Tra miti e leggende

Dove eravamo rimasti?

In che Regione volete trasferirvi nell’ultimo racconto? Campania (si accettano suggerimenti) (50%)

NOTTADAS TATTARESAS

Per raggiungere Palazzo Dequesada, un mezzo rudere stregato di cui ero il custode notturno, dovevo inerpicarsi lungo una ripida salita che da Sassari portava alla valle di Logulentu.

Una sera, lungo il percorso, m’imbattei in uno strano personaggio, un incrocio tra un selvaggio bisunto e un dimesso cenobita.

Il losco figuro, avanzando minaccioso, sputò nell’aria il nome maligno: «Su Pindaccio

«Che t’ho fatto?» ululai alle spalle dell’anacoreta mentre sparivano nella verzura. «Già che ci sei, perché non invochi pure la Cunfraria

Accidenti al selvaggio cenobita. Fare il custode notturno a Palazzo Dequesada non era stata una mia libera scelta, diciamo che la sciagurata contingenza dell’ultimo anno m’aveva costretto ad abbozzare.

La sera precedente, per di più, gli anziani turritani si erano divertiti a terrorizzarmi con le loro leggende strampalate.

La più raggelante era stata proprio la storia del Pindaccio, una specie di folletto dal cappello rosso.

Chiunque fosse riuscito a sottrargli il copricapo? Sarebbe diventato molto ricco, ma in cambio il satanasso gli avrebbe strappato un pezzo di corpo o avrebbe perseguitato una persona a lui cara. Per questo nel tempo il termine “Pindaccio” era diventato sinonimo di iettatore.

«Sta calmo, Enrico, sta calmo. Sono solo leggende.»

Arrivato al cancelletto arrugginito, aprii il lucchetto e sciolsi la catena per entrare nel groviglio di rovi che aveva preso il posto del sontuoso giardino di villa Dequesada.

Scrutando nelle tenebre, rivolsi la mia attenzione al maniero addormentato e con un sospiro ansioso mossi qualche passo verso l’ala est, dove era stata ricavata la stanza del custode.

Avanzai timoroso, la sensazione che la terra si fosse trasformata in un garbuglio di mani furibonde. I monaci fantasma della Cunfraria? No, quelli se ne stavano tutti beati a Sassari, dirigendosi come sempre verso il convento delle suore, dove in passato venivano rinchiusi gli appestati.

«Stanotte c’è puzza di catastrofe, non la senti Enrì?»

Una paura maledetta d’aver attirato l’attenzione del Pindaccio m’aveva assalito a tradimento. Anzi, da quando avevo incrociato il cenobita non facevo che immaginarmi il folletto mentre conficcava i propri occhi spiritati nel bel mezzo della mia schiena.

Quella notte, però, volò via in una noia mortale, a dispetto di ogni previsione.

«Hai visto, Enrì? Fra non molto si farà giorno» almanaccai con un enorme sbadiglio, lasciando che la brezza notturna m’accarezzasse il volto sfatto per la lunga attesa.

Era il mio ultimo giro di ronda, ancora pochi passi e l’agonia sarebbe finita.

All’improvviso, dalle rovine del tempietto che si trovava al limitare del giardino, si propagò un borbottio insolito e una cupa processione di respiri affannosi cominciò ad avanzare inesorabile verso di me.

Crac.

Quel lamento inaspettato di legno compresso mi detonò nel cervello, così mollai d’istinto la torcia a terra e spianai il fucile a pallettoni, le mani tremanti ricoperte da una guaina di sudore freddo e vischioso.

«Chi va là?» sibilai terrorizzato. «Ragazzi, non fate gli imbecilli.»

Il gemito sconnesso fu tallonato da un altro schianto, ma questa volta più deciso.

Crac.

Da altri due.

Crac, crac.

Da un infinito martellare di detonazioni legnose, come un fuggire di selvaggina che per un qualche inspiegabile motivo ha perso la bussola.

Crac, crac, crac. Don, don.

Mentre l’ultimo rintocco svaniva nell’aria, una processione di monaci incappucciati si materializzò all’orizzonte, reggendo a mezz’aria delle candele.

«Ragazzi» urlai di nuovo verso le ombre indefinite. Con ogni probabilità? Si trattava di qualche burlone del paese. «Che volete?»

Non ottenendo risposta, contai lentamente fino a tre e accarezzai il grilletto con le dita contratte.

Quegli imbecilli del bar volevano abbindolarmi come un allocco. Avevano mandato un vecchio a fare quattro smorfie da rintronato e a gettare sul piatto il nome del Pindaccio e tutto questo per spaventarmi.

«Mi volete far impazzire con la Cunfraria?» urlai stizzito.

I fantasmi, rispondendo a un ordine silenzioso, si radunarono al centro del giardino dove formarono una sorta di cerchio magico. Nel mezzo, dopo qualche secondo di spasmodica attesa, comparve la sagoma inconfondibile del Pindaccio.

Scagliando una serie intraducibile d’imprecazioni verso i fantasmi, fui assalito da una rabbia infinita.

«Maledetti, andatevene. Non avrete mai la mia anima» strepitai furioso, agitando il fucile a destra e a manca.

Poi sparai e il mondo si fece di colpo nero. Un buio soffocante m’avvolse nel suo abbraccio e non so come svenni.

Alle prime luci dell’alba Rocco, il fattore del podere confinante, venne a cercarmi. Mi ritrovò privo di sensi ai piedi del letto, un gran bernoccolo mi spuntava violaceo e orgoglioso sulla tempia, il labbro inferiore tumefatto.

Fu così che dopo l’incubo terrificante, presi la decisione fatidica. Le interiora di pecora dovevano essere bandite al più presto dalla mia dieta serale.

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119 Commenti

  • 5.
    Eccomi
    Di nuovo. Un po’ come quando si vince (magari) all’enalotto e si tenta di tener nascosta la cosa per non farsi lasciare in mutande ancor prima di aver realizzato e riscosso. Bella anche questa storia, gli asinelli testimoni del ritrovamento e per sempre immortalati nella storia. Ti segnalo un MonetO, ma poco male, una sciocchezza nel vasto mondo di meraviglie che ci racconti.
    Alla prossima!

    • Ciao, c’est la vie, in fin dei conti siamo tutti essere umani e ogni tanto qualche errorino ci sfugge. L’importante è non ripetere sempre gli stessi perché, come dice il detto, errare humanum est, perseverare autem diabolicum!!!! E in tal senso le segnalazioni sono sempre gradite, altrimenti si rimarrebbe sempre fissi al palo!!!
      Buon proseguimento di settimana. Non so da te, ma qui è spuntato finalmente il sole dopo giorni di piogge anche violente.

  • QUARTO.
    Letto oggi, con ritardo immane e deplorevole. Perdonami, Isabella. Vado con calma, ma arrivo a tutti.
    La storia del ponte e della richiesta del diavolo l’ho sentita tempo fa in uno di quei programmi documentario, raccontata da Giacobbo o forse Alberto Angela… non mi ricordo. Certo, raccontata da te e in questi termini è molto più divertente. Anche se, oggi, il Natisone riporta alla mente un evento tragico.
    Con i miei tempi leggo tutto, intanto, ti auguro un buon inizio di estate (anche se un po’ latita) e ti saluto.
    Alla prossima!

    • Ciao, non preoccuparti, ognuno ha la sua velocità di lettura globale!!! Spero solo che tu non sa impegnata in qualcosa di stancante o noioso, ma che una parte del tuo tempo sia dedicata a te stessa e al tuo benessere!!!!
      Buon fine settimana e non preoccuparti, continua pure a leggere slow.

  • Bello, tutti concordi: ci siamo divertiti, spero che la cosa valga anche per te. Hai giocato sempre fuori casa, hai studiato, certe cose non si inventano, e dunque hai fatto divulgazione. Questo ultimo capitolo è stato forse il più difficile (sbaglio?) ma valeva la pena, brava, grazie ancora. Ciaooo🙋‍♂️🌻

    • Ciao, beccata!!! È vero, ero stanca ma per una ragione pratica: come ti ho già accennato sono stata all’Assemblea Nazionale della mia associazione scout. Orami sono vecchia!!! Sono tornata a casa da Viterbo che ero “cotta”, notti glaciali in tenda, un piccolo satana viziato che urlava tutta la notte, tempi serrati e massacranti, votazioni telematiche in un posto in cui le connessioni erano praticamente inesistenti.
      Non ho ancora pensato alla prossima storia, sono un po’ con l’acqua alla gola e rischio di non divertirmi scrivendo, così mi sono data un termine ultimo all’inizio di settembre. Magari la prossima volta tornerò a qualcosa di un po’ più “classico”…
      Buona settimana e non preoccuparti, continuerò comunque a leggerti.

  • Capitolo 10)

    Ciao Isabella!

    Direi che sei riuscita a chiudere egregiamente questa raccolta sfruttando degli stili e delle impostazioni narrative differenti: è una cosa difficile da fare! Ben fatto! 🙂
    Conoscendo il posto, nonché avendo fatto qualche giro nella “proprietà privata” dove è custodito il luogo, mi è venuto più volte da ridere. La gente continua a girovagare da quelle parte, anche se ogni tanto il padrone “spara” o manda i figli – con cane sciolto – per supervisionare il passaggio dei turisti, spesso “gaggi” che vanno lì a fare un gran casino.
    Nel sassarese si usa dire “a fora li pindacci” – diventato anche uno degli slogan delle tifoserie locali, sia per la squadra di calcio “Torres” che per quella della Dinamo Sassari, che gioca nella Lega A di Basket. Ormai l’espressione ha assunto un tono scherzoso, e, come diceva Flavia, ha perlopiù il significato di “iettatore”, perché “lu pindacciu” è in genere una persona invidiosa o che “mette occhio”.
    Come credo sia di consueto per le altre regioni, basta fare un salto da un paese all’altro, spostandosi di pochi chilometri, per sentirne diverse varianti.
    TI faccio ancora i complimenti per questa serie, e credo tutti sarebbero ben felici di leggerti ancora sulle leggende popolari italiane. 😉
    Cerco di portarti qualche lettore locale con un paio di condivisioni! 😛

    Alla prossima!

    • Ciao, che bello!!! Mi piace quando i racconti rievocano ricordi di vita vissuta, di vita vera fatta di gioie e birichinate si spera innocue. Sai, quando ero più giovane ci divertivamo con poco, ora i ragazzi non riesco a divertirsi quasi con nulla. Forse ho scritto di leggende per respirare un po’ di saggezza perduta, cose che per gli standard di adesso possono sembrare solo stupidaggini. Le ali sono belle, ma sono nulla senza le radici. Con gli scout ultimamente stavamo parlando proprio di questo…
      Buona settimana e ci vediamo in giro per storie!!!

  • Ciao Isabella,
    quando hai descritto il Pindaccio (che non conoscevo) come “specie di folletto dal cappello rosso” mi è venuta in mente un’altra leggenda del nord Sardegna che parla di un folletto, che ho sempre conosciuto come “folletto dalle sette berrette”, custode di tesori, che è per lo più innocuo e si diverte a disturbare il sonno delle persone: per neutralizzarlo, bisogna cercare di rubargli una delle sette berrette. Facendo una ricerca in un libro di leggende sarde che ho a casa, ho letto che uno dei nomi con cui questo folletto è conosciuto c’è proprio “Pundacciu”.
    Come hai scritto tu, “pindaccio” o “pindacciu” è sinonimo di “iettatore”: esiste anche un verbo sardo, “pindacciare”, che significa proprio “portare sfiga”, “lanciare maledizioni”.
    Come vedi, è molto difficile fare una vera e propria raccolta di leggende sarde, perché spesso le varie versioni finiscono per sovrapporsi. Anche la Cunfraria di cui hai parlato ha infatti dei punti in comune con Sa reula, che ti avevo suggerito nel commento precedente.
    Molto simpatico il finale con Enrico che, dopo essersi risvegliato, decide di bandire le interiora di pecora dalla sua cena.
    Sei stata molto brava, spero di rileggerti presto, con la seconda parte di questa raccolta di leggende italiane oppure con una storia nuova. Io dovrei pubblicare il mio nuovo incipit tra pochi giorni.
    Ciao!

    • Ciao, grazie!!! Sono felice di aver stimolato la tua curiosità, leggere è sempre un arricchimento, sia per chi vuole scrivere, sia per la vita di tutti i giorni!!!
      Tra mille impegni, sono arrivata all’ultima puntata con l’acqua alla gola… non so se si è notato. Scriverò ancora, ma non so quando, il termine ultimo che mi sono data è inizio settembre, magari con una storia più “classica”!!!
      Buona settimana e continuerò comunque a leggerti.

  • E con questo si conclude il ciclo dei Miti e Leggende d’Italia 🙂

    Non conoscevo affatto la leggenda del Pindaccio. È stata una bella scoperta. Il fatto che fosse tutto un sogno mi ha lasciato dapprima interdetto ma poi devo dire che è stata una buona trovata 🙂

    Sei riuscita a dare una bella progressione di leggende, ognuna raccontata in modo diverso. La lettura è stata molto piacevole e spero di rileggerti presto in una nuova Storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Ciao, grazie, come sempre troppo buono!!! Spero anch’io di scrivere presto, ma sono arrivata all’ultima puntata con l’acqua alla gola… non so se si è notato. Comunque, mi do un termine massimo a inizio settembre, magari stavolta con una storia più “classica”!!!
      Buona settimana e continuerò comunque a leggerti.

  • more solito arrivo sempre tardi e devo rimettermi in pari con tutte le tue leggende .
    Sempre piacevoli e confermo il tuo indiscutibile talento nel affrontare ogni storia . Sembra sempre un narratore nuovo e credo sia questo l’intento.
    Ho letto molte leggende sulla Fata Morgana ma ammetto che questa non la conoscevo.

    • Ciao!!! Non preoccuparti, ognuno legge come e quando gli pare, l’importante è farlo per nutrire lo spirito e l’anima!!! Sì, ho cercato di cambiare sempre stile di narrazione e narratore, un po’ per sfida a me stessa un po’ per adattarlo meglio alla storia. Spero di esserci riuscita.
      Buona domenica.

  • Ciao Isabella,
    Ho votato anche stavolta per la Campania e ti ho mandato le opzioni in parità! Per farmi perdonare ti do alcuni suggerimenti sulla Sardegna (anche se in realtà non è facile, perché le leggende sarde sono innumerevoli): secondo me potrebbe piacerti la leggenda della maledizione che ha portato all’abbandono del paese di Rebeccu, oppure potresti parlare di Sa reula: non ti voglio spoilerare nulla ma si tratta di una schiera di anime ed è una leggenda tipica della Gallura (in particolare di Tempio) ma esistono molte versioni, tutte molto affascinanti!
    A presto!

  • Ciao Isabella,
    Hai scelto una sorta di “orazione funebre” per questo nobile, fiero protagonista dal cuore gentile. Come sempre commuove l’idea della forza mitigata da sentimenti più che umani e giusto è celebrarla così con eleganza e garbo, rendendola immune all’oblio come pur in altro modo fecero al tempo. Grazie per avermi fatto scoprire la meraviglia del “torrazzo”, (terrazza d’Italia direi vista l’altezza). Buona domenica e buon 1° Maggio.
    🌻🙋‍♂️

  • Capitolo 9)

    Ciao Isabella!
    Ottima scelta stilistica per questo capitolo. 😉
    Hai dosato bene il ritmo e le emozioni. Ben fatto!
    Per l’ultimo capitolo, voto la Sardegna.
    Due possibilità:
    Una della mia città, Sassari: la storia/leggenda tratta dal detto “Tataresu Impiccababbu” (Sassarese che impicca il padre). C’è di mezzo la santa inquisizione, e in qualche modo il Diavolo. Una storia con del potenziale emotivo.
    Una di Cagliari, precisamente sul tratto di costa orientale visibile dalla città: “La sella del Diavolo”.

    Continua così!
    Alla prossima 😉

    • Ciao!!! Grazie, ogni tanto c’imbrocco!!! Ho letto la leggenda dell’Impiccababbu… mamma mia, da qualsiasi parti la guardi mi fa una gran tristezza.
      Volendo finire con un qualcosa di più divertente non mi sono spostata da Sassari, e perdonami fin d’ora per il titolo del prossimo racconto: avrò scritto di sicuro qualche castroneria!!!
      Buona domenica.

  • Questa volta voto la Sardegna perché ho scoperto che la leggenda di Atlantide ci fa capolino! E c’è pure una Ziggurat!

    Per quanto riguarda la storia, mi è venuta una lacrimuccia leggendola. Chissà se i qattordici leoni ci sono ancora 🙂
    PS: e può darsi che tre di quei leoni siano stati riutilizzati 🙂

    Ciao 🙂

  • Capitolo 3, la Vallée.
    Ciao, Isabella.
    Incantevole ricostruzione di un fatto che non conoscevo. E dire che il castello, non molto tempo fa (e per la seconda volta) l’ho pure visitato… forse non sono stata troppo attenta quando la guida ne ha parlato. Chissà?
    Comunque, i complimenti te li rinnovo (Vallée o non Vallée) perché riesci sempre a raccontare storie con una comicità garbata che intrattiene e informa. Brava, sempre.

    Alla prossima!

    • Ciao!!! Ti confesso una cosa, quando ho letto la leggenda ho fatto il tuo stesso ragionamento, non è che le guide sorvolino sulla cosa? Sarebbe carino raccontarla, ma forse hanno paura di far brutta figura? Mah…
      la prossima puntata sarà l’ultima, così avrai tutto il tempo e la calma per leggerle tutte!!! Buona domenica e buon primo maggio.

    • Ciao, l’accoppiata improbabile ringrazia. Mi sa che il Trentino, anche se fino all’ultimo ha pareggiato, ha dovuto lasciare spazio alla Lombardia!!! Vedremo per il futuro, magari rispolvererò le regioni che in questa tornata non sono riuscita a raccontare.
      All’ultima puntata e buona domenica.

  • Voto a caso Lombardia.
    Ciao, come va? Certo che lo stretto è uno di quei luoghi evocativi al massimo (un poco invidio chi ne fa parte).
    Anche io trovo il bimbo molto iper-secchione e improbabile ma so che lo hai pompato apposta e che è solo un’iperbole razionalista destinata ad infrangersi sulla visione poetica del nonnetto, come sulle rocce di Scilla e Cariddi.
    Brava come sempre, a presto, ciaooo🙋‍♂️🌻

    • Ciao!!! Innanzitutto voglio ringraziare un certo santo in paradiso se la prossima storia ha visto vita… Eh sì, lo Stretto è ricco di suggestioni, non so se la prossima volta che lo attraverserò sarò tranquilla come sempre!!!
      Però, mi conosci davvero bene se hai capito la mia iperbole del bimbo rompipall….!!!
      All’ultima puntata e buona domenica.

  • Ciao Isabella,
    stavolta vorrei farti solo una piccolissima “osservazione” a proposito di Riccardino. Per quanto possa essere un bambino curioso, sveglio e attento (e aggiungiamoci pure un po’ “secchione”, se vogliamo), non trovo molto “adatti” alla sua età (visto che ha una maestra presumo frequenti ancora le elementari) il modo in cui risponde al nonno e i “paroloni” che usa, il suo linguaggio sembra quasi “pompato”. Anche se, ovviamente, qualche bambino così ci sarà sicuramente, e magari Riccardino è proprio uno di questi.
    Per il resto nulla da dire, il capitolo risulta molto gradevole, come sempre.
    Voto per il Trentino-Alto Adige: l’altra volta non aveva vinto, chissà se ora ci riuscirà.
    A presto!

    • Ciao!!! Il racconto voleva avere una surreale vena comica alla “Young Sheldon”, tutto qui. Sai, in una lezione del MOOC di psicologia generale ne aveva parlato il prof. e così mi è venuta voglia di sperimentare il filone. I MOOC sono una bellissima cosa se hai un po’ di tempo a disposizione e hai voglia e curiosità d’imparare studiando (e sono gratis)!!!
      Ah, per la prossima puntata scriverò una bella lettera, grazie per avermi ispirato con le opzioni della tua storia!!!!
      All’ultima puntata e buona domenica.

  • Capitolo 8)

    Ciao Isabella!

    Questo capitolo mi ha proprio divertito. Saresti riuscita a rendere lo stesso effetto anche stravolgendo il narratore, e quindi affidando a Riccardino il compito di raccontare le vicende. Il rapporto tra i due funziona benissimo, e mi hai strappato più di un sorriso. Ben fatto! 🙂
    Non mi pare di avere niente da segnalare.
    Voglio sfidarti, per ridere, a inventare una leggenda su una vera e propria “leggenda moderna” della Lombardia. Potrebbe aver a che fare con un facoltoso imprenditore dalle grandi aspirazioni politiche, abile nell’arte dell’elusione e dell’illusione, noto barzellettiere e celebre donnaiolo. Sono certo sapresti ricamarci sopra un’avventura simpatica! 😀
    Aspetto il prossimo!

    • Ciao, magari in una prossima storia potrei riprendere il duo “nipotino saccente e petulante” e “nonno esasperato”, potrebbe diventare un bel duo comico!!! Per la “leggenda moderna” non so… non mi piace parlare di persone reali e poi il soggetto non è proprio nelle mie corde come donna!!!
      All’ultima puntata e buona domenica.

  • CIao, Isabella.
    Letti capitoli 1 e 2. Come sempre, mi trasporti in mondi fantastici con una tecnica chiara e sempre originale. Questa volta tocca alle leggende, bellissima idea. Non conoscevo la storia di Gagliaudo né quella del serpente pirata e mi pare un ottimo modo questo per venirne a conoscenza. Appena riesco, mi leggo la terza che tratta della mia regione preferita, meta di tante gite: la Vallée!
    Grazie per essere tornata a scrivere, leggerti (nonostante il ritardo mostruoso) è sempre un piacere.
    Alla prossima!

  • Ciao Isabella,
    Questa leggenda mi ha ricordato varie leggende sarde, in molte delle quali sono presenti il diavolo e vari santi. Per la Sardegna avresti l’imbarazzo della scelta, ma vedo che non ha ricevuto nessun voto. Anche io voto la Sicilia perché non conosco leggende siciliane e mi piacerebbe leggerne una.
    A presto!
    P.s: Ma dopo il decimo capitolo scriverai anche la seconda parte con le regioni che non sono state scelte? Secondo me sarebbe carino, per completare il “giro d’Italia”.

    • Ciao, in effetti la Sardegna si presta molto alle leggende, magari nel recupero verrà votata!!! Fare una seconda parte? Non ci avevo pensato, chiederò nell’ultima domanda se gli altri sono d’accordo e poi deciderò. Comunque, da questo momento ricomincia il giro d’Italia!!!
      Buona domenica.

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