A voi che non leggete

Dove eravamo rimasti?

A chi sarà dedicato il prossimo capitolo? A colui che ha visto il terrore negli occhi del carnefice. (75%)

Messaggeri segreti

Dedica
“A te, tragettatore dissoluto, ubriaco, intossicato.
A te, che non pagherai per i tuoi vizi. Non cedere all’ironia.
Non è uno scherzo.
Non questa volta.
Questa volta dovrai aspettare.
Potrai portarlo via, quando la folla sarà dispersa.
Quella folla urlante, festosa, desiderosa di sangue.
Non importava di chi fosse, quel sangue.
Volevano il sangue.
Il boia ha alzato lo sguardo per la prima volta. Si è sentito uomo; mortale.
Non più carnefice, ma vittima, la prossima vittima.
Non più, anonimo strumento. Finalmente, un assassino.”

Frammento
Bruciava la candela solitaria. Lentamente andava verso la sua fine.
Se si fosse spenta prima del loro arrivo non ci sarebbe stata nessuna rivoluzione, nessuna legione a preannunciare il regno.
Penosamente attendeva, lo sguardo che si spostava febbrilmente dalla porta, alla candela. Picchiettava con le dita sul tavolo, ma subito smetteva, disturbato dal rumore. Voleva cogliere un suono che avrebbe preannunciato l’arrivo degli altri.

…la candela lentamente si consumava.

Non sapeva neppure chi aspettarsi. Non si conoscevano tra di loro. Chi sarebbe arrivato? Chi era a conoscenza del loro incontro? Tutti i depositari sapevano solo di avere una parte di messaggio.
Cos’era il segreto da svelare?

Chi gli aveva consegnato il messaggio doveva conoscere anche gli altri, sicuramente. O almeno avrebbe dovuto essere in contatto con qualcosa di più grande, con l’organizzazione. Ammesso che ci fosse un organizzazione.
Già, ma chi era colui che gli aveva consegnato le parole da non rivelare?
Lo conosceva, certo, ma da quel giorno non l’aveva più rivisto. Prima… Prima di quei giorni non si può dire che fosse la stessa persona.

…la candela lentamente si consumava.

Non sapeva neppure come sarebbe stato ricomposto il messaggio. Aveva solo delle parole sconnesse. Non era chiaro neppure come lo avrebbero diffuso. E se non ci fossero stati degli “altri”.
Se le quattro persone non fossero persone, ma solo le quattro parole che gli erano state confidate.
Stava qui; senza compagnia; con questa candela; in una stanza asettica. Quattro sedie, un tavolo, muri bianchi, luce al neon fredda e questa candela.
Gli altri tardavano. Guardava, impaziente.

…la candela lentamente si consumava.

A chi sarà dedicato il prossimo capitolo?

  • Al taciturno marinaio, che non chiede il conto di ciò che è stato. (20%)
    20
  • Al giovane fante di fiori, con ancora tutta la vita davanti. (60%)
    60
  • A una cara amica, lontana nel tempo e nello spazio. (20%)
    20
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15 Commenti

  • Ciao Gallo,
    caspita, questo è un capitolo che mi fa provare molte emozioni. Mi ha colpito molto leggere: “Hai tutta la vita davanti: non quella che sarà, o quella che fu; quella che è. Vedi svolgersi la tua storia mentre si compie”. Purtroppo io ho un rapporto molto complicato con lo scorrere del tempo, perché troppo spesso non riesco a vivere il tempo presente e mi lascio sopraffare dal pensiero di quello che è stato e presto non sarà più e dalla paura delle incognite del futuro. E dunque mi perdo in mille pensieri che quasi “avvelenano” il mio tempo presente. Invece, come hai scritto quasi alla fine del capitolo, “la vita è oggi” ed è verissimo, e io vorrei riuscire a vivere concentrandomi di più sull’oggi. Non solo sul passato e non solo sulla paura del futuro.
    Voto per la tarantola.
    A presto!

  • Ciao Gallo,
    qualche giorno fa ho letto un articolo su Mastro Titta, pare avesse un taccuino in cui riportava i nomi delle sue vittime, più di 500. E se ci pensiamo, tutto sommato, i condannati, per un boia, sono solo “lavoro”, numeri che si aggiungono ad altri numeri: il boia uccide non perché abbia un motivo personale per uccidere, ma per eseguire una condanna e ritenendo, a modo suo, di riportare la giustizia. Come hai correttamente scritto, “anonimo strumento” ma, in fin dei conti, “un assassino”.
    Molto interessante, bravo!
    Mi piace l’opzione del giovane fante di fiori.
    A presto!

    • Grazie mille,
      la figura del boia è molto interessante e, tutti i commenti che state mettendo, la rendono ancora più profonda e sfaccettata di quello che avevo in mente io.

      Questo mi convince ancora di più dell’idea che ha dato origine a questo racconto/esperimento.

      Grazie

  • Molto bella, e vera, la dedica con intima riflessione sulla figura del boia, che anche lui è umano e non come si potrebbe credere “super partes”.
    La seconda parte attende a mio avviso una conferma, anche se non so se ci sarà. L’attesa è una delle condizioni più difficili da affrontare sempre, perché non la controlliamo, non possiamo controllare un evento che ancora non c’è. Forse però è una metafora la tua e io non ho capito…
    Vada per il marinaio.
    Ciaooo🙋‍♂️

    • Il boia si rende conto di non essere super partes. Con quel “finalmente un assassino” prende consapevolezza di se. Almeno così spero che venga letto.

      La seconda parte è diventata un attesa perché volevo che restasse un frammento.
      Come dicevo in un altro commento, non vorrei guidare troppo la direzione dei frammenti. Vorrei che, una volta scoperti, io possa ricomporre per dargli un senso.
      Spero di esserne all’altezza.

      Grazie

  • Ciao Gallo. Il capitolo mi è piaciuto molto. Soprattutto
    “Il boia ha alzato lo sguardo per la prima volta. Si è sentito uomo; mortale.
    Non più carnefice, ma vittima, la prossima vittima.
    Non più, anonimo strumento. Finalmente, un assassino”.

    I boia erano sempre incappucciati, si sentivano ed erano legittimati a togliere la vita (la folla che vuole sangue, non importa di chi sia), dietro anche il “mistero” che il cappuccio celava. Ma alla fine (con quella che credo sia una rivoluzione in atto) il boia riconosce di essere umano e di essere un assassino. Trovandosi di fronte alla morte, ne concepisce il peso, e sente il peso delle vite che ha tolto.

    O almeno, questa è la mia visione e ti chiedo di dirmi cosa invece intendevi tu.

    Tutte e tre le opzioni mi suscitano curiosità. Voterei per il marinaio

    • Sono molto contento che questa descrizione abbia portato a questi pensieri. Alcune cose non le avevo pensate, vome ad esempio la rivoluzione.
      La dedica non è per il boia, ma per chi lo sta aspettando.

      Ho iniziato senza sapere cosa farne di questa idea dei frammenti, ma scrivendoli iniziano a comporsi nella mia testa. Adesso la mia paura è di guidarli invece che farmi guidare. Vedremo cosa succederà nel prossimo capitolo

      Grazie

  • Ciao Gallo,
    la descrizione del reperto 1 è molto evocativa, inoltre mi è piaciuta molto la contrapposizione tra chi guarda gli oggetti del museo distrattamente, senza capirli veramente, e chi invece li guarda con occhi consapevoli.
    Voto anche io per “colui che ha visto il terrore negli occhi del carnefice”, è l’opzione che mi piace di più.
    A presto!

    • Ciao,
      è piaciuto molto anche a me contrapporre uno sguardo distratto e contemporaneo ad uno con la stessa profondità storica dei pezzi del museo.
      È un’idea che mi ronza in testa da sempre. Ogni volta che visito un museo penso alle storie che hanno vissuto quegli oggetti che sono li, rinchiusi. Cosa hanno fatto le persone che li possedevano, per cosa sono stati usati?
      Mentre scrivevo questo frammento mi è ritornato in mente questo pensiero e ho cercao di dargli una forma.

      Grazie

  • Ciao Gallo.
    Mi è piaciuta molto la struttura che hai dato al racconto, suddividendolo in una dedica e una storia riguardante un’arma che, secondo me, più che l’arma in sé è per il protagonista la consapevolezza di morte che quell’arma porta e ha portato in passato.

    Voto per colui che ha visto il terrore, per capire se l’arma è collegata a qualcuno in particolare.

    A presto!!

  • Ciao Gallo, bentornato.
    Voto colui che ha visto… per coerenza, visto che siamo alle prese con lo strumento di una esecuzione, o qualcosa che le somiglia.
    Il racconto è la sua storia? Oppure il movimento destro, definitivo di quello lama e l’effetto sulla persona o la bestia che ha investito è solo una idea? C’è lo farai sapere? Per intanto mi congratulo con qualcuno che finalmente ha voglia di sperimentare.
    Alla prossima!
    🙋‍♂️

    • Grazie mille per il commento e per l’apprezzare la voglia di sperimentare.
      “C’è lo farai sapere?”
      Questa si che è una bella domanda.
      Ho un taccuino pieno di possibili sviluppi di questa idea sulle dediche. Alla fine ho capito che avrei dovuto iniziare a scrivere qualcosa davvero per vedere dove potrò arrivare.
      Per ora devo a Manganelli e al suo “Encomio del tiranno” l’idea di fare un romanzo di sole dediche.
      Io purtropoo non ho tutto il coraggio che vorrei e, invece del romanzo, scriverò un racconto e aggiungerò qualcosa alle dediche.

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