Greta
Lo sportello stride come unghie sulla lavagna. Sono sfinita. Lo strapperei via a mani nude.
Puzza di morto, come tutto il resto. Prendo l’unica cosa nel frigo e chiudo. Se soffocassi qui, non mi troverebbe nessuno.
La lattina è umida e fredda, mi fa rizzare i peli sul braccio. È scaduta da un anno. Stringo le dita, ma sfugge. Rompe il silenzio con un colpo secco sulla pietra sudicia del pavimento. Il gatto schizza sulla mensola. Un fiotto di schiuma all’arancia mi gela i piedi. Brava Greta!
Cerco di pulire, ma il rubinetto è di nuovo a secco. Dovrò tornare al fiume domani, se le mosche non mi mangiano viva prima. Tremo all’idea di passare ancora davanti a quelli. Chiudo gli occhi. Li vedo sempre. Un fremito mi ghiaccia la nuca e scende rapido lungo la schiena.
Concentrati! Pensa a questa schifezza in terra!
Il gatto si sporge, sospettoso. “Ciccio. Nemmeno un applauso?!” Mi guarda rassegnato, si lecca una zampa. “Grazie infinite, meraviglioso pubblico.” Faccio un mezzo inchino, figurati se gli frega. Almeno non sono sola.
Ciccio scatta, le orecchie tese. Trattengo il respiro. Un fruscio sinistro, da fuori. Rami spezzati. Molto vicini.
Il cuore esplode. Stringo il coltello.
Torno a quella notte, come ogni maledetta volta. Il battito nelle tempie. Mi manca l’aria. Sono a casa. I soldati armati sfondano la porta urlando. Mia madre piange. Mio padre bestemmia. Spariscono sotto un cappuccio nero. Il loro respiro stantuffa rapido la stoffa. Qualcuno mi blocca, urlo più forte che posso. Un guanto nero mi chiude la bocca. “Sta ferma, ragazzina.” Puzza di carogna. I colpi di fucile riecheggiano fra le case.
“Svegliati Greta! Se perdi la testa sei morta.” sussurro alla stanza vuota.
Voci indistinte, troppo vicine.
Stringo il coltello con forza. Il metallo gelido sotto le dita non mi aiuta. Devo pensare. Stanno dalla parte opposta all’ingresso. Non è detto che riescano a trovarlo. Potrei scendere in cantina, ma sarei senza via di fuga.
Dove mi nascondo? Ho le labbra aride. Cerco di mettere a fuoco le mie mani, ma tremo troppo. Ciccio è svanito, il mio prode cavaliere. Sollevo lo sguardo e solo ora realizzo. La luce è accesa. Ingoio saliva amara. Sono fottuta.
Devo andare via da qui!
Scatto sotto il tavolo. Trascino giù lo zaino, tutto il mio mondo. Mi muovo veloce a testa bassa, gattoni verso l’uscita. La pietra fredda mi ferisce le ginocchia. Una disgustosa zaffata di arancia marcia mi rivolta lo stomaco.
Scorgo la sagoma del gatto. Mi aspetta alla porta divelta, la coda nervosa. Lo agguanto al volo e sono fuori. L’aria è immobile, asfissiante. Mi assale come un’onda. Non ho intenzione di voltarmi. Tra poco sarà buio.
La terra è ancora bollente, di giorno è insopportabile. Il profumo della vegetazione, un tempo fragrante di fiori, è svanito. Il fetore dei cadaveri è ovunque. Lo sento addosso, come un velo bagnato appiccicato alla pelle.
Giro intorno alla grande quercia. La salita è ripida, rotolano sassi. Ciccio si agita fra le braccia, lo sto stritolando. A malincuore lascio che salti giù. Il suo calore già mi manca. “Gatto, che facciamo adesso?” Scuote le orecchie. Ottima risposta.
Un gruppo di uccelli fugge tra le foglie. Non c’è un alito di vento. Ho i piedi impanati. Almeno non sono più appiccicosi. Non so quale sensazione sia peggiore. Il fiatone mi riempie le orecchie. Mi esploderà il cervello. La luce che filtra tra i rami sta scemando. Dita spettrali minacciose, ovunque guardi.
Devo trovare un posto, se voglio rivedere il sole. Un ramo quasi mi cava un occhio. Il tanfo è opprimente. Il ronzio delle mosche sembra l’unico suono. Agito la mano davanti alla faccia, tanto è inutile. Ce ne sarà un miliardo per ogni essere umano ancora vivo. Una battaglia impossibile.
Mi infilo nello stretto passaggio fra le frasche. Trattengo il fiato. Mi sporgo il minimo necessario. Rametti appuntiti mi graffiano la faccia. Sembra deserto. I rumori della città sono diventati un ronzio indistinto. Mi guardo attorno e vedo solo resti di battaglie perdute: fiamme, muri crivellati dai proiettili, macchie di sangue come graffiti astratti su pareti e asfalto.
Ciccio mi segue al passo, come fosse addestrato. È comparso dal nulla quella notte. Ha resuscitato il suono della mia voce. Chissà da dove viene. Sembra uno che la sa lunga. “Vero Ciccio?” gli sussurro. Mi ignora.
Le luci della piazza si avvicinano lente. Il chiarore è flebile e spaventoso. Gocce di sudore mi rigano le tempie, ma ho la schiena di ghiaccio. L’aria è nauseante, l’olezzo sempre più pervasivo.
Carcasse di auto bruciate ammucchiate alla rinfusa. In mezzo c’è una nicchia protetta, mi posso nascondere. Il gatto mi precede, anche lui conosce bene il posto. Mi infilo dal retro del furgone schiacciato. Il passaggio nel metallo è stretto perfino per me.
La lamiera quasi scotta. Una sporgenza mi strappa una ciocca di capelli. Butto giù lo zaino e lo uso come cuscino. Infilo la mano e tiro fuori la foto sgualcita. Mamma sorride, papà mi tiene in braccio. Un milione di anni fa.
Decidi cosa fare, Greta
- Non posso restare qui. Mi serve un posto sicuro. (17%)
- Ciccio si volta di scatto, il pelo dritto. Un cigolio. Trattengo il fiato. (67%)
- Sono a pezzi. Cerco la mela nello zaino. Non posso stare fuori al buio. (17%)

22/11/2024 at 16:03
Ciao Myth, anche spiazzato dal finale, e curioso di leggere una tua nuova storia. Sicuramente sarà un interessante viaggio…
Bravo, ciaooo🙋♂️
22/11/2024 at 00:15
Ciao Myth, è stato un piacere seguirti fino a qui. La storia è bella, ha del potenziale e merita di essere ampliata. La prima parte dell’ultimo capitolo scorre bene ed è chiara, l’ultima parte mi ha lasciata perplessa. La storia ricomincia dall’inizio, ma chi è Paola?
22/11/2024 at 11:00
Ciao,
Il ciclo non è stato interrotto. Nuovo ciclo, nuovi gemelli…
Grazie
17/11/2024 at 15:49
La storia è conclusa, come promesso.
Che non è una storia da 50000 caratteri è evidente, ma questa esperienza mi è servita per portarla fino in fondo.
C’è tanto da migliorare, ma ora che non ho vincoli posso lavorarci e farla evolvere.
Grazie infinite a quelli che mi hanno sostenuto in questo viaggio.
Vi auguro le cose migliori.
Ciao 🙋♂️
17/11/2024 at 19:04
Ciao Myth,
Scusa, sai che non ho capito la fine… Si sono sacrificati per un nuovo mondo, ok. Questo mondo però, mi sembra di capire, che è distorto… Paola è un personaggio di questa nuova realtà?
A parte questo, è scritto bene 🙂 Mi è piaciuta la descrizione del mondo che si sta rimodellando…
Bravo 🙂
Alla prossima storia 😀
22/11/2024 at 11:02
Ciao,
Alberto dice che il ciclo non è stato interrotto come speravano. Quindi le tre entità non sono state sconfitte; sono rinate e hanno iniziato un nuovo ciclo con altri gemelli.
Grazie
15/11/2024 at 22:47
Ciao, voto la mamma, perché il cap è ansiogeno, come quello prima e solo la mamma può portare un minimo di pace.
La storia è curata, ben scritta ma paradossalmente nella ricchezza della sua complessità diventa debole; debole, non fraintendermi, vuol dire solo che troppa ansia può ingenerare nel lettore un sentimento di intima resistenza che come un freno troppo tirato surriscalda e stacca, perde il contatto.
Suggerimento, (se vuoi ): ogni tanto una battuta ironica, uno scherzo, una cosa per tirare il fiato. Nelle storie ad alta tensione funziona, da sempre.
Con questo ti saluto, bravo, ciaooo🙋♂️
22/11/2024 at 11:06
Ciao,
Si hai ragione, la storia è costretta dallo spazio.
Non sarei riuscito a concludere aggiustando il ritmo. Continuo a lavorarci, la base mi pare solida.
Grazie.