La dimora delle farfalle oscure

Dove eravamo rimasti?

Cosa succede ora? Maddalena racconta la storia della soffitta (33%)

La donna alla finestra

Gatina si sporse verso un tavolino posticcio a un passo dal divano. Versò del tè in una tazza scheggiata dalle decorazioni sbiadite e poi, con movimenti che sembravano eterni, la posò sul tavolino. Senza quasi rendersene conto, Maddalena si sedette su una sedia la cui struttura sembrava molleggiata.

“Questo era il tuo tè preferito”, dichiarò la donna.

Maddalena cercò di celare quel tipico imbarazzo che si prova quando si ha a che fare con qualcuno che non sembra più in sé.

“Io… volevo dirle una cosa che mi è accaduta… in soffitta”, azzardò.

Gatina sorseggiò il suo tè, guardandola con interesse.

“Intendi quello che è successo a tuo padre?”

“Mio padre?”, Maddalena impallidì.

Non c’entrava nulla suo padre, però… Visto che Gatina la scambiava per sua nonna, forse si riferiva al padre di sua nonna.

“In soffitta c’è una cassapanca”, biascicò Maddalena, senza badare alle parole della donna, “quando ero bambina mi ci sono chiusa dentro a giocare con le bambole e non sono più riuscita a venirne fuori. Finché…”

“Ma sì”, sorrise la donna, “dentro c’era tuo padre con te, ma non te n’eri accorta; dopo un po’ è uscito”.

Atterrita, Maddalena abbassò lo sguardo. Nel fondo della tazza un liquido algoso, leggermente increspato, sembrava pulsare di vita propria. Poi due colpi secchi alla finestra fecero tremare l’intera stanza. Due colpi come spari.

Gatina rantolò nel tentativo di alzarsi. Poi scivolò dal divano logoro, finendo a terra in ginocchio. Con uno sforzo che sembrava disumano, appoggiò una mano al tavolino, e contorcendo il viso in modo terrificante, si alzò in piedi. Zoppicò quindi fino alla finestra. Lì, oltre le tendine ingrigite, una sagoma sembrava agitarsi come un burattino. E chi l’avrebbe detto che quei due colpi fossero di qualcuno che bussava?

Maddalena, per qualche strano motivo, si ritrovò terrorizzata.

“Ciao”, gracchiò Gatina, con una voce quasi irriconoscibile.

Spalancò la finestra, oltre la quale una donna decrepita, emaciata e dall’espressione sadica fece la sua comparsa, muovendosi ininterrottamente come se avesse bevuto una ventina di caffè.

“Lena qui mi stava raccontando di nuovo di quando si è chiusa nella cassapanca”, esclamò divertita, come se si trattasse quasi di una barzelletta.

“Ah”, gridò l’altra donna, “quella sì che è una storia ridicola! Chiudersi in una cassa dove tuo padre è morto”.

Maddalena si sentì come se una parte di lei non fosse più lì. Qualcosa non andava per il verso giusto. Che senso aveva che quelle due donne parlassero in tono canzonatorio di un evento tutt’altro che divertente, aggiungendo dettagli che non c’entravano niente?

“Brutti davvero quei tempi di guerra”, continuò Gatina, “e pensare che suo padre non è nemmeno andato al fronte per quel… difetto che aveva! Eppure gli hanno sparato lo stesso anche stando qui”.

Maddalena non poteva più stare a sentirle. Le due figure sembravano ora due cornacchie sopra le righe, raccontando storie che non avevano alcun senso. Eppure non riusciva a muoversi di lì. E dov’era finita Agata? Questo pensiero però la aiutò: l’idea che Agata fosse fuori ad aspettarla.

“Senti Agata”, disse proprio allora la donna alla finestra, rivolgendosi a Gatina, “non è che daresti anche a me una tazza di tè? Ne avrei davvero bisogno”.

Maddalena si agitò per alzarsi dalla sedia. Vedeva il proprio piede muoversi eppure era convinta di essere immobile e di non potersene andare da lì.

“Ma certo!”, esclamò Gatina, “comunque sei l’unica, a parte Maddalena, a chiamarmi ancora Agata”.

Le voci delle due donne continuarono a ridacchiare, sfumando lentamente in un chiacchiericcio indistinto, mentre Maddalena osservava una cavalletta atterrare sulla ghiaia. Si rese conto quindi di essere all’aperto. L’eco delle due donne girovagava ancora nella sua testa, come uno stormo di uccelli in lontananza. Non ricordava come fosse uscita dalla casa.

Le tornò in mente Agata e la chiamò forte per nome. Ma attorno a lei non volava una mosca e non c’era nessuno, a parte la cavalletta.

Cosa succede ora?

  • Inizia a piovere (0%)
    0
  • Maddalena è a casa a cercare Agata (50%)
    50
  • Una passante le rivolge la parola (50%)
    50
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

24 Commenti

  • Ciao! Ricordavo il titolo ma non la storia e quindi ho riletto i capitoli. Mi piace quello che stai creando, come ho già scritto in altri commenti sembra quasi che si siano delle discrepanze in quella casa, come se ci fossero “realtà diverse” (Maddalena che non riconosce oggetti che invece dovrebbe, il telefono che si trasforma). Il gatto cambia nome ma leggendo la tua risposta ad un commento credo sia voluto e quindi anche qui la sensazione di realtà diverse in quella casa.
    La storia mi piace, cercherei di evitare alcune ripetizioni che bloccano il ritmo, ma per il resto continua così.
    Voto per Agata che si sveglia

  • Ciao! Ho recuperato tutti capitoli e devo dire che questa casa e i suoi misteri sono riusciti a mettermi molta tensione☺️ Attenta al nome gatto che mi sembra che sia passato da Poldo a Pedro da un capitolo all’altro e alcune parti sono poco fluide tipo: “Subito dopo giunse un cigolio dalla soffitta, un suono fin troppo familiare e al tempo stesso sconosciuto. Maddalena non si era mai sentita così prima: terrorizzata e al tempo stesso spinta da una strana forza a guardare in faccia quella cosa.” in cui l’espressione “al tempo stesso” compare due volte a pochissima distanza. Per il resto molto bello. Aspetto con ansia il prossimo capitolo!

    • Hai proprio ragione, è passato davvero un anno, incredibile 😅 grazie per l’interesse nonostante il tempo che è passato!

      La storia è che la protagonista passa la notte in casa con una sua amica, dopo che è morta la nonna. Qui succedono e ricorda eventi strani, che coinvolgono la soffitta, un occhio, una cassapanca ecc. Vediamo come proseguire 🫤

  • Ciao. Come detto la volta scorsa, la storia è molto valida e a me piace tanto.
    Ogni situazione è molto realistica e c’è sempre il dubbio su cosa stia effettivamente succedendo. Maddalena non riconosce sua nonna, nonostante abbiano passato molto tempo insieme. Non riconosce oggetti che invece dovrebbero essere noti alla ragazza. In più ci sono tante incongruenze tra quello che dice la ragazza e la nonna e quella che effettivamente è la realtà.

    Io sto ancora pensando alla chiamata del capitolo precedente. Quindi voto per la madre che arriva portando il necessario per passare la notte.

    Continua così e fatti un giro tra le altre storie per farti conoscere, dato che la storia merita.

    A presto!!

  • Ciao,
    come ti ho già detto, non ho mai voluto vedere una persona deceduta, perché provo sempre molta angoscia di fronte al pensiero della morte, quindi non saprei dire se, effettivamente, una salma possa apparire alla vista come qualcosa di finto oppure se si tratta solo di una suggestione.
    Però povera nonna, paragonata per la sua pelle lucida al dorso di uno scarafaggio! Io l’avrei paragonata a qualcosa di più carino.
    Molto interessante il contenuto della scatola, soprattutto le foto del bisnonno di Maddalena, misteriosamente scomparso. Le bambole di porcellana invece non mi piacciono perché le trovo inquietanti.
    Voto per l’arrivo della madre di Maddalena.
    A presto!

  • Visto che siamo ancora al capitolo 3, io voto il gatto 🙂

    È passato un po’ di tempo e mi sono scordato alcuni dettagli però la storia continua ad essere intrigante. Ora c’è solo da chiedersi se Maddalena sta diventando “pazza” o se la nonna è davvero di “marzapane” 😉

    Ciao 🙂

  • Ciao, questo racconto mi piace e mi fa venire mille idee diverse circa la scena successiva.

    Una cosa non mi è ben chiara. Nel dialogo Agata-Maddalena nel capitolo 1, “Anche mia nonna mi faceva degli scherzi e mi raccontava delle storie di paura”, raccontò Maddalena, “non è poi così strano forse”, dovrebbe essere la battuta di Agata visto che è poi Maddalena quella a cui la nonna racconta la storia dell’occhio nell’armadio.

    Per il resto bella storia, al tensione sta crescendo tra tutte queste vicende paranormali e gli sguardi nel vuoto di Maddalena.

    Voto per le due amiche che vanno a prendere la scatola.

  • Ciao,
    caspita, molto inquietante il racconto di Maddalena! Sono molto curiosa di sapere cosa è questo “qualcosa” che è uscito dalla cassapanca!
    Povera Agata che, comprensibilmente, non vuole dormire lì ma, alla fine, è quasi “costretta” a rimanere.
    Il fulmine è una buona opzione, ma voto per andare a prendere la scatola e, chissà, la chiave potrebbe essere proprio lì.
    A presto!

  • Ciao, bentornato!
    Dopo una fiaba ci sta proprio bene un horror! Ma, già dal titolo, mi sembra comunque un po’ fiabesco.
    Ha ragione Agata, quando dice che la morte dei nonni è terribile a qualunque età, ma non concordo sul fatto che si debbano vedere i defunti per farsene una ragione e andare avanti: io non ho mai voluto vedere una persona defunta perché non voglio che sia quella l’ultima immagine, a me piace ricordare le persone per come erano in vita.
    Effettivamente brutto quel quadro, direi quasi kitsch, ma ci sono persone a cui piace questo stile!
    Le opzioni mi piacciono tutte e sono un po’ indecisa. Mi piace l’idea che l’occhio ricompaia proprio il giorno della morte della nonna, ma anche la scatola per Maddalena. Ma hai intitolato il capitolo “L’occhio”, perciò voto proprio per l’occhio.
    A presto!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi