Quando la tenerezza salvò il mio mondo

Dove eravamo rimasti?

Entra in scena la dimora del signor White, cosa direbbe di sé stessa? Sono come un perfetto servizio da tè inglese nell'ora delle cinque, latte o miele my darling? (50%)

Più in basso, signor White

   Ormai sono certo che no, il signor White non faceva parte della mia ricompensa. Ma poco importa. In questo momento sono più preoccupato di non rompere nulla. La sua casa, o per meglio dire, il suo negozio, sembra la dimora di un nobile inglese. Dal divanetto su cui sono seduto, alle ingombranti credenze vedo lo stile Liberty e Art Nouveau attorcigliarsi attorno a me. E su quelle superfici di legno ben intagliato vi sono esposti servizi da tè che farebbero impallidire la defunta regina in persona. Sono abituato a muovermi tra elementi facilmente flessibili. Dentro quel regno della fragilità, mi sento quanto un toro in una cristalleria.
   Il signor White non ha la più pallida idea di cosa si è portato a casa. E lo dimostra il fatto che mi sta porgendo una di quelle stesse tazzine. Vi deve aver versato dentro uno di quegli infusi che sanno tanto di Persona di buon gusto. Non ne dubito. Tuttavia, prima di rischiare di rompere quel pezzo d’antiquariato, lo metto da parte.

– Bene signor Jabari. Si levi la maglia e me lo faccia vedere.

   Decreta il mio anacronistico uomo. Ah Signor White, sapevo che in fondo non è solo un Leprecauno. Ubbidisco senza esitare. La camminata all’aria fresca m’ha fatto calmare, ma sono un uomo. Sono sempre pronto a sc… Ma ancora una volta il signor White mi prende contropiede concentrandosi sul livido che ho al fianco. Lo osservo leggermente spazientito. Tuttavia se desidera fare il gioco del dottore, non c’è alcun problema. 
   Mi distendo meglio su quel divanetto ridicolo.

– Ora non si agiti, mi prenderò io cura di lei.

  Lo spero. Inizia a spalmarmi una sorta di crema sul fianco.

– Più giù, signor White.

   Lo incoraggio mentre quel tocco gentile incoraggia qualcos’altro del mio corpo.
   Prontamente il dottore inizia a massaggiarmi l’infossatura dell’anca. Distrattamente tocca anche il tessuto dei pantaloncini sportivi. Oltrepassali… Oltrepassali ora! Ma niente. Sospiro.

– Signor White… ancora un po’ più in basso.

   Lo incito cercando di non farmi tradire dall’impellenza del mio animo.
   Le sue mani si fermano per un attimo. Sembra aver capito. Trattengo il respiro. Gli osservo le dita staccarsi dalla mia pelle e sorvolare sulle pieghe dei pantaloncini. Ecco. Ora ve le intrufolerà dentro. Mi mordo il labbro pronto ad accogliere la sensazione di essere stretto e scosso. Pronto a sentire che tutto fluisce in quel pugno. Pronto a… ma le mani del signor White si posano sui miei polpacci. Mi scappa un gemito. Penso di non aver mai faticato tanto nemmeno dentro la gabbia. Decido dunque di prendere in mano la situazione e tentare un approccio diverso.

– Signor White…

  Gli sussurro e intanto gli copro le mani con le mie. Sembrano ossidiana su marmo bianco. Gliele faccio trascinare fino alla coscia e lo aiuto a massaggiarla a dovere. Mi scappa un altro mugugno. Devo dire che è molto piacevole. Come se stessimo impastando qualcosa continuiamo a modellare i muscoli tesi e lentamente, molto lentamente, lo faccio allontanare dal mio ginocchio. Ora le dita sono a mezza coscia. Ed ora sono quasi giunte all’inguine. I suoi polpastrelli hanno già superato la stoffa dei pantaloncini. Basterebbe così poco che percepirebbero qualcos’altro. Lo osservo. C’è del colorito sul suo volto pallido. Non so bene come interpretarlo ma non sarei diventato un lottatore di MMA se non avessi la determinazione nelle vene. Dunque gli faccio lentamente scivolare le dita verso l’interno coscia. Lì dove è caldo. Lì dove attende…

– Signor Jabari!

   Interviene. Le mani improvvisamente ritirate nel suo ventre. Lo guardo. Il mio istinto, e qualcos’altro, m’impone di piegarlo al mio volere come un avversario sul octagon. Ma riesco ancora a mantenere un briciolo di compostezza. Il signor White sembra voler dire qualcosa che gli costerà grande fatica. Lo noto dai suoi pugni serrati. Quei pugni dovrebbero serrare qualcos’altro adesso. Non le sue stesse parole.

– Si?

   Chiedo per incitarlo a parlare. Poi ricordo che mi sto riferendo ad un inglese vecchio stampo. Sorrido e scivolo lentamente verso di lui. Mi appare come un topolino pronto ad essere divorato. Così ignaro. Così innocente.
   Il signor White si guarda le dita per prendere coraggio. Il suo colorito non sparisce. Gli arrivo accanto al volto, assaporo il suo odore. Sa d’imbarazzo e shampoo all’albicocca. Mi apposto in agguato. Un suo movimento verso di me e gli catturerei le labbra.

– Lei è tutto un livido, ma è perfetto… e io… non so come dirglielo…

   Confessa. Convenevoli inutili. Io ero già pronto ad andare al sodo in quel bagno. Oh, mio caro leprecauno inglese. Sono pronto a farti sentire il sodo della questione.

– M’imbarazza chiedervelo ma lei…

Tenta nuovamente. Gli sto per addentare l’orecchio.

– Lei sarebbe perfetto per lavorare nel mio negozio!

Che tipo di lavoro gli sta offrendo il signor White?

  • L'uomo al servizio clienti: con quei muscoli non solo le ceramiche, ma chiunque vorrebbe essere aggiustato da lei, signor Jabari. (60%)
    60
  • L'uomo degli assaggi: con quelle labbra non solo gli infusi, ma chiunque vorrebbe avere un'infusione con lei, signor Jabari. (20%)
    20
  • L'uomo alla cassa: con quelle dita non solo le tazze, ma chiunque vorrebbe essere maneggiato da lei, signor Jabari. (20%)
    20
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36 Commenti

  • Capitolo 3)

    Ciao Artemis!

    Certo che questo signor White ci gode a tenerlo sulle spine. 😀
    Le tensione rimane, quindi ben fatto. Jabari potrebbe non essere così “affabile” da lasciarsi sfuggire troppo a lungo la preda. Il gioco di White è pericoloso. Vediamo che salta fuori nei prossimi.
    Non sono convintissimo di quella battuta finale:
    – Mi imbarazza chiedervelo…
    Forse l’abitudine con storie caratterizzate dal “voi” ha avuto la meglio, ma credo sia più corretto “Chiederlo” o “chiederglielo”.
    Per il resto, vai alla grande. 😉

    Alla prossima!

  • Ciao Artemis,
    povero signor White, che ormai non sa più come sfuggire a Jabari!!! Sono completamente agli antipodi loro due, il giorno e la notte, quindi, come ho già detto nel commento precedente, i loro dialoghi risultano quasi surreali! Da un lato infatti c’è Jabari che è impaziente di andare al dunque, dall’altro il povero signor White che non si capisce bene se ci è o ci fa. E quindi l’effetto finale risulta un po’ “comico” (scusa ma non mi viene un altro termine da utilizzare!).
    Voto anche io per il servizio clienti.
    A presto!

  • Ciao Artemis,
    Atmosfera decisamente diversa rispetto al primo capitolo, direi quasi surreale. È un tipo singolare, questo signor White e molto curiosa l’interazione tra lui e Jabari, l’ho trovata pure divertente.
    Sono in minoranza ma voto la credenza di nonna papera perché mi fa sorridere.
    A presto!

  • Ciao Artemis. Finalmente riesco a tornare a leggere sul sito, e cosa c’è di meglio di un tuo racconto?

    Il primo capitolo molto azzeccato, da praticante di arti marziali devo dire che l’incontro descritto è molto realistico e hai unito perfettamente azioni e sensazioni. Voto 10.

    Il secondo capitolo ha quell’ironia che io adoro, il forte che riesce a bloccare ogni avversario, si trova spaesato davanti al sig. White.

    Spero di leggerti presto. Per ora il sig. White me lo immagino in una casa stile ‘800.

  • Capitolo 2)

    Ciao Artemis!

    Continua l’avventura, e direi che questa volta hai scelto di mostrarci un profilo differente: rimane l’effetto selvaggio, ma entra in punta di piedi anche il bisogno di altro, la calma. Bel contrasto. Mi piace!
    Giochi bene con la tensione, tenendo in sospeso il lettore. Punto sullo stile inglese, mi pare ben adeguato al nostro White.

    Aspetto il prossimo!

  • Ciao, direi 100% istinto animale, ma non so se stavolta ha fatto cilecca su chi sia veramente White!!! Ho il dubbio che il nostro protagonista cadrà dalla padella alla brace!!!
    Ho votato per il servizio da tè inglese, anche se le bambole di porcellana erano più in tono cromaticamente!!! Alla prossima.

    • Ciaooo Pintore!
      Ma che stella! Grazie per la lettura su youtube 🙂
      Per Corn Dog: con calma, ne hai di cose da fare XD
      Hahaha, è un genere che volevo fare da tempo ma non ho mai trovato fino ad ora l’impostazione che funzionava per me… poi per caso ho visto degli incontri di MMA (non dal vero) e Badabum!
      Spero di esserne degna e non fare casino, ho già capito che è un tema molto difficile!
      Grazie ancora per aver letto!
      A presto 🙂

  • Ciao, mi è piaciuta molto la descrizione dell’incontro, tanto che ti chiedi se per caso l’autrice non abbia davvero combattuto in una gabbia!!! Brava, voglio vedere dove andrà a virare il tutto!!!
    Ho votato per il bagno, mi è sembrata la scusa più assurda tra le tre!!! Alla prossima e buona domenica.

  • Ciao Artemis,
    scrivere eros è molto difficile perché spesso si rischia di sfociare nel trash. Non mi pare questo il caso, però, perché trovo la tua scrittura elegante, persino mentre descrivi un incontro clandestino di MMA.
    Per quanto riguarda le opzioni, devo dire che sono tutte particolari. Voto per quella forse un po’ più banale, il signor William cerca il bagno.
    A presto!

    • Ciao Artemis primo capitolo e già una lotta, uno scontro durissimo, a freddo, che non è solo sport, visto che ci si fa male, e dato l’accenno al razzismo che apre altri scenari.
      Concordo nel dire che raccontare uno scontro è molto difficile, tanto che gli autori “furbi” se ne astengono preferendo descrivere gli antefatti e vanno rapidi agli esiti. Complimenti per il coraggio e per il risultato, credibile ed efficace.
      Voto il bagno ( ovvio, è quello che direi io stesso), e poi se permetti io, che tutto sono tranne un teorico, forse in queste espressioni:
      “Nel accoglierci… dal ampio torace… nel agire…”, avrei usato la forma apostrofata ( nell’accoglierci… eccetera).
      A presto, ciaoooo🌻🙋‍♂️

  • Un titolo, un programma; un inizio rude ed un William White che… “Oh cielo, questo non è il convegno trimestrale dei Buoni vicini?” 😆 😆 😆

    Bentornata Artemis! I tuoi racconti sono spiazzanti e divertenti, seri eppure leggeri e mi piace molto il tuo stile. Non mi aspettavo un Eros, però; mi chiedo cos’hai intenzione di fare… ovviamente ti seguo per saperlo 🙂

    Ciao 🙂

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