L’Artista

L’artista e la sua Arte

Contempló la sua opera. Era il suo secondo tentativo ma i miglioramenti erano giá evidenti. La prima volta aveva sbagliato approccio e il risultato era stato impreciso e confusionario. Panico e mille domande gli avevano affollato il cervello.

Avrebbero capito la sua arte?

L’avrebbero apprezzata?

Il ricordo di Melpomene che lo aveva guardato con disappunto bruciava ancora.

Nonostante ció, la sua opera aveva fatto tanto scalpore da guadagnarsi un posto nei quotidiani della cittá. La sua fatica era stata pienamente ripagata.

Avrebbe voluto celebrare con i suoi fans, stringere le mani alla critica: gli piaceva l’idea che le persone fantasticassero su di lui, su dove prendesse ispirazione, su come riuscisse a creare le sue meravigliose opere d’arte senza venire scoperto.

Ma non poteva, doveva rimanere anonimo come Banski o non avrebbe piú potuto creare le sue opere.

Era tutto pronto, una volta reso pubblico il suo operato, avrebbe dovuto solo attendere i giudizi della critica.

Ricontrolló la stanza per essere certo di non aver lasciato tracce del suo passaggio.

Si fermó un’ultima volta ad ammirare il suo lavoro. Si ritrovó a sorridere, le lacrime iniziarono a scorrergli silenziose e calde sul viso stanco. Stavolta si era superato.

Il volto solitamente triste e imbronciato di Melpomene era cambiato. Ora sorrideva.

La sua musa gli sorrideva.

Rossa, seguì il suo percorso, lasciando dietro di sé una scia purpurea, testimone indelebile del suo passaggio. Arrivò all’estremità ultima del suo mondo, raggiungendo il bordo e gettandosi nel vuoto. Cadde a terra lenta, unendosi alle tante altre che avevano fatto la sua stessa fine.

Un’altra goccia di sangue.

E un’altra.

E un’altra ancora.

Percorrevano il braccio inerte, penzolante e senza vita nel vuoto, arrivando fino al dito medio e da li spiccavano l’ultimo salto che la gravità avrebbe portato al pavimento, fino a formare un lago di sangue.

Il corpo era stato appeso; i piedi, uno sull’altro erano stati inchiodati con un paletto di metallo. Un altro paletto era stato conficcato nel muro all’altezza della testa; un metro di fune legatovi doviziosamente era stato teso fino a cingere il collo della vittima come un cappio. Il peso del corpo aveva fatto il resto. All’uomo erano stati recisi con precisione chirurgica i tendini di braccia e gambe e i muscoli pettorali erano stati tagliati poco sotto le ascelle. Una maschera nera dalle fattezze femminili e l’espressione triste era stata messa sul volto del cadavere, rendendo lo scenario ancora più grottesco.

L’uomo era morto circa due ore prima del ritrovamento, avvenuto grazie ad una soffiata ricevuta da un quotidiano locale.

Dick Moran si ritrovó a guardare con attenzione l’uomo appeso, contemplando quel cadavere, quasi aspettandosi che gli parlasse, che gli rivelasse il nome del suo assassino.

Si infiló una mano in tasca e tiró fuori un pacco di sigarette, non avrebbe dovuto ma ne accese una. Era una delle poche regole che si sentiva di poter infrangere.

Lo aiutava a pensare.

– Ne ho visto tante schifezze in carriera, ma mai come questa.

A parlare era stato Thomas Redfield, il suo collega anziano.

Dai piani alti avevano deciso che per il suo primo caso Dick avrebbe beneficiato di una spalla con piú esperienza, e al distretto pochi potevano vantare un curriculum come quello di Redfield; sui cinquanta, profiler, calmo e professionale era impeccabile nel suo lavoro. A Dick non andava di avere una balia, sapeva cavarsela da solo e lo avrebbe dimostrato. Tuttavia doveva ammettere che il suo collega non era poi cosí male.

– Cosa abbiamo qui? – chiese Thomas.

– Il signor Jonah Smith a quanto dicono i suoi documenti. Al momento non sappiamo altro. I tagli sono puliti e precisi. Quasi chirurgici. La vittima non sembra essere stata percossa perció é possibile sia morta o per dissanguamento o soffocamento. Non so quale delle due sia avvenuta prima, sará il referto della scientifica a dircelo. Riguardo la maschera invece non ho proprio idea del perché l’assassino l’abbia usata e che significato possa avere. –

– Molti assassini coprono il volto delle vittime per senso di colpa, ma non credo sia questo il caso, questo omicidio sembra quasi una punizione o un regolamento di conti, la vittima é stata letteralmente esposta, messa in bella vista, la maschera ha certamente un’altro scopo.- disse Redfield.

– Dovremmo controllare il suo cellulare, magari qualche amico o collega saprá dirci se aveva pestato i piedi a qualcuno.

Dick si infiló dei guanti in lattice e cominció a controllare la zona vicino al cadavere. Non ci volle molto prima che trovasse quello che stava cercando.

– Trovato.

– Dovremo portarlo in laboratorio e farlo sbloccare. – Disse Thomas.

– No non serve – si affrettó a rispondere Dick.

Si avvicinó al cadavere e premette il pollice di quest’ultimo sullo schermo dello smarthpone.

– Dick cosa diavolo stai..

Ma prima che Thomas finisse la frase, il giovane detective lo interruppe, con aria seria.

Questa la devi vedere…

Cosa succederá nel prossimo capitolo?

  • Scopriamo qualcosa sull'Artista (31%)
    31
  • Il focus torna sull'Artista (38%)
    38
  • Dick e Redfield proseguono l'indagine (31%)
    31
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82 Commenti

  • Ciao King,
    effettivamente i più grandi artisti sono profondi conoscitori del corpo umano: Leonardo Da Vinci praticava spesso delle autopsie; Michelangelo Buonarroti ha scolpito il Mosé (che ho avuto la fortuna di ammirare quando sono andata a Roma) con il mignolo sollevato e perciò ha pure evidenziato, nel braccio, un muscolo di cui non ricordo il nome, che si “attiva” proprio quando si solleva il mignolo. Che precisione, che cura del dettaglio! E il nostro Artista è anche lui un ottimo conoscitore dell’anatomia umana.
    Terribile il fatto che sia Jonah che Amelia fossero dei sopravvissuti: essere uccisi da un serial killer dopo, rispettivamente, aver superato un coma e aver lottato contro un cancro, pensa che sfiga! Chissà cosa passa nella mente dell’Artista per aver scelto proprio loro come vittime!
    Il prossimo sarà già il sesto capitolo, quindi voto per avvicinarsi di più all’Artista.
    A presto!

    • Ciao Flavia, eh in realtà avevo una marea di cose che avrei voluto aggiungere ma come sai, qui lo spazio è tiranno, ma va bene, fa parte del gioco! Ti invidio per aver visto il Mosè dal vivo, prima o poi colmerò questa lacuna! Eh si tra poco siamo al sesto capitolo e ti confesso che ho una paura tremenda di rovinare tutto (incoerenze, incongruenze, banalità).
      L’ Artista ha le sue motivazioni, sicuramente valide ( secondo lui almeno), spero me le faccia sapere al più presto! 🤣

  • Ti consiglio di fare attenzione ai particolari: il 99% dei macellai in occidente non squoia i vitelli, che arrivano alle macellerie già in “mezzene”.
    Piú che a un macellaio l’ispettore avrebbe pensato ad un piccolo allevatore (che macella in privato) o a un dipendente di un mattatoio (che però potrebbe non sapere un piffero di macellazione)

  • Ciao King,
    Sei stato molto bravo: nonostante sia molto disturbante, dalla descrizione dell’omicidio di Amelia emerge tutta la passione e il perfezionismo dell’Artista durante la creazione delle sue “opere”.
    Povero anche Jonah, ucciso in quel modo dopo l’incidente, il coma e la riabilitazione!
    Voto per scoprire cosa lega le due vittime, ma anche l’opzione del marchio/simbolo è molto interessante.
    A presto!

  • Ciao kingvasu,
    una bellissima macabra descrizione della realizzazione “dell’opera d’arte” hai proprio reso l’idea di un pittore che crea con il suo pennello, questo alza le aspettative sulle prossime opere d’arte. Ora sono curiosa di capire il significato della maschera e dei simboli.

  • Capitolo 4)

    Ciao King!

    Ho letto che hai qualche riserva circa la personalizzazione dell’assassino. Il detective potrebbe essere un ottimo strumento per cogliere delle sfumature della personalità a partire proprio dal tratto dell’artista nello “scolpire” le proprie opere. Di sicuro, di passivo, si percepisce un’ossessione per i dettagli e la precisione. Puoi giocare anche sul linguaggio del personaggio, se vuoi.
    In questo capitolo hai aggiunto anche una componente in più, e vediamo come la svilupperai. Siamo al giro di boa, quindi è il momento di un bel colpo di scena, o forse una falsa pista! 😉
    Punto sulla maschera.
    Aspetto il prossimo. Continua così!

  • UNa bella scena cruenta, il taglio delle ali è descritto benissimo.Interessante che abbia cambiato il modus operandi e che ciò preoccupa il detective. Son curioso di sapere se Melphomene se la immagina o è veramente una lì con lui che lo guarda lavorare.

  • Ciao Carlo!
    Felice di aver visto il nostro artista all’opera, e come abbia sfruttato le parti del corpo per creare la figura angelica! Mi stavo aspettando tanto una bella scena con il sangue della vittima raccolto nel sacchetto che hai accennato, e poi a opera compiuta lo stesso sacchetto esploso su di lei, per una bella scena gore ad impatto!
    Curiosissimo ora di saperne di più su questi simboli, aspetto con ansia il prossimo capitolo!

  • Ciao kingvasu,
    come da te confermato il terzo capitolo è scritto un po’ di fretta ma crea comunque l’attesa del successivo. Come ti avevo già scritto ho grandi aspettative sul personaggio del detective ed a mio parere in questo capitolo non gli hai reso giustizia, speravo rimanesse del mistero intorno a lui giusto per lasciarci fantasticare ancora un po’. Ho votato una libera opera d’arte perché penso che la mente perversa dell’artista non abbiamo bisogno di ricreare opere esistenti ma di liberare la sua follia. Attendo il prossimo ..

  • Ciao caro!
    Punto di vista sulla vita del nostro detective che un po’ mi immaginavo, ma una riconferma rafforza l’idea che già mi ero fatto sul capitolo 1. Sento ancora che ci sia bisogno di quel qualcosa in più, continuo a sentire troppo interesse verso l’artista, più che al detective, come quasi non voglia che venga arrestato per vedere cosa si inventa, ma l’apertura ai problemi familiari in futuro potrebbe essere un buon tasto da toccare. Ho votato un quadro/scultura a scelta dell’artista, perché penso che la sua mente possa elaborare qualcosa che ancora non ci si aspetti, lo reputo veramente imprevedibile e son proprio curioso di vedere con che opera ci stupirà!

  • Allora, cerco di rispondere a tutti i commenti in pochi messaggi, intanto mi scuso per non aver risposto prima ma ero un pò impegnato!
    Partiamo dall’inizio, questo capitolo è stato un pò deludente anche per me, per 2 motivi, primo l’ho scritto ed editato sotto i fumi dell’alcool (sono in vacanza in Sardegna e qui si sa come vanno certe cose🤣) quindi a livello di accuratezza e dettaglio non è esattamente il massimo.
    Secondo, devo ammettere che ho avuto non poche difficoltà a trovare una vera e propria caratterizzazione del protagonista, e tuttora sono poco convinto. In realtà avevo un piano a lungo termine a riguardo ma, come partenza non sono affatto soddisfatto.
    Cercherò ( se riesco) di correggere il tiro nei prossimi capitoli e di fare meglio!
    In ogni caso grazie per aver letto e per i consigli! Appena mi passa la sbronza ne farò tesoro! 😁

  • Se, sotto minaccia di morte, dovessi per forza puntare il dito su qualcosa che cambierei, direi che le descrizioni dei processi psico-emotivi dei personaggi sono, alle volte, un pizzico troppo approfondite.
    Ma é una questione di gusti. A me piace molto quando l’autore lascia qualche cosa da intuire tra le righe.
    Per il resto, bravo davvero.

  • Ciao, voto un quadro: Giuditta e Oloferne (sangue a volontà).
    Il solito maschio, per di più poliziotto preso in mezzo da professione e famiglia… Non si sa mai chi ha ragione in questi casi, e qual’è la ricetta giusta per vivere senza rimpianti e rimorsi.
    Io avrei spalmato le ambasce di Dick su più capitoli, senza concentrarle tutte qui. Ho notato delle imprecisioni qua e là (niente di grave), e dunque il consiglio è sempre lo stesso: revisione accurata, perché l’errore è umano. (Lo sapevi?😉).
    Ciaooo🙋‍♂️

  • Ciao King,
    Ho notato che siamo al terzo capitolo e non sappiamo ancora nulla della prima vittima, a parte il suo nome. Per questo, prima di passare alla seconda vittima, ti suggerisco di approfondire questo aspetto.
    Per quanto riguarda il sondaggio, è una domanda abbastanza difficile perché, secondo me, la scelta dell’opera potrebbe dipendere anche dalla vittima: chi è, il suo lavoro, il suo status sociale. Io ho pensato a “La morte di Marat” di Jacques-Louis David.
    A presto!

  • Capitolo 3)

    Ciao King!

    Ci hai buttato all’interno dei problemi del nostro protagonista. Considerato il rientro in patria, direi che è venuto fuori un buon capitolo. 😀
    A parere del tutto personale, trovo che alcuni passaggi risultino un po’ ridondanti, perché affronti a più riprese lo stesso concetto (inadeguatezza), e immagino nei prossimi capitoli ci motiverai il perché di questa dipendenza dal lavoro, il fattore scatenante, insomma, forse facendo leva su un episodio specifico della vita di Dick. Hai un ampio margine di risoluzioni.
    Punto sull’idea del quadro, e suggerisco il “Vecchio chitarrista cieco” di Picasso, perché lo trovo ben adeguato alla storia. 😉
    Alla prossima!

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