La dimora delle farfalle oscure

Dove eravamo rimasti?

Che succede ora? L’armadio non si apre perché serve una chiave (50%)

La cassapanca

“Sembra chiuso a chiave”, disse Agata, dopo aver tirato la maniglia un paio di volte.

Maddalena sospirò, profondamente sollevata.

“Strano, di solito la chiave di quell’armadio era sempre nella serratura”, sussurrò.

“Probabilmente sarà qui da qualche parte. In ogni caso, dove dovremmo dormire?”, chiese Agata.

“Ci sono delle vecchie brandine, oltre quella porta, ancora in buono stato, spero…”.

“Dove conduce quella porta?”, chiese Agata con un filo di ansia.

“Oh… alla soffitta ovviamente, dove ci sono tanti di quegli oggetti antichi, che sembra davvero di essere in un museo dell’antiquariato”.

Le ragazze andarono alla porta con scarsa convinzione. L’umidità e il passare del tempo sembravano averne gonfiato leggermente i bordi, così dovettero insistere un po’ per riuscire ad aprirla.

“Ed ecco le brandine”, disse Maddalena, indicando due piccole strutture biancastre ricoperte di nylon trasparente, ricoperto di polvere.

A destra una scala di legno portava al sottotetto e ad un abbaino, da cui si intravedevano le foglie di un albero. Di fronte a loro, una porticina a vetri dava su un’altra stanza. Accesa la luce, le due ragazze sbirciarono dentro. Sembrava un piccolo deposito di oggetti abbandonati da tempo immemorabile.

“Sei sicura di voler entrare lì?”, chiese Agata.

Ma l’amica quasi non la sentiva. Aprì la porticina cigolante e dopo un paio di secondi sussultò. Il gradino che tagliava la stanza a metà sembrava averle fatto lo sgambetto.

“Lo sai com’è stare chiusi per ore dentro una cosa simile ad una bara?”, chiese improvvisamente.

Agata impallidì di nuovo.

L’amica indicò quindi un oggetto dalla forma allungata, di un colore livido. Assomigliava davvero ad una bara.

“Cos’è?”.

Aiutata dall’amica, Maddalena si alzò da terra.

“È una cassapanca”, rispose, con un sorriso incomprensibile.

“OK… e c’è un motivo per cui ne parli così?”.

Maddalena chiuse gli occhi e respirò a fondo.

“C’è un buco in un punto, altrimenti sarei morta”, sussurrò.

“Come dici?”, esclamò Agata.

“Una volta, era quasi il tramonto… mi ci sono chiusa dentro con alcune bambole, fingendo che fosse il loro palazzo”, raccontò Maddalena, “ e quando ho cercato di riaprirla per uscire, era come bloccata, così sono rimasta chiusa lì dentro. Non riuscivo a respirare. Pensavo che sarei morta lì, che nessuno l’avrebbe mai scoperto. Avrebbero semplicemente pensato che fossi scomparsa o che mi avessero rapita Ho gridato diverse volte, ma nessuno ha sentito”.

“Oddio…”, sussurrò Agata.

“Per fortuna ad un certo punto mi sono accorta che c’era un foro su un lato, così mi ci sono avvicinata col naso per respirare. Dopo un po’ ho capito che si era fatto buio, perché non vedevo più la luce filtrare dal buco. Ero esausta e mi sono addormentata… per un bel pezzo, a dire la verità, perché quando mi sono svegliata ho sentito la campana della chiesa in lontananza, sulle colline, che suonava la mezzanotte”.

Fu allora che Maddalena gridò, come avesse visto qualcosa di terrificante.

“Cosa c’è?”, urlò Agata, afferrandole il braccio.

“Dopo che ho sentito la campana, qualcosa lì dentro si è mosso. Io sono rimasta pietrificata… c’è stato un rumore, come di qualcuno che soffocava… poi all’improvviso il coperchio si è aperto, lentamente… credo di averlo dimenticato per tutti questi anni”.

Agata si guardò attorno, allarmata.

“Subito dopo… qualcosa è uscito dalla cassapanca, qualcosa che poi ha camminato lì attorno per un po’. Finalmente potevo respirare di nuovo, ma ero paralizzata dalla paura. Da quel momento in poi ho sentito solo silenzio e… il suono dei grilli da uno spiraglio nella finestra. Così, finalmente mi sono decisa a uscire”.

“Non fosse che tua nonna è appena mancata, penserei che mi stai facendo uno scherzo…”, bisbigliò Agata, mentre una goccia di sudore le si depositava sulla guancia. “Che cosa… sarebbe uscito dalla cassapanca?”.

“Non lo so”, rispose Maddalena.

“Quindi mi vuoi dire che hai avuto un’esperienza del genere, ma che la cosa più spaventosa per te è l’idea, davvero poco realistica, di un occhio chiuso dentro l’armadio? Comunque sai che non sono più così convinta di passare la notte qui?”, sorrise imbarazzata Agata.

Il telefono di Maddalena squillò. Era sua madre.

“Pronto mamma, sì, sono già qui”.

Uscì sul terrazzo, che dava sull’apparente immensità della pianura oltre le colline. Cominciavano a sentirsi i primi deboli tuoni.

“Sì, lo so che non devo farlo per forza, ma voglio stare qui stanotte”, continuò Maddalena, “va bene, allora passi fra poco? Ci servirebbero degli spazzolini da denti, dentifricio, un paio di asciugamani e lenzuola”.

Poi si zittì improvvisamente, mentre il suo sguardo sembrava posarsi nel vuoto.

“OK”, disse quindi, “a dopo”.

Agata la raggiunse, grattandosi la testa.

“Spero non ci siano troppi acari della polvere su quelle brandine”, disse.

“Mia madre arriva fra poco a portarci alcune cose… mi ha detto… che la nonna mi ha lasciato una scatola con dentro alcuni oggetti. Si trova al piano di sotto, nella camera ardente”.

Cosa succede ora?

  • Un tuono squarcia il silenzio e l'armadio si apre (25%)
    25
  • Maddalena manda la sua amica a prendere la scatola (0%)
    0
  • Maddalena e Agata vanno a prendere la scatola (75%)
    75
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14 Commenti

  • Ciao. Come detto la volta scorsa, la storia è molto valida e a me piace tanto.
    Ogni situazione è molto realistica e c’è sempre il dubbio su cosa stia effettivamente succedendo. Maddalena non riconosce sua nonna, nonostante abbiano passato molto tempo insieme. Non riconosce oggetti che invece dovrebbero essere noti alla ragazza. In più ci sono tante incongruenze tra quello che dice la ragazza e la nonna e quella che effettivamente è la realtà.

    Io sto ancora pensando alla chiamata del capitolo precedente. Quindi voto per la madre che arriva portando il necessario per passare la notte.

    Continua così e fatti un giro tra le altre storie per farti conoscere, dato che la storia merita.

    A presto!!

  • Ciao,
    come ti ho già detto, non ho mai voluto vedere una persona deceduta, perché provo sempre molta angoscia di fronte al pensiero della morte, quindi non saprei dire se, effettivamente, una salma possa apparire alla vista come qualcosa di finto oppure se si tratta solo di una suggestione.
    Però povera nonna, paragonata per la sua pelle lucida al dorso di uno scarafaggio! Io l’avrei paragonata a qualcosa di più carino.
    Molto interessante il contenuto della scatola, soprattutto le foto del bisnonno di Maddalena, misteriosamente scomparso. Le bambole di porcellana invece non mi piacciono perché le trovo inquietanti.
    Voto per l’arrivo della madre di Maddalena.
    A presto!

  • Ciao, questo racconto mi piace e mi fa venire mille idee diverse circa la scena successiva.

    Una cosa non mi è ben chiara. Nel dialogo Agata-Maddalena nel capitolo 1, “Anche mia nonna mi faceva degli scherzi e mi raccontava delle storie di paura”, raccontò Maddalena, “non è poi così strano forse”, dovrebbe essere la battuta di Agata visto che è poi Maddalena quella a cui la nonna racconta la storia dell’occhio nell’armadio.

    Per il resto bella storia, al tensione sta crescendo tra tutte queste vicende paranormali e gli sguardi nel vuoto di Maddalena.

    Voto per le due amiche che vanno a prendere la scatola.

  • Ciao,
    caspita, molto inquietante il racconto di Maddalena! Sono molto curiosa di sapere cosa è questo “qualcosa” che è uscito dalla cassapanca!
    Povera Agata che, comprensibilmente, non vuole dormire lì ma, alla fine, è quasi “costretta” a rimanere.
    Il fulmine è una buona opzione, ma voto per andare a prendere la scatola e, chissà, la chiave potrebbe essere proprio lì.
    A presto!

  • Ciao, bentornato!
    Dopo una fiaba ci sta proprio bene un horror! Ma, già dal titolo, mi sembra comunque un po’ fiabesco.
    Ha ragione Agata, quando dice che la morte dei nonni è terribile a qualunque età, ma non concordo sul fatto che si debbano vedere i defunti per farsene una ragione e andare avanti: io non ho mai voluto vedere una persona defunta perché non voglio che sia quella l’ultima immagine, a me piace ricordare le persone per come erano in vita.
    Effettivamente brutto quel quadro, direi quasi kitsch, ma ci sono persone a cui piace questo stile!
    Le opzioni mi piacciono tutte e sono un po’ indecisa. Mi piace l’idea che l’occhio ricompaia proprio il giorno della morte della nonna, ma anche la scatola per Maddalena. Ma hai intitolato il capitolo “L’occhio”, perciò voto proprio per l’occhio.
    A presto!

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