L’Artista

Dove eravamo rimasti?

Stavolta cambiamo scena: Conosciamo meglio Dick Moran (54%)

La distorsione dell’Arte

La prima immagine che apparve una volta sbloccato il cellulare fu quella di un dipinto preso da una ricerca su internet.

Un uomo appeso al muro, vestito solo di qualche straccio per coprire le parti intime. Il soggetto, legato e inchiodato, aveva ferite sanguinanti su braccia e petto.

A parte la maschera sul volto, la scena del delitto ne era una accurata riproduzione, anche colori e ombre erano stati riprodotti fedelmente. Per quanto orribile e disturbante quello che avevano davanti gli occhi, Dick dovette ammettere che c’era del talento in quel bagno di sangue.

– Non avrei mai immaginato che nel mio primo caso d’omicidio avremmo avuto a che fare con..

– Non dirlo, ancora non lo sappiamo per certo – lo interruppe Redfield.

– Un serial killer – proseguí Dick noncurante.

– Ci sono ancora molte cose da considerare. Non sappiamo nulla della vittima e delle sue conoscenze, magari ha pestato i piedi a qualcuno, dobbiamo vedere cosa ha trovato la scientifica e dopo potremo fare supposizioni. Peró sí, tutto porta a pensare che si tratti di quel tipo di mostro.

– Ovviamente la stampa gli ha giá dato un nome hai visto? Lo chiamano “L’Artista”.

– Originale… – replicó Redfield in tono sarcastico.

Poco dopo i due si separarono, accordandosi per aggiornarsi il giorno successivo, sperando che il dipartimento forense avrebbe dato loro qualcosa di concreto su cui lavorare.

Eppure nonstante le parole di Redfield Dick continuava a pensarci.

L’ Artista era stato minuzioso nella sua opera quanto nel preservare la scena del crimine. Era sicuro che si fosse esercitato a lungo, che ci avesse giá provato, che avesse giá ucciso. Era tutto troppo pulito anche per un omicidio premeditato, un regolamento di conti o qualunque cosa fosse.

Sarebbe stata una sfida interessante. Ma per il momento avrebbe dovuto metterla da parte, ora aveva un’altra gatta da pelare.

Doveva tornare a casa.

* * *

Non rientrava da quasi quattro giorni, domenica avrebbe dovuto portare fuori a cena Meredith e la bimba, per farsi perdonare le sue costanti assenze, sempre piú frequenti.

Invece le cose erano andate diversamente. Prima che l’Artista facesse la sua comparsa, stava lavorando ad altri due casi, e sapeva che il suo lavoro sarebbe stato determinante. Serviva solo qualche giorno in piú. Un ultimo sforzo e poi sarebbe stato piú presente.

Ma il tempo era volato senza che lui se ne rendesse conto. Cosí era passato sabato, poi domenica, lunedí aveva seguito a ruota e infine si ritrovava a martedí con l’ennesima promessa infranta.

A riprova che stavolta l’avesse fatta grossa, Meredith non lo aveva chiamato nemmeno una volta. Nemmeno un messaggio.

Nessun segno di vita, era furiosa di sicuro e ne aveva tutte le ragioni. Ma era piú forte di lui, il lavoro era per Dick troppo importante. Non tutti avrebbero capito, forse nemmeno la stessa Meredith.

Era tutta colpa delle sue insicurezze. Era sempre stato una persona insicura e riusciva sentirsi meno miserabile solo quando otteneva dei risultati, sopratutto se questi erano legati al suo talento, alla sua innata capacitá deduttiva e di analisi. E quel lavoro, quel continuo raggiungere traguardi grazie ai suoi sforzi attenuava quel malessere che veniva dal sentirsi una completa nullitá. Anzi, in un certo qual modo gli aveva dato una sorta di normalitá. E ora ne era diventato dipendente. Era quasi una droga per lui. Ció ovviamente andava a discapito della sua famiglia. Ma lui aveva bisogno di lavorare tanto quanto aveva bisogno di stare con Meredith e la piccola Ellie.

Ne aveva un dannato bisogno.

Si rese conto per la prima volta che il problema era piú grande di quanto pensasse. Che lavoro e famiglia non c’entravano nulla, il problema era lui, la sua scarsa autostima in tutto ció che non riguardasse il suo lavoro. Si fingeva arrogante, sicuro di se, ma era una maschera per nascondere il disastro di persona che era in realtá.

Aveva plasmato la sua vita attorno a quella frase che diceva che se uno mente abbastanza a lungo, finisce per credere alle sue stesse menzogne. E lui mentiva continuamente. Mentiva a se stesso quando mostrava sicurezza, mentiva a se stesso quando diceva che sarebbe stato un buon marito, un buon padre. Ma la bugia piú grande che si raccontava era che sarebbe andato tutto bene, che i problemi con Meredith e la sua dipendenza dal lavoro avrebbero trovato il giusto equilibrio. E ora quella bugia, nella sua testa, gridava ancora piú forte mentre era in piedi davanti alla porta di casa sua, con un mazzo di fiori in mano e il cuore che gli scoppiava nel petto.

Davvero credeva che un mazzo di fiori avrebbe fatto ammenda per tutte le sue assenze e per quelle a venire?

Era una menzogna troppo grande, intrisa di troppa superficiale ingenuitá che puzzava di speranza.

Un sorriso amaro e malinconico affioró sulle sue labbra.

Sfioró la porta con le dita, come si tocca qualcosa di vicino ma al contempo irraggiungibile.

Poggió i fiori sulla soglia di casa e si allontanó senza guardarsi indietro.

Aveva del lavoro da fare.

Torniamo sull'Artista, alle prese con una nuova vittima, cosa imiterá stavolta?

  • Mi invento un quadro/ scultura e lascio fare al mio estro (60%)
    60
  • Una scultura famosa (accetto suggerimenti nei commenti) (0%)
    0
  • Un quadro famoso (accetto suggerimenti nei commenti) (40%)
    40
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61 Commenti

  • Punto di vista interessante, forse un po’ troppo spinta la rissa fra i due detective… nel senso, non ho visto troppo sviluppo per arrivare al punto del “basta ne ho abbastanza, sei fuori dal caso”, ma mi è piaciuta la risoluzione… ho votato per il punto di vista di Dick, ma allo stesso tempo non mi dispiacerebbe vedere quello di Adam, semplicemente penso che il detective possa darci più vibrazioni dato che sta andando a visitare un posto sconosciuto, e di solito tu splendi nel farci vivere a pieno le sensazioni in posti chiusi!

  • Ciao kingvasu,
    Si entra nel vivo dell’indagine, sono curiosa di vedere dove arriveranno. Ho votato la pista che poi porta a un bivio perché resti ancora un po’ di mistero. L’artista stavolta deve fare una grande opera d’arte e spiazzare tutti.

  • Capitolo 6)

    Ciao King!

    Cominciamo a trovare una vera pista da seguire. Il nostro assassino potrebbe però avvalersi di determinati scarti, e questo renderebbe difficile trovarlo.
    Le motivazioni del serial Killer possono essere davvero tante, e ognuna con una propria validità. La follia, una certa dose deve esserci alla base, può essere stata innescata da un trauma o una perdita avvenuta nel passato. Questo bisogno di ricercare la perfezione nell’arte potrebbe essere stato indotto da una società che “brama” la perfezione in tutto. O, ancora, può esserci davvero la componente soprannaturale, e quindi l’effettiva esistenza di un “demone/entità” che induce l’assassino a portare avanti l’operato. Oppure, le visioni sono causate davvero della dea sono causate da un cancro, terminale, e il nostro artista “incompreso” ha deciso di punire quelli che sono riusciti a farcela per “lasciare un segno” del suo passaggio. Un modo per essere ricordato, insomma.
    Hai ampio margine, ma la scelta determinerà anche il messaggio principale del racconto. Se quello funziona, e colpisce il lettore, hai fatto centro! 😉
    Continua così!

    Alla prossima!

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