La dimora delle farfalle oscure

L’occhio

Maddalena corse incontro ad Agata e la strinse a sé. Un singhiozzo strozzato le uscì dalla gola. Il cielo sopra di loro si preparava ad un temporale, ma aveva un aspetto alquanto roseo. A dire la verità, la forma delle nuvole creava una sorta di roseto, come quello che si arrampicava sul grigiore della casa.

“Mi dispiace”, disse Agata, anche lei commossa.

“Grazie… lo so che era vecchia, ma…”.

“Non dirlo neanche per scherzo, possono essere vecchi finché vuoi e tu avere qualunque età, ma la morte dei nonni è sempre una cosa orribile”.

Maddalena tirò su col naso.

“Ho bisogno di chiederti una cosa”, disse.

“Sì dimmi”.

“E non voglio che mi prendi per pazza, voglio solo che consideri la cosa”, continuò Maddalena, vagamente inquieta.

“Certo dimmi”.

“Ho bisogno che tu passi la notte con me qui, in questa casa, sento di averne bisogno”.

Agata ammutolì con una sorta di stretta allo stomaco. Si voltò verso destra e guardò con diffidenza quella casa del 1800, senza fondamenta, che non era scivolata giù dalla collina solo perché era collegata ad altre case.

“Va bene”, sentì la propria voce dire.

“Grazie, per me significa molto!”, esclamò Maddalena abbracciandola.

“Lei… è ancora qui?”, chiese Agata con un lieve tremore nella voce.

“La nonna? Sì la camera ardente è al primo piano, nella sua stanza, ma non ti preoccupare, noi ci ritireremo al secondo, sull’altro lato della casa”.

Agata deglutì, poco entusiasta di tutta quella faccenda. Ma si sentiva in dovere nei confronti della sua amica, che le era stata vicina nel bene e nel male da quando erano bambine.

Le due si diressero al portone di ingresso. Maddalena non era stata lì molto spesso negli ultimi anni. Sia lei che la madre sentivano una sorta di acuta repulsione per quella casa. L’unico motivo per cui ci andavano di tanto in tanto era la nonna. E si soffermavano il minimo indispensabile, rimanendo sempre nelle stesse due stanze. La camera da letto della nonna e la cucina. Nessuna delle due era più salita al secondo piano da molti anni. E ora Maddalena provava invece un’attrazione per la casa e sentiva il bisogno di trascorrervi del tempo, pur essendone terrorizzata.

Al piano terra c’erano un piccolo magazzino e un soggiorno abbandonato. Un odore freddo e acre di muratura d’altri tempi aggrediva le narici. Le due ragazze salirono le scale.

“Non posso vederla”, disse Maddalena.

“Lo sai che è meglio vederli i defunti, per… farsene una ragione e andare avanti”, rispose Agata.

“No, io… intendo per ora. La vedrò appena me la sentirò”.

Si diressero quindi al secondo piano, dove si trovava un’enorme camera da letto. Qui, da bambina, Maddalena aveva dormito diverse volte, quando veniva a trovare sua nonna. Le due entrarono e si guardarono attorno. L’odore di prima era ancora più intenso e gelido, come in una chiesa.

Lo sguardo di Maddalena finì su un quadro appeso al centro della parete. Era sempre stato lì da quando aveva memoria, ma col tempo ne aveva scordato l’esistenza. Raffigurava una sorta di natura morta, ricoperta di farfalle nere. L’istinto, nel vederlo, fu quello di fare un passo indietro, posando la mano sullo stipite della porta.

“Che c’è?”, chiese Agata.

“Quel quadro… l’avevo dimenticato. C’è qualcosa che mi turba molto”.

“Pere e mele con delle farfalle? Più che conturbante, io direi che è di dubbio gusto”, sorrise per la prima volta l’amica.

Maddalena accennò a sua volta un sorriso, che si spense immediatamente quando vide l’armadio. Da quanto tempo non saliva lì per aver scordato la cosa più terrificante della sua infanzia? Si immobilizzò, come si trovasse di fronte ad un abisso.

“Mi stai facendo preoccupare”, disse Agata, “che c’è adesso?”.

Maddalena rimase in uno stato di assenza per un periodo che sembrava un’eternità, ma che in realtà si riduceva forse a pochi secondi. Quindi ritornò in sé.

“Mia nonna era una persona un po’ strana”, disse, “a volte penso le piacesse un sacco terrorizzarmi”.

“Anche mia nonna mi faceva degli scherzi e mi raccontava delle storie di paura”, raccontò Maddalena, “non è poi così strano forse”.

“Non lo so… pensa che una volta mi ha raccontato una cosa che mi terrorizza ancora, ma che prima di ritornare in questa stanza avevo dimenticato…”.

“So che vuoi dirmela, quindi avanti”.

“Vedi quel vecchio armadio?”.

“Sì, lo vedo, sembra uscito da un museo dell’antiquariato”.

“Mia nonna diceva che quando lei era bambina, dentro quell’armadio c’era un occhio”.

“Come…?”, balbettò Agata, improvvisamente pallida.

“Un occhio che la osservava. Sempre. Anche quando l’armadio era chiuso. Non aveva le palpebre, così era costretto a guardare continuamente tutto. Diceva però che dopo molto tempo si era abituata alla sua presenza. E allora l’occhio sera scomparso. Per tutta la vita non ho avuto il coraggio di aprire quell’armadio per guardarci dentro, anche se dormivo in questa stanza”.

Agata fece un respiro profondo e sorrise.

“Allora, forse è arrivato il momento di scoprirlo” esclamò.

Quindi fece due passi verso l’armadio e agguantò la maniglia.

Che succede ora?

  • L’armadio si apre e dentro c’è una scatola di oggetti lasciati dalla nonna a Maddalena (25%)
    25
  • L’armadio si apre e dentro c’è un occhio di vetro (25%)
    25
  • L’armadio non si apre perché serve una chiave (50%)
    50
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14 Commenti

  • Ciao. Come detto la volta scorsa, la storia è molto valida e a me piace tanto.
    Ogni situazione è molto realistica e c’è sempre il dubbio su cosa stia effettivamente succedendo. Maddalena non riconosce sua nonna, nonostante abbiano passato molto tempo insieme. Non riconosce oggetti che invece dovrebbero essere noti alla ragazza. In più ci sono tante incongruenze tra quello che dice la ragazza e la nonna e quella che effettivamente è la realtà.

    Io sto ancora pensando alla chiamata del capitolo precedente. Quindi voto per la madre che arriva portando il necessario per passare la notte.

    Continua così e fatti un giro tra le altre storie per farti conoscere, dato che la storia merita.

    A presto!!

  • Ciao,
    come ti ho già detto, non ho mai voluto vedere una persona deceduta, perché provo sempre molta angoscia di fronte al pensiero della morte, quindi non saprei dire se, effettivamente, una salma possa apparire alla vista come qualcosa di finto oppure se si tratta solo di una suggestione.
    Però povera nonna, paragonata per la sua pelle lucida al dorso di uno scarafaggio! Io l’avrei paragonata a qualcosa di più carino.
    Molto interessante il contenuto della scatola, soprattutto le foto del bisnonno di Maddalena, misteriosamente scomparso. Le bambole di porcellana invece non mi piacciono perché le trovo inquietanti.
    Voto per l’arrivo della madre di Maddalena.
    A presto!

  • Visto che siamo ancora al capitolo 3, io voto il gatto 🙂

    È passato un po’ di tempo e mi sono scordato alcuni dettagli però la storia continua ad essere intrigante. Ora c’è solo da chiedersi se Maddalena sta diventando “pazza” o se la nonna è davvero di “marzapane” 😉

    Ciao 🙂

  • Ciao, questo racconto mi piace e mi fa venire mille idee diverse circa la scena successiva.

    Una cosa non mi è ben chiara. Nel dialogo Agata-Maddalena nel capitolo 1, “Anche mia nonna mi faceva degli scherzi e mi raccontava delle storie di paura”, raccontò Maddalena, “non è poi così strano forse”, dovrebbe essere la battuta di Agata visto che è poi Maddalena quella a cui la nonna racconta la storia dell’occhio nell’armadio.

    Per il resto bella storia, al tensione sta crescendo tra tutte queste vicende paranormali e gli sguardi nel vuoto di Maddalena.

    Voto per le due amiche che vanno a prendere la scatola.

  • Ciao,
    caspita, molto inquietante il racconto di Maddalena! Sono molto curiosa di sapere cosa è questo “qualcosa” che è uscito dalla cassapanca!
    Povera Agata che, comprensibilmente, non vuole dormire lì ma, alla fine, è quasi “costretta” a rimanere.
    Il fulmine è una buona opzione, ma voto per andare a prendere la scatola e, chissà, la chiave potrebbe essere proprio lì.
    A presto!

  • Ciao, bentornato!
    Dopo una fiaba ci sta proprio bene un horror! Ma, già dal titolo, mi sembra comunque un po’ fiabesco.
    Ha ragione Agata, quando dice che la morte dei nonni è terribile a qualunque età, ma non concordo sul fatto che si debbano vedere i defunti per farsene una ragione e andare avanti: io non ho mai voluto vedere una persona defunta perché non voglio che sia quella l’ultima immagine, a me piace ricordare le persone per come erano in vita.
    Effettivamente brutto quel quadro, direi quasi kitsch, ma ci sono persone a cui piace questo stile!
    Le opzioni mi piacciono tutte e sono un po’ indecisa. Mi piace l’idea che l’occhio ricompaia proprio il giorno della morte della nonna, ma anche la scatola per Maddalena. Ma hai intitolato il capitolo “L’occhio”, perciò voto proprio per l’occhio.
    A presto!

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