Tra miti e leggende

Dove eravamo rimasti?

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STORIE D’AMORE E D’ASINI

Qualche anno fa, durante i lavori di consolidamento della Torre degli Asinelli a Bologna, vennero trovate alcune pagine di un vecchio diario un po’ magico.

Eccole:

“Caro diario,
                        lo so, sono un povero analfabeta e lascerò le tue pagine bianche, ma ascolta la mia storia, ti prego. Voglio raccontarti i miei giorni più belli, tramandali tu ai miei nipoti.

Mi chiamo Zàiser, sono nato e cresciuto nelle campagne di Bologna e da sempre faccio il contadino.

Ho passato la vita a spezzarmi la schiena per mantenere la famiglia. Zappa, dissoda, semina e raccogli, senza mai una pausa, senza mai un lamento.

Il grande sogno delle mie giornate? Comprare nuove terre da lasciare a Feliz, il mio unico e amato figlio.

Ho vissuto gli anni migliori in compagnia dei miei due fidati asinelli, Fagiolino e Sganapino, un prezioso aiuto nel coltivar le campagne.

Un giorno, però, accadde l’impensabile.

Mentre dissodavo la terra, Fagiolino e Sganapino diedero giù di matto, scalciando e ragliando come due asini di natura.

Io cercai di calmarli, ma nulla potei, finché l’occhio non mi cadde a terra, nel punto esatto in cui le due povere bestie avevano scavato.

Sorpresa delle sorprese, un forziere pieno di tesori d’ogni tipo. Gioielli, pietre preziose, moneto d’oro e d’argento. Senza un perché ero diventato ricco.

Cosa fare, a chi dirlo, a mia moglie?

Mi son detto: «No Zàiser, non farlo.»

Perché si sa, è nella natura delle donne. Vanno alla fonte a lavar biancheria e tra una chiacchera e l’altra, gli affari di famiglia son sbattuti come panni sul lavatoio di Bologna.

Confidarlo agli amici?

«No, Zàiser. Peggio che peggio.»

Davanti alla mia porta si sarebbe formata una lunga fila per domandar denaro.

Così mantenni il segreto, e da buon contadino aspettai che il dolce frutto del “tesoro degli asinelli” maturasse (lo chiamai così in onore di Fagiolino e Sganapino, naturalmente).

Negli anni a venire impegnai i soldi con giudizio, un po’ alla volta, e solo per necessità. Così la vita della mia famiglia cominciò a migliorare senza dar nell’occhio, rimanendo semplice ma parecchio dignitosa.

Intanto Feliz cresceva in virtù e fortezza, seguito dai migliori precettori. Fu così che divenne un uomo di gran fascino e cultura, nonostante il padre fosse e rimanesse un ignorante analfabeta.

Un giorno, però, passando sotto casa di un nobile cittadino, vide affacciata alla finestra una bellissima ragazza.

Il poveretto alzò gli occhi al cielo e si innamorò all’istante, e destino volle ricambiato. Una fortuna, una sfortuna? Come poteva il figlio di un povero contadino sposare una nobile fanciulla?

La differenza sociale era troppo grande per essere colmata, e infatti il padre della bella derise il mio bambino.

«Potrai sposare mia figlia solo se riuscirai a costruire una torre tra le più alte dei nostri tempi» aggiunse per umiliarlo di fronte a tutta Bologna.

Quella sera, tornato a casa, Feliz mi raccontò la sua disgrazia.

E io, cuore di padre, cosa potevo fare se non dargli tutto ciò che rimaneva del tesoro degli asinelli?

I lavori per la costruzione della nuova torre cominciarono nell’anno del Signore 1109 e oggi, dopo dieci lunghi anni, si son conclusi.

La Torre degli Asinelli – chiamata così in onore di Fagiolino e Sganapino – è alta ben 97 metri e ha una gradinata interna di 498 scalini.

Non per vantarmi, ma sarà ricordata nei secoli come la torre medievale pendente più alta del mondo.

Anche se… la più grande soddisfazione? Vedere il sorriso del nobile spocchioso pietrificarsi sul bel viso, mentre manteneva di malavoglia la sua promessa.

Stamane, nella basilica di Santo Stefano, Feliz ha sposato la sua bella, coronando finalmente il suo sogno d’amore.

Eh sì, caro il mio diario, il giorno più bello della mia vita.

Il tuo umile Zàiser”.

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88 Commenti

  • Voto a caso Lombardia.
    Ciao, come va? Certo che lo stretto è uno di quei luoghi evocativi al massimo (un poco invidio chi ne fa parte).
    Anche io trovo il bimbo molto iper-secchione e improbabile ma so che lo hai pompato apposta e che è solo un’iperbole razionalista destinata ad infrangersi sulla visione poetica del nonnetto, come sulle rocce di Scilla e Cariddi.
    Brava come sempre, a presto, ciaooo🙋‍♂️🌻

  • Ciao Isabella,
    stavolta vorrei farti solo una piccolissima “osservazione” a proposito di Riccardino. Per quanto possa essere un bambino curioso, sveglio e attento (e aggiungiamoci pure un po’ “secchione”, se vogliamo), non trovo molto “adatti” alla sua età (visto che ha una maestra presumo frequenti ancora le elementari) il modo in cui risponde al nonno e i “paroloni” che usa, il suo linguaggio sembra quasi “pompato”. Anche se, ovviamente, qualche bambino così ci sarà sicuramente, e magari Riccardino è proprio uno di questi.
    Per il resto nulla da dire, il capitolo risulta molto gradevole, come sempre.
    Voto per il Trentino-Alto Adige: l’altra volta non aveva vinto, chissà se ora ci riuscirà.
    A presto!

  • Capitolo 8)

    Ciao Isabella!

    Questo capitolo mi ha proprio divertito. Saresti riuscita a rendere lo stesso effetto anche stravolgendo il narratore, e quindi affidando a Riccardino il compito di raccontare le vicende. Il rapporto tra i due funziona benissimo, e mi hai strappato più di un sorriso. Ben fatto! 🙂
    Non mi pare di avere niente da segnalare.
    Voglio sfidarti, per ridere, a inventare una leggenda su una vera e propria “leggenda moderna” della Lombardia. Potrebbe aver a che fare con un facoltoso imprenditore dalle grandi aspirazioni politiche, abile nell’arte dell’elusione e dell’illusione, noto barzellettiere e celebre donnaiolo. Sono certo sapresti ricamarci sopra un’avventura simpatica! 😀
    Aspetto il prossimo!

  • CIao, Isabella.
    Letti capitoli 1 e 2. Come sempre, mi trasporti in mondi fantastici con una tecnica chiara e sempre originale. Questa volta tocca alle leggende, bellissima idea. Non conoscevo la storia di Gagliaudo né quella del serpente pirata e mi pare un ottimo modo questo per venirne a conoscenza. Appena riesco, mi leggo la terza che tratta della mia regione preferita, meta di tante gite: la Vallée!
    Grazie per essere tornata a scrivere, leggerti (nonostante il ritardo mostruoso) è sempre un piacere.
    Alla prossima!

  • Ciao Isabella,
    Questa leggenda mi ha ricordato varie leggende sarde, in molte delle quali sono presenti il diavolo e vari santi. Per la Sardegna avresti l’imbarazzo della scelta, ma vedo che non ha ricevuto nessun voto. Anche io voto la Sicilia perché non conosco leggende siciliane e mi piacerebbe leggerne una.
    A presto!
    P.s: Ma dopo il decimo capitolo scriverai anche la seconda parte con le regioni che non sono state scelte? Secondo me sarebbe carino, per completare il “giro d’Italia”.

    • Ciao, in effetti la Sardegna si presta molto alle leggende, magari nel recupero verrà votata!!! Fare una seconda parte? Non ci avevo pensato, chiederò nell’ultima domanda se gli altri sono d’accordo e poi deciderò. Comunque, da questo momento ricomincia il giro d’Italia!!!
      Buona domenica.

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