Tra miti e leggende

Dove eravamo rimasti?

Eccoci quindi in Valle d’Aosta. Quale leggenda vi incuriosisce di più? Quella sul Castello di Vèrres (50%)

BIANCA MARIA SCAPPARDONE

Una delle regole d’oro del giornalismo? L’imparzialità bla bla, bla bla.

Che noia, perché quando ce vo’, ce vo’. Perciò, se volete leggere un articolo imparziale, be’, andate da qualche altra parte.

IL GIUDICE HA SENTENZIATO: LA MANTIDE DI VERRÈS VERRÀ DECAPITATA

Alla pronuncia della condanna, tutti nella Valle d’Ayas hanno tirato un grosso sospiro di sollievo. Tutti tranne l’imputata che ha dichiarato: “Il capitano ce l’ha piccolo”.

DAL VOSTRO INVIATO (per nulla imparziale) NEL 1526

Nell’elegante Sala d’Armi del castello di Verrès, alla presenza di una moltitudine di uomini e donne di ogni estrazione sociale e nazionalità, Bianca Maria Scappardone vedova Challant, è stata condannata a morte per pluriomicidio e soppressione di cadavere.

I lettori si chiederanno: chi è sta poveraccia, una spietata mantide religiosa o una vittima del razzismo classista tipico del 1500?

Per avere una risposta, ripercorriamo le tappe della vita breve ma intensa della mantide di Verrès.

Gli ex vicini, intervistati da me medesimo, la descrivono come una giovane contadina molto bella. Traducasi: una gran gnocca abituata a essere vezzeggiata e corteggiata da tutti i ragazzotti del paese.

Nel 1522, a soli 15 anni, fu notata dal conte Renato di Challant mentre coltivava – guarda caso – le terre nei pressi del castello di Verrès. Zappa di qua, dissoda di là, il ricco feudatario se la sposò, facendone la raffinata contessa di Challant.

Raffinata contessa… ragionate lettori, potrà mai una contadina analfabeta essere accettata dalla nobiltà con la puzza sotto il naso? E con “puzza” non mi sto certo riferendo al vil stallatico.

Sfortuna volle che poco tempo dopo le nozze il nobiluomo si ammalasse di polmonite e lasciasse una giovanissima vedova totalmente ignara di: economia gestionale, economia politica, economia domestica, sociologia applicata alla nobiltà e marketing.

I soliti ben informati – che il cielo li benedica – mi hanno spifferato che vedendosi con le classiche “budella in mano”, la bella contadinella si risposò con un avido luogotenente dei Savoia.

In quel modo lei avrebbe conservato lo status sociale e si sarebbe pure sollazzata con lo stallone, e il maritino bello, era d’accordo? A quanto pare no, visto che era sempre fuori casa a gestir le terre, diceva lui.

Quindi? Evviva la botte piena, ma niente moglie ubriaca.

Come prevedibile Bianca Maria si mise alla ricerca del buon vino. All’inizio si limitò a fare la ragazzetta bizzosa e pretenziosa ma poi, sempre più insoddisfatta, cominciò a scialacquare le ricchezze che i due maritini avevano accumulato con tanta fatica.

I lettori si chiederanno: era un modo per farsi accettare dagli altri nobili, o voleva solo sentirsi ammirata e invidiata dall’universo-mondo?

Fatto sta che una caramella tira l’altra e tra una soddisfazione e una rivalsa, Bianca Maria si dedicò alla caccia grossa, irretendo e seducendo numerosi uomini. Ma solo stalloni belli ed eleganti disposti a tutto pur di conquistarla, mica robetta di seconda mano.

Nei tre anni che rimase al castello, per paura che il marito la scoprisse, la ragazza fece scomparire ogni traccia degli amanti. Come? Nella maniera più classica, con l’aiuto delle guardie conniventi li faceva uccidere e gettare nel pozzo.

Ma tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino e come insegnano le soap opera, c’è sempre un prezzo da pagare.

Il capitano delle guardie, innamorato di lei come un oco in calore, si fece avanti. E Bianca Maria? Non avvezza agli intrighi di corte, fece l’errore di respingerlo con sdegno. Stolta ragazzina, mai sottovalutare un uomo rifiutato, soprattutto se fai la vedovella allegra con il resto del mondo.

Il capitano, subdolo come una tarantola, si vendicò insinuando che la contessa avesse ammazzato Ardizzino Valperga, uno dei nobili spariti dal castello.

La diciannovenne, spaventata, assoldò un sicario per eliminare il soldataccio, ma cadde nel tranello del capitano. Il suo piano venne scoperto e nonostante il titolo nobiliare acquisito per matrimonio, fu rinviata a processo.

Oggi, con decisione solenne del giudice, Bianca Maria Scappardone vedova Challant è stata condannata alla decapitazione.

Ma non tutto è perduto, soprattutto per il vizio vezzoso. Ancor’oggi il fantasma della contessa vaga per le stanze del castello di Verrès, simulando cedimenti del pavimento e dispensando baci ai visitatori, naturalmente solo ai più attraenti.

E se qualcuno dei lettori non avesse ancora capito cos’ha di piccolo il capitano, glielo svelerò io: l’onore.

Callisto Imbrattapapelli

In che Regione volete trasferirvi con il prossimo racconto?

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    40
  • Veneto (si accettano suggerimenti) (40%)
    40
  • Trentino Alto Adige (si accettano suggerimenti) (20%)
    20
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88 Commenti

  • Voto a caso Lombardia.
    Ciao, come va? Certo che lo stretto è uno di quei luoghi evocativi al massimo (un poco invidio chi ne fa parte).
    Anche io trovo il bimbo molto iper-secchione e improbabile ma so che lo hai pompato apposta e che è solo un’iperbole razionalista destinata ad infrangersi sulla visione poetica del nonnetto, come sulle rocce di Scilla e Cariddi.
    Brava come sempre, a presto, ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao Isabella,
    stavolta vorrei farti solo una piccolissima “osservazione” a proposito di Riccardino. Per quanto possa essere un bambino curioso, sveglio e attento (e aggiungiamoci pure un po’ “secchione”, se vogliamo), non trovo molto “adatti” alla sua età (visto che ha una maestra presumo frequenti ancora le elementari) il modo in cui risponde al nonno e i “paroloni” che usa, il suo linguaggio sembra quasi “pompato”. Anche se, ovviamente, qualche bambino così ci sarà sicuramente, e magari Riccardino è proprio uno di questi.
    Per il resto nulla da dire, il capitolo risulta molto gradevole, come sempre.
    Voto per il Trentino-Alto Adige: l’altra volta non aveva vinto, chissà se ora ci riuscirà.
    A presto!

  • Capitolo 8)

    Ciao Isabella!

    Questo capitolo mi ha proprio divertito. Saresti riuscita a rendere lo stesso effetto anche stravolgendo il narratore, e quindi affidando a Riccardino il compito di raccontare le vicende. Il rapporto tra i due funziona benissimo, e mi hai strappato più di un sorriso. Ben fatto! 🙂
    Non mi pare di avere niente da segnalare.
    Voglio sfidarti, per ridere, a inventare una leggenda su una vera e propria “leggenda moderna” della Lombardia. Potrebbe aver a che fare con un facoltoso imprenditore dalle grandi aspirazioni politiche, abile nell’arte dell’elusione e dell’illusione, noto barzellettiere e celebre donnaiolo. Sono certo sapresti ricamarci sopra un’avventura simpatica! 😀
    Aspetto il prossimo!

  • CIao, Isabella.
    Letti capitoli 1 e 2. Come sempre, mi trasporti in mondi fantastici con una tecnica chiara e sempre originale. Questa volta tocca alle leggende, bellissima idea. Non conoscevo la storia di Gagliaudo né quella del serpente pirata e mi pare un ottimo modo questo per venirne a conoscenza. Appena riesco, mi leggo la terza che tratta della mia regione preferita, meta di tante gite: la Vallée!
    Grazie per essere tornata a scrivere, leggerti (nonostante il ritardo mostruoso) è sempre un piacere.
    Alla prossima!

  • Ciao Isabella,
    Questa leggenda mi ha ricordato varie leggende sarde, in molte delle quali sono presenti il diavolo e vari santi. Per la Sardegna avresti l’imbarazzo della scelta, ma vedo che non ha ricevuto nessun voto. Anche io voto la Sicilia perché non conosco leggende siciliane e mi piacerebbe leggerne una.
    A presto!
    P.s: Ma dopo il decimo capitolo scriverai anche la seconda parte con le regioni che non sono state scelte? Secondo me sarebbe carino, per completare il “giro d’Italia”.

    • Ciao, in effetti la Sardegna si presta molto alle leggende, magari nel recupero verrà votata!!! Fare una seconda parte? Non ci avevo pensato, chiederò nell’ultima domanda se gli altri sono d’accordo e poi deciderò. Comunque, da questo momento ricomincia il giro d’Italia!!!
      Buona domenica.

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