La Pietra Blu

Dove eravamo rimasti?

Caramella sbircia nella cartella (80%)

L’eredità

Giusy si guardò intorno. Le cose nell’ufficio di Domenico Risi erano già tutte bell’e impacchettate, e ora per trovare la cartellina rossa le toccava riaprire gli scatoloni.
Si chinò per cercare un taglierino nell’armadio basso ma trasalì, sentendosi osservata. Il suo fondoschiena costretto in un jeans elasticizzato faceva da bersaglio a due occhietti curiosi.
– Uhm, scusa — disse Salvi, l’intruso. Lei girò la testa, vide la direzione dello sguardo, e disse acida:
– Che c’è, problemi?
– Oh, scusa, sai: l’abitudine.
– Ecco, magari adesso cerchiamo di cambiare, e impariamo a bussare.
L’uomo si irrigidì, tirò indietro il testone e chiuse la porta, poi bussò con forza e quasi urlando chiese: – Sì può?
“Idiota!” Pensò Giusy; e disse: – No!
La porta tornò ad aprirsi e Salvi a fare capoccella:
– Come sarebbe a dire “No!”?
– Uff, che c’è, che vuoi?
– Io? Nulla, torno dal bar e ti ho preso i pocket coffee. Ma se non li vuoi…
– Uh, scusa, grazie, li prendo… però da oggi si bussa, ok?
– Giurin giuretto. Ci sono ordini signora comandante?
– Sì, sbrigati a sgombrare il tuo ufficio, e mandami Iannone, che ho bisogno di lui.
– Obbedisco… signora – un inchino e il simpatico fu fuori. In corridoio, diretto verso l’ufficio di Iannone mimava con fare da clown la “signora” che diceva: “Iannone minchia!, di qua, Iannone minchia!, di là…”
Giusy trovò la cartellina, magra, modesta, compressa sotto un pacco di semi per uccelli e un chilo di riso, tutta roba per Forrest Gump e signora. “Meno male!” Pensò. “Che fortuna, eccola qua”.
Prenderla e aprirla fu una cosa sola… conteneva vari documenti e alcune pagine spillate, scritte a macchina; sembrava un racconto, e iniziava così;
“Il colonnello Bocchi era alla fine dei suoi giorni; i suoi occhi ormai erano assediati dalle ombre; i sensi, tutti, dispersi in una nebbia sorda e sottile; il dolore fuso e diffuso nel corpo, e il pensiero concentrato su una cosa sola.
Quando, inaspettato si presentò ai piedi del suo letto d’ospedale il commissario Francesco Saverio Balla immediatamente riconobbe in lui il giusto destinatario della sua scomoda eredità.
Era in punto di morte, minato da una leucemia, era solo, nessuno si preoccupava per lui e della sua malattia, e anche i medici dell’ospedale militare del Celio sembravano rassegnati a perderlo.
Saverio era la prima persona che vedeva dopo un mese di degenza, la sola che non lo visitasse per mero dovere professionale; non erano amici, non lo incontrava da tre anni, e non era un militare; tuttavia era un poliziotto, uno abituato a indagare, e dunque era forse quello giusto a cui trasmettere, finché era in tempo, il gravoso compito di dare una risposta alle domande che orbitavano intorno al mistero in cui era incappato, quello della “pietra blu”.
– È il rebus dei rebus – biascicò a fatica mentre stringeva le mani del visitatore – ci lavoro da anni. Ora non ho più tempo, e tutti mi hanno abbandonato; questa storia però non deve finire con me. Mi ascolti: vada a casa mia, io vivo solo e, lei lo sa, non ho nessuno. Qui nel comodino ci sono l’indirizzo e le chiavi. In un finto libro de “I Miserabili” troverà un dossier. Lo esamini, lo faccia presto, così forse io sarò ancora qui per rispondere ai suoi dubbi.
Saverio, compreso, assorto, non ebbe animo di rispondere, ma non dubitò nemmeno un secondo della reale consistenza del “caso”. Stimava il colonnello, sapeva dei suoi importanti incarichi, si meravigliava del fatto che fosse stato abbandonato, e poi, inutile mentire a se stesso, se era lì non era per caso, e le parole di Bocchi venivano dopo quelle giunte dall’al di là, dall’ombra che vestiva i panni di Anna, sua moglie morta, che in sintesi gli aveva detto: “…vai, e oggi non tirarti indietro, guarda lontano, guarda il sole che nasce…”

Intanto la presa delle mani scarnificate del colonnello si allentava, fino a svanire del tutto. L’uomo non parlava più; aveva piegato la testa da un lato, e fissava senza animo e senza interesse la finestra dal vetro opaco dietro cui il mondo era negato. Infine, chiusi gli occhi, si addormentò.
Saverio esitò; ma era ora di andare, ed era il momento di decidere; mirò al comodino di metallo verniciato, e fu un cedimento.
Da Bocchi neanche a farlo apposta arrivò un gemito, poco più di un respiro, eppure lui volle interpretarlo come un’ultima esortazione, una preghiera; così, consumato l’ultimo dubbio, lentamente girò intorno al letto, aprì il cassettino, e prese le chiavi che c’erano. Un biglietto da visita recitava tra l’altro, vergato sul retro a matita: via Cori 37A Roma.

Uscì. L’aria dopo ore di pioggia era così chiara da sembrare perfino liquida anch’essa. Saverio controllò la strada come d’abitudine. Non vide nessuno, e gli parve logico, eppure rinunciò all’idea di andare subito in via Cori. Se qualcuno nutriva un qualche interesse sul colonnello e il suo “caso”, non voleva certo essere lui a facilitargli il compito.”

Un toc-toc alla porta fermò la lettura, e la cartella finì in borsa.
– Sono Iannone, comandante; posso?

E ora

  • Giusy fa un incontro che le provoca un insolito disagio (17%)
    17
  • Domenico Risi convoca la ragazza in presenza di uno sconosciuto (83%)
    83
  • Giusy incarica Iannone di consegnare subito la cartella (0%)
    0
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91 Commenti

  • Capitolo 9)

    Ciao Fenderman!

    Siamo ormai alla fine, e trovo che tu sia riuscito a rendere alla grande il senso di stanchezza di Caramella, nonché il bisogno di chiudere la questione per lasciarsi alle spalle questo ricordo traumatico. Trovo sempre che le scene durante le cene svolgano un ruolo importante nella dimensione di una storia: rendono i personaggi reali e con dei bisogni fisici, ma in questo caso ci vedo anche un tentativo di alleggerire la situazione. Non c’era molto spazio per soffermarsi, ma credo tu sia riuscito a rendere con i dialoghi il poco appetito di Giusy. Ben fatto! 😉
    Aspetto il finale! 😉

  • Ciao Fenderman,
    molto divertente l’inizio dell’episodio con Giusy e Iannone che si ritrovano in mezzo alle prove della recita pasquale con i bambini vestiti da angeli!
    Il pranzo al ristorante mi ha ricordato il Commissario Montalbano, anche se lui consumava il suo pasto in religioso silenzio e chiedeva ai suoi eventuali commensali di fare altrettanto, rimandando ogni conversazione al termine del pranzo o della cena.
    Ah, ma quindi Paride sa di non essere il padre di Salvatore?
    Scelta difficile, stavolta, perché hai scelto tre animali nei confronti dei quali provo assoluto terrore. Mi fanno paurissima tutti gli animali alati e piumati, quindi galli, galline, tacchini, piccioni, colombe e chi più ne ha più ne metta, ma rettili e anfibi sono anche viscidi e bruttissimi, perciò scelgo il pollo.
    Sono molto curiosa di sapere cosa si diranno Giusy e Norma e di scoprire così il ruolo di Balla. Anche perché in un sondaggio che avevi proposto nei primi capitoli avevo votato proprio per un incontro con Norma ma, purtroppo, quella opzione non aveva vinto.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie.
      Mi corre l’obbligo di risponderti subito per chiarire un dubbio. Paride non sa, ma potrebbe avere un dubbio se il figlio somigliasse a un giovane affascinante geometra che in passato aveva frequentato casa sua… 🙃
      In quanto a Montalbano è il mio grande eroe, non lui quanto Camilleri, e anche solo avvicinarlo con qualche modesta e mai negata citazione mi rende orgoglioso.
      Detto questo si va da Norma e stavolta per davvero il caso sarà chiuso ( quello della pietra perché il “caso” Salvatore e tutto quel che ruota intorno a Palmira e villa Chimera credo non finirà prima che io finisca l’inchiostro). Grazie, ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • Ciao, quindi non dobbiamo preoccuparci troppo per la pietra blu, ma per certi piani “diabolici” di nonne nostalgiche dei nipotini… mi sembra giusto!!! E che dire del nuovo nipotino in arrivo, ancora più pericoloso della nonna? Ne vedremo delle belle!!!
    Ho votato per i polli, l’unica risposta senza tante pretese. Le serpi non mi sono proprio simpatiche (con e senza gambe!!!), i rospi sono stati la colonna sonora dell’Assemblea nazionale scout e ne ho abbastanza!!! Alla prossima.

  • Polli, così a caso 🙂

    Le cose a casa Paride sono sempre le più incasinate. Mentre invece la povera Giusy si ritrova con un sacco di patate bollenti da sbucciare!

    Mi chiedo come farai a concludere in un capitolo, visto che mi sembra siamo ancora in alto mare…

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Dopo la lettura claustrofobica dell’episodio precedente, arriva una ventata di magia e luce. Carlotta incespica sulle parole, eppure riesce a trasportare sé e Palmi su Plutone, che manco alla NASA… bella alternanza, sempre ben scritto.
    Voto Su di Voi… e ti saluto.
    Alla prossima!

  • Capitolo 8)

    Ciao Fenderman!

    Riconfermo quanto detto in passato: riesci con facilità a trasportare il lettore in altri mondi.
    Continua così! 😉
    Con questo episodio mi hai ricordato una cosa del passato: “Il Mistero della Pietra Azzurra”, un cartone (anime), che trattava le vicende dell’origine dell’umanità.
    Aspetto il prossimo!

  • Ciao Fenderman,
    sarebbe bello se, dopo il trapasso, tutti potessimo tornare giovani come nonna Diletta, per poi scegliere se diventare energia pura o vivere daccapo! E’ una immagine molto affascinante!
    Però mi ha colpito il fatto che Diletta sia tentata di riprendersi Carlotta. Non credo che lo farà (o almeno lo spero): visto che su Plutone “il tempo non conta niente” si tratta solo di aspettare il momento in cui prima o poi la nipotina la raggiungerà.
    Visto che il prossimo capitolo sarà già il nono, voto anche io per i greci e la setta.
    A presto!

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