L’Artista

Dove eravamo rimasti?

Cosa succederá nel prossimo capitolo? Il focus torna sull'Artista (38%)

Lodatemi ancora!

Quando vide che era la sua opera era finita nella prima pagina della maggiore testata giornalistica della cittá, Adam non poteva credere ai suoi occhi. L’estasi di quel successo, la gioia di essere finalmente riconosciuto come Artista, gli bruciavano nel petto come un incendio, il fuoco che aveva dentro voleva bruciare ancora, voleva ancora piú fama, ardeva dalla voglia di creare. Voleva rimettersi all’opera, trasformare la vita in morte e la morte in arte, solo cosí poteva dare l’immortalitá alle sue opere e al contempo purificarle.

Ma avrebbe dovuto aspettare l’ispirazione, la sua musa, Melpomene.

Era la sua musa a guidarlo verso nuove creazioni, a stimolare il suo estro. Doveva aspettare che gli apparisse.

Le visioni erano iniziate da bambino. C’erano persone e cose di ogni tipo che vedeva solo lui, da quando peró aveva cominciato ad interessarsi al mondo dell’arte, le visioni erano mutate in tal senso, vedeva colori e tratti come se il mondo attorno a lui fosse improvvisamente diventato un dipinto, vedeva personaggi che appartenevano a quadri famosi, tanto reali che avrebbe potuto toccarli, che confondeva la realtá con la fantasia. Alla luce di ció suo padre lo aveva portato da un dottore che, dopo averlo tenuto in osservazione in un istituto per qualche mese, gli aveva dato dei medicinali per tenere sotto controllo le sue visioni.

Per lungo tempo la cura aveva funzionato, poi peró le visioni erano tornate, piú vivide e frequenti di prima.

E con esse, Melpomene.

Inizialmente l’aveva incontrata nei suoi sogni, sogni fatti di sculture barocche, vivide pennellate impressioniste di colori e notti stellate alla Van Gogh.

E lei era sempre li, immobile e silente che lo guardava, con il volto piegato in una smorfia come la piú classica delle maschere greche.

Poi aveva iniziato a vederla anche da sveglio, integrandosi nelle visioni che aveva abitualmente. Quando era a lavoro, quando camminava per strada, quando era a casa da solo.

Ricordó che un giorno, mentre lavorava, era apparsa in un angolo, lui non se n’era accorto subito ma quando la vide sussultó cosí forte da spaventare anche il signor Marston, il suo capo, che puntualmente gli rifiló uno scapaccione.

Come ogni volta.

Il signor Marston lo trattava sempre come uno stupido – beh, un pó lo era – un incapace ammasso di muscoli senza cervello e senza alcun talento diceva. Ma Adam il talento lo aveva, riusciva a trasformare qualsiasi cosa in arte. Era un ottimo pittore e scultore e suo padre gli aveva detto che da piccolo era il modo migliore, se non l’unico, perché lui mantenesse la concentrazione.

Suo padre…

Non voleva pensarci, non ora.

Non voleva rovinarsi quel momento di gloria.

Sperava che Melpomene apparisse, che lo ispirasse, che lo guidasse come l’ultima volta. Che lo aiutasse a dimostrare al mondo che non era solo uno stupido ammasso di muscoli senza cervello.

Stare li a casa a non fare nulla lo stava uccidendo, decise quindi di andare nel suo luogo speciale, dove Melpomene aveva comunicato con lui per la prima volta e gli aveva detto che lo avrebbe guidato. Ci vollero quasi due ore per arrivarci, era fuori cittá e i trasporti non erano esattamente il massimo.

Quando arrivó al suo santuario, una enorme grotta il cui accesso si trovava tra le radici di un grande albero, si sentí un pó sollevato. Avrebbe potuto dare sfogo al suo estro alla vecchia maniera.

La stanza in cui si trovava era buia e umida, tranne per il suo banco di lavoro illuminato a giorno, era riuscito a portare l’elettricitá grazie ad un vecchio generatore industriale.

Una volta acceso, si diresse verso la moltitudine di gabbie che erano addossate alla parete, passando tra le opere che aveva creato in precedente ed evitando accuratamente di passare vicino alla grande creatura alata al centro. All’interno delle gabbie animali di ogni tipo e dimensione cominciarono a ravvivarsi alla presenza di Adam; conigli, maiali, cani e gatti e perfino una mucca.

Adam si diresse verso una gabbia piú lontana, la piú isolata. Dentro, un grosso lupo aveva cominciato a ringhiargli contro, per cattivitá e fame. Adam avrebbe voluto conservare la bestia, l’aveva considerata la sua gemma piú preziosa prima che la musa gli fornisse argilla di qualitá su cui lavorare. Gettó al lupo un grosso trancio di maiale che aveva preparato in precedenza e attese, ci vollero pochi minuti prima che il grosso animale stramazzasse a terra privo di sensi, il tranquillante aveva fatto effetto.

Sollevó il lupo di peso con una sola mano, quasi senza sforzo come fosse una semplice valigia e lo portó al banco di lavoro.

Tutti gli strumenti da lavoro erano giá pronti; coltelli di ogni tipo, un grosso martello per rompere le ossa, un trapano elettrico, colla a caldo, corda… Aveva appena cominciato a incidere il ventre del lupo quando si fermó all’improvviso.

Un sorriso cominció a formarsi lentamente sul suo volto trasformandosi in un bramoso e inquietante ghigno.

Melpomene era davanti a lui.

Avrebbe finalmente avuto altra argilla da plasmare.

Stavolta cambiamo scena:

  • I detective si separano temporaneamente (8%)
    8
  • Conosciamo meglio Dick Moran (54%)
    54
  • Torniamo all'indagine (38%)
    38
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82 Commenti

  • Ciao kingvasu,
    Finalmente il tanto atteso colpo di scena, ben fatto non me l’aspettavo. Ora sono curiosa di conoscere di più sull’anima nera di questo detective. Un piccolo appunto, secondo me non hai reso abbastanza giustizia all’artista meritava anche lui una morte degna di un’opera d’arte.

  • Ciao King,
    dunque Melpomene è in realtà Redfield, ottimo colpo di scena! Ora sarà molto interessante scoprire come è arrivato a manipolare Adam. Da questo punto di vista, è un peccato che l’Artista sia morto già nel capitolo 8.
    Voto anche io per conoscere un po’ entrambi.
    A presto!

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