveva chinato il capo per proteggersi dalle raffiche furiose, lo sguardo teso e diffidente posato su un’agile feluca turca.

«Ecco il prescelto» tuonò una voce stentorea dalle nubi, travalicando persino lo strepitare del vento.

La fanciulla sollevò il viso di scatto, scrutando il cielo corrucciato. La cappa opalescente continuava a espettorare lacrime catarrose, un rumore così assordante da sovrastare persino l’ira brutale degli dei.

Combattendo i propri demoni, la principessa si voltò di lato e imboccò il sentiero fangoso che l’avrebbe portata giù, fino alla grotta della Posia. Ce l’avrebbe fatta a portare a termine la propria missione?

In quell’istante una brusca deflagrazione squassò il mare, e una parte della feluca turca esplose in centinaia di schegge impazzite, scagliando frantumi di legno e detriti in ogni dove.

L’imbarcazione s’inclinò su un lato, vibrando e strillando come una femmina impazzita, poi oscillò verso l’abisso ed emettendo un ultimo fiato, si spaccò in due.

La principessa corse ancor più veloce, incurante dei sandali che affondavano nella melma rossastra e densa.

«Eccola» mormorò finalmente.

Scavata dalle tempeste, consumata dai venti, ingiallita dal sole infuocato del Sud, ecco la grotta della Posia.

La fanciulla arrestò la propria corsa, lasciandosi affogare nel vento furioso. Si era stretta nel mantello fradicio, il cappuccio afflosciato sul volto pallido.

«Corri, va da lui» strepitarono allora gli dei.

Strizzando gli occhi arrossati e salati, la fanciulla fissò il punto preciso in cui un pirata turco era sospinto verso terra dalle onde iridescenti.

«Sia fatta la volontà degli dei» mormorò allora decisa, correndo come un’amazzone ansante verso il mare.

Il giovane turco emergeva e spariva tra i flutti in una giostra letale, agitando nell’aria le braccia nude, finché un relitto galleggiante non lo colpì dritto in testa.

La principessa si spinse sempre più verso il largo, le fredde acque messapiche le arrivavano ormai alla vita. Un brivido attonito le scassinò il petto.

Il corpo del giovane turco, incalzato dalle onde, stava venendo dritto verso di lei. Sembrava un burattino scassato, le membra che si agitavano scomposte, gli occhi vitrei dipinti nel terrore.

La fanciulla gli afferrò i polsi e lo trascinò fino all’entrata della grotta.

«Bacialo».

No. Quel giovane turco dai grandi occhi fissi e spaventati le incuteva un timore oscuro. Aveva i capelli incollati alla pelle, le guance incavate e una profonda ferita gli squarciava la fronte da un capo all’altro.

«Fallo».

«E sia… per Ydrous» mormorò allora la principessa, sconvolta.

E chiudendo gli occhi, sfiorò le labbra bluastre e fredde del pirata.

Gedik Achmet cominciò a rantolare e a vomitare ammassi di acqua salmastra, saliva e sangue.

«Dove sono?» biascicò brusco, cercando di tirare il fiato.

La fanciulla tese le labbra in un sorriso incerto e Gedik Achmet piantò i grandi occhi marroni nel mezzo del suo volto.

«Taotor Andirabas mi ha mandato a te, straniero» gli disse tutto d’un fiato la fanciulla, indicando la grotta. «Immergiti nella sua fonte e diverrai il custode serpente della mia città, l’indomita Ydrous».

«Sennò?».

«Per te ci sarà solo dannazione».

Il giovane pirata la fissò in silenzio, i pensieri bloccati tra stomaco e cervello.

«Ragiona. Devastate le nostre coste, riducete donne e uomini in schiavitù. Saccheggiate, uccidete, bruciate i nostri luoghi di culto».

Il tono della principessa si era fatto sempre più deciso. «Il loro sangue è ricaduto sul tuo capo e tu, nei tuoi ultimi istanti di vita, hai invocato il loro perdono. Taotor Andirabas ha voluto donarti quest’ultima possibilità di redenzione».

Gedik Achmet si morse l’interno della bocca, fino a sentire il dolce gusto del sangue colargli sulla lingua. Provava davvero rimorso? Forse… voleva salvare la propria vita? Sì.

«E allora sia» ringhiò a denti stretti, arrendendosi all’inevitabile.

E così, da quella notte, quando sulla linea dell’orizzonte compariva una nave nemica, il serpente pirata saliva sulla scogliera e strisciando sulle pareti della torre dell’Idro, arrivava a bere l’olio della grande lanterna. Spegnendola.

I razziatori, non avendo più punti di riferimento, passavano oltre risparmiando Otranto e i suoi abitanti. Questo fino a quel fatidico 14 agosto 1480, quando i pirati ottomani ebbero la meglio sul serpente e sulla città, decapitando ottocento idruntini sul colle della Minerva.

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88 Commenti

  • Voto a caso Lombardia.
    Ciao, come va? Certo che lo stretto è uno di quei luoghi evocativi al massimo (un poco invidio chi ne fa parte).
    Anche io trovo il bimbo molto iper-secchione e improbabile ma so che lo hai pompato apposta e che è solo un’iperbole razionalista destinata ad infrangersi sulla visione poetica del nonnetto, come sulle rocce di Scilla e Cariddi.
    Brava come sempre, a presto, ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao Isabella,
    stavolta vorrei farti solo una piccolissima “osservazione” a proposito di Riccardino. Per quanto possa essere un bambino curioso, sveglio e attento (e aggiungiamoci pure un po’ “secchione”, se vogliamo), non trovo molto “adatti” alla sua età (visto che ha una maestra presumo frequenti ancora le elementari) il modo in cui risponde al nonno e i “paroloni” che usa, il suo linguaggio sembra quasi “pompato”. Anche se, ovviamente, qualche bambino così ci sarà sicuramente, e magari Riccardino è proprio uno di questi.
    Per il resto nulla da dire, il capitolo risulta molto gradevole, come sempre.
    Voto per il Trentino-Alto Adige: l’altra volta non aveva vinto, chissà se ora ci riuscirà.
    A presto!

  • Capitolo 8)

    Ciao Isabella!

    Questo capitolo mi ha proprio divertito. Saresti riuscita a rendere lo stesso effetto anche stravolgendo il narratore, e quindi affidando a Riccardino il compito di raccontare le vicende. Il rapporto tra i due funziona benissimo, e mi hai strappato più di un sorriso. Ben fatto! 🙂
    Non mi pare di avere niente da segnalare.
    Voglio sfidarti, per ridere, a inventare una leggenda su una vera e propria “leggenda moderna” della Lombardia. Potrebbe aver a che fare con un facoltoso imprenditore dalle grandi aspirazioni politiche, abile nell’arte dell’elusione e dell’illusione, noto barzellettiere e celebre donnaiolo. Sono certo sapresti ricamarci sopra un’avventura simpatica! 😀
    Aspetto il prossimo!

  • CIao, Isabella.
    Letti capitoli 1 e 2. Come sempre, mi trasporti in mondi fantastici con una tecnica chiara e sempre originale. Questa volta tocca alle leggende, bellissima idea. Non conoscevo la storia di Gagliaudo né quella del serpente pirata e mi pare un ottimo modo questo per venirne a conoscenza. Appena riesco, mi leggo la terza che tratta della mia regione preferita, meta di tante gite: la Vallée!
    Grazie per essere tornata a scrivere, leggerti (nonostante il ritardo mostruoso) è sempre un piacere.
    Alla prossima!

  • Ciao Isabella,
    Questa leggenda mi ha ricordato varie leggende sarde, in molte delle quali sono presenti il diavolo e vari santi. Per la Sardegna avresti l’imbarazzo della scelta, ma vedo che non ha ricevuto nessun voto. Anche io voto la Sicilia perché non conosco leggende siciliane e mi piacerebbe leggerne una.
    A presto!
    P.s: Ma dopo il decimo capitolo scriverai anche la seconda parte con le regioni che non sono state scelte? Secondo me sarebbe carino, per completare il “giro d’Italia”.

    • Ciao, in effetti la Sardegna si presta molto alle leggende, magari nel recupero verrà votata!!! Fare una seconda parte? Non ci avevo pensato, chiederò nell’ultima domanda se gli altri sono d’accordo e poi deciderò. Comunque, da questo momento ricomincia il giro d’Italia!!!
      Buona domenica.

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