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Dove eravamo rimasti?

E ora... La fotografia (60%)

Chi non muore...

Agata si preparava per la notte, con lentezza, mentre inseguiva i pensieri. Stavano succedendo molte, troppe cose, e lei era stanca. Gettò nel cestino il tampone d’ovatta usato per struccarsi e tornò a guardarsi allo specchio.
– Carlotta! – esclamò vedendo comparire all’improvviso il volto di sua figlia dietro al suo. – Mi hai spaventata. Che ci fai in piedi? Non dormi?
– Scusa mamma, dormivo, ma poi ho trovato questa – disse la piccola mostrando quella che sembrava una vecchia fotografia.
– Cos’è, una foto? Dove stava?
– Era sul mio letto. Mi sono svegliata ed era lì. Prima non c’era.
– Fa’ vedere. Dunque non sai da dove viene!?
– Sì, no. Non ho detto questo.
Agata assunse una strana espressione; era sorpresa e sconcertata. Si girò per avere la luce della toilette alle spalle e vedere meglio.
– Sembra una vecchia foto di tuo padre. Avrà avuto vent’anni. Strano, non l’ho mai vista prima. E che strano abito indossa, è ridicolo. Che buffo, è un vestito a quadretti, sembra un clown. Ah!, questa me la deve spiegare!
– Ma mamma, quello non è il papi – disse Carlotta, un attimo prima di pentirsi, serrare le labbra, e scappar via.
Agata la lasciò andare, poi con la foto diresse verso la camera da letto dove Paride già dormiva. In corridoio però trovò ancora Carlotta, che la bloccò:
– Mamma non farlo. Aspetta domani.
– Domani, perché domani, che vuoi dire, che significa? Tu adesso me lo devi spiegare subito.
Agata era agitata, spaventata come ogni volta che la figlia alludeva a certi rendez-vous notturni.
– Sh, non gridare! Non svegliare i maschi, loro non capirebbero. Una notte mammina, solo una notte e domani sapremo molte cose.
– Una notte dici. E intanto io impazzisco… Va bene, domani. Stanotte però resto con te, non ti lascio dormire sola.
– Uh, bello, ok – disse la bimba – ci abbracceremo.
Prese sua madre per mano e la precedette in camera dei piccoli. Prima di addormentarsi disse soltanto:
– Mamma, non devi avere paura.
Le ore che seguirono furono lunghe. Il tempo arrancava su un sentiero di montagna, il fiato era corto e i minuti, traguardi sempre più lontani, costavano cento passi. Agata vegliava, e sua figlia pativa un sonno inquieto. Ogni tanto parlava, recitando frasi spezzate, scollegate, apparentemente senza senso.
– …un’altra volta? …non adesso! …anche lui, anche noi?
Ogni volta Agata era tentata di svegliarla ma resisteva. Sapeva che sarebbe stato un errore.
Per tenersi aveglia andò più volte a bagnarsi il viso con l’acqua fredda evitando di guardarsi allo specchio del bagno. Poi, ogni volta, tornando accanto a Carlotta, ritrovava il suo tepore esagerato, la stringeva a sé fin quasi a svegliarla, e ricominciava a contare i suoi respiri.

La mattina dopo Paride che pure aveva fretta, fu costretto da moglie e figlia a sedersi al tavolo di cucina per fare colazione insieme. Erano solo pochi minuti, un piccolo ritardo da accollare agli affari quotidiani, sufficiente però, a cambiare la sua vita, e quella di tutti.
– Guarda!, sei tu questo qua? – Chiese Agata mostrando la foto dell’uomo a quadretti.
– Io? Questo!? Ma chi è? Mai avuto un vestito del genere. Però mi somiglia. Cavolo, dove l’hai presa?
Agata non rispose; ma guardò a Carlotta, e per una volta Paride sembrò capire al volo. Andò ad accosciarsi accanto a lei, le mostrò la foto e disse solo:
– Tesoro: e questa?
Carlotta prese fiato, fissando la sua tazza di latte.
– Io lo dico, ma non vi arrabbiate con me. Quella è una foto di Salvatore scattata alla miniera, e anche di nonno Ernesto.
– Salvatore, nonno, la miniera!.. Agata che significa? Che sta inventando?
Agata, ormai preparata a tutto, bloccò suo marito con un gesto. Lui obbedì.
– Continua – disse a sua figlia.
La piccola riprese fiato, bevve un pò di latte e ricominciò.
– C’è gente che saltando da un mondo all’altro al momento giusto riesce a vivere e rivivere molte volte, e molto, mooolto a lungo. Salvatore è uno di quelli. Il bambino, il mio fratellino, è quello della foto, una foto vecchia di quindici anni, e quella dietro è la miniera di coriandoli dove lavorava. È uguale a te papi, ti somiglia, perché è già vissuto sulla Terra, era tuo nonno Ernesto Galloni, il marito di nonna Diletta. È vero. È tutto vero. Mamma, papà: so che avete dei dubbi, che dovete riflettere, ma non vi preoccupate, io sono piccola, ho tempo e pazienza. Pensateci e scoprirete com’è semplice. Ci sono una infinità di mondi paralleli, e gente in gamba che sa attraversarli tutti e ogni volta rinasce. Nonno è uno di quelli… potrei essere anch’io una di loro, e anche Palmi. Lui era tuo nonno, papà, prima di essere Salvatore su Plutone; là ha rincontrato la sua Diletta, tornata giovane anche lei, ha ricordato certi giorni felici, e ha avuto nostalgia della Terra. Così è tornato, e ora è qui, di nuovo a villa Chimera, come cento anni fa.
– Cazzo, ecco spiegati i coriandoli in sala parto! – disse Agata. – Paride, io ho partorito tuo nonno, e ora lui ha il mio DNA e, naturalmente, il tuo!
Un acuto dalla culla di Salvatore confermò ogni cosa.

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85 Commenti

  • Ciao, Fenderman.
    Finale coriandoloso per una storia colorata, nonostante gli argomenti trattati. Bello poter viaggiare per i mondi e rinascere, anche se questo mondo sta diventando un po’ ostile. Come sempre, hai confezionato un racconto perfetto: personaggi, dialoghi, ambienti ed emozioni, tutto al proprio posto, tutto messo a disposizione della storia per intrattenere il lettore.
    IO ho letto a spizzichi e mozzichi, come si dice dalle tue parti, ma conosco il tuo stile e mi è risultato facile comprendere che hai ancora una volta fatto centro.
    Perdona il ritardo enorme, so che non sono giustificabile, la verità è che questa piattaforma ha perso smalto e io (esclusi i presenti, ovviamente) ho un po’ perso interesse. Forse dovrei mettermi d’impegno e tirare fuori un racconto e riprendere a pubblicare, anche solo per farmi tornare la voglia di leggere e di scrivere.
    Grazie per la pazienza, grazie per la storia e perdonami per non esserci stata.

    Alla prossima!

    • Ciao Keziarica, è un piacere rileggerti. Anche io sto accusando una certa disaffezione al sito ormai ridotto ai minimi termini, e non so se e quando scrivere ancora. Le stagioni passano, e seguono altre stagioni. Vedremo come andrà, per intanto ti ringrazio e mi auguro che tu possa presto tornare. Ciao!🙋‍♂️🌻

  • Ciao, mi piace come scrivi: chiaro e senza fronzoli.
    Bello il titolo che allude al bivio…
    Posso farti una domanda? (magari te lo hanno già chiesto ma me la sono persa)
    Avevi già in mente l’intreccio di base oppure sei partito con un’idea e il resto lo hai improvvisato strada facendo, basandosi anche sulle scelte dei lettori?
    Alla prossima storia:)

    • Ciao, grazie del commento🙂.
      Io parto da uno spunto, che mi do al primo capitolo; poi seguo le indicazioni dei lettori. Le tre scelte che propongo sono spesso sfide per me stesso, perché mi diverto troppo a districare situazioni complicate. È un esercizio anche questo. In questa storia che viene da molto lontano, visto che è partita tre anni fa ( sett. 2021 con “La meraviglia di doverti raggiungere) e che ormai somma una decina di storie concluse, gli spunti sono innumerevoli e i personaggi ipercollaudati. Insomma ripeto: parto con un’idea e poi navigo a vista. Grazie ancora, ciaooo🌻🙋‍♂️

  • Ciao, in certe case non regna proprio la noia!!! gli indiani dicevano che la vita è come un cerchio, capperi, a volte quel cerchio prende percorsi davvero assurdi!!!
    Ah, ti segnalo un “Per tenersi aveglia”. In effetti rende meglio il concetto in romanesco!!! Buona domenica e speriamo che questo caldo abbia davvero le ore contate e che il maltempo non faccia troppi danni!!! Alla prossima storia.

    • Ciao Valerio, grazie del commento. Peccato tu sia arrivato solo sul finale per poter incidere col tuo voto (e commento) sullo svolgimento della vicenda. Ma ci saranno, se vorrai, altre occasioni.
      Grazie, ciao🙋‍♂️

  • Capitoli sino al 9)

    Ciao Fenderman!

    Mi dispiace non essere riuscito a seguire il resto della storia, ma riesco ad arrivare almeno per il finale!
    Continuo a invidiarti la capacità di introdurre personaggi in meno di 5000 battute, riuscendo comunque a farli risultare interessanti per il lettore. Complimenti! 😁
    C’è una straordinaria malvagità nelle sue gemelle, di quella che mette rabbia. Carlotta risulta sempre brillante.
    C’è un salto temporale sulla litigata, e ci può stare, anche se rimane un po’ di curiosità sul battibecco. Potresti sfruttare la cosa per un vero e proprio nuovo racconto, perché c’è del potenziale con tutti i personaggi presenti. 😉
    È sempre bello tornare a leggerti.
    Alla prossima!

    • Ciao, bentornato quaggiù, e grazie.
      Effettivamente andare a scovare i personaggi là dove si nascondono e portarli alla luce, direi alla ribalta fosse anche solo per un momento spendendo così poche parole, mi intriga molto. La vita intorno a noi è densa di “gemelle inquietanti” e uomini piccoli-piccoli, ma anche del contrario. Dunque vediamo cos’hanno da dirci; è un bell’esercizio di scrittura e, quando ne trovo, anche di lettura.
      Ti auguro buon fine settimana ( e Ferragosto, ovvio! ). Ciaooo🙋‍♂️

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