Tra miti e leggende

Dove eravamo rimasti?

In che Regione volete trasferirvi con il prossimo racconto? Valle d’Aosta (si accettano suggerimenti) (43%)

LA MUCCA E IL CONTADINO

Vengo a voi con un lazzo e un sollazzo, ma non prendetemi per pazzo.

Son messer Zibaldone, menestrello per bisogno ma anche per passione.

Dal Tanaro alla Bormida camminai senza posa, per ammirar Alessandria la gloriosa, novella porta del Monferrato gentil e spiritosa.

Così comincia l’ingegnosa storia, che messer Càrlén mi narrò sulla vittoria: “Cantami, o diva, l’ira funesta dell’irsuto Barbarossa… ma ti prego, non farla troppo grossa.”

Lo so, che bega. Questo è il plagio di un noto collega, ripartiamo sperando in una bella piega.

Sua Santità e l’Imperator Federico eran rivali, così il primo scomunicò il secondo per le sue scelte amorali.

Era l’anno 1174 quando il Barbarossa venne in Italia, e con la Lega Lombarda fu di nuovo battaglia.

Il 29 ottobre di quell’anno, assediò Alessandria ben oltre capodanno. “Tanto primo o poi in mano mia cadranno.”

Ogni dì Federico s’inerpicava sul colle di San Salvatore, per scrutare meglio gli effetti del vil affamatore, evocando il crollo di ogni ardore.

Ma sulle mura adiacenti, in risposta ai suoi adescamenti, un suonatore eseguiva arie struggenti, mettendo malinconia alle truppe assedianti.

Però in april la situazione si fece complicata, per tutta Alessandria c’era gente affamata e un sol sacco di grano per la popolazione disperata (circa venti chicchi di grano per ogni anima assediata).

E fuor delle mura? L’esercito e l’Imperator si strafogavano con gran disinvoltura.

Così in città venne convocato il Consiglio dei Sapienti, non si poteva orami far altrimenti, era tempo di arrendersi ai prepotenti.

Ma alla porta bussò Gagliaudo Aulari, con il cappell in mano e i bragoni ascellari. Al suo fianco una mucca dai modi bonari, magra come manco lo sono i missionari.

“Che vuoi? Non abbiam cibo manco per noi.”

“La città volete liberare? Allora tutto il grano ci dovete dare.”

I Sapienti a lungo si consultarono, forse litigarono o magari s’insultarono, ma alla fine il sacco mollarono.

Allor Gagliaudo fece un gran pastone, provocando alla vacca un’indigestione.

E quello che restò? Il contadino se lo mangiò, di nascosto dai compaesani lo ingurgitò. Se così non fosse stato, infuriati con l’animal per il carboidrato, lo avrebbero ammazzato e per ben abbrustolato.

Quando la vacca finì di desinare, Gagliaudo la sospinse fuori senza esitare e si mise a urlare per farla spaventare.

“Torna qui alla contrada, non hai finito con la biada.”

L’animale scappò senza ritegno, e i due furono catturati dai soldati dell’Indegno.

L’Imperatore vide la grossa vacca, chiedendosi perché dopo mesi non fosse ancora fiacca. “Orsù colono, per quanto io ragiono, non capisco perché l’animale non è ancora sottotono.”

Gagliaudo mise in mostra la sua pancia gonfia e piena, e disse con gran scena: “In città siamo così pieni di grano, da poterne dare persino all’animal anziano. Zablina è fuggita dalla città, ma solo perché aveva voglia di erba in quantità.”

Federico non credette alle proprie orecchie, così fece chiamare Mezzefetecchie. “Or lo macellaro aprirà in due la vacca, così vedrem se mi hai rifilato una gran patacca”.

Il contadino temette per la vita Zablina e all’Imperator ribatté con una fioca vocina: “Aspettate un po’ mio signore, perché la realtà si manifesterà con gran fetore. La verità entra sempre pe’ la bocca e dal cul poi trabocca.”

E così, quando il sufflè la mucca sfornò, il Barbarossa il naso tappò e subito dopo i denti digrignò.

Il reggimento era in subbuglio, i soldati eran stanchi dell’assedio e del tafferuglio. Nostalgia avevan per le famiglie, e Alessandria avrebbe resistito ancor a lungo alle schermaglie.

Così il 12 aprile del 1178, il Barbarossa e i suoi uomini si arresero al complotto e fecero fagotto.

Finisce qui la storia del contadin e della sua vacca, e messer Zibaldone se ne va con la sua sacca, ma non prima di aver inciso l’ultima tacca.

Ancor oggi Gagliaudo è immortalato, per le vie del valoroso abitato. Una statua si trova all’angolo del Duomo, dove su Via Parma guarda il galantuomo.

Un’altra sta sempre in Piazza Duomo e ha con sé un’iscrizione, di Umberto Eco è l’acclamazione:

“A Gagliaudo Aulari, che ci ha insegnato come si possa risolvere un conflitto senza uccidere alcun essere umano. Se il mondo lo ha dimenticato, ricordiamolo noi”.

Eccoci quindi in Valle d’Aosta. Quale leggenda vi incuriosisce di più?

  • Quella sul Castello di Vèrres (50%)
    50
  • Quella sul Castello di Issogne (33%)
    33
  • Quella sul Castello di Cly (17%)
    17
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88 Commenti

  • Voto a caso Lombardia.
    Ciao, come va? Certo che lo stretto è uno di quei luoghi evocativi al massimo (un poco invidio chi ne fa parte).
    Anche io trovo il bimbo molto iper-secchione e improbabile ma so che lo hai pompato apposta e che è solo un’iperbole razionalista destinata ad infrangersi sulla visione poetica del nonnetto, come sulle rocce di Scilla e Cariddi.
    Brava come sempre, a presto, ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao Isabella,
    stavolta vorrei farti solo una piccolissima “osservazione” a proposito di Riccardino. Per quanto possa essere un bambino curioso, sveglio e attento (e aggiungiamoci pure un po’ “secchione”, se vogliamo), non trovo molto “adatti” alla sua età (visto che ha una maestra presumo frequenti ancora le elementari) il modo in cui risponde al nonno e i “paroloni” che usa, il suo linguaggio sembra quasi “pompato”. Anche se, ovviamente, qualche bambino così ci sarà sicuramente, e magari Riccardino è proprio uno di questi.
    Per il resto nulla da dire, il capitolo risulta molto gradevole, come sempre.
    Voto per il Trentino-Alto Adige: l’altra volta non aveva vinto, chissà se ora ci riuscirà.
    A presto!

  • Capitolo 8)

    Ciao Isabella!

    Questo capitolo mi ha proprio divertito. Saresti riuscita a rendere lo stesso effetto anche stravolgendo il narratore, e quindi affidando a Riccardino il compito di raccontare le vicende. Il rapporto tra i due funziona benissimo, e mi hai strappato più di un sorriso. Ben fatto! 🙂
    Non mi pare di avere niente da segnalare.
    Voglio sfidarti, per ridere, a inventare una leggenda su una vera e propria “leggenda moderna” della Lombardia. Potrebbe aver a che fare con un facoltoso imprenditore dalle grandi aspirazioni politiche, abile nell’arte dell’elusione e dell’illusione, noto barzellettiere e celebre donnaiolo. Sono certo sapresti ricamarci sopra un’avventura simpatica! 😀
    Aspetto il prossimo!

  • CIao, Isabella.
    Letti capitoli 1 e 2. Come sempre, mi trasporti in mondi fantastici con una tecnica chiara e sempre originale. Questa volta tocca alle leggende, bellissima idea. Non conoscevo la storia di Gagliaudo né quella del serpente pirata e mi pare un ottimo modo questo per venirne a conoscenza. Appena riesco, mi leggo la terza che tratta della mia regione preferita, meta di tante gite: la Vallée!
    Grazie per essere tornata a scrivere, leggerti (nonostante il ritardo mostruoso) è sempre un piacere.
    Alla prossima!

  • Ciao Isabella,
    Questa leggenda mi ha ricordato varie leggende sarde, in molte delle quali sono presenti il diavolo e vari santi. Per la Sardegna avresti l’imbarazzo della scelta, ma vedo che non ha ricevuto nessun voto. Anche io voto la Sicilia perché non conosco leggende siciliane e mi piacerebbe leggerne una.
    A presto!
    P.s: Ma dopo il decimo capitolo scriverai anche la seconda parte con le regioni che non sono state scelte? Secondo me sarebbe carino, per completare il “giro d’Italia”.

    • Ciao, in effetti la Sardegna si presta molto alle leggende, magari nel recupero verrà votata!!! Fare una seconda parte? Non ci avevo pensato, chiederò nell’ultima domanda se gli altri sono d’accordo e poi deciderò. Comunque, da questo momento ricomincia il giro d’Italia!!!
      Buona domenica.

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