La Pietra Blu

Dove eravamo rimasti?

E ora Per Caramella e Iannone ci sono sorpresone-one (50%)

La testa

– Qualcuno è già stato qui – sentenziò Iannone, puntando la torcia sulla finestra rotta.
– Ti meraviglia? – disse Giusy guardandosi le spalle – …chissà com’è, mi sento osservata.
– Sono gli ospiti delle catacombe – scherzò lui esagerato, scavalcando il davanzale. – Che brivido! Uh, meglio non pensarci. Qua davanti, sotto quel prato formicolano ancora le anime dei cristiani morti e sepolti prima di Costantino, e anche dopo.
– Stupido, credi di farmi paura? Io qua ci abito da anni.
Caramella minimizzava, ma quella casa era l’ultima della strada prima di un parco pubblico, verde di giorno, nero di notte, steso come un sudario su un cimitero immenso, guardato a vista dalla cupola dimezzata del mausoleo di S. Elena. Il monumento seppur mutilato, e storpiato dai secoli, offeso da una misera luce aranciata, spezzava la monotonia della notte, del suo muto paesaggio, e al tempo stesso la celebrava.
Una livida luce, quella dei lampioni stradali, penetrava anche nella casa, disegnando a strisce, a macchie, solide ombre padrone di tutto; ombre costrette a piegarsi per un momento all’occhio assassino della torcia, ma pronte a risorgere solo un istante dopo, ancor più forti.
– Non si vede niente – disse il poliziotto. – Ma, non si può venire di giorno?
– Certo!, fra un mese, col magistrato e la scentifica, ma solo se intanto muore qualcuno.
Per Giusy la questione era chiusa, ormai erano lì, inutile perder tempo. Così continuarono a visitare le stanze, che però erano tutte vuote. A parte qualche vecchio mobile e tanta polvere non c’era nulla.
– Queste case di solito non hanno cantina, né soffitta; mi sa che non c’è altro da vedere – disse Giusy delusa.
– Sicura? Non vorrei contraddirti capo, ma quella… quella non è la chiusura di una botola?
La torcia puntava il centro della sala da pranzo, dove, sotto il tavolo occhieggiava una sorta di gancio metallico. Iannone si avvicinò, si chinò per guardare, ma urtò una sedia e la torcia gli cadde di mano rotolando via.
Il gancio in realtà era solo un abbaglio, ma quello che la torcia fragorosamente era andata a cercare adesso era lì, davanti ai loro occhi.
– Guarda!, C’è una fessura: una porta rivestita con la carta da parati?
– Certo! Cavolo, in piena luce sarebbe stata invisibile.
Caramella era soddisfatta, il suo istinto non tradiva.
*
Intanto, da un mondo parallelo, sospeso tra cielo e terra, qualcuno seguiva i due passo passo, e lanciava messaggi quaggiù a chi era in grado di coglierli.
Carlotta non voleva dormire; aveva preteso che Palmi rimanesse con lei “per un po’,” ma ormai era davvero tardi.
– Dai piccolina, devo andare. È l’ora dei sogni adesso. Non vuoi sognare?
– No, non puoi. Non posso, non possiamo, loro non possono…
– Uff, allora spiegami, che c’è, che hai?
La bimba si girò verso l’armadio, come per interrogarlo, e senza voltarsi prese a cantilenare:
– I cavalli della guardia imperiale corrono veloci. Senza testa però sono buffi, e muoiono di vergogna. Moko-kiri tuhi! – e aggiunse supplichevole: – Chiudi gli occhi Palmi, guardiamo la luce.
Palmira cominciò a preoccuparsi. Chiuse gli occhi, ma solo perché la bimba li aveva chiusi, e non poteva vederla. Incredibilmente vide davvero un lampo bianco, vide una croce; e poi una collina e un fiume, rossi di sangue.
Udì una voce, quella della sua amica Giusy, che ripeteva: “Saxa rubra; duos lauros; ci perdiamo, ci perdiamo…”

*
Caramella, la destinataria di tanta attenzione, era nel frattempo discesa col fido scudiero in una sorta di cantina scavata nel tufo che ospitava soltanto una botte, un paio di damigiane vuote, ciarpame, e fasci di canne secche allineate alle pareti. Dietro le canne però, a guardar bene, si celava una ferita nel tufo, e un vuoto da cui alitava la terra… era l’imbocco di una galleria in discesa, capace di inghiottire la luce della torcia.
– Andiamo? – disse Iannone.
– Certo Pollicino, però portiamo con noi delle canne da seminare.
Da quel momento cadde il silenzio. Il passaggio era stretto; la galleria umida e fredda; e la poca aria sapeva di guasto e di selvatico. Contarono almeno cento passi, poi un cumulo di terra li fermò.
– Fine della storia – disse Iannone.
– Uhm, non credo – obiettò Giusy puntando la torcia.
Davanti a loro, dalla pozzolana, spuntava un biancore.
– Sei pronto a scavare?

Trovato! – disse Carlotta.
– Lo vedi anche tu? – chiese Palmira.

– Guarda, sembra il cranio di un cavallo, lo scheletro di una testa mozzata. – Iannone era stupito, incredulo; ma Giusy già spostava la luce più avanti, sulla parete.
– …Si muove… sta franando.
L’agente si voltò; si alzò; fece un passo indietro… dalla parete che si sfaldava stava emergendo una faccia. Era mummificata, e aveva la fronte e gli zigomi tatuati. Sembrava guardarli con inusitato interesse con le pupille vuote perse negli incavi degli occhi, piccole pieghe di pelle irrancidita. Eppure… eppure a Giusy parve di cogliervi, pungente, l’infinitesimo bagliore di una lacrima. Intanto la terra continuava a scivolare, e la mummia si rivelava nella sua interezza.

E ora

  • Nostalgia (0%)
    0
  • Sintonia (20%)
    20
  • Paura (80%)
    80
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

91 Commenti

  • Capitolo 9)

    Ciao Fenderman!

    Siamo ormai alla fine, e trovo che tu sia riuscito a rendere alla grande il senso di stanchezza di Caramella, nonché il bisogno di chiudere la questione per lasciarsi alle spalle questo ricordo traumatico. Trovo sempre che le scene durante le cene svolgano un ruolo importante nella dimensione di una storia: rendono i personaggi reali e con dei bisogni fisici, ma in questo caso ci vedo anche un tentativo di alleggerire la situazione. Non c’era molto spazio per soffermarsi, ma credo tu sia riuscito a rendere con i dialoghi il poco appetito di Giusy. Ben fatto! 😉
    Aspetto il finale! 😉

  • Ciao Fenderman,
    molto divertente l’inizio dell’episodio con Giusy e Iannone che si ritrovano in mezzo alle prove della recita pasquale con i bambini vestiti da angeli!
    Il pranzo al ristorante mi ha ricordato il Commissario Montalbano, anche se lui consumava il suo pasto in religioso silenzio e chiedeva ai suoi eventuali commensali di fare altrettanto, rimandando ogni conversazione al termine del pranzo o della cena.
    Ah, ma quindi Paride sa di non essere il padre di Salvatore?
    Scelta difficile, stavolta, perché hai scelto tre animali nei confronti dei quali provo assoluto terrore. Mi fanno paurissima tutti gli animali alati e piumati, quindi galli, galline, tacchini, piccioni, colombe e chi più ne ha più ne metta, ma rettili e anfibi sono anche viscidi e bruttissimi, perciò scelgo il pollo.
    Sono molto curiosa di sapere cosa si diranno Giusy e Norma e di scoprire così il ruolo di Balla. Anche perché in un sondaggio che avevi proposto nei primi capitoli avevo votato proprio per un incontro con Norma ma, purtroppo, quella opzione non aveva vinto.
    A presto!

    • Ciao Flavia, grazie.
      Mi corre l’obbligo di risponderti subito per chiarire un dubbio. Paride non sa, ma potrebbe avere un dubbio se il figlio somigliasse a un giovane affascinante geometra che in passato aveva frequentato casa sua… 🙃
      In quanto a Montalbano è il mio grande eroe, non lui quanto Camilleri, e anche solo avvicinarlo con qualche modesta e mai negata citazione mi rende orgoglioso.
      Detto questo si va da Norma e stavolta per davvero il caso sarà chiuso ( quello della pietra perché il “caso” Salvatore e tutto quel che ruota intorno a Palmira e villa Chimera credo non finirà prima che io finisca l’inchiostro). Grazie, ciaooo
      🙋‍♂️🌻

  • Ciao, quindi non dobbiamo preoccuparci troppo per la pietra blu, ma per certi piani “diabolici” di nonne nostalgiche dei nipotini… mi sembra giusto!!! E che dire del nuovo nipotino in arrivo, ancora più pericoloso della nonna? Ne vedremo delle belle!!!
    Ho votato per i polli, l’unica risposta senza tante pretese. Le serpi non mi sono proprio simpatiche (con e senza gambe!!!), i rospi sono stati la colonna sonora dell’Assemblea nazionale scout e ne ho abbastanza!!! Alla prossima.

  • Polli, così a caso 🙂

    Le cose a casa Paride sono sempre le più incasinate. Mentre invece la povera Giusy si ritrova con un sacco di patate bollenti da sbucciare!

    Mi chiedo come farai a concludere in un capitolo, visto che mi sembra siamo ancora in alto mare…

    Ciao 🙂

  • Ciao, Fenderman.
    Dopo la lettura claustrofobica dell’episodio precedente, arriva una ventata di magia e luce. Carlotta incespica sulle parole, eppure riesce a trasportare sé e Palmi su Plutone, che manco alla NASA… bella alternanza, sempre ben scritto.
    Voto Su di Voi… e ti saluto.
    Alla prossima!

  • Capitolo 8)

    Ciao Fenderman!

    Riconfermo quanto detto in passato: riesci con facilità a trasportare il lettore in altri mondi.
    Continua così! 😉
    Con questo episodio mi hai ricordato una cosa del passato: “Il Mistero della Pietra Azzurra”, un cartone (anime), che trattava le vicende dell’origine dell’umanità.
    Aspetto il prossimo!

  • Ciao Fenderman,
    sarebbe bello se, dopo il trapasso, tutti potessimo tornare giovani come nonna Diletta, per poi scegliere se diventare energia pura o vivere daccapo! E’ una immagine molto affascinante!
    Però mi ha colpito il fatto che Diletta sia tentata di riprendersi Carlotta. Non credo che lo farà (o almeno lo spero): visto che su Plutone “il tempo non conta niente” si tratta solo di aspettare il momento in cui prima o poi la nipotina la raggiungerà.
    Visto che il prossimo capitolo sarà già il nono, voto anche io per i greci e la setta.
    A presto!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi