Quando la tenerezza salvò il mio mondo

Perché così vuole il Boss

   In quelle cantine c’è sempre troppa poca luce, un vago odore stantio e il chiasso della folla. Mi sento a casa. La gabbia, con le sue otto pareti in rete metallica stride nel accoglierci. Ho già visto il mio avversario. Ci siamo già scontrati. Forse l’anno precedente. Devo dire che è cresciuto. Era solo un ragazzino l’estate scorsa, non riusciva a smettere di gemere mentre lo sottomettevo. Ora è un uomo. Lo deduco dal ampio torace che ha sviluppato. Anche le gambe, sono diventate lunghe ed agili. Gambe pronte a strozzarmi se non faccio attenzione. Mi esalto e se non avessi il paradenti riuscirei perfino a mordermi il labbro. Scalpito al pensiero di saggiare la forza di quelle braccia. Peccato per le precise istruzioni da parte del Boss: un incontro veloce. Questa volta deve aver puntato sui minuti. Un vero peccato.
   Ecco che il Doberman, l’arbitro ingaggiato per tutti questi incontri di MMA clandestini, sta per dare l’inizio all’incontro. Ma prima di abbassare le braccia mi lancia un’occhiata d’avvertimento. Non gli sto simpatico, ma non penso sia razzista. Deve avercela ancora per la sconfitta che ha subito il figlio. Gli ho fatto solo un favore. L’arte marziale mista non faceva per lui. L’avevo capito dal primo momento che aveva tentato di soggiogarmi col suo corpo. Se non vuoi fare male, se non vuoi imprimere tutto te stesso sull’altro, fino a farlo piegare al tuo volere, o bloccarlo con ogni parte di te stesso, come un serpente con la propria preda, se il pudore e altri stupidi dettami ti frenano nel agire, allora lascia perdere. Per questo gli ho rotto il ginocchio. Gli ho fatto solo un favore. Adesso il figlio del Doberman è libero. Non dovrà più seguire il volere del padre.
   Invece l’avversario che ho davanti ora, beh… lui si che vuole sbattermi al tappeto, glielo leggo in quegli occhi giovani. E so già cosa tenterà di fare. Anche il suo capo deve aver puntato tutto sulla brevità dell’incontro. E quei pugni serrati e pronti a scattare mi suggeriscono che cercherà di mollarmi un singolo gancio abbastanza letale da rintronarmi. È quello che tutti i novellini tentano di fare in modo da raggiungere la ribalta velocemente. E magari, una volta messomi fuori gioco, mollarmene altri sul fianco prima che il Doberman gli abbai addosso. Sensazioni simili ti fanno sentire più vivo che mai. Ma mi spiace, mio scattante novellino, il Boss ha dato le sue disposizioni. Ed io ubbidisco. Cos’altro potrei fare?

   Ed ecco che le mani del Doberman si abbassano. Silenzio. Scatto in avanti famelico. Depisto il One Shot del novellino tirandogli una ginocchiata al fianco. Sento il suo fiato frantumarsi ma le sue dita riescono a intercettare il piede. Percepisco le sue mani ruvide, ma ancora troppo inesperte nell’arte delle prese. Soprattutto mentre un bruciore micidiale divampa dalla milza al costato. Mi libero, la stanza vortica in torno a me, mille facce pronte ad esultare. Ma egli è già pronto a reagire e mi recupera facendo sgusciare il braccio sulla mia nuca. Mi ha preso e mi stringe sul suo petto. Gli sento il fiato addosso e il cuore che pulsa in quella pelle calda e umida. Mi son forgiato respirando decine di corpi. Riesco a liberarmi scivolando verso il basso e gli offro la trappola. L’accoglie tentando una ginocchiata alla mia faccia. Mi frantumerebbe sia naso che denti, indifferentemente se ho il parabocca. Ma ecco le mie mani pronte ad agguantare la preda, gli afferro la coscia. È calda e già umida. Percepisco ugualmente il colpo lungo le braccia, ma gioisco. È mio. Sia quel colpo, che lui.
   Mi alzo, le dita scivolano fino alla caviglia e lì stringo. È completamente in mio potere. C’è qualcosa di molto umiliante in tutto ciò perché vedo il giovane ragazzo tentare di saltellare sull’unico piede rimastogli a disposizione. Anch’egli sa che lo possiedo, è alla mia mercé e il Boss ha detto di finirla in fretta. Dunque gli faccio pressione sull’arto. O cade, o continua a saltellare all’indietro. Sceglie la seconda. Bravo ragazzo. Lo spingo fino alla rete della gabbia e una volta raggiunta non lo lascio andare. È in trappola. Gli tengo la gamba così in alto che la potrei caricarmela sulla spalla. Come quando si scopa. Lo faccio, deve fargli male. Si ritrova addosso tutto il mio peso, questo lo sconvolge. Incastrato tra me e la rete non sa che fare. In realtà avrebbe ancora diverse possibilità di sorprendermi. Anche io sono abbastanza compromesso in questo modo. Ma il suo orgoglio gioca a mio favore. Sento il suo corpo bagnato contro il mio, i suoi respiri accelerati e i suoi occhi puntati sui miei. Sento paura, umiliazione e stupore contro di me. Non avercela con me. Sto solo eseguendo gli ordini del Boss.
   Gli assesto un colpo al mento. Ho vinto.
   Nei suoi occhi il vuoto. Nel suo intero corpo l’assenza. Cade come deve essere, e prima che io possa ancora infierire su di lui il Doberman mi allontana. L’incontro è finito. Sento ancora addosso il suo odore. Ho vinto. Il Boss ne sarà contento.       

Entra in scena il coprotagonista, per quale ragione un signore distinto come il signor William White si ritrova in quello scantinato?

  • Per dindirindina, non è qui che si balla la quadriglia? (11%)
    11
  • Oh cielo, questo non è il convegno trimestrale dei Buoni vicini? (11%)
    11
  • Chiedo venia, questo non è il bagno, vero? (78%)
    78
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34 Commenti

  • Capitolo 3)

    Ciao Artemis!

    Certo che questo signor White ci gode a tenerlo sulle spine. 😀
    Le tensione rimane, quindi ben fatto. Jabari potrebbe non essere così “affabile” da lasciarsi sfuggire troppo a lungo la preda. Il gioco di White è pericoloso. Vediamo che salta fuori nei prossimi.
    Non sono convintissimo di quella battuta finale:
    – Mi imbarazza chiedervelo…
    Forse l’abitudine con storie caratterizzate dal “voi” ha avuto la meglio, ma credo sia più corretto “Chiederlo” o “chiederglielo”.
    Per il resto, vai alla grande. 😉

    Alla prossima!

  • Ciao Artemis,
    povero signor White, che ormai non sa più come sfuggire a Jabari!!! Sono completamente agli antipodi loro due, il giorno e la notte, quindi, come ho già detto nel commento precedente, i loro dialoghi risultano quasi surreali! Da un lato infatti c’è Jabari che è impaziente di andare al dunque, dall’altro il povero signor White che non si capisce bene se ci è o ci fa. E quindi l’effetto finale risulta un po’ “comico” (scusa ma non mi viene un altro termine da utilizzare!).
    Voto anche io per il servizio clienti.
    A presto!

  • Ciao Artemis,
    Atmosfera decisamente diversa rispetto al primo capitolo, direi quasi surreale. È un tipo singolare, questo signor White e molto curiosa l’interazione tra lui e Jabari, l’ho trovata pure divertente.
    Sono in minoranza ma voto la credenza di nonna papera perché mi fa sorridere.
    A presto!

  • Ciao Artemis. Finalmente riesco a tornare a leggere sul sito, e cosa c’è di meglio di un tuo racconto?

    Il primo capitolo molto azzeccato, da praticante di arti marziali devo dire che l’incontro descritto è molto realistico e hai unito perfettamente azioni e sensazioni. Voto 10.

    Il secondo capitolo ha quell’ironia che io adoro, il forte che riesce a bloccare ogni avversario, si trova spaesato davanti al sig. White.

    Spero di leggerti presto. Per ora il sig. White me lo immagino in una casa stile ‘800.

  • Capitolo 2)

    Ciao Artemis!

    Continua l’avventura, e direi che questa volta hai scelto di mostrarci un profilo differente: rimane l’effetto selvaggio, ma entra in punta di piedi anche il bisogno di altro, la calma. Bel contrasto. Mi piace!
    Giochi bene con la tensione, tenendo in sospeso il lettore. Punto sullo stile inglese, mi pare ben adeguato al nostro White.

    Aspetto il prossimo!

  • Ciao, direi 100% istinto animale, ma non so se stavolta ha fatto cilecca su chi sia veramente White!!! Ho il dubbio che il nostro protagonista cadrà dalla padella alla brace!!!
    Ho votato per il servizio da tè inglese, anche se le bambole di porcellana erano più in tono cromaticamente!!! Alla prossima.

    • Ciaooo Pintore!
      Ma che stella! Grazie per la lettura su youtube 🙂
      Per Corn Dog: con calma, ne hai di cose da fare XD
      Hahaha, è un genere che volevo fare da tempo ma non ho mai trovato fino ad ora l’impostazione che funzionava per me… poi per caso ho visto degli incontri di MMA (non dal vero) e Badabum!
      Spero di esserne degna e non fare casino, ho già capito che è un tema molto difficile!
      Grazie ancora per aver letto!
      A presto 🙂

  • Ciao, mi è piaciuta molto la descrizione dell’incontro, tanto che ti chiedi se per caso l’autrice non abbia davvero combattuto in una gabbia!!! Brava, voglio vedere dove andrà a virare il tutto!!!
    Ho votato per il bagno, mi è sembrata la scusa più assurda tra le tre!!! Alla prossima e buona domenica.

  • Ciao Artemis,
    scrivere eros è molto difficile perché spesso si rischia di sfociare nel trash. Non mi pare questo il caso, però, perché trovo la tua scrittura elegante, persino mentre descrivi un incontro clandestino di MMA.
    Per quanto riguarda le opzioni, devo dire che sono tutte particolari. Voto per quella forse un po’ più banale, il signor William cerca il bagno.
    A presto!

    • Ciao Artemis primo capitolo e già una lotta, uno scontro durissimo, a freddo, che non è solo sport, visto che ci si fa male, e dato l’accenno al razzismo che apre altri scenari.
      Concordo nel dire che raccontare uno scontro è molto difficile, tanto che gli autori “furbi” se ne astengono preferendo descrivere gli antefatti e vanno rapidi agli esiti. Complimenti per il coraggio e per il risultato, credibile ed efficace.
      Voto il bagno ( ovvio, è quello che direi io stesso), e poi se permetti io, che tutto sono tranne un teorico, forse in queste espressioni:
      “Nel accoglierci… dal ampio torace… nel agire…”, avrei usato la forma apostrofata ( nell’accoglierci… eccetera).
      A presto, ciaoooo🌻🙋‍♂️

  • Un titolo, un programma; un inizio rude ed un William White che… “Oh cielo, questo non è il convegno trimestrale dei Buoni vicini?” 😆 😆 😆

    Bentornata Artemis! I tuoi racconti sono spiazzanti e divertenti, seri eppure leggeri e mi piace molto il tuo stile. Non mi aspettavo un Eros, però; mi chiedo cos’hai intenzione di fare… ovviamente ti seguo per saperlo 🙂

    Ciao 🙂

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