Episodio I
Era buio dentro quel capanno di lamiera fredda, la notte era scesa presto. Lui non era ancora arrivato per portare cibo e acqua ed era in evidente ritardo. O forse no. Nulla in quella baracca poteva aiutare a comprendere il trascorrere del tempo.
Solo un piccolo abbaino schermato lasciava filtrare una sottilissima lama di luce.
Il ragazzo era rinchiuso da tempo, tanto da non ricordare quando e come accadde. Era libero di muoversi, ma dentro a quello spazio non c’era nulla, tranne una branda con due coperte e una piccola lampadina attaccata alla sommità del soffitto, sempre accesa. Aveva cercato ogni modo per poter scappare, ma pareva essere richiuso in una cassaforte
In quell’istante lui entrò. Sempre con i soliti abiti, una felpa nera con cappuccio ed una maschera davanti il viso a forma di becco di uccello, appuntita e costruita in cuoio e metallo.
Non parlava mai, gli unici suoni che emetteva erano ghigni o risate folli. Almeno fino a quel momento.
“È arrivato il tempo di giocare” disse con voce cupa, senza particolari inflessioni.
“Cosa vuoi da me? Io non voglio giocare, voglio… chi sei…ti prego lasciami libero.”
Gli si avvicinò e senza pronunciare altra parola, afferrò il ragazzo per la gola e senza il minimo sforzo, gli legò piedi e mani con una piccola catena in modo che non potesse muoversi.
Posizionò una telecamera ed iniziò la registrazione.
***
Avevo deciso di spostarmi a Marina di Ravenna per trascorrere qualche giorno al mare, lunghe camminate e qualche bagno.
Era la località balneare di Ravenna, frequentata, in passato, dalla buona Società e dagli amanti della vela. Il porto turistico era stato un vanto per la località, uno dei meglio attrezzati e protetti dell’alto Adriatico. Anche la spiaggia era splendida, ampia con stabilimenti efficienti e propositivi, anche come offerta culinaria. Purtroppo, come molte cose e luoghi, anche Marina era stata contagiata da una “Movida” senza senso e senza controlli, dove le notti si trasformavano in gare etiliche ed estremismi di stupidità. Ma, forse, era solo il degrado delle persone che poi trasferiscono le loro vite sulle cose che toccano. Marina di Ravenna, comunque sia, continuava ad essere un luogo piacevole da frequentare e da vivere.
Antonella, che nel frattempo aveva deciso di trasferirsi da me, era tornata a Perugia per prendere tutto ciò che le occorreva e per salutare la sorella. Le cose fra noi andavano bene, molto bene, eravamo innamorati e stare insieme, viverci ogni giorno, rappresentava un arricchimento immenso per le nostre vite.
Anche la malattia pareva darmi tregua, ma ero consapevole che poteva cambiare tutto, in brevissimo tempo. Per il momento godevo di quella serenità che poche volte avevo avuto.
Le mie giornate scivolavano tranquille, con Leo, Cocker Spaniel sempre più pigro e avverso ad ogni moto che non prevedesse un riconoscimento in cibo.
Si era entrati nell’estate, ma il tempo si manteneva grigio e non particolarmente caldo e afoso.
Oramai era trascorso quasi un mese dal ritrovamento dello zaino con la foto del ragazzo e nessuno aveva più telefonato alla stazione dei Carabinieri di Bagno di Romagna. Il Capitano aveva avanzato l’idea che fosse stato uno scherzo, se pur di pessimo gusto, ma sempre comunque una burla, anche se, forse, nemmeno lui ci credeva veramente. In ogni caso le indagini andavano avanti. Io, da parte mia, avevo maturato l’idea che ci dovessimo attendere qualcosa di brutto e presto.
Non era una idea basata su fatti, ma una spiacevole sensazione supportata anche da alcune considerazioni.
Perché era stato indicato il mio nome? Ovviamente voleva che io fossi il o un giocatore.
Perché quel messaggio tutto strano? Desiderava comprendere se fossi o fossimo giocatori all’altezza del compito e della sfida?
“Tre in coppia
I semi
Sei.
Sei o non sei uno di noi sette?
Attendo o miei amici.”
Perché il riferimento al Gioco dell’Oca?
“bravi siete giunti alla prima casella del gioco dell’oca. Il premio sarà la vita. Se fallirete, le morti.
A presto…”
Voleva trascinarci in un mondo oscuro dove, in gioco, c’erano le vite di alcune persone, una di queste quel ragazzo del quale
avevamo solo il nome, Carlo, ed una fotografia. Nulla, oltre a questo.
Inoltre, perché io? Questa era la domanda alla quale non sapevo dare risposta.
Troppo presto.
Il fatto che io avessi pensato spesso, più di quanto avrei voluto, a quanto accaduto quel giorno, significava che quell’uomo pazzo mi aveva già costretto a strisciare dentro il suo gioco e questo non mi piaceva affatto, anche se, onestamente, ero eccitato all’idea di trovare la soluzione. Ciò che mi spaventava era il gioco stesso, era il fatto di dover inserire mani e mente dentro un antro buio e sudicio di malvagità.
Che cosa accade?
- ? (0%)
- ? (0%)
- ? (0%)

03/07/2025 at 14:47
Leggendo il brano mi ha colpito soprattutto il filo d’inquietudine che collega le scene: il capitano, le sorelle e il narratore. Molto interessante la cura per i dettagli, perché rendono credibile l’intreccio e danno concretezza ai personaggi.
23/10/2024 at 15:21
Ciao,
Mi è piaciuta molto la trama, soprattutto per come la tensione cresce fin dall’inizio. Anche il personaggio del capitano dei carabinieri mi ha colpito: sembra davvero interessante e ben costruito.
Detto questo, siamo già al secondo episodio e ancora non ho ben chiara l’identità del personaggio che parla in prima persona e il suo ruolo nella storia. La sua storia e la paura per la malattia che ritorna sono aspetti molto intriganti, perché lo rendono più umano e vicino al lettore. Riflettendoci, mi è venuto il dubbio che potrebbe essere proprio il capitano a parlare a volte in prima persona e altre in terza, ma se è così, forse non è immediatamente evidente.
L’uso di un doppio narratore è interessante, ma potrebbe risultare un po’ complesso da seguire in alcuni passaggi. Personalmente, avrei forse trovato più semplice un narratore in terza persona onnisciente, ma questo è solo un piccolo suggerimento.
In generale, il lavoro mi sembra davvero promettente e spero che questi spunti possano esserti utili per continuare a svilupparlo. Sono curioso di leggere come proseguirà, quindi ti faccio un grande in bocca al lupo!
Buon lavoro!
13/09/2024 at 00:02
Ciao, la trama della storia mi incuriosisce molto, ma la scrittura può essere migliorata. Concordo con Fenderman, sui tempi verbali sbagliati. Non mi ha convinto neppure come hai fatto emergere il passato del protagonista. È sempre meglio mostrare piuttosto che raccontare.
Sono curiosa di leggere il prossimo capitolo. Buon lavoro!
12/09/2024 at 18:02
Ciao,
molto interessante la storia. Mi piace quando c’è un gioco di intelligenza tra le parti. Anche i piccoli frammenti di passato in mezzo alla storia mi sembrano interessanti. La storia perla di persone rapite, quindi le due vengono rapite. No?
Al prossimo!
12/09/2024 at 11:43
Bel capitolo
12/09/2024 at 14:09
GRAZIE 1000
11/09/2024 at 00:59
Ciao, siamo già al secondo capitolo.
Anche qui qualche verbo da rivedere come ad esempio: (…Aveva lasciato la famiglia), (…si era impadronito del mio corpo), oppure espressioni come :”persone locali” (la gente del posto).
Nel complesso tuttavia tutto fila liscio, e i personaggi si delineano sempre più vivi e complessi, come il capitano che ha già detto molto di sé.
Voto il rapimento, perché credo sia in tema.
Bravo, a presto.🙋♂️
10/09/2024 at 22:59
Ciao e benvenuto:)
Io ho votato “sequestrate e rinchiuse”.
09/09/2024 at 16:55
Ciao,
Grazie.
E’ un piacere.
Altre pagine a breve.
09/09/2024 at 14:33
Ciao, benvenuto, auguri!
Incipit intrigante, come sempre quando c’è uno che sfida l’intelligenza di chi indaga, (e il lettore). Le parole strane, il gioco in cui il narratore è “scivolato” ( forse meglio di “strisciato” che sottintende un atto volontario), sono elementi attrattivi.
Non capisco le tre domande, (diventa inutile votare…) storia già scritta?
Infine devo annotare molte piccole imprecisioni espressive e verbali, che rileggendo a mente fredda noterai anche tu. Buon proseguimento (prendiamolo, e buttiamo lui in una cella🙂)
Ciao.🙋♂️