LA SPIRALE DEL GIOCO

Dove eravamo rimasti?

Che cosa accade? ? (100%)

EPISODIO II

Il capitano dei Carabinieri stava rientrando dopo aver pranzato in un ristorante del paese. Amava frequentale le persone locali, diceva che saldava la fiducia reciproca e in questo modo diventavano più disponibili a parlare e raccontare, specie i fatti degli altri. Ovviamente erano informazioni che spesso si rivelavano inutili e fasulle, ma era comunque un sistema per conoscere i rapporti fra gli abitanti del paese.

Era una giornata con vento forte e pioggia. Non era tranquillo, era come avesse la percezione che il pomeriggio avrebbe riservato delle novità non gradite, ma forse era solo il suo stato d’animo. Alcune settimane prima aveva preso a frequentare una ragazza del paese, la quale si era dimostrata “leggera”, poco propensa a legami stabili e questo lo aveva amareggiato molto.

Lui aveva poco meno di quarant’anni ed era sempre stato sicuro di volersi sposare, avere figli, insomma avere una famiglia ed ora, voleva realizzare questo progetto di vita perché capiva che non avrebbe potuto beneficiare di tutto il tempo che voleva, non più. Ci era andato vicino al matrimonio, tanti anni prima, ma questa era un’altra storia in un altro luogo e in un altro tempo.

“Comandante, c’è un pacco per lei. L’ho appoggiato sulla sua scrivania” disse l’appuntato.

“Chi lo ha consegnato?”

“Non lo sappiamo, era un uomo con un furgone che ci ha fatto firmare su un tablet. C’era il nostro indirizzo ed il suo nome, pensavo lo stesse aspettando. Perché Capitano?”

Non rispose. Le sue percezioni si fecero vivide e questo malessere si scaricò come una saetta lungo la spina dorsale.

“Tenente Mastroianni, mi raggiunga nel mio ufficio”.

Il capitano si sedette, già stanco e molto preoccupato.

Controllò minuziosamente il pacco, non prima di avere indossato un paio di guanti di lattice. Sulla scatola, imballata in modo minuzioso, con carta da pacchi e spago legato tre volte, c’era solo l’indirizzo e il suo nome.

Fece alcune fotografie di tutti i lati del pacco.

“Comandante, eccomi” disse il tenente Paolo Mastroianni, ex ROS.

“Metti i guanti e rimani qui a fotografare tutto quanto.”

Il Tenente non chiese spiegazioni, si fidava totalmente dell’intuito del Capitano.

***

Stavano camminando leggere e felici. Alice e Beatrice Bardi erano sorelle, divise da meno di due anni, praticamente coetanee, molto, unite e simili. Alice, la maggiore, studiava lettere antiche, mentre Beatrice, futuro avvocato, frequentava il primo anno di Giurisprudenza. Entrambe avevano, in modo differente, basato il loro futuro sulla parola scritta e parlata.

Belle, senza essere appariscenti, raffinate e colte, due figlie che molti avrebbero desiderato. Vivevano solo con la madre, da quando il padre lasciò la famiglia per raggiungere la sua amante, ballerina di Flamenco, a Malaga. Abitavano giù in città, ma durante l’estate, raggiungevano i nonni materni a San Piero in Bagno.

Siccome il tempo non prometteva nulla di buono, decisero di andare alle terme per concedersi un pomeriggio di coccole. Massaggio e piscina.

Nessuno le vide più.

Chi avesse osservato bene, avrebbe notato un furgone scuro lasciare l’ingresso della lavanderia. Nessuna scritta sulla carrozzeria, anonimo.

***

Il dolore fu violento, improvviso ed inaspettato. Mi lasciò senza respiro. Una fitta bruciante, come se un ago incandescente mi avesse perforato un polmone, ma fu un solo attimo. Mi accasciai e persino Leo sbarrò gli occhi, preoccupato.

“Fa che non sia così, fa che non sia di nuovo lui” dissi ad alta voce, tentando di riprendere fiato.

Anni prima il cancro si impadronì del mio corpo e della mia mente, trascinandomi strisciante nel girone più profondo dell’inferno, popolato da demoni quali ostilità, odio e accidia. Tentai di combatterli con l’alcol, ma fui sopraffatto dalla loro forza. Due amici ed una giovane ragazza, anche lei sprofondata nella stessa dannazione, riuscirono a riportare la speranza e la vita nel mio mondo, o almeno in ciò che era rimasto.

Avevo visto cosa il dolore, quello vero, può generare e quanta sofferenza produce in te stesso e nelle persone vicine ed ora, non potevo pensare, di ritornare a combattere nuovamente i diavoli che mi avevano quasi distrutto.

Piano piano tutto tornò nella normalità.

Volevo sentire Antonella.

“Ciao tesoro” dissi.

“Amore, ti stavo pensando. Cosa ne dici se Martina viene da noi a Bagno di Romagna fra due settimane? La casa su al lago non è ancora pronta, ma potrebbe alloggiare da noi.”

“Certamente, sai che è anche casa sua. Ne sarei molto felice. Tu quando torni?”

Avevo una necessità fisica di averla accanto, la paura che aveva scatenato quella fitta antica, che avevo già provato anni prima, mi faceva sentire vulnerabile e lei rappresentava il mio antidolorifico e il mio coraggio.

Volevo che tornasse presto.

“Domani finisco di preparare le valigie e il giorno dopo ritorno.”

“Ti amo Antonella” dissi con trasporto.

“Tutto bene?”

“Assolutamente sì.”

Invece era assolutamente no, ma non era ancora giunto il momento di parlarne.

Quale fine faranno le due sorelle?

  • Usate per riscatto? (29%)
    29
  • Sequestrate e rinchiuse? (71%)
    71
  • Uccise? (0%)
    0
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10 Commenti

  • Ciao,

    Mi è piaciuta molto la trama, soprattutto per come la tensione cresce fin dall’inizio. Anche il personaggio del capitano dei carabinieri mi ha colpito: sembra davvero interessante e ben costruito.

    Detto questo, siamo già al secondo episodio e ancora non ho ben chiara l’identità del personaggio che parla in prima persona e il suo ruolo nella storia. La sua storia e la paura per la malattia che ritorna sono aspetti molto intriganti, perché lo rendono più umano e vicino al lettore. Riflettendoci, mi è venuto il dubbio che potrebbe essere proprio il capitano a parlare a volte in prima persona e altre in terza, ma se è così, forse non è immediatamente evidente.

    L’uso di un doppio narratore è interessante, ma potrebbe risultare un po’ complesso da seguire in alcuni passaggi. Personalmente, avrei forse trovato più semplice un narratore in terza persona onnisciente, ma questo è solo un piccolo suggerimento.

    In generale, il lavoro mi sembra davvero promettente e spero che questi spunti possano esserti utili per continuare a svilupparlo. Sono curioso di leggere come proseguirà, quindi ti faccio un grande in bocca al lupo!

    Buon lavoro!

  • Ciao, siamo già al secondo capitolo.
    Anche qui qualche verbo da rivedere come ad esempio: (…Aveva lasciato la famiglia), (…si era impadronito del mio corpo), oppure espressioni come :”persone locali” (la gente del posto).
    Nel complesso tuttavia tutto fila liscio, e i personaggi si delineano sempre più vivi e complessi, come il capitano che ha già detto molto di sé.
    Voto il rapimento, perché credo sia in tema.
    Bravo, a presto.🙋‍♂️

  • Ciao, benvenuto, auguri!
    Incipit intrigante, come sempre quando c’è uno che sfida l’intelligenza di chi indaga, (e il lettore). Le parole strane, il gioco in cui il narratore è “scivolato” ( forse meglio di “strisciato” che sottintende un atto volontario), sono elementi attrattivi.
    Non capisco le tre domande, (diventa inutile votare…) storia già scritta?
    Infine devo annotare molte piccole imprecisioni espressive e verbali, che rileggendo a mente fredda noterai anche tu. Buon proseguimento (prendiamolo, e buttiamo lui in una cella🙂)
    Ciao.🙋‍♂️

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