Tra miti e leggende

Dove eravamo rimasti?

In che Regione volete trasferirvi con il prossimo racconto? Veneto (si accettano suggerimenti) (40%)

I PONTI E IL DIAVOLO

COMUNICATO SINDACALE

Cari amici, cari lettori.

Vista l’immane difficoltà nel scegliere tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, vi comunico – naturalmente con immenso dispiacere – che questa settimana l’atteso racconto non verrà pubblicato.

*

Eh no, di che diavolo stai blaterando? E non sia mai che il Giangeppino Pancrazio Pio lasci una pulzella in cotal ambasce.

C’è da cianciare d’arte e architettura? Anche se fatta da mano oscura, eccomi qui a raccontar degli Italiani la bravura.

Narrare vorrei la storia di due ponti particolari, legati entrambi a una perversa figura.

Lo primo unisce le sponde del fiume Natisone ed è il simbolo di Cividale del Friuli.

Il suo cantiere aprì nel 1442 – segnatevi la data – e fu chiuso, se così si può dire, solo grazie a una manina ultraterrena.

Alto 22,50 metri e lungo 48 (ma cosa volevano farci passare sotto, una nave baleniera?), è ripartito in due arcate asimmetriche a causa di un macigno.

Va bene che Cividale sorge su uno sperone, ma non potevano far due passi in più e costruirlo nella gola?

No, bisognava complicarsi la vita, e così a un certo punto i costruttori non seppero più a che santo votarsi. Per quanti sforzi facessero, non capivano come portare a termine l’opera.

L’assemblea cittadina decise quindi d’invocare il Diavolo e lui accettò, ma a una condizione. Avrebbe portato via con sé l’anima del primo cividalese che vi sarebbe transitato sopra.

Detto fatto, il ponte fu eretto in una sola notte. Si dice che si scomodò pure la madre di Satana, che trasportò nel suo grembiule il macigno su cui poggia tutt’oggi il pilastro centrale.

Ragioniamo con calma. Prima di diventare malefico, il Diavolo era un angelo, quindi asessuato, o come direste voi “gender free”.

Pertanto in cielo non c’era traccia di donne. Se uno più uno mi da’ due, qualcuno mi sa dire chi cavolo sia la madre di Satana?

La mattina seguente, comunque, successe il fattaccio. Circostanza che poi influirà sugli eventi del ponte più famoso di Venezia.

I cividalesi, furbi più del diavolo, fecero transitare sul Punt dal Diàul un gatto, o forse un cane.

Festeggiato troppo per l’inaugurazione? Va bene che il vinello è buono, ma come si fa a non distinguere un gatto da un cane?

Satana, imbestialito, cercò di distruggere l’opera ma il popolo, preceduto da una grossa croce, lo fece fuggire. E così il ponte si salvò.

Ora facciamo un bel salto temporale e voliamo a Venezia.

Nel 1524 – quasi un secolo dopo – venne indetto un concorso per sostituire il ponte in legno che attraversava il Canalazzo a Rialto.

Tra i partecipanti si distinsero il Palladio, Michelangelo e Sansovino. Chi dei tre vinse? Antonio da Ponte.

Con un nome così, direte voi, non poteva essere altrimenti.

Eh no, miei cari, la verità è un’altra. A causa di svariati problemi – in cima a tutti l’enorme debito pubblico – i veneziani ci misero circa 60 anni per decidere il vincitore e così? I tre maestri si autoeliminarono per avvenuto decesso.

Non vi sembra una storia già nota? Abbiate fede, per il ponte sullo Stretto c’è ancora speranza!

Il progetto del bell’Antonio era molto complicato e consisteva in un solo arco sotto il quale doveva passare una galera senza alberi.

Il cantiere fu anche qui funestato da una serie di piccoli crolli e da intoppi di varia natura che fecero lievitare i costi.

Sorge spontanea una domanda. Era l’architetto a essere un incompetente o erano le maestranze ad aver difficoltà nel leggere i progetti?

Per svelare il mistero, Sebastiano Bortoloni, il capomastro, si appostò una notte nei pressi del cantiere.

A mezzanotte ci fu un gran botto e alle spalle del giovane comparve un uomo avvolto in un mantello nero. Indovinate… sì, anche stavolta si trattava del Diavolo.

«Nessun uomo riuscirà mai a costruire questo ponte in pietra, a meno che…»

Stop, fermate i cavalli, qualcuno mi sa dire perché Satana è ossessionato dai ponti?

Comunque, Sebastiano e Mefistofele strinsero il solito patto. Satana, al termine dei lavori, avrebbe portato via con sé l’anima del primo che vi sarebbe passato sopra.

Nel 1592 arrivò finalmente la vigilia dell’inaugurazione e Sebastiano, ritenendosi furbo, pensò di far attraversare il ponte a un gallo.

Ma si sa, Satana ha orecchie dappertutto, e ancora scottato per i fattacci di Cividale, non ci vide più dalla rabbia.

E va bene una volta, ma adesso si stava davvero esagerando. Così prese le sembianze di un operaio e andò a casa del capomastro.

«Stanotte Sebastiano rimarrà al cantiere, andate da lui al nuovo ponte» disse a Chiara, la moglie del capomastro.

E così la giovane corse a Rialto e attraversò il ponte. Il giorno dopo, nell’ora esatta dell’inaugurazione, morì e con lei il bimbo che portava in grembo.

Si dice che da quel giorno, nelle notti più fredde e oscure, l’anima del piccolo non battezzato vagasse nei pressi del ponte, starnutendo silenzioso.

Questo finché un anziano gondoliere non esclamò “salute” e una vocina di bimbo rispose “grazie”.

Fu così che la piccola anima trovò pace e volò finalmente in cielo.

In che Regione volete trasferirvi con il prossimo racconto?

  • Umbria (si accettano suggerimenti) (25%)
    25
  • Toscana (si accettano suggerimenti) (0%)
    0
  • Emilia Romagna (si accettano suggerimenti) (75%)
    75
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88 Commenti

  • Voto a caso Lombardia.
    Ciao, come va? Certo che lo stretto è uno di quei luoghi evocativi al massimo (un poco invidio chi ne fa parte).
    Anche io trovo il bimbo molto iper-secchione e improbabile ma so che lo hai pompato apposta e che è solo un’iperbole razionalista destinata ad infrangersi sulla visione poetica del nonnetto, come sulle rocce di Scilla e Cariddi.
    Brava come sempre, a presto, ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao Isabella,
    stavolta vorrei farti solo una piccolissima “osservazione” a proposito di Riccardino. Per quanto possa essere un bambino curioso, sveglio e attento (e aggiungiamoci pure un po’ “secchione”, se vogliamo), non trovo molto “adatti” alla sua età (visto che ha una maestra presumo frequenti ancora le elementari) il modo in cui risponde al nonno e i “paroloni” che usa, il suo linguaggio sembra quasi “pompato”. Anche se, ovviamente, qualche bambino così ci sarà sicuramente, e magari Riccardino è proprio uno di questi.
    Per il resto nulla da dire, il capitolo risulta molto gradevole, come sempre.
    Voto per il Trentino-Alto Adige: l’altra volta non aveva vinto, chissà se ora ci riuscirà.
    A presto!

  • Capitolo 8)

    Ciao Isabella!

    Questo capitolo mi ha proprio divertito. Saresti riuscita a rendere lo stesso effetto anche stravolgendo il narratore, e quindi affidando a Riccardino il compito di raccontare le vicende. Il rapporto tra i due funziona benissimo, e mi hai strappato più di un sorriso. Ben fatto! 🙂
    Non mi pare di avere niente da segnalare.
    Voglio sfidarti, per ridere, a inventare una leggenda su una vera e propria “leggenda moderna” della Lombardia. Potrebbe aver a che fare con un facoltoso imprenditore dalle grandi aspirazioni politiche, abile nell’arte dell’elusione e dell’illusione, noto barzellettiere e celebre donnaiolo. Sono certo sapresti ricamarci sopra un’avventura simpatica! 😀
    Aspetto il prossimo!

  • CIao, Isabella.
    Letti capitoli 1 e 2. Come sempre, mi trasporti in mondi fantastici con una tecnica chiara e sempre originale. Questa volta tocca alle leggende, bellissima idea. Non conoscevo la storia di Gagliaudo né quella del serpente pirata e mi pare un ottimo modo questo per venirne a conoscenza. Appena riesco, mi leggo la terza che tratta della mia regione preferita, meta di tante gite: la Vallée!
    Grazie per essere tornata a scrivere, leggerti (nonostante il ritardo mostruoso) è sempre un piacere.
    Alla prossima!

  • Ciao Isabella,
    Questa leggenda mi ha ricordato varie leggende sarde, in molte delle quali sono presenti il diavolo e vari santi. Per la Sardegna avresti l’imbarazzo della scelta, ma vedo che non ha ricevuto nessun voto. Anche io voto la Sicilia perché non conosco leggende siciliane e mi piacerebbe leggerne una.
    A presto!
    P.s: Ma dopo il decimo capitolo scriverai anche la seconda parte con le regioni che non sono state scelte? Secondo me sarebbe carino, per completare il “giro d’Italia”.

    • Ciao, in effetti la Sardegna si presta molto alle leggende, magari nel recupero verrà votata!!! Fare una seconda parte? Non ci avevo pensato, chiederò nell’ultima domanda se gli altri sono d’accordo e poi deciderò. Comunque, da questo momento ricomincia il giro d’Italia!!!
      Buona domenica.

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